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Influssi gnostici - 7

Gnosi: sdoppiamento della divinità e del Logos, negazione della materia, via iniziatica alla salvezza

Mano a mano che risaliamo alle manifestazioni eretiche più antiche, diminuiscono le assonanze con i temi secondari del modernismo, mentre si stagliano all’orizzonte i pilastri comuni che reggono i templi dell’empietà antica e moderna.

Risuonano negli ambienti della neo-teologia interrogativi come quello angosciato di Joseph Ratzinger nel 1973: “Dove sei Dio, se hai potuto creare un mondo così, se permetti impassibile che a patire le sofferenze più terribili siano spesso proprio le più innocenti tra le tue creature?” [1].

La risposta che i teologi in libera uscita non sanno o non osano dare, la danno senza perifrasi le varie scuole gnostiche, additando, come punto origine del male, Dio stesso. Al contempo esse indicano anche delle proprie vie di liberazione, basate sul distacco dalla materia.
Per queste sue caratteristiche la gnosi è una sfida serissima alla cosmovisione biblica e alla soteriologia cristiana: essa, infatti, non ha mai cessato di accompagnare come un'ombra la vita della Chiesa.

Prima di addentrarci in una disamina delle differenti scuole gnostiche, segnaliamo alcune caratteristiche e temi comuni.

Caratteristiche comuni  

I maestri gnostici a livello religioso elaborarono le loro concezioni unendo motivi cristiani (il Salvatore) e giudaici (il dio sconosciuto della Cabala) con la filosofia medio e neoplatonica (stoicismo, Plotino). Per il culto si ispirarono ai rituali misterici greci, medioorientali ed egiziani, mentre per l’etica si avvalsero di apporti dalle ascetiche orientali.
Per queste sue origini, la galassia gnostica è caratterizzata dal sincretismo dottrinale, che si sforza di raccogliere i semi di verità dispersi nelle religioni (un atteggiamento analogo a quello che ha ispirato l’ecumenismo vaticanosecondista). 

La seconda caratteristica dei maestri gnostici è la loro posizione nei confronti di dottrine alternative. Essi rifuggivano l’opposizione tra verità ed errore e quindi si astenevano dal polemizzare, preferendo porsi come i detentori di una verità di livello superiore, al vertice di una piramide spirituale, sorta di cristiani d’élite. La loro intolleranza la riservavano solo agli interlocutori che si ponevano come i possessori della verità (e questa è esattamente la posizione della odierna Massoneria, che difatti nella gnosi si riconosce). 

Sul piano storico la debolezza dello gnosticismo è insita nella sua dipendenza dalle figure fondatrici. La frammentazione originaria si aggrava per il moltiplicarsi degli scismi interni per cui ogni discepolo si sente autorizzato a fornire la propria personale prospettiva, predicando una propria variante dottrinale e praticando un proprio culto. Questo fa dello gnosticismo una nebulosa piuttosto informe e fluida, costellata da una molteplicità di gruppi, ciascuno dominato da una personalità fondatrice. 

L’assenza di una struttura cui appoggiarsi e il porsi sopra (e non contro) gli usi e culti esistenti, porta i maestri gnostici a partecipare tranquillamente ai riti delle comunità pagane o cristiane del tempo (una tattica di nicodemismo e di infiltrazione che sarà attuata con successo dal modernismo).

Temi gnostici 

Nonostante la diversità delle scuole, emergono pressoché costantemente alcune temi ed elementi. Li esaminiamo nei punti sottostanti. 

Sdoppiamento teo-demiurgico della divinità 

Gli gnostici operavano una distinzione tra il vero Dio inconoscibile, anche detto l'Uno, e il dio ebraico del Vecchio Testamento (Yahweh, da loro designato come Jaldaboth e Samael), fondamentalmente dipinto come un Demiurgo (cioè un creatore dimidiato, un dio-minore), cui è 

imputabile la creazione di questo universo imperfetto.
Lo sdoppiamento Padre-Demiurgo autorizza gli gnostici a disprezzare il mondo materiale. Li autorizza altresì a calpestare trasgredendolala legge da lui imposta agli uomini tramite Mosè. 

Cosmogonia 

I maestri gnostici hanno elaborato delle cosmogonie fantasmagoriche, attingendo le loro concezioni dalle più disparate fonti pagane, dalla tradizione giudaica (la Cabala) e dalle ascetiche orientali di matrice panteista. 

Il Dio primo, l'Unum, detto Primo Eone, è Padre e Madre al tempo stesso.
Da lui, in coppie maschio/femmina, emanano gli Eoni, entità incorporee di natura divina (e non esseri semplicemente spirituali quali sono gli angeli) che, insieme con la fonte che li ha emanati, formano la Pienezza dell'Essere, il Pleroma, la "regione della luce", il mondo senza tempo di Dio, dell'anima e della perfezione.
Le emanazioni che si susseguono sono dotate di una potenza gradualmente decrescente.
Le ultime occupano le zone più basse: esse sono le più vicine al mondo fisico e le più debolmente illuminate. 

In molti sistemi i due ultimi Eoni sono il Logos, il principio maschile che nelle gnosi cristiane è identificato con Cristo, e Sophia, il principio femminile, onorato con vari titoli: donna portatrice di luce [2], Madre Divina, Madre Suprema di Luce, Sapienza Divina, Madre della Saggezza. 

Sophia e il dramma cosmico 

Sophia, ultimo eone, nel tentativo di aprirsi una strada verso l'Abisso inconoscibile, presa dal desiderio di emulare il Padre nella potenza e dalla bramosia di unirsi a lui, con una colpevole effusione fecondatrice e senza la sua controparte maschile, generò il Demiurgo, una creatura che non sarebbe mai dovuta esistere. 

Il Demiurgo, che non appartiene al Pleroma ma ad una zona oscura priva di accessi alla regione divina, fu preposto a plasmare la materia, creando l’universo. Il nostro mondo, risultato dell’opera di questo dio inferiore generato nel peccato, è fatalmente imperfetto corruttibile ed effimero. 

Tra il Demiurgo e la Terra vi sono sette cieli (corrispondenti ai sette cerchi planetari: Luna, Mercurio, Venere, Sole, Marte, Giove e Saturno), ognuno governato da un arconte (principe angelico generato dal Demiurgo incaricato di plasmare la psiche dell’uomo). Essi son circondati da angeli-demoni incaricati di produrre il corpo imprigionandovi le anime. 

Nel settimo cielo (il più alto), l'arconte è il Demiurgo, dio dei Giudei e genitore del Demonio-Satana. 

Sophia, rovinando i piani del Demiurgo, riuscì comunque ad infondere nella materia le sue scintille spirituali, permeando il creato della sua Divinità. 

Origine del male 

Dal pregiudizio della malvagità del Demiurgo creatore, discende poi l’irredimibile perversità del creato. 

L’uomo è un essere ibrido, scaturito in ultima analisi dal peccato commesso dalla divinità (Sophia).
Ogni nascita è un’appropriazione illecita dell’energia divina e il suo imprigionamento nel corpo. 

Il male era comunque già insito nella prima divinità (concezione che nella Cabala è esplicita e centrale).
Nel suo generare per emanazione, Dio si priva infatti della sua pienezza originaria. Ogni emanazione è un decadimento rispetto alla precedente: l'imperfetto è una conseguenza, un effetto collaterale del perfetto. 

Redenzione invertita 

Vi sono sostanzialmente due modalità per elevarsi sopra il mondo materiale e ricongiungersi con il dio primigenio che è al di là del bene e del male e al di sopra della Legge: l’illuminazione e la teurgia. 

L’illuminazione è la sapienza superiore (in greco γνῶσις), che è insieme filosofia, cultura e sapere segreto, ed è posseduta e trasmessa dagli iniziati (gli uomini superiori, i pneumatici).
Essa differisce sia dalla fede (una via buona al più per gli uomini inferiori, gli psichici) sia dal comune modo di intenderla quale capacità o deposito intellettuale e razionale. 

La seconda via di salvezza è la teurgia, (dal greco, fabbrica di dei), la tecnica che mette in contatto l’anima con un Principio superiore, la Potenza divina. Per effetto del contatto stabilito con il divino, l’anima acquisisce poteri nuovi, come quello di abbandonare temporaneamente questo universo per librarsi, mediante un misterioso magnetismo, verso piani superiori, in cui si mescola e si identifica con dio [3]. La magia teurgica era praticata dall'imperatore Giuliano l'Apostata. 

Alchimia ed ermetismo sono altre vie magiche alla conoscenza suprema.
Gli alchimisti non sono, come si potrebbe pensare, ombre del passato: li puoi trovare oggi nel mondo del lavoro, della scienza e della cultura; uno dei più illustri è stato Paolo Lucarelli (1940 –2005).
Altri mezzi impiegati secondo un fine teurgico potevano essere i sacramenti del Battesimo e dell'Eucaristia (gli unici ammessi) e i riti di altre religioni. 

Le due vie, illuminazione e teurgia, si concretizzano nel ri-conoscere, grazie adun percorso di ricerca della Verità sotto la guida degli iniziati, il divino dentro sé e la malvagità insita nella materia.
La redenzione passa attraverso la purificazione progressiva dalla materia fino a spiritualizzare del tutto l’uomo (angelismo).
L’ascesi alla deitas è facilitata dalla filantropia, da una austera condotta di vita e soprattutto dall’astinenza sessuale. Lo gnostico deve infatti liberarsi dal condizionamento del desiderio carnale, che tiene l’uomo legato alla materia incatenandolo al ciclo della procreazione e morte.
Salvezza è tornare alla purezza dello spirito, consentendo la reintegrazione dell’io nell’elemento assoluto divino e così ripristinando la pienezza spirituale originaria di Dio [4]. Il cammino che l’anima deve percorrere dopo la morte per giungere nella regione di luce, consiste in una progressiva purificazione, che si attua attraversando i sette cerchi planetari. 

Docetismo 

In alcuni sistemi (Sethiani, Barbelognostici) occupa un posto preminente l’eone Figlio, la Mente concepita ed emanata da Dio, non ancora corrotta dal contatto con la materia. Il Figlio chiamato a volte Adamas [5], rappresenta il principio base dell'umanità [6].). 

Cristo è invece un eone inferiore rispetto al Figlio, generato in coppia con Sophia. 

Lo gnosticismo non poteva però accettare chein Gesù Cristo potessero convivere contemporaneamente la natura umana e la natura divina, essendo queste correlate, rispettivamente, al Male e al Bene. Ne deriva che per i maestri gnostici il corpo di Cristo era esistito solo come ϕάντασμα, forma apparente, senza la sostanza della carne. Cristo quindi non sarebbe potuto nascere dalla Vergine Maria, né avrebbe potuto soffrire [7], morire o resuscitare. 

È questa la dottrina cristologica detta docetismo, secondo cui l'umanità di Gesù Cristo era solo apparente (dal gr. δοκεΐν: sembrare).
Il racconto docetico contempla un Cristo-Logos che, impietosito, decide di scendere tra gli uomini per palesare gli inganni del mondo materiale e riaprire la via del ricongiungimento con Dio (il Salvatore gnostico ha una funzione rivelatrice e non redentrice: è venuto a portare la gnosi, che non salva dal peccato, ma dal corpo e dal cosmo materiale).
Per portare la luce della verità nel mondo erisvegliare negli uomini la divinità [8], Cristo si unì alla creatura umana Gesù, figlio di Maria. Questa unione avvenne solo al momento del Battesimo, ma cessò prima della Passione.

Colui che apparve ai discepoli dopo l’episodio del Calvario era, secondo il docetismo, il Cristo nella sua natura divina di puro spirito (“Il Risorto” del modernismo conciliare).

L’eresia docetica, che osa operare la scissione della persona teandrica di Gesù Cristo, mutando lievemente nei dettagli, la ritroviamo al centro del mondo ereticale, presente in tutte le correnti gnostiche ed in numerosissime altre sette [9].

Esegesi ribaltata

La concezione teo-demiurgica della divinità, implica una lettura ribaltata della Bibbia. In questo rovesciamento di prospettiva, personaggi descritti come riprovevoli nel Vecchio Testamento (Caino, Cam, Esaù Nimrod, ecc.), vengono esaltati come manifestazioni positive della vera divinità [10].
Il capovolgimento di prospettiva riguarda anche l’episodio dell’Eden: il peccato di disobbedienza è infatti interpretato come ricerca positiva della sapienza.

Ascetismo e libertinismo

Da un punto di vista etico, lo gnosticismo spaziava dall’ascetismo deviante, al libertinismo fino all’ antinomismo

L'ascetismo di tipo encratista (dal greco ἐγκράτεια, continenza) è una pratica deviante di alcuni cristiani delle origini. Essi consideravano peccaminoso il consumo di carne e di vino, una fisima già combattuta da Paolo (1Tm, 4,1-5). A queste pratiche alimentari gli adepti dell’encratismo aggiungevano la condanna del lusso e la chiamata ad un pauperismo rigoroso.
Il matrimonio lo consideravano una conseguenza del peccato di Adamo ed Eva, un’economia mondana da superare dettata dalla necessità di assicurare la continuità della specie.

Molto diverso il discorso per la setta degli Encratiti, che professavano la dottrina gnostica del Demiurgo.
Essi, per abbreviare i tempi escatologici,predicavano l’eliminazione del matrimonio e della procreazione come unico modo per arrestare la spirale generazione-corruzione-morte.
Pensavano anche che la distinzione maschio-femmina originasse dalla separazione di Eva da Adamo che aveva rotto l’unità originaria dell’essere umano. Pertanto la distinzione maschio-femmina, alla base dell’economia del matrimonio, va eliminata [11] di modo che l'anima ritrovi l'unità esistente prima della caduta.
Peraltro il rapporto sessuale, anche senza generazione, è inconciliabile con la sfera spirituale e va evitato, quale atto più consono ai bruti che non agli uomini (angelismo).
Il parossismo antigenerativo giungerà con Giulio Cassiano a fare l’apologia della autocastrazione.
L’aborto in alcune sette non era visto come un crimine: il “rifiuto della procreazione trasformava l'aborto in un rito che si concludeva con la consumazione del feto da parte degli iniziati” [12].
Dato poi che la donna è l’essere maggiormente legato alla generazione e quindi al mondo materiale, era disprezzata e considerata di livello inferiore all’uomo; maggiormente disprezzate erano le donne che avevano generato più figli [13].
si giungeva a dire che, per potersi salvare, la donna doveva prima farsi uomo. Significativo l’invito encratita a “distruggere le opere della donna”.

Condannati a morte dall'editto di Teodosio del 382, perché ritenuti cripto-manichei, gli E. si dispersero, in parte confluendo nella setta manichea.

Libertinismo e trasgressione antinomica

L’idea che l'anima fosse assolutamente altro rispetto al mondo materiale [14] e che la conoscenza da sola fosse sufficiente alla salvezza, portava altri maestri (Basilide, Carpocrate) e gruppi (Barbelognostici, Fibioniti, Cainiti) su posizioni che spaziavano dal lassismo (cibarsi della carne degli idoli, aperturismo paganeggiante su questioni come il divorzio, permissivismo) all’indifferentismo morale (praticare la virtù non serve a nulla) fino alla dissolutezza e alla trasgressione antinomica (i comportamenti aberranti non intaccano la scintilla divina, la parte spirituale dello gnostico, in quanto sono attinenti alla vita materiale, ogni trasgressione e depravazione è lecita, anzi sacra: il peccato viene eretto a virtù, come conditio sine qua non per diventare dèi). 

In ogni caso l’uomo che ha ricevuto l’illuminazione può tutto ed è sciolto da ogni legge morale (Freud direbbe: dai tabù).
In alcune conventicole i soli atti sessuali ammessi erano quelli sterili, come l’accoppiamento sodomitico.
In altre si raccoglievano i liquidi seminali e mestruali per consumarli o impiegarli come materia della consacrazione(spermatodulia).
Per favorire la promiscuità il banchetto gnostico prevedeva lo spegnimento delle luci. 

Proto gnostici– area siriaca 

Le dottrine gnostiche si sono formate in modo graduale, elaborando elementi che nei primi esponenti e gruppuscoli sono ancora embrionali. 

Simon Mago e i Simoniani 

Fra i precursori della gnosi nell’area siriaco-palestinese sono rilevanti Simon Mago con la scuola da lui iniziata e la setta degli Ebioniti. 

Del samaritano Simone, detto Mago per i prodigi da lui operati ricorrendo alle arti occulte, si ricorda il tentativo di comprare da Pietro e Giovanni il potere di donare lo Spirito Santo attraverso l’imposizione delle mani (At 8,9). 

Respinto da Pietro, Simone proclamò se stesso un'emanazione del Dio trinitario. 

Egli fu il primo nell’ambiente del primo Cristianesimo ad introdurre l’elemento femminile nel divino [15].
Simone infatti nella sua predicazione itinerante si faceva accompagnare da Elena, una ex prostituta che egli indicava come primo pensiero generato dalla sua mente divina (Ennoia), madre di tutti e personificazione di Sophia. 

La setta dei Simoniani, riconosceva nel loro fondatore il Dio venuto a salvare il mondo dal cattivo governo degli angeli.
Uno dei seguaci di Simon Mago fu Cerdone, un siro vissuto a Roma. Fu lui che, per dare ragione del male nel mondo, introdusse la figura del Demiurgo, identificandolo con il Dio degli Ebrei e ponendolo in contrapposizione col Padre buono annunciato da Gesù Cristo.
Un altro discepolo, Menandro, pure lui samaritano, proclamò se stesso manifestazione di Dio mandata dal cielo per insegnare come, grazie all’arte magica, gli uomini potevano sconfiggere gli angeli cattivi e raggiungere l'immortalità.
Saturnino (Satornil), discepolo di Simon Mago prima e di Menandro poi, che visse e predicò ad Antiochia nella prima metà del II secolo, conferì alle tesi demiurgiche un marcato aspetto anti-giudaico. Egli infatti predicava che il Padre Celeste inviò sulla Terra il Cristo per la salvezza dei veri credenti e per distruggere il Dio dei Giudei (nient’altro che uno spirito immondo e sanguinario, invidioso della perfetta creazione spirituale)[16].
Risalgono a Saturnino, secondo Epifanio di Salamina, fantasie blasfeme (oggi ripescate) che ritraggono la comunità apostolica come una conventicola sodomiti. 

Ebioniti 

Gli Ebioniti (dall'aramaico ebhyonim, poveri) costituivano una setta giudeo-cristiana radicale, diffusasi in Siria e Palestina sin dal I secolo, i cui adepti praticavano la povertà e la comunione di beni. 

La setta si divise in due rami, uno giudaizzante ed uno gnostico.
L'invasione araba del 637 comportò l’estinzione di entrambi i gruppi. 

Gli Ebioniti del ramo giudaizzante erano in prevalenza cristiani d'origine ebraica, che si erano distaccati dalla comunità apostolica in seguito alle decisioni approvate dal Concilio di Gerusalemme. Essi ritenevano San Paolo un apostata e un impostore e non riconoscevano in Gesù 

il Figlio di Dio.
Per loro Gesù era figlio naturale di genitori terreni, consacrato come Cristo nel momento delbattesimo ma abbandonato dal Logos prima della crocifissione (eresia adozionista). La sua missione era quella di condurre gli Israeliti verso la vera comprensione della Legge e non quella di redimere gli uomini attraverso la sua morte, la quale in ogni caso non aveva coinvolto Cristo. 

Gli Ebioniti del ramo gnostico rigettavano in modo deciso lo sdoppiamento della divinità. Essi ritenevano la materia un’emanazione coeterna di Dio, il corpo della deitas. L'universo fu plasmato (e non creato ex nihilo) per mezzo del Logos (Sophia), prima emanazione di Dio. A sua volta Sophia formò il mondo tramite una sequenza di emanazioni. 

Finitima degli ebioniti gnostici è la setta giudeo-cristiana degli Elcasaiti, fondata in Giordania all’inizio del II secolo. Il loro libro sacro era stato consegnato al fondatore da un angelo di dimensioni gigantesche, che si proclamava Figlio di Dio; l’angelo apparve accompagnato dall’eone-sorella, lo Spirito Santo (Dio, il Figlio e lo Spirito femminile formano la trinità elcaisita). 

Di cristologia docetica, gli Elcasaiti rifiutavano gli scritti di San Paolo e ammettevano solo alcuni libri dell’Antico Testamento. Credevano negli influssi astrali e praticavano le arti magiche. Praticavano, in funzione di presunti poteri taumaturgici, alcune norme giudaiche, ad esempio la circoncisione e alcuni riti cristiani, ad esempio il battesimo che essi reiteravano più volte. 

Il fondatore del manicheismo, il persiano Mani, fu inizialmente un elcasaita. 

Proto gnostici – area microasiatica 

Nell’area anatolica spiccano i Sethiani e le sette ofitiche. 

Nicolaiti 

Questi cristiani del I secolo vivevano all’interno delle comunità paoline e giovannee mantenendo un atteggiamento conciliatore verso il paganesimo. E se inizialmente erano disposti ad esempio a consumare pasti in comune con gli idolatri (con le carni sacrificate agl’idoli, uso degli idolotiti proibito da Paolo, cfr. 1Cor. 8), in seguito si adeguarono alle usanze del mondo, ricercando le ricchezze e rifiutando di testimoniare la fede fino al martirio.
Il cammino intrapreso condusse inevitabilmente i Nicolaiti a deviare progressivamente verso un vero e proprio sincretismo, unendo il paganesimo locale, centrato sul culto Asclepio, con la religione di Cristo. Se il primo aveva per simbolo il serpente, Cristo veniva identificato con il serpente di bronzo di Num 21,4-9. 

Oltre all’atteggiamentodi apertura verso il mondo pagano (il vessillo che sarà ripreso dai modernisti), i Nicolaiti cominciarono a lasciare spazio ad una cosmogonia di stampo gnostico-demiurgico e ad una cristologia docetista.
L’errore dottrinale si accompagna sovente con la trasgressione libertina: Ireneo (Adv., Haer. I,6; III, 11), Tertulliano (De Pudicizia, 29,6), e Clemente A. (Stremata, II,20) li accusano di insegnare che le pratiche immorali del corpo non contaminano lo spirito e quindi non sono peccati. 

La comunità di questi ex cristiani accomodanti col mondo ebbe una durata effimera (destinati ad essere fagocitati da scuole più decise nelle loro proposte filo pagane [17]), essa fu però alle origini della galassia gnostica che apparirà di lì a pochi decenni. 

Sethiani 

Corrente del Cristianesimo delle origini, che attribuiva il ruolo di Salvatore a Seth, terzo figlio di Adamo(Adamas). 

Adamas (il Figlio Superiore) è l'anello di congiunzione tra il mondo divino e il mondo demiurgico. È anche l'archetipo divino cui lo gnostico deve conformarsi. 

Il mondo divino è composta da una diade, l’Essere Supremo (il Padre, il punto di arrivo verso cui deve tendere lo gnostico) e la prima emanazione (il principio femminile, Barbelos). 

Dopo la caduta di Adamo, Sophia mandò Seth a liberare la scintilla divina imprigionata nel corpo degli uomini. 

Seth rappresenta l'archetipo e il padre di tutti gli uomini spirituali (i pneumatikoi, dal greco pneuma, spirito; gli unici a possedere in sé l'elemento divino), distinti dagli psichici (psychikoi, la cui anima è razionale e libera di scegliere tra il bene e il male) e dagli ilici (hylikoi, uomini materiali, terreni), i quali discendono da Caino e da Abele [18]. 

Sètte ofite 

La dottrina ofita (dal greco ὄφις, serpente) sorge nella zona di Pergamo come frutto del sincretismo dei Nicolaiti, e viene pienamente sviluppata dai Perati e Naasseni.
Comportava il duplice vantaggio di essere in consonanza con le popolazioni in quell’area ove il serpente, quale simbolo del dio più popolare, Asclepio, era oggetto di una generale venerazione [19], e di poter rigettare il credo ebraico dandone un’interpretazione capovolta. 

Nella Bibbia il serpente appare come tentatore di Adamo ed Eva, come metamorfosi del bastone di Aronne davanti al Faraone, come effige bronzea forgiata da Mosè che aveva il potere di guarire chiunque fosse stato morsicato dai serpenti velenosi. 

Secondo la dottrina ofita, il Demiurgo, uno dei figli di Sophia, aveva creato Adamo ed Eva e li aveva collocati nell'Eden precludendo loro l’accesso alla conoscenza del Bene e del Male e pretendendo di essere adorato. Allora Sophia inviò il serpente (Gen 3,1) per convincere gli uomini ad assaggiare il frutto proibito della conoscenza e così rendersi conto dell’esistenza di livelli divini ben superiori a quello del loro creatore e della necessità di liberarsi dal potere della materia.
Il Serpente è dunque l’elemento positivo del dramma cosmogonico ofita, emblema della sapienza eterna (Sophia) che il Dio degli ebrei tentò di nascondere agli uomini, il Cristo salvatore cui rendere culto e cui rivolgersi per riportare a Dio quanto di spirituale (pneumatico) è celato nella materia-prigione e abbandonare alla dissoluzione quanto è solo materiale (ilico). 

Se il Demiurgo è l’elemento negativo del dramma, allora tutti i personaggi del Vecchio Testamento, che vi appaiono come nemici di Yahweh, devono essere esaltati come vittime eroiche (è il ribaltamento esegetico tipico di questi e altri ambienti settari). 

Il Serpente assomma in sé l’elemento sapienziale e sessuale, portando all’identificazione tra il “conoscere” biblico e l’atto sessuale. Nel racconto ofita dell’incarnazione, il Logos- serpente proveniente dal cielo, penetra dentro la materia (pensata come-utero) per liberare le scintille divine ivi imprigionate. Lo sperma diventa il mezzo della liberazione, perciò viene identificato come l'essenza divina celata nell'uomo, anzi il Cristo stesso. L’identificazione Cristo-serpente-sperma rappresenta l'aspetto centrale delle dottrine ofite.
Come molte scuole gnostiche, gli ofiti, nel mentre rifiutavano esplicitamente la procreazione, nel corso dei loro cerimoniali, ispirati da un’antropologia di tipo “tantrico”, praticavano la sessualità come rito magico-sacrale. 

La setta dei Perati, fondata nel II secolo, fondeva in una sintesi sincretista la teologia giovannea del Logos con il culto di Asclepio, il dio predominante a Pergamo.
Secondo i Perati la trinità è composta da Padre, Figlio(Logos), e materia(Hyle), ove il Figlio è il Serpente Cosmico che liberò Eva dal potere della legge di Hyle.
Il Logos si è incarnato più volte, perdendo così l’identificazione con Gesù Cristo e con la sua realtà anche umana, per evaporare in uno spiritualismo angelista di derivazione platonica. 

Al pari dei Nicolaiti avevano un atteggiamentodi apertura verso il mondo pagano, che andava molto aldilà della semplice manducazione degli idolotiti; occasionalmente poteva sfociare verso forme individuali di libertinismo o nella partecipazioni a riti misterici pagani. 

Tutti questi elementi fanno ritenere che gli adepti, fossero (o almeno così si ritenevano) dei cristiani di origine pagana, i cui rapporti nei confronti del giudaismo erano degenerati fino al rigetto della loro tradizione. Si autoproclamavano infatti i «veri Ebrei». 

La setta dei Naasseni (dall'ebraico nâhâsh: serpente), detti anche Ofiti, includeva nella sua dottrina alcuni elementi del Cristianesimo accanto ad altri di origine pagano-misterica. 

La cosmogonia dei Naasseni contempla una trinità formata dal Padre di Tutti (Primo Uomo), dal Figlio (il Pensiero emanato dal Padre) e dallo Spirito Santo (Prima Donna). Nel racconto degli Ofiti, a causa delle trame intenzionalmente fuorvianti del Demiurgo, la conoscenza salvifica (la scintilla divina instillata da Sophia) restava sopita. Allora Cristo, impietosito, decise di scendere tra gli uomini nella forma di Gesù di Nazaret. 

La deriva sincretista di questa scuola gnostica traspare in alcuni particolari dottrinali: l’Eone salvifico (Baruch) si rivela a Gesù, ma anche ad Eracle; esiste, secondo gli Ofiti, una dottrina segreta di Gesù del tutto analoga a quella dei misteri eleusini ed orfici della Grecia e dei culti egizi e medio-orientali. 

I Naasseni nelle loro comunità allevavano serpenti. I rettili venivano utilizzati durante il loro rito (una deformazione della Messa) per consacrare tramite sfioramento il pane dell’offerta. 

Gnosi della scuola alessandrina 

Le eresie gnostiche vere e proprie partono nel II secolo, quando si diffusero i sistemi di Basilide e di Valentino. 

Dopo la zona siriaca e asiatica, l’Egitto, è stato la seconda patria (tappa intermedia prima di Roma) dello gnosticismo: ad Alessandria risiedevano sia Basilide che Valentino. 

I sistemi ellenistici sono più astratti e filosofici di quelli siriani ed anatolici: si pongono anche come tentativi di platonizzazione del cristianesimo o come sistemi eclettici a forte valenza neopitagorica.
La cosmogonia è ancor più elaborata, mentre il lato etico diminuisce in importanza.
Sono anche lontani dal giudaismo: le espressioni semitiche sono sostituite pressoché integralmente da una nomenclatura in lingua greca. 

Basilide 

Basilide, formatosi alla scuola di Menandro e Saturnino, era un siro di Antiochia, che nel II secolo portò il gnosticismo dall’Asia all’Egitto, in particolare ad Alessandria. 

La cosmogonia di Basilide contempla un primordiale "non-essere", la cui volontà divina è l'amar tutto e il non desiderare e non odiare nulla.
Dal Padre ingenerato ed ineffabile emanano cinque ipostasi, tra cui la Mente(Nous, la prima ipostasi) e Sophia. Dalle ipostasi sono uscite le 365 emanazioni dei cieli inferiori. Il sistema nel suo insieme costituisce un'unità divina designata come Abrasax o Meithras (Mitra).
L'ultimo dei cieli era popolato da angeli, creatori del mondo materiale e protettori delle principali nazioni, di cui il più potente era Yahweh, patrono dei Giudei, in lotta perenne contro gli altri angeli e gli altri popoli.

Nella soteriologia basilidiana il Padre, commiserando la miseria degli uomini, invia loro l’ipostasi primogenita, il Nous, per liberarli dal mondo. 

Basilide aderisce all’eresia adozionista (il Nous-Cristo cala su Gesù solo al momento del battesimo) e docetica (il Nous non poteva patire per gli uomini, perché il dolore è un attributo di sostanze non spirituali, fu Simone il Cireneo ad essere stato crocifisso). 

Eticamente la gnosi di B. oscilla, come quasi tutte, fra encratismo e libertinismo. 

La rielaborazione di motivi dell'Oriente iranico in una veste iniziatico-misterica, rende il sistema di Basilide una prefigurazione del manicheismo. 

Bardesane 

Un altro maestro gnostico che ebbe una certa influenza su Mānī fu Bardesane (154 - 222). 

Nato ad Edessa, capitale del regno di Osroene da ricchi genitori parti o persiani, fu educato alla corte del re Abgar Manu VIII insieme all'erede al trono Abgar. A Hierapolis, città ellenistico-romana della Frigia, imparò dal sacerdote pagano Anuduzbar i segreti dell'astrologia babilonese. 

Convertitosi al Cristianesimo assieme all'amico nel frattempo asceso al trono (Abgar IX fu il primo re cristiano della storia) diffusero il Cristianesimo nel regno, combattendo la gnosi valentiniana e l’eresia dualista marcionita. 

In seguito, B. cominciò ad aderire alla gnosi di Valentino e a cercare di fondere le due tradizioni (cristiana e caldea) in un sincretismo modellato sull'ambiente religioso locale. Questo fu l’inizio di disordini che fornirono il pretesto ai romani per invadere lo stato (216). 

La setta di questo maestro molto venerato dai suoi concittadini, pur perdendo seguaci in direzione del manicheismo e del valentinianismo, si mantenne attiva fino al XII secolo. 

Valentino 

Valentino (†165) è il maggiore esponente dello gnosticismo.
Nato a Cartagine, visse e operò ad Alessandria d'Egitto, ove fu influenzato dagli Ofiti locali. Da diacono cattolico passò alla gnosi, finendo scomunicato nel 143. Insegnò ad Alessandria e poi (intorno al 160) a Roma, per stabilirsi infine a Cipro. 

Nella sua complessa cosmogonia, che fonde la gnosi sethiana col neoplatonismo e con le religioni giudaica e cristiana, dall’unione dei due Eoni primordiali, il maschile Abisso (in greco: Bythos; anche dettoAutopator, auto-padre) e il femminile Silenzio, emanano in successione coppie antitetiche (maschio e femmina) di Eoni. 

I primi dodici Eoni insieme formano il Pleroma il mondo divino. L’ultimo Eonedella Dodecade è Sophia che, per il suo peccato, venne espulsa dal Pleroma. Per ovviare alla mancanza di Sophia e riportare l'ordine nel Pleroma, furono prodotti due nuovi Eoni, Cristo e lo Spirito Santo; questi due a loro volta generarono l’Eone Logos Soter, (Salvatore), che, attraverso il battesimo, si unì all'uomo Gesù, per poi abbandonarlo (eresia adozionista). 

Lo gnosticismo di Valentino ripropone le tre diverse categorie di uomini dei Sethiani, precisando che gli spirituali sono gli unici dotati, a loro insaputa, della scintilla divina e quindi predestinati alla salvezza, mentre gli psichici, che credono nel Demiurgo ma ignorano l'esistenza di un mondo spirituale superiore, potevano, attraverso la fede e le opere, ambire al massimo al regno del Demiurgo (dopo la morte tornavano a Sophia). Per gli ilici, che hanno solo il corpo, non c'era speranza di salvezza: essi sono destinati alla dannazione. 

I Valentiniani predicavano metodi per liberare il proprio pneuma con lo studio di loro testi sacri e con cerimonie. Il moribondo veniva preparato con unzioni e formule magiche atte a renderlo capace di attraversare il Regno degli arconti ostili. 

Tra i principali discepoli di Valentino si ricordano Tolomeo e Marco il Congiuratore. 

Tolomeo, allievo e successore di Valentino a Roma, per favorire una più facile accettazione del sistema valentiniano da parte dei cristiani, stemperò il dualismo gnostico, affermando che il Demiurgo non era un dio diabolico, ma giusto. Attribuì a Cristo, oltre all'anima spirituale destinata al Pleroma e al corpo materiale abbandonato sulla croce, anche una parte psichica destinata a sedere alla destra del Demiurgo, aprendo così una forma di salvezza anche per gli uomini psichici, inclusi i cristiani. 

Marco fu attivo prima in Asia Minore, poi in Gallia meridionale, godendo di grande successo fra le donne dell'alta società, grazie anche alla interpretazione cabalistica dei valori numerici dei nomi.
Nei luoghi di cerimonia dei marcosiani le donne erano invitate a consacrare le offerte [20] e a profetare (come accade nelle riunioni di quaccheri e pentecostali). 

I Valentiniani continuarono ad esistere fino al IV secolo, dopodiché in parte confluirono nel manicheismo in parte rientrarono nell'ortodossia cattolica. 

Sètte gnostiche antinomiane 

Nelle sette antinomiche l'opposizione al Dio degli ebrei implicava il totale rigetto della legge morale da lui emanata: la violazione sistematica della legge mosaica divenne un dovere e fu considerata un'obbligazione solenne. È l’altra faccia della medaglia dell’enkrateia(l'astinenza). 

Cainiti e Quintillianiti 

I Cainiti nel II secolo portarono alle estreme conseguenze il ribaltamento esegetico, esaltando tutti coloro che si erano contrapposti al dio ebraico. Tra i loro santi troviamo anche Caino (eone decaduto per colpa di Eva-Sophia), Giuda Iscariota (l'unico cui Gesù aveva trasmesso l’insegnamento segreto) e gli abitanti di Sodoma e Gomorra, tutte vittime dell’ira o della maledizione di Yahweh. 

Secondo una scuola di pensiero della setta, egli aveva tradito Gesù per troppo zelo, in quanto lo riteneva un emissario del Demiurgo malvagio.
Secondo un'altra scuola di pensiero il Demiurgo voleva vanificare l’Incarnazione impedendo la Passione espiatrice di Gesù: perciò il tradimento di Giuda fu provvidenziale per catturare e crocefiggere Gesù che così poté portare a compimento l’opera di Redenzione. 

Quintillo, un avventuriero che aveva fatto parte per qualche tempo dei Cainiti, fondò una propria setta, iQuintillianiti, attiva nel Nordafrica tra il III e il V secolo. 

Sosteneva di essere ispirato da Abramo, Maria Maddalena e Giuda Iscariota, a lui apparsi in sogno, e di essere stato investito da Cristo come suo nuovo apostolo con il mandato di avversare la legge mosaica, fonte di male non solo per i Giudei, ma anche per i cristiani.
Portando il cainismo alla virulenza estrema Quintillo esortava il vero credente non solo a non rispettare la legge di Mosè, ma, al contrario, a praticare tutti gli “anticomandamenti”, vale a dire proprio quegli atti che erano proibiti dal Decalogo. 

Carpocraziani 

Questa setta gnostica, sorta ad Alessandria nel II secolo si propagò fino a Roma, per poi dissolversi nel IV secolo. 

La dottrina carpocraziana accentua l’anticosmismo di origine demiurgica, incolpando gli angeli malvagi di aver creato, accoppiandosi tra di loro, sia il mondo sia i corpi degli uomini, vale a dire le carceri che tengono prigioniere le anime. 

Gesù fu un uomo a cui fu trasmesso il segreto per evadere dalla prigione terrena: disprezzare le leggi vigenti e, svincolati da ogni freno morale, dar libero corso ai desideri. 

I Carpocraziani consideravano le leggi umane che sanciscono il diritto di proprietà delle trasgressioni gravi al vero volere divino, fondato su fede e amore e quindi sulla perfetta comunione degli adepti con la condivisione sia dei beni che delle mogli [21]. Di qui il rifiuto del matrimonio, l'abolizione delle caste sociali e la pratica del libero amore (ripresa dai philosophes del ‘700 e dai figli dei fiori del ’68). 

Ma i Carpocraziani si spingevano oltre: considerando le nozioni correnti di bene e male come opinioni soltanto umane, predicavano la salvezza attraverso il peccato: per evitare di ritornare nella prigione del corpo è necessario commettere tutti i peccati.
Soltanto dopo aver vissuto fino all’ultimo ogni esperienza umana, l’anima è in grado di uscire dal giogo delle rinascite, sciogliendosi in modo definitivo dal mondo materiale. 

Un tardo adepto fu Carl Gustav Jung (1875 –1961)[22]. Secondo Buber la psicologia di Jung non costituiva altro che «la ripresa del motivo carpocraziano, insegnato ora come psicoterapia, il quale divinizza misticamente gli istinti invece di santificarli nella fede»[23]. Per lo psicanalista svizzero, il Pleroma è composto da coppie di opposti di cui «Dio e demonio sono le prime manifestazioni».
Al di sopra di tutte le emanazioni vi è il Dio che li unisce, Abraxas. Esso è la forza originaria, che sta 

prima di ogni distinzione. «Abraxas genera verità e menzogna, bene e male, luce e tenebra, nella stessa parola e nello stesso atto. Perciò Abraxas è terribile»[24]. 

Barbelognostici e Fibioniti 

La cosmogonia di queste sette ripropone il principio femminile dei Sethiani, ossia Barbelos, l’Eone dell'Alta Saggezza, prima emanazione del Dio sconosciuto, nota come Fanciulla di Luce e madre di Sophia (la Bassa Saggezza). Da Barbelos emanò anche il Demiurgo, il creatore del mondo materiale. 

Essi credevano che una scintilla di Barbelos fosse imprigionata nel seme di ogni vivente, a partire dagli Arconti, che governano il mondo inferiore: il seme umano è dunque l’energia vitale del cosmo e contiene un pneuma grazie al quale l'anima si forma. 

Quando Barbelos si rese conto che il Demiurgo voleva l’adorazione solo per sé, andò fra gli Arconti e li sedusse, per rubare loro lo sperma (identificato con la Sostanza divina). 

Missione degli adepti era quella di radunare la sostanza-seme, impedendone il passaggio da un’anima all'altra, passaggio attuabile solo attraverso l'atto sessuale.
Praticavano perciò una sessualità col metodo del coitus interruptus che consentiva di raccogliere e consumare i liquidi seminali e mestruali e di escludere la procreazione (che era per loro un errore ed un delitto).
Nel corso dei loro cerimoniali l’adepto pronunciava nomi di arconti come lasciapassare nel corso del viaggio astrale salvifico verso la regione di Luce. 

In entrambe le sette si praticavano riti con violazioni ostentate delle norme morali, allo scopo di dimostrare il carattere sovrumano dei "detentori della gnosi". 

Arcontici 

Questa setta del IV secolo fu fondata da un sacerdote palestinese, Pietro da Cabarbaricha. Costui pensava che Cristo avesse esposto agli Apostoli una dottrina teologica segreta sulla Creazione, sulla natura delle anime e sulle creature angeliche che reggono l’ordine cosmico. 

Ormai anziano, nel 340 asserì di aver ricevuto la dottrina segreta direttamente dallo Spirito Santo apparsogli in visione come colonna di fuoco.
Costretto ad abbandonare il sacerdozio trovò rifugio in una comunità di Ebioniti. 

La setta prende il nome dai principi angelici (in greco archon) che governano i sette cieli (corrispondenti ai sette cerchi planetari). Nel settimo cielo (il più alto), l'arconte è il Demiurgo, ovvero Sabaoth, dio dei Giudei e genitore del Demonio-Satana. 

Al di là del dominio degli Arconti esiste un ottavo cielo, abitato dal Padre e da Sophia, che amorevolmente attende di accogliere le anime che riescono ad ascendere a lei, sfuggendo agli arconti. 

Nel racconto arcontico gli uomini sono frutto dell’unione carnale del Demonio, che si era ribellato all’autorità del padre Sabaoth ed era sceso sulla Terra, con Eva, da lui sedotta. 

Compito delle anime è sfuggire al potere tenebroso di Sabaoth e, in virtù della conoscenza acquisita (la gnosi), liberarsi dagli effetti del battesimo e, dopo una progressiva purificazione attraversando le sfere inferiori, raggiungere il Padre celeste e la Madre Suprema nell’ottavo cielo. 

Per acquisire la gnosi, gli arcontici osservavano un austero ascetismo: evitavano di sposarsi e di concepire figli, praticavano il digiuno e vivevano in povertà. 

In opposizione al cristianesimo, gli Arcontici negavano la resurrezione del corpo (ma non quella dell'anima) ed aborrivano i sacramenti, in particolare l’Eucarestia e il Battesimo (quest’ultimo sarebbe stato ispirato da Sabaoth, al fine di tenere le anime imprigionate).
Come quasi tutte le sette gnostiche aderivano alla cristologia docetica. 

Per la loro escatologia di tipo marcionita e per le tendenze antinomistiche di stampo manicheo, subirono una violenta persecuzione da parte degli imperatori romani. 

Conclusioni 

Emanazione discendente con rottura dell’unità spirituale, comparsa della materia malvagia, imprigionamento delle luci, sono aspetti diversi di un unico atteggiamento, l’ostilità alla creazione (negativismo, premessa per la disobbedienza luciferina verso il creatore).
La negatività del creato a livello individuale apre le porte al libertinismo e alla trasgressione antinomica, mentre a livello sociale giustifica la rivolta programmatica contro lo stato di cose presente. 

Da una cosmogonia ribaltata la gnosi deduce una redenzione invertita: non è Dio che salva l'uomo, ma è l'Uomo che salva Dio dalle sue stesse imperfezioni. La storia dell' umanità per la Gnosi è una tappa del processo di liberazione della Divinità dal carcere della materia ad opera dell’Uomo. 

Il pregiudizio antigiudaico spinge gli gnostici pagani a condannare, oltre alla creazione, anche tutte le altre opere di Yahweh, inclusa la legge dettata a Mosè. Di qui l’esegesi invertita, che trasforma il serpente tentatore nel liberatore dell’uomo[25] e i trasgressori in vittime del Dio ebraico. 

La gnosi si pone agli antipodi della Rivelazione biblica e del concetto cristiano di redenzione, che promette la resurrezione anche dei corpi. 

Gnosi e religione 

La gnosi costituisce il nucleo delle dottrine delle fratellanze medievali e delle frange estreme del protestantesimo, teorizzanti la divinizzazione individuale degli eletti (v. qui il precedente articolo, Gli Adelphi - fratellanze di eletti…). 

Essa impregna anche la mistica renana e il movimento pietista. 

È anche alla radice di alcune concezioni di Lutero: il libero esame presuppone la convinzione che la coscienza sia voce certa di Dio e che dunque l’anima sia una scintilla divina.
Soprattutto è gnostica la sua concezione negativista dellarealtà naturale come sostanza opposta a Dio, una contraria species: le cose stanno così, dice Lutero, perché Dio crea negandosi (la kenosis, altro paradigma di ascendenza gnostica). Tutto ciò che non è Dio è quindi negativo, sottoposto alla corruzione e impregnato di malvagità; il non-dio è anzitutto "antidio". 

In campo cattolico la gnosi è presente nel seicento con gli alumbrados e il quietismo. 

Nel secolo scorso il primo modernismo e la Nouvelle théologie, con la loro via esperienziale al divino, ripresentano in modo inverecondo la sempiterna gnosi, limitandosi a depurarla dalle bizzarre fantasticherie cosmogoniche. 

La cosmogonia ribaltata, che pone in Dio l’origine del male, riesce a placare sia le domande viste all’inizio (“dov’era Dio..”) sia le pruderies di altri neo-teologi, quelli piamente misericordiosi, per i quali l’Inferno è una realtà incompatibile con il Dio di Gesù Cristo (e quindi o non esiste o è vuoto). 

I testi vaticanosecondisti ci propongono il concetto (più volte espresso) di pienezza piena e meno piena, un’espressione lontana dalla chiarezza cristallina del magistero bimillenario, che a noi pare un mero e sospiroso richiamo al Pleroma. 

Infine, le utopie della religione conciliare (gli uomini ormai ravveduti, la nuova Pentecoste in arrivo, l’idea delle diverse religioni rappacificate tra loro per costruire la civiltà dell’amore) ripropongono in modo attenuato le teognosi ottimiste, secondo le quali occorre attendere fiduciosi una nuova era (l’età dello Spirito Santo di Gioachino da Fiore, il regno universale di Israele per gli ebrei, la vittoria del proletariato per i marxisti, ecc.).

Oreste Sartore 

 

 

 ⇒Alle origini del modernismo - 1

⇒Ascendenze filosofiche del modernismo - 2

⇒Ascendenze filosofiche del modernismo - 3

⇒Eresie primeve e medievali - riproposizioni moderniste di tesi antiche - 4

⇒La Riforma protestante  e il suo influsso sulle forme moderniste - 5

⇒Gli Adelphi-fratellanze di eletti: preludio del protestantesimo, prime prove di rivoluzione, modelli di laicismo (e di modernismo) - 6


NOTE

 

[1] Joseph Ratzinger, Gesù di Nazaret. Scritti di cristologia, 1973, ed. it. 2014 

[2] Sophia, divinità femminile, corrisponde alla Shekhinah della Cabala. Celebrata come l’Eterno Femminino, ricompare in alcune fratellanze (Dolciniani), nel milieu degli occultisti (cfr. la Statua della Libertà alla cui realizzazione contribuì anche Gustave Eiffel) e nelle opere di pittori e poeti (Goethe). 

[3] così si esprimeva il pagano Giamblico; sono più o meno le stesse parole con cui un collega massone mi descrisse le sue esperienze di distacco magico dal corpo 

[4] il fatto che la via alla salvezza consista in tecniche iniziatiche (sapienziali o magiche) significa che, come osserva E. Samek Lodovici, “si esclude che ci siano aspetti della realtà che non siano in nostro potere e che perciò si debba aver bisogno di una grazia”: sta all’uomo farsi dio, in quanto egli è già dio, dio e uomo essendo uno specchio dell’altro. Cfr. Emanuele Samek Lodovici, Metamorfosi della gnosi, Milano 1991 

[5] evidente il debito con l’Adam Kadmon della Cabala 

[6] essendo il Figlio una divinità subalterna all’essere primo, siamo nell’ambito dell’eresia subordinazionista 

[7] lo "scandalo della crocifissione" è anche un’idea del card. Joseph Ratzinger, come si evince da queste sue parole: “che Dio esiga dal Suo Figlio un sacrificio umano, non è conforme al messaggio di amore del Nuovo Testamento. Del resto l’AnticoTestamentovieta i sacrificiumani. Detto in altro modo oggi non possiamo più accettare che la croce sia un sacrificio espiatorio. il messaggio di amore del Nuovo Testamento, ci dice che Dio non può esigere il sangue di Suo Figlio come un dio Moloch assettato di sangue”. (Introduzione al Cristianesimo, Brescia 1969 

[8] il credo di tutte le “fratellanze”, come abbiamo visto nel precedente articolo, Gli Adelphi - fratellanze di eletti…, v. qui

[9] tale scissione è tipica della religione conciliare, in cui è tutto un profondersi sul donarsi di Gesù, oppure esultare perché “Il Risorto” è tra noi, mentre l’espressione canonica Nostro Signor Gesù Cristo è scivolata nell’oblio 

[10] ovviamente questo recupero dei reiettisvela una posizione fortemente antigiudaica, riscontrabile per lo più negli gnostici provenienti dal mondo pagano 

[11] è il programma perseguito dai mondialisti odierni 

[12] cfr. J. Doress, Gnosi; in Henri-Charles Puech, Storia delle religionivol. VIII, Bari 1977 

[13] il vescovo di Roma si pone in una analoga linea di limitazione delle nascite: “i buoni cattolici non fanno come i conigli”, 19 gennaio 2015 

[14] è il dualismo mente-materia e anima-corpo della filosofia cartesiana 

[15] anche nella setta Quqita compare un elemento divino femminile, la Madre di Vita, immagine riflessa e sposa del Dio supremo 

[16] la ribellione gnostica contro il Dio ebraico è stata riproposta nel XX secolo da Freud e dai filosofi francofortesi 

[17] sembrerebbe questa anche la fine del modernismo cosiddetto moderato 

[18] in fondo i personaggi del Flauto magico Monostatos, Papageno e Tamino sono le rappresentazioni icastiche di queste tre tipologie, inclusa la difficoltà dello psichico (Papageno) nel superare l'iniziazione. La trama del Flauto è didascalica: i massoni si riconoscono nello gnosticismo e massone non era solo Mozart, ma anche il librettista Schikaneder. 

[19] in molte religioni misteriche il serpente era anche un simbolo di fertilità e di immortalità 

[20] i progressisti, che guardano al futuro con lo specchietto retrovisore, pretendono di inserire nella Chiesa queste antiche prassi. 

[21] È la contrapposizione di origine pagana tra l’amore e la legge, ripresa (in maniera attenuata) dalla religione conciliare 

[22] v. Carl Gustav Jung, Psicologia e religione, Milano 1984 

[23] Buber, L’eclissi di Dio, tr. it., Milano 1983 in Massimo Borghesi Il patto con il Serpente, 30Giorni n. 04/05  

[24] C. G. Jung, Septem Sermones ad Mortuos, in: Ricordi, sogni, riflessioni, Milano 1990 

[25] il principio che fa del serpente della Genesi il liberatore del mondo è stato ripreso dai romantici dell’Ottocento e riaffermato da Ernst Bloch (1885 – 1977) nel suo Ateismo nel cristianesimo, Milano 1971 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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