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Gli Adelphi-fratellanze di eletti: preludio del protestantesimo, prime prove di rivoluzione, modelli di laicismo (e di modernismo) - 6

Volgiamo ora lo sguardo al mondo apparentemente frammentario delle fratellanze radicali. Lo facciamo limitatamente al nostro scopo, quello di verificare se e quali tesi proprie di questa galassia ereticale siano state riprese poi dalle tre ondate moderniste (il modernismo delle origini, la Nouvelle Théologie, la religione conciliare).

Quelle precedenti alla Riforma sono divisibili in due classi: le fratellanze di Spirituali, anticipatrici dell’individualismo e i gruppi radicali legati ai primi riformatori (Hus e Wyclif) antecedenti il protestantesimo.

Quelle al tempo della Riforma sono a loro volta divisibili in due gruppi, anabattisti ed illuminatisti (simili agli Spirituali medievali). Le istanze di entrambi contribuirono alla nascita dell’Antinomismo inglese.

L’ultima parte è dedicata agli Antitrinitari, personaggi influenti in religione e spesso in politica, suddivisi in gradualisti (ammettevano le tre Persone divine, seppure con Figlio e Spirito Santo subordinati al Padre) e agli Unitariani (Antitrinitari radicali, monoteistia, che non riconoscevano alcun culto a Gesù Cristo).

Fratellanze di spirituali

In coincidenza dell'anno mille sorsero eresie millenaristiche che riproponevano la “tematica chiliastica e sovversiva dell'avvento del nuovo mondo divinizzato” [1]. In questa scia, Gioacchino da Fiore (1130 – 1202), dapprima frate cistercense, poi fondatore dell’ordine florense, Gioacchino sostenne la sua teoria delle tre epoche della storia.
La portata dirompente della sua tesi è dovuta al carico emozionale insito nell’attesa di una terza era di pace e fratellanza (dopo l'Età del Padre, epoca della sottomissione, l'Età del Figlio, compresa tra la venuta di Cristo ed il 1260, epoca dell'obbedienza filiale, imminente era secondo G. l’Età dello Spirito Santo, epoca della libertà), in cui verranno svelati i veri significati delle Scritture e non sarà più necessaria la gerarchia ecclesiale. Nell’Età dello Spirito Santo la storia, anche grazie all’opera degli uomini, troverà il suo compimento col realizzare la perfezione della vita in terra [2].

Gioacchino rimase sempre nella Chiesa, anche se i suoi scritti sono stati condannati come eretici [3].

Dalle aspettative millenaristiche gioachimite sorsero in più luoghi e in una varietà di forme i movimenti che promettevano la divinizzazione dei più perfetti tra gli adepti.

Amalriciani

In un precedente articolo avevamo accennato (⇒ v. qui) ad Amalrico (Amaury de Bène), professore alla Sorbona che venne allontanato dalla cattedra a causa delle sue teorie.
Amalrico fu uno dei primi a sostenere la via illuminatica alla deitas, che sarà il tema prediletto degli alumbrados e dei modernisti) e a promettere agli adepti la possibilità di identificarsi con Dio, diventando, come Nostro Signore, veri uomini e “veri Dèi”.

Il santo [4], l’uomo cristificato, non ha necessità di sacramenti; egli è libero di commettere qualsiasi atto – anche il più abominevole – senza peccare perché in lui agisce la volontà stessa di Dio. È questa dell’impeccabilità, una tesi dei primi gnostici, propria anche degli Adamiti e dei Catari.

Siccome le idee camminano con le proprie gambe anche al di là delle intenzioni del loro autore, i seguaci di Amalrico si unirono in una setta (gli Amalriciani) che praticava l’incesto e la omosessualità (ogni atto fatto per amore era per loro moralmente buono) e prestava culto a Satana [5].

Gli Amalriciani si facevano chiamare anche “Fratelli del Libero Spirito” o “Liberi Spiriti”.

Fratelli del Libero Spirito

Con l’identico nome di “fratelli e sorelle del libero spirito” vengono designati una serie di gruppi ereticali, apparsi in varie regioni dell’Europa settentrionale nei secoli XIII – XIV, il cui messaggio – omologo a quello degli amalriciani – era incentrato sull'elevazione a Dio dei più perfetti tra gli adepti (deificazione). Nucleo della loro eresia non era quindi un sistema concettuale, ma «l’appassionato desiderio di superare la condizione umana e diventare Dio», che essi anzi pretendevano di aver superato [6]. Si nota qui lo stesso anelito che anima il pancristismo dell’eresiarca Teilhard de Chardin, (1881 – 1955), che indicava una meta– il Punto Omega – in cui tutti gli uomini saranno deificati.

I “fratelli” dovevano operare una rottura netta con tutta la vita precedente, abbandonando i beni di proprietà e la famiglia.
Per l’accolito era previsto un noviziato pluriennale durante il quale doveva vivere d'elemosina. Al termine del percorso, grazie alla rinascita, egli poteva acquisire uno status divino.

Non era questa una semplice e passeggera estasi ma una nuova condizione umana.
In questa nuovo stato l’adepto pretendeva di essere l’incarnazione dello Spirito Santo e di agire da profeta della “Terza Età” gioachimita, poteva quindi compiere gli stessi miracoli compiuti da Gesù Cristo. Egli era anzi superiore a Gesù, dato che il Nazareno acquistò la sua divinità solo sulla croce (tesi degli adozionisti, ⇒ v. qui).

Estrapolando il passo di Paolo, “omnia munda mundis” (tutto è puro per quelli che sono puri) [7], i “Fratelli del Libero Spirito” si sentivano in uno stato assolutamente perfetto, in tutto uguali a Dio. Svincolati da qualunque potere superiore, liberati da limitazioni etiche e morali di natura eteronoma, i perfetti, senza più assilli di coscienza, ritenevano di avere il diritto di commettere qualsiasi azione, anche quelle che la Legge proibisce come immorali e i profani considevano peccaminose, ad esempio le riunioni sessuali di gruppo [8] e i rapporti incestuosi o sodomitici, rimanendo sempre nella perfetta innocenza [9].

I “fratelli” negavano la proprietà privata, praticando la comunanza dei beni (una forma primitiva di socialismo), e la famiglia (l'unione sessuale nel matrimonio era considerata peccaminosa).

La setta era animata da una carica rivoluzionaria, che la portava a:

  • - decretare l’abbattimento lo Stato nel caso quest’ultimo si opponesse alle pretese degli adepti. Nella sua condizione divina il fratello del libero spirito è anche signore di tutto l'universo e come tale può anche mandare a morte chi lo ostacola.

    - a combattere la Chiesa, accusata di essere usurpatrice del potere delle chiavi di cui si sentivano i legittimi detentori. Per i “fratelli” i preti cattolici erano “ingannatori di anime e strumenti del diavolo”.

Non riconoscendo alcuna autorità profana od ecclesiale, ritenevano legittima un’unica gerarchia, quella formata dai loro capi, da coloro che avevano percorso tutti i gradini dell’iniziazione ed erano così diventati pari a Dio.

Nell’inversione di tutti i valori gli impeccabili “fratelli”, ritenevano riti inutili i sacramenti, consideravano ciò che per i rimanenti uomini "comuni" era sacrilegio come segno dell’inizio di un'altra epoca, onoravano l'Uomo perfetto (col nome di Adamo, l’Adam Kadmon della Cabala, sul cui modello è stata creata l'umanità in generale ed il messia in particolare) e potevano rendere culto a Satana.

Begardi e Beghine

Le Beghine erano donne senza marito che praticavano la castità e vivevano in comunità in dimore (di loro proprietà) adiacenti, mantenendosi col lavoro (in genere filatura e tessitura).
Una delle più importanti è stata la mistica Marguerite La Porète, autrice de Lo specchio delle anime semplici, in cui descrive l'unione progressiva dello spirito con Dio attraverso sette gradi. Il libro influenzò molti personaggi, tra cui Meister Eckhart (v. oltre). La Porète sosteneva che un'anima, immersa nell'amore per il Creatore, era libera di assecondare tutti i desideri della natura. Fu condannata al rogo nel 1310.

Questa assonanza con le idee dei “Fratelli del Libero Spirito”, portò alla formazione di un ramo maschile, i Begardi. I Begardi praticavano una vita simil-monastica, spesso in qualità di predicatori erranti, il cui tema principale era la denuncia della corruzione del clero.

Secondo alcuni autori i begardi e le beghine, gente semplice e di classi non elevate, componevano la cerchia esterna della setta dei “Fratelli del Libero Spirito”.

Guglielma la Boema

Alla setta dei “Fratelli del Libero Spirito” è collegata Guglielma la Boema (1210 – 1281), figlia del re, vissuta da oblata nell'Abbazia dei cistercensi di Chiaravalle. Guglielma divulgava una oscura religione di cui si considerava una dea, proiezione femminile dello Spirito Santo. Sosteneva di essere la personificazione della Sophia della Cabala, ‘superiore a Maria Madre di Cristo’, e di essere stata investita dalla missione di portare la salvezza ad Ebrei e musulmani.

La sua tomba divenne luogo di un culto tenuto segreto, amministrato dall’amica suor Maifreda, elevata al rango di papessa, e dal di lei concubino, il gioachimita Andrea Saramita.
L’inquisizione nel 1300 mandò al rogo Maifreda, il Saramita ed anche le spoglie dissotterrate di Guglielma.

Nella tomba ormai vuota si fece seppellire il banchiere Raffaele Mattioli (1895 – 1973).
Da allora l’élite finanziaria italiana si riunisce periodicamente attorno a quello che è evidentemente per loro un santo sepolcro.

Eckhart, Tauler, Franck

Il domenicano della Turingia Meister Eckhart (1260 - 1328), è il primo cristiano a riproporre il neoplatonismo. Dio per il mistico renano è l'In-Principio (il bereshìt ebraico [10]), l'Unum, che, in quanto universale, è indeterminato e quindi indefinibile.

L'In-Principio viene prima ed è più importante dell'essere, è indeterminato, libero da ogni categoria, un "non-essere".
Dio si riproduce, generando il proprio Figlio nell'intelletto degli uomini con un atto creativo senza fine. L’uomo sirealizza quando, inizia a vedere "tutte le cose e se stesso come un puro nulla"; da lì può partire la ricerca dell'Unum, che è molto più della ricerca del vero o del bene, ancora finalizzata al mondo dell’essere, per arrivare all’unione mistica, oltre il pensiero e oltre l’essere, ed infine giungere ad essere ciò che Dio è. Tutto il cammino è diretto a ripristinare lo stato originario, eliminando gli effetti della creazione.

L’ultramistica di Eckhart, dottrina ad un tempo panteista e nichilista, ha influenzato le correnti protestanti di frangia e molte filosofie moderne.

Il domenicano alsaziano Johannes Tauler (1300 – 1361) è uno degli anticipatori della kenosis (teologia dello svuotamento di sé, propria del luteranesimo e ripresa dai modernisti), del quietismo (teologia del totale abbandono in Dio raggiunto con la cessazione di ogni attività, comprese quelle prescritte dalla Chiesa) e dell’illuminatismo di Juan de Valdès (unione con la deitas resa possibile dalla scintilla divina nascosta in noi [11] e dal senso religioso insito in ogni anima [12]).

Due secoli dopo, il bavaro Sebastian Franck (1499 - 1542), un sacerdote cattolico convertito alla Riforma, dopo un inizio ossequioso alla nuova fede (divenne predicatore luterano e autore di uno scritto polemico contro gli Anabattisti, sui quali v. oltre), cominciò a sviluppare una teologia simile a quella di Tauler, provocando il suo isolamento.

Trasferitosi a Strasburgo, entrò in contatto con l’antitrinitario Serveto (v. oltre), avvicinandosi ai dissidenti religiosi e scrivendo a favore della libertà religiosa. L’onnipresente e accorto Erasmo prese le distanze presso il consiglio municipale (nondum matura est), contribuendo all'arresto e poi alla sua espulsione dalla città. Anche da Ulm, dove avevo preso dimora, venne espulso dopo la condanna Melantone (e le critiche di Lutero). Visse gli ultimi anni a Basilea.

L’anti-cattolicesimo di Franck va aldilà della critica contro la corruzione della Chiesa. Nella sua Chronica (1531) egli sostiene che il Cristianesimo versa in condizioni peggiori dell’Islam, che Roma è irreformabile e che la vera chiesa, con tutti i suoi sacramenti e cerimonie, è cessata per sempre dopo la morte degli apostoli e l'irruzione dell'Anticristo e si è ritirata in esilio in cielo.
La falsa chiesa di Roma, che ne ha usurpato l’autorità, si è sempre contrapposta alla verità, perseguitandola come fosse eresia [13].

Negando che le tre fedi protestanti del tempo (luterana, zwingliana e anabattista) avessero in sé una capacità salvifica, Franck esclude l'appartenenza ad una qualsiasi confessione e profetizza l’avvento di una quarta chiesa, solo spirituale, in cui Dio avrebbe regnato senza necessità di sacramenti (di cui un cristiano vero non ha bisogno), di luoghi e ministri di culto, di preghiere.
Dell'unica chiesa invisibilmente retta da Dio faranno parte tutti coloro che lo Spirito avrà raccolto da ogni nazione, battezzandoli con il fuoco.

Naturalmente lo spiritualismo disincarnato si sposa, come sempre, con il contatto diretto con la divinità, da attuarsi senza qualsivoglia mediazione e (occorre dirlo?) attraverso l’annichilimento di sé (la kenosis). Solo così potrà entrare in noi la luce divina, "lo spirito".
Il cristiano che ha fatto l'esperienza del Cristo interiore è infatti libero nello spirito e non tollera che qualcun altro gli prescriva precetti e regole [14], né che gli vengano imposte interpretazioni categoriche delle Scritture. Egli è anche aperto a ulteriori illuminazioni: secondo F. la Rivelazione non si è chiusa con gli apostoli.

In definitiva, sulla scia di Taulero (e di Eckhart), Franck professa un teismo universalistico e "spirituale" di derivazione erasmiana.

L'individualismo religioso di Franck si coniuga con un liberalismo ante litteram, che lo fa diventare un paladino della libertà religiosa, mentre lo rende oppositore di un regno anche sociale di Cristo (i.e. della concezione di uno Stato cristiano).

Antidogmatico e pacifista, F. reputa i dogmi formulazioni provvisorie, legate al momento storico, che quindi devono essere adattate all’evolversi della storia [15].
In comune con le fratellanze ripudia la guerra, anche se ammette il ricorso alle armi per combattere la tirannia e conseguire la libertà (giustificazione delle rivoluzione e guerre democratiche tuttora imperante nel mondo occidentale).

I suoi scritti ebbero successo nell’Olanda erasmiana e calvinista. Le sue tesi furono riprese da Jakob Böhme, mistico e teologo vicino alla Cabala ebraica.

Il suo universalismo è analogo a quello che animerà le trame rosacrociane di Comenio [16] e che sarà proclamato pubblicamente con l’illuminismo.
L’unione di tutte le fedi auspicata dall’ecumenismo modernista ne è naturalmente il corrispettivo in campo religioso.

Dolcino e i Fratelli Apostolici

Il contadino parmense Gherardo Segarelli (1240 – 1300), aveva vent’anni in quel fatale anno 1260 che avrebbe dovuto vedere l’inizio dell'Età dello Spirito Santo. Vistosi negata l'ammissione all'ordine dei francescani, Segarelli decise di mettersi in proprio e, venduta la casa, vestito con un saio incominciò a vivere di elemosina, predicando contro la corruzione del clero e denunciando il tradimento del francescanesimo autentico da parte dei frati conventuali (titolari di proprietà dei monasteri e destinatari di donazioni, e quindi facilmente inclini agli agi e alle comodità).

Grazie al suo potere persuasivo, Segarelli raccolse attorno a sé una piccola setta, i "Fratelli Apostolici", gioachimita in religione e ghibellina in politica. L’odio anti-cattolico e il deciso orientamento eversivo resero la setta del tutto omogenea al più vasto movimento centro-europeo dei "Fratelli del Libero Spirito".

Arrestato nel 1294, Segarelli venne condannato al rogo nel 1300.

Nel frattempo capo della setta era divenuto Dolcino (Davide Tornielli, 1250 – 1307), valligiano piemontese della val d’Ossola (o della val Sesia, secondo altri).
Con Margherita, ex novizia di un convento locale, Dolcino predicava nell’area tra Arco e Trento il ritorno alla povertà vissuta dalla Chiesa prima di Costantino (sempiterno ritorno alla purezza originaria, tema di numerose eresie, in particolare del modernismo).

Dolcino estende la critica di Segarelli contro la decadenza dei francescani a tutto il monachesimo cenobitico, a partire da quello fondato da San Benedetto. È la proprietà di beni, connaturata all’ordine benedettino, con gli agi che l’accompagnano, ad essere fonte di corruzione (rifiuto della proprietà, comunismo ante litteram). Invano, secondo D., Francesco e Domenico cercarono di far rivivere l’antico spirito, visto che il diritto di proprietà fu ripristinato sia dai Frati Minori che dai Predicatori.

La soluzione? dopo le degenerazioni e devastazioni del tempo verrà l'ultima era e la pace. Come tutti i rivoluzionari, Dolcino ammaliava i suoi contadini col miraggio di essere gli unici degni di vivere l’era finale e perciò legittimati ad impadronirsi dei beni immobili dei possidenti e della Chiesa. In anticipo al Sessantotto Dolcino invitava a porre tutto in comunione d’amore, anche le donne.

Nonostante la declamata allergia all’autoritarismo, la setta aveva le sue regole. Per prima cosa Dolcino si definiva un capo eletto e autorizzato direttamente da Dio, cui gli adepti erano legati da vincoli di obbedienza (di natura puramente spirituale).
I "Fratelli Apostolici" conducevano una vita di penitenza vivendo di sola elemosina, da monaci ma senza praticare il celibato. Il lavoro era vietato, in quanto comportava la sottomissione ad altri uomini (tesi che denota un individualismo asociale).
Osservavano il precetto della non violenza; l’omicidio era un peccato mortale, a meno che non fosse rivolto contro i nemici della fede: distruggere gli empi era infatti un dovere morale (insegnamenti analoghi si trovano nel Corano).

I riti dei "Fratelli Apostolici" potevano fare a meno di un luogo di culto come la chiesa (da loro ritenuta non migliore di una porcilaio), anche perché la cerimonia di iniziazione prevedeva che l’adepto si presentasse nudo ai "fratelli".

Come molte altre sette antinomiche, i "Fratelli Apostolici"evitavano di prestare giuramento e comunque non ritenevano vincolanti i giuramenti eventualmente prestati. I dolciniani reputavano irreprensibile non solo tenere segreta la dottrina ma anche fingere di rinnegarla in foro esterno (una forma di marranesimo).

Con queste premesse era chiaro che il nuovo ordine non avrebbe potuto imporsi in maniera pacifica.
Infatti predicavano che la vecchia chiesa, la Chiesa di Roma divenuta Babilonia meretrice, esercito dell'Anticristo, nelle sue due componenti (clero secolare e ordini religiosi), doveva essere annientata (Papa e vescovi quali servi di Satana dovranno essere uccisi e così anche i preti, i monaci e le suore che non si schiereranno con i “fratelli”) e spogliata di tutte le sue ricchezze (tema modernista reiterato in decine di film culminanti nel sublime “L'uomo venuto dal Kremlino”). Anche i possidenti e le autorità che li rappresentavano dovranno essere abbattuti.
Solo dopo questo bagno purificatore la terra si convertirà alla fede dei “Fratelli Apostolici”, i soli su cui il Signore continuerà a riversare la sua grazia tramite una nuova effusione dello Spirito (la nuova Pentecoste dei vaticanosecondisti).
Dopo la purificazione nascerà una nuova chiesa, carismatica, senza obbedienze gerarchiche e senza compromessi col potere [17].

A seguito dell’espulsione decretata dal vescovo di Trento, i Gazzari (cosi vennero denominati i seguaci di Dolcino), dopo aver venduto i loro beni, si raccolsero attorno a Dolcino in cerca di un proprio territorio dove tradurre in realtà il loro ideale di comunità. Dal Trentino trasmigrarono dapprima nel Bresciano, successivamente a Varallo Sesia e a Campertogno, per stabilirsi definitivamente in una valletta presso Rassa (VC) (località Parete Calva).

Era questa valle un luogo difficilmente espugnabile.
La comune, che tra fratres, sorores e bambini era formata da qualche migliaio di elementi, vi trascorse due freddissimi inverni.

Quanto serviva per sopravvivere lo procuravano saccheggiando i villaggi a fondo valle. Rubavano nelle case e profanavano le chiese, trafugando gli oggetti e i paramenti sacri, davano fuoco alle canoniche, distruggevano le campane e i campanili, ricorrendo se del caso all’omicidio.

Questi fatti spinsero i vescovi ad indire una crociata che ebbe il pieno sostegno della popolazione locale, esausta per le razzie subite.
L’esercito cattolico bloccò le vie di accesso costringendo Dolcino e i suoi, rimasti intrappolati nel loro rifugio, a farsi strada tra le nevi per trovare un nuovo ricetto. Le poche centinaia di superstiti trovarono un ultimo rifugio sul monte Rubello, sempre nel Biellese.

Nuovamente bloccate le vie d’accesso, impossibilitati ad approvvigionarsi di viveri, alla fine di tre anni di guerra, gli apostolici si arresero. Dolcino e Margherita furono processati e condannati al rogo.
I dolciniani superstiti trovarono rifugio presso i Valdesi.

Nella predicazione di Dolcino alcuni teologi della Riforma intravidero una profezia della ribellione del nord Europa contro la chiesa di Roma e il papato portata a compimento da Lutero.

I “laici” e i “socialisti” rivedono nei concetti cardine della dottrina dolciniana (abbattimento del sistema feudale e della gerarchia ecclesiastica, ritorno della Chiesa alle sue origini, organizzazione di una società paritaria con comunione di beni, liberazione da qualsiasi potere) l’applicazione del motto rivoluzionario liberté, égalité, fraternité.

L’attualità della setta è riscontrabile dal culto che circonda il "fratello" Dolcino
Nel 1907, nel seicentesimo della sua condanna al rogo, venne inaugurato sul monte Rubello a cura di alcune associazioni biellesi di ispirazione “laica” e “socialista”, un obelisco di pietrame. Abbattuto in epoca fascista, fu ripristinato nel 1974 alla presenza di Dario Fo, questa volta nella forma tipica dei cippi eretti nei Pirenei a ricordo dei Catari.
Nell’occasione fu fondato il Centro Studi Dolciniani, che da allora tiene un raduno di commemorazione presso il cippo. Diverse iniziative si tennero nel settecentesimo anniversario.
Lo stesso Dario Fo nel 1977 allestì con Franca Rame la commedia Mistero Buffo, in cui i dolciniani sono rappresentati come la vera chiesa, antitetica a quella abbarbicata al potere.
Umberto Eco si è unito al coro dei fabbricanti di leggende nere: ne Il nome della rosa due monaci ex-seguaci dell’eretico vengono ingiustamente martirizzati dal bieco inquisitore.

Valdesi

I superstiti dolciniani trovarono accoglienza presso i Valdesi, movimento sul quale ritorniamo per evidenziarne alcune particolarità che lo avvicina almeno nella prima fase (prima dell’adesione al calvinismo) alle conventicole degli Anabattisti e dei “Fratelli del Libero Spirito”.

Valdo di Lione (1140 – 1206) aveva dato origine al suo movimento pauperistico di predicatori itineranti (uomini e donne), in piena adesione al cattolicesimo, per controbattere il dilagante catarismo.
Quando si vide negato il carisma di predicazione dalla scomunica di papa Lucio IIII, egli tentò invano di mantenere il movimento nell’alveo della Chiesa Cattolica, impedendo la formazione di una chiesa alternativa.

Dopo la morte dì Valdo, i capi iniziarono infatti ad allontanarsi dalla Tradizione, rifiutando le gerarchie ecclesiastiche giudicate corrotte, per poi passare a posizioni eretizzanti (rifiuto del purgatorio, del culto dei santi, della venerazione delle reliquie, dei pellegrinaggi, sepoltura dei morti fuori dai cimiteri) ed eretiche (rifiuto della resurrezione della carne e negazione dei sacramenti, tranne il battesimo, che era riservato ai soli adulti).
In questo loro avvicinamento alle fratellanze anabattiste, i Valdesi proibirono di prestare giuramenti e di ricorrere alla giustizia ordinaria. I loro codici, al pari di molte fratellanze, prevedevano la condanna a morte per gli apostati ed il ricorso alle armi contro i persecutori.

Nei tempi più recenti le comunità Valdesi si sono impegnate (al pari delle comunità ebraiche e delle logge) nel sostegno prima del Risorgimento e poi della Resistenza.

Ai nostri giorni (sempre a fianco di comunità ebraiche, delle logge e di molte confessioni protestanti) sono all’avanguardia nel tentativo di scardinare la morale biblica con le campagne a favore dell’omosessualismo, dell’aborto, della ricerca sulle cellule staminali e dell’eutanasia.
Così dal libero esame si giunge all’ermeneutica dell’inversione del significato delle Sacre Scritture, tramite la quale le condanne bibliche, ad esempio contro la sodomia, vengono azzerate come idee legate all'ambiente dell’epoca.

Gruppi radicali derivati dai riformatori antecedenti il protestantesimo

Lollardi

Quello dei Lollardi fu un movimento politico-religioso inglese costituito verso il 1380 da esponenti del ceto popolare che aderivano alle idee di J. Wyclif.

Per la loro natura decentralizzata non avevano un complesso unitario di dottrine (come del resto i modernisti novecenteschi).Pur tuttavia è possibile enucleare alcuni elementi comuni, che – come si vedrà – sono gli stessi tipici delle posteriori riforme protestanti.
Li animava innanzitutto il disprezzo verso la Chiesa romana, da essi ritenuta corrotta (per la sua commistione col potere temporale), simoniaca (per la vendita delle indulgenze, le oblazioni per le messe di suffragio e per i sacramenti), ritualistica (esorcismi, benedizioni degli oggetti), a rischio idolatria (culto dei santi e delle reliquie), concentrata più su pratiche formali (pellegrinaggi preghiere) che sul contenuto delle scritture, schiava della ricchezza ed amante di arredi e paramenti lussuosi.

Tra i sacramenti ritenevano non necessaria la confessione auricolare e, riguardo all’Eucaristia, non credevano alla transustanziazione ma solo alla consustanziazione (trasformazione solo spirituale di pane e vino).
Erano anche contrari al primato del papa e alla conseguente subordinazione delle chiese europee alla Chiesa di Roma.
Rifiutavano il celibato clericale, ed anzi pretendevano un sacerdozio universale, negando alla Chiesa il potere di unzione sacerdotale [18].
Ferocemente iconoclasti disprezzavano le icone.

In sostituzione della chiesa istituzionale, proponevano una concezione ecclesiale senza gerarchie e con la messa in comunione dei beni.
In anticipo della sola scriptura luterana, ponevano l’autorità base della religione nella Sacra Scrittura, di cui iniziarono la traduzione in lingua locale. Tra tutti i testi sacri, in linea con la loro venatura millenaristico-gioachimita, dedicavano speciale attenzione al libro dell’Apocalisse.
Al pari dei protestanti credevano nella predestinazione.

Come tutte le fratellanze filantropiche muratorie o paramuratorie dei secoli successivi, loro punto centrale era l'aiuto ai bisognosi.
Come molti movimenti ripudiavano la pena capitale e rifiutavano la guerra (ma, a differenza di molte agenzie ed ONG onusiane erano contrari all'aborto). E parimenti non escludevano il ricorso alla violenza ed alle armi contro chi osasse ostacolare il loro modo di condurre la vita.

La Lollardia diede fiato ed energia alla rivolta antitasse dei contadini del 1381 riuscendo ad ottenere prime concessioni da re Riccardo II, salvo poi scatenare la reazione della nobiltà per aver osato avanzare richieste minacciose per tutto l'ordine sociale inglese (confisca dei beni ecclesiastici con ripartizione delle terre tra i contadini e soppressione dei privilegi feudali).

Entrati in clandestinità nel 1401, dopo una seconda insurrezione e repressione (1414), i Lollardi si costituirono in conventicole che si riunivano in segreto per meditare la Bibbia alla luce della loro fede, riuscendo a mantenersi operanti, tra irruzioni della polizia e rifondazioni di logge fino al regno di Enrico VIII (1509-1547), quando si dispersero gradualmente nei diversi rami del Protestantesimo inglese, specie tra i Puritani e i Quaccheri di cui avevano diffuso le idee in anticipo di due secoli.

Non mancò loro naturalmente l’elogio dell’immancabile Erasmo da Rotterdam, che li definì "conquistati, ma non estinti".

Taboriti

Dopo la morte di Hus, molti suoi seguaci formarono una fazione – i taboriti – negatrice del sacro in campo religioso e anarco-comunista in quello sociale.
Furono costoro ad uccidere sette magistrati del re Venceslao IV, rei di aver negato la scarcerazione di alcuni loro compagni, scaraventandoli sulle lance degli armigeri sottostanti. Tale prima defenestrazione di Praga provocò, contro tutto il movimento hussita, una immediata reazione di re Sigismondo (1420) e una successiva di papa Martino V (1430).

Quando i capi hussiti pervennero ad un’intesa con i vescovi cattolici, i taboriti, contrari al compromesso, non esitarono a scendere in guerra contro gli ex fratelli (e i cattolici loro alleati). La loro sconfitta del 1436 segnò la fine del movimento.

Fratellanze radicali sorte con la Riforma

Accanto al protestantesimo ufficiale, sorsero ben presto dei gruppi radicali ("l'ala sinistra della Riforma") che misero in pericolo la neonata chiesa luterana e le sue consorelle di Zurigo (Zwingli) e Ginevra (Calvino).

I radicali si distinguevano dagli ortodossi in quanto ritenevano inutile riformare la Chiesa, la quale, con tutto il suo apparato (gerarchia, sacramenti, teologia, liturgia etc.), andava invece sostituita dalla comunità dei credenti sul modello della Chiesa delle origini (l’usuale tema regressista ripreso nel novecento dai modernisti).

I radicali si distinguevano anche perché risolvevano il problema della giustificazione con il concetto di rigenerazione che non si limita a coprire la colpa del peccatore, ma lo rende pieno di Spirito Santo, figlio di Dio, capace di entrare in rapporto diretto con Lui.

Tra i radicali emergono la corrente anabattista che pone l’enfasi sulla concessione del battesimo ai soli adulti e quella spiritualista-illuminatista incentrata invece sull’esperienza interiore di rinascita in Dio.
I seguaci di entrambe le correnti subirono la persecuzione dei riformatori ortodossi.

Fratelli in Cristo (Anabattisti)

Questa setta sorse a in seno alla Riforma per opera di alcuni discepoli di Zwingli, che si autodefinivano "liberi fratelli". Il distacco da Zwingli era motivato dalla loro richiesta di una più rapida e radicale de-cattolicizzazione della fede protestante e dalla loro opposizione ad una Chiesa governata dallo Stato.

Il nome anabattista, coniato dagli zwingliani (e poi usato anche dai luterani per indicare ogni gruppo protestante eterodosso), vuole connotare il loro uso di ribattezzare gli adulti; questi “fratelli” non consideravano infatti valido il battesimo dei bambini [19] e riservavano il sacramento ai soli credenti consapevoli del passo.

Ripresi e poi esiliati, gli Anabattisti si rifugiarono in Turingia, ove imperversava il movimento millenaristico dei profeti di Zwickau [20]. Dopo la disastrosa rivolta dei contadini, 1525 ripararono in Boemia dove si fusero con i “fratelli boemi”.

In quella regione vivevano da tempo dei Valdesi provenienti dalla Francia, pur essi accolti dagli hussiti. Frank, un autore che ebbe grande influenza sull'anabattismo, nella sua Cronaca descrive Anabattisti e Valdesi come “in tutto e per tutto uguali”. La comunanza spirituale tra i due gruppi è confermata dal libro dei martiri dei mennoniti (il ramo olandese dell’anabattismo, XVII secolo) che inizia con la cronistoria delle persecuzioni subite dai Valdesi.
D’altronde, a significare l’interscambiabilità delle fratellanze, gli Anabattisti erano anche denominati "Catari" o "Fratelli Apostolici".

L’anabattismo è un movimento a forte spirito missionario: ogni credente, in quanto ispirato dallo Spirito Santo, è autorizzato a parlare e predicare.

Come i “fratelli” loro predecessori, gli Anabattisti predicavano una chiesa priva di clero, formata solo da credenti consapevoli; una comunità di eguali posta a presidio di un particolare territorio.
Unica mediazione ed autorità ammessa era quella della Scrittura (solo i Vangeli e, limitatamente alle parole pronunciate da Cristo).

Come sovente accade, il “libero esame” si accompagna all’illuminatismo, la pretesa di essere guidati dallo Spirito Santo che illumina il credente rendendolo capace di una retta interpretazione del testo sacro.

Di conseguenza veniva negata qualsiasi funzione particolare del clero, sostituito da un sacerdozio universale dei credenti (una linea di tendenza che si sta affermando a piccoli passi nella chiesa conciliare: ruolo dei laici, ecc.)

Al pari delle precedenti fratellanze, gli Anabattisti si ponevano in rapporto di opposizione ostile col mondo, propugnando la totale separazione fra la loro chiesa e ogni istituzione. Rifiutavano di riconoscersi cittadini d'uno Stato e quindi rifuggivano ogni attività e carica politica, evitavano i giuramenti ed il ricorso ai tribunali.
In nome di una rigorosa concezione non-violenta, non prestavano servizio militare, rifiutando di prendere le armi (fosse anche per difendersi dai Turchi), nulla importando loro della sorte degli empi, cattolici e luterani.
Il pacifismo implicava una tolleranza religiosa latitudinaria (tranne per gli empi).

La setta secondo necessità radunava gli aderenti in “sinodi” aperti a tutti credenti.
In una struttura a due livelli, gli obiettivi e i piani più radicali erano rivelati solo alla cerchia ristretta dei “i sapienti”.

Gli Anabattisti furono tra i primi movimenti tuttora operanti ad imporre la comunanza dei beni.
La "buona polizia" controllava l’uso (obbligatorio) delle mense comunitarie, i matrimoni, l’educazione dei figli (che all’età di due anni venivano tolti ai genitori).
Come secoli dopo i comunisti cambogiani, ritenevano inutili scienza e arte.
Per l’abbigliamento era obbligatorio utilizzare un grezzo tessuto grigio con berretti a larghe tese dello stesso tessuto [21].

Rigoristi rispetto alle loro regole (furono tra i pionieri del movimento antialcolista), erano irridenti delle convenzioni sociali: potevano recarsi nudi alle riunionio convincere le donne a concedersi. Alcune frange praticavano la comunanza delle donne [22].

La loro storia è legata indissolubilmente al disastroso esperimento di Münster.

In quella città della Renania-Westfalia si erano concentrati la gran parte degli Anabattisti, sia gli esuli dalla Svizzera di Zwingli e Calvino, sia coloro che erano stati perseguitati nella Germania meridionale a causa dei loro incitamenti sediziosi.
Nel 1534 con l’arrivo di due olandesi, il fornaio di Haarlem Jan Matthys ed il suo discepolo, il sarto Giovanni da Leida, più di mille cristiani si fecero ribattezzare. I due olandesi diventarono in breve capi del movimento, portandolo a vincere le elezioni e a prendere così il controllo del consiglio comunale.
Una volta al potere, gli Anabattisti diedero spazio a tutte le istanze estremiste della setta. Cominciarono con un raid iconoclasta durante il quale furono devastati conventi e chiese, abbattute le statue votive delle chiese quelle laiche delle piazze, bruciate le immagini religiose e i quadri profani, fracassati gli strumenti musicali. Subito dopo fu instaurato l’obbligo di sottoporsi ad un nuovo battesimo e i renitenti vennero espulsi dalla città mentre le loro case venivano occupate e depredate. Nei mesi successivi col terrore furono confiscati il denaro (ne fu abolito l’uso), l’oro, l’argento e le pietre preziose e mandati al rogo tutti i libri.

Il vescovo cattolico e il langravio luterano mossero allora le loro truppe contro la città, assediandola.
L’ex panettiere Matthys tentò una sortita con pochi armigeri nella folle idea di convertire i nemici, ma venne subito trafitto.
Giovanni da Leida, assunto il potere, accentuò la deriva antinomista. Impose la poligamia forzata con una legge che obbligava le donne in età da marito ad accettare chi le voleva in sposa (il rifiuto della donna o il tentativo di proteggerla da parte di un uomo comportava la morte immediata).
Esaurite le scorte venne imposta la totale comunione dei beni, obbligando a lasciare aperte le porte di casa, in modo che chiunque potesse prendere ciò di cui aveva bisogno.
In pieno delirio, obbedendo ad una supposta visione l’ex sarto si fece ungere come "re della nuova Gerusalemme".

Sull’esempio di Münster vi furono altre sommosse in Germania settentrionale, in Olanda e nel resto del nord-Europa: i profeti Anabattisti contavano in un rivolgimento di vaste proporzioni che avrebbe consegnato loro il potere politico su larga parte del mondo.
Il sempre attento e cauto Erasmo da Rotterdam era nel frattempo tenuto informato da un discepolo (Erasmo Shet) sull’espandersi della rivolta e del comunismo.
Dopo un anno di assedio nel 1535 la guerra si concluse col massacro immediato di molti abitanti e la cattura e condanna a morte di tutti i capi.
Il folle tentativo anabattista di imporre a Munster il modello comunista di una fantomatica “Gerusalemme celeste” si era risolto in un regno infernale durato meno di un anno.

Dopo il disastro di Münster incominciò la diaspora dei settari, venuti a più miti consigli, verso l’Europa dell’Est e l’America del nord, mentre le azioni pubbliche della setta cessarono del tutto.

Familisti (spiritualisti-illuminatisti)

All’ala “spiritualista” appartiene in particolare la Famiglia d'amore, fondata dal merciaio di Münster Heinrich Niclaes (1502 – 1580).
Costui sosteneva di aver avuto visione di Dio, che riversava su di lui lo spirito del vero amore di Gesù Cristo.

Il suo credo religioso univa anabattismo (per entrare nella comunità bisognava essere ribattezzati), antinomismo (l’adepto era considerato al di sopra della Scrittura, dei dogmi e delle leggi [23]) e illuminatismo (il centro della loro religione).

Ciò che per i Familisti era importante è l’esperienza interiore di essere divenuti figli di Dio, di avere lo Spirito Santo operante al loro interno e di agire seguendo le sue illuminazioni (inutile ricordare movimenti cattolici analogamente ispirati).

Tutti concentrati sul Cristo della fede, rifiutavano il Gesù della storia (come faranno gli esegeti della scuola di Tubinga).

Per ragioni di prudenza questi settari, come del resto altri, continuavano a frequentare la Chiesa Cattolica (una forma di marranesimo/nicodemismo).

La setta si dissolse a fine ‘600, quando i suoi membri si sparsero nelle congregazioni di Quaccheri, Battisti e Unitariani.

Antinomisti inglesi

In Inghilterra gli Anabattisti, ivi rifugiati da Germania e Olanda, trovarono un terreno oltremodo favorevole, dato che, prima di essere espulso, vi soggiornava il rosacruciano Comenio.
Difesi dall’ala estremista dei Puritani , elogiati dai Quaccheri, gli Anabattisti si trovarono piena sintonia con i Lollardi fino a fondersi con essi.

Ranters

Dai Puritani di tendenze anabattiste e anti-trinitarie, durante la prima rivoluzione inglese del 1648 sorse la setta millenaristica dei Ranters (dei “predicatori enfatici”), i quali, al pari dei “Fratelli Apostolici”, dei Lollardi e degli Anabattisti e, in parte, di Familisti e Quaccheri, praticavano l’uso comune dei beni.

Sulla scia di Gioacchino da Fiore essi annunciavano l'inizio dell'era dello Spirito Santo, in cui Dio stesso avrebbe guidato gli uomini senza l’intermediazioni di istituzioni ecclesiastiche.
E dato che è Dio che opera nell’adepto, egli tutto può senza poter mai peccare (v. nota [23]), ciò che fa di questa setta la sostenitrice di un antinomismo estremo.
A queste credenze antinomiche di derivazione illuminatica, i Ranters aggiungevano un monismo panteista di origine cabalista: tutto è divino, bene e male sono due aspetti inscindibili del reale e di Dio ("Il diavolo è Dio, l'inferno è il cielo, il peccato è la santità, la maledizione la salvezza").
Il risultato furono eccessi di ogni tipo, dall’uso smodato di alcoole tabacco fino alla bestemmia, al sacrilegio, alle orge, alla sodomia e all’incesto.

Il parlamento inglese reagì con il Blasfemy Act (legge contro la blasfemia, 1650), dopo di che la massa dei Ranters si fuse con i Quaccheri e la setta in pochi anni scomparve.

Antitrinitari gradualisti e Unitariani monoteisti

Dall’Anabattismo è sorto l’Antitrinitarismo, nelle due forme: gradualista in Lelio e Fausto Socino e in Biandrata, monista nell’Unitarismo di Serveto, Dávid e Giacomo Paleologo.

Serveto

Michele Serveto (1511-1553), uno spagnolo di ascendenze marrane, fin da giovane anelava entrare in contatto con i capi riformatori, cosa che accadde quando, al seguito del suo mentore, partecipò alla Dieta di Augusta.

Conquistato dalla Riforma e desideroso di andare oltre, nel 1530 si recò a Basilea dove in quei giorni soggiornava Erasmo da Rotterdam (ancora lui).
Il prudente umanista olandese, avendo avuto notizia delle idee antitrinitarie dello spagnolo preferì non riceverlo.

Recatosi a Strasburgo, la città in cui avevano vissuto due secoli prima Eckhart e Tauler, scrisse il De Trinitatis erroribus in cui sosteneva che Cristo era un uomo e non Dio, riproponendo l’eresia modalista (Dio è uno, la Trinità non esiste, le tre persone sono solo dei modi di apparire della Divinità).
A questo Serveto aggiungeva il disconoscimentodel battesimo dei bambini e il deprezzamento dell’Eucaristia a cibo spirituale.

Dopo questa prima sortita, si laurea in medicina a Parigi e, mentre è medico dell'arcivescovo di Vienne, inizia una corrispondenza con Calvino. Quando però, nella Christianismi Restitutio, Serveto nega che Dio possa condannare i dannati ad una pena eterna, Calvino lo denuncia all'arcivescovo cattolico, che lo fa arrestare. S. evade per rifugiarsi (ahilui) a Ginevra, dove i calvinisti lo riconoscono, lo catturano e lo condannano al rogo per "negazione della trinità" e "anabattismo".

Ochino

Bernardino Tommasini (1487 – 1564), senese della contrada dell'Oca, fu un riformatore non incasellabile in categorie precostituite. Ne parliamo qui per via delle sue frequentazioni con la Riforma di frangia.

Ochino, ordinato frate minorita, passò ai cappuccini del cui Ordine divenne generale e predicatore ammiratissimo e la tesi luterana della giustificazione per sola fede. Da Valdés Ochino apprese la tattica nicodemita di «predicare Christo mascherato in gergo» procedendo con cautela per gradi, come è prassi delle sette esoteriche.

A poco a poco cominciò ad esporsi con tesi luterane, sì da esser chiamato a Roma per fornire chiarimenti.

Decise allora di fuggire in Svizzera, a Ginevra, dove fu bene accolto da Calvino, tanto da diventare il primo pastore della comunità italiana della città.

Preso di mira da Carlo V, si rifugiò prima a Costanza, poi a Basilea, e infine a Strasburgo. Emigrato in Inghilterra su invito dell'Arcivescovo di Canterbury Thomas Cranmer [24], fu nominato pastore.

Con l'ascesa al trono di Maria Tudor, Ochino ritornò a Ginevra proprio il giorno successivo all'esecuzione di Serveto. Chiamato a Zurigo nel 1555 da Lelio Socino divenne la guida dei protestanti di Locarno ivi rifugiatisi.

Qui si allontanò dal predestinazionismo calvinista propendendo verso uno scetticismo alieno da atteggiamenti dogmatici e favorevole alla libertà religiosa. Informato, il senato di Zurigo decretò l'espulsione dalla città del senese, cui venne anche impedito il ritorno a Basilea.

Invitato a Cracovia dal confessore della regina Bona Sforza, entrò in contatto con gli antitrinitari Lelio Socino e Giorgio Biandrata.

Costretto a fuggire a causa di un editto reale che bandiva dal paese gli stranieri non cattolici, si diresse infine verso Transilvania, voivodato dove vigeva la libertà di culto. Stremato non riuscì ad arrivarci; morì ad Austerlitz in Moravia, dove era ospitato da un anabattista veneziano.

Lelio Socino

Lelio Socino (1525 – 1562), zio di Fausto, era stato educato come giurista a Padova, dove il padre era docente universitario. Trasferito il padre a Bologna, venne a conoscenza degli scritti di Juan de Valdès circolanti nella città felsinea.

Entrato in contatto, con gli ambienti protestanti di Venezia, Lelio iniziò una vita di peregrinazioni per l’intera Europa a partire da Chiavenna, dove incontrò Camillo Renato [25].

A Ginevra Lelio Socino fu inizialmente ben accolto da Calvino, ma siccome era critico di tutti le confessioni [26], luterana, calvinista e zwingliana incluse, ritenne opportuno trasferirsi a Zurigo, ove era attivo un circolo di italiani seguaci dell’umanesimo di Marsilio Ficino, di Pico della Mirandola e di Lorenzo Valla, scrittore preferito di Erasmo. Venuti a conoscenza delle sue idee cristologiche pericolosamente vicine a quelle di Serveto, i capi della Riforma, ripresero il senese, costringendolo a sottoscrivere una confessione di allineamento con il credo svizzero.

Fausto Socino

Fausto (1539 – 1604), nipote di Lelio, venne avviato aglistudi giuridici, ma ben presto lasciò Siena per andare vivere a Lione (sotto copertura di mercante) e approfondire i temi della riforma. Dopo un viaggio a Zurigo (per la morte dello zio) passò un breve periodo di permanenza a Basilea, incorrendo nel provvedimento di espulsione diretto principalmente contro Ochino.

Nel 1563 tornò in Italia, dove rimase per una dozzina d'anni come segretario di Isabella de' Medici, tenendo velate le sue idee (nicodemismo). Nel 1575 abbandonò definitivamente l'Italia, potendo contare su una rendita garantitagli dal granduca Francesco Maria.

Per circa quattro anni risedette a Basilea per poi recarsi definitivamente a Cracovia.

Qui operava la Chiesa dei Fratelli Polacchi (detta Ecclesia minor, in contrapposizione all'EcclesiaMajor calvinista), formata degli antitrinitari espulsi dalla Chiesa calvinista anche a causa della loro adesione all’anabattismo (separazione dal mondo e rifiuto delle armi, battesimo solo degli adulti).
I Fratelli Polacchi avevano mantenuto la fede nell’esistenza dall’eternità di Cristo e quindi ritenevano giusto adorarlo (posizione “adorantista”) [27].

Di questa Chiesa Fausto Socino divenne il leader indiscusso pur non facendone inizialmente ufficialmente parte (a causa del suo rifiuto di farsi ribattezzare). Solo in seguito venne nominato capo della Chiesa Sociniana polacca, così rinominata in suo onore. In questa nuova veste Socino attaccò i non-adorantisti come nostalgici del giudaismo.

Il Socinianesimo riunisce alcune idee della tradizione umanistica fiorentina (interpretazione razionale e critica della scrittura) e dell’illuminatismo Valdesiano (spiritualismo antisacramentale e antigerarchico) con le teologie antitrinitarie di Serveto e con alcune pratiche anabattiste (pacifismo, non violenza).

S. negava l'esistenza dell'inferno, la necessità dei sacramenti, la predestinazione e l'immortalità dell'anima. Soprattutto non c’è per Socino alcun peccato originale da espiare (Adamo era mortale anche prima della caduta). Di conseguenza la salvezza non deriva dal sacrificio di Gesù Cristo, ma dalla rivelazione che Cristo dà con l'esempio della sua vita (sono parole oggi ripetute pappagallescamente dai modernisti). La redenzione avviene sostanzialmente attraverso atti morali che l’uomo è capace di compiere da sé senza che sia necessaria la grazia divina (pelagianesimo, religione come prassi).

Dopo Socino, la sorte degli Antitrinitari polacchi cambiò con la salita al trono di Giovanni Casimiro. Quando il re nel 1658 ne decretò l'espulsione, la maggior parte si trasferì in Olanda, Germania, e Transilvania.

Biandrata

La famiglia del saluzzese dei conti di Biandrate (1516 – 1588) aveva dimostrato tendenze eterodosse, quando aveva accolto Dolcino nel proprio feudo.

Giorgio ben presto divenne medico personale della regina di Polonia Bona Sforza che, convinta dagli scritti di Ochino, si era avvicinata all’antitrinitarismo.
Per qualche tempo fu ad Alba Julia in Transilvania, alla corte della figlia di Bona, Isabella Iagellone,da poco rimasta vedova con un figlio di minore età, Giovanni Sigismondo.

Già di tendenze riformate, Biandrata per alcuni anni soggiornò in Italia contando sul suo nicodemismo per sottrarsi all’Inquisizione. Nel 1556 ritenne saggio rifugiarsi nei Grigioni e poi a Ginevra, dove aderì al calvinismo, religione professata da una cospicua comunità di eminenti italiani ivi residenti.
A Ginevra il suo modo insinuante di porre scottanti questioni religiose suscitò i sospetti di Calvino, che lo richiamò, costringendolo a fare atto di sottomissione. Di nuovo richiamato, si persuase a lasciare la città per trasferirsi in Polonia, dove contribuì a comporre i dissidi tra le opposte fazioni della neonata Chiesa dei Fratelli Polacchi.

Su invito del giovane Giovanni Sigismondo, re del voivodato di Transilvania, Biandrata ritornò ad Alba Julia nel 1559 col compito di assistere la morente Isabella. Ricco ed influente, come consigliere privato del re e suo rappresentante nei sinodi religiosi, B. venne in contatto con Ferenc Dávid, vescovo capo della Chiesa calvinista, conquistandolo in breve all’antitrinitarismo di stampo sociniano.

La sagacia del Biandrata, unita all’oratoria travolgente di Dàvid, convinsero il re, che nel frattempo aveva acquisito il trono d'Ungheria col nome di Giovanni II, a proclamare nel 1568 la piena uguaglianza di tutte le confessioni cristiane. Era ad un tempo la sconfitta dell'opposizione calvinista ed il riconoscimento ufficiale della confessione Unitariana.

Il successore di Giovanni Sigismondo, Stefano I Báthory, cattolico, prese provvedimenti volti a arrestare la diffusione dell'unitarismo, senza però colpire il B., che nel 1575 in missione a Varsavia riuscì a far valere le pretese del Báthory al trono di Polonia. Come ricompensa gli venne assegnata la rendita di tre feudi.

Nel 1578 i rapporti con Dávid deteriorarono, a causa della posizione “non adorantista” assunta dal teologo transilvano.

Nel tentativo di farlo recedere, Biandrata invitò a sue spese Fausto Socino dalla Polonia. Fallita l’iniziativa, denunciò Dàvid prima al sinodo di Torda (che lo assolse), e poi al nuovo reggente del voivodato, Kristóf Báthory.

Imprigionato il Dàvid, Biandrata stilò per gli unitariani una confessione di fede di stampo sociniano, quindi “adorantista” (Cristo deve essere onorato come Messia) e antianabattista (il battesimo degli infanti è legittimo) e costringendo all'abiura i seguaci di Dávid.

L’antitrinitarismo di B. è un triteismo (esistono tre persone divine) di tipo gradualistico, dato che solo il Padre è considerato vera fonte della divinità.

Su questa base, nel suo De vera et falsa unius Dei, Filii et SpiritusSancti cognitione (1568), il B. delinea una inaudita storia del cristianesimo in cui la dottrina antitrinitaria è presentata come la fede vera, da sempre trasmessa in modo ininterrotto, negli ultimi tempi grazie a profeti quali Gioachino da Fiore, Abelardo, Erasmo, Juan de Valdés, Serveto, Ochino e Lelio Socino.

Per contro il dogma trinitario instaurato dall'Anticristo è una costruzione intellettualistica estranea alla rivelazione, frutto di indebita applicazione di termini e concetti propri della filosofia greca nella interpretazione delle Scritture. Dice infatti il B.: «il principale fondamento di tutti gli errori fu quella vanità filosofica dei Greci» (sono le stesse accuse di ellenismo mosse dagli attuali esegeti, ad esempio dal cardinale addetto alla cultura, a numerosi passi della Scrittura).

La dottrina delle due nature di Cristo (il credere nel Verbo di Dio) approfondì, secondo B., il distacco fra cristiani e ebrei causando la conversione di tutto l'Oriente al maomettanesimo.

La Chiesa è stata lo strumento di cui l'Anticristo si servì per imporre al popolo dei fedeli costituzioni, canoni, sacramenti e gerarchia clericale.
Lutero e Zwingli hanno cominciato la restaurazione ma sbagliarono a partire dalla revisione critica dei sacramenti e non da quella delle fondamenta trinitarie. Fu Erasmo che «per primo mosse questa pietra» (si noti l’importanza capitale assegnata al presunto cattolico olandese).

A fronte della situazione presentata, B. tesse l’elogio incondizionato del nicodemismo, praticato per necessità dai veri cristiani succedutisi nella storia allo scopo di difendersi dalle persecuzioni.

La purificazione della Chiesa verrà con la demolizione totale della costruzione cattolica.

È palese che con tesi e tattica di Biandrata sono in sintonia con quella che sarà l’ideologia trasmessa nelle logge.

Dávid

Ferenc Dávid (1510-1579) sacerdote cattolico convertito al luteranesimo e poi al calvinismo (di cui divenne vescovo e capo in Transilvania) fu, come detto, introdotto da Biandrata all'antitrinitarismo.

Egli, che era il cappellano personale del re, divenne il propagandista più efficace delle dottrine che Biandrata si limitava a suggerire velatamente.
Nel 1566 Dávid espose pubblicamente le sue tesi antitrinitarie quale atto di fondazione della nuova Chiesa Unitariana di Transilvania, subito accolta con favore dal re e da molti nobili.
Oltre che con la sua abilità predicatoria, Dávid diffuse l’antitrinitarismo anche con scritti in cui si faceva beffe della dottrina della Trinità e reclamava la libertà religiosa per tutte le fedi (uno dei cardini del vaticanosecondismo). La libertà di culto fu sigillata, come detto, da Giovanni II d'Ungheria con l’Editto di tolleranza, alla dieta di Torda nel 1568.

Dopo la morte a soli 31 anni di Giovanni Sigismondo, il nuovo re di Transilvania, Stefano I Báthory, cattolico, gli tolse l'incarico di cappellano ed emanò una legge che vietava qualsiasi futura innovazione religiosa.

Dávid nel frattempo era entrato in contatto con Giacomo Paleologo, sposandone la teologia strettamente monoteistica ("non adorantista"), antitetica al socinianesimo di Biandrata.

Come detto Biandrata inviò Fausto Socino a casa di Dávid nel 1578 per farlo recedere.
Accusato dall’ex confratello di essere un traditore convertito al giudaismo e di aver violato la legge sull'innovazione, venne assolto dal sinodo di Torda. Quando l'accusa fu portata dal Biandrata al reggente Kristóf Báthory, il risultato fu opposto: Dávid viene processato, condannato al carcere a vita, rinchiuso nel castello di Déva, dove muore dopo soli cinque mesi di detenzione.

Alla sua morte, dalla Chiesa Unitariana si separarono i due estremi, Sociniani messianici e Sabbatari giudaizzanti (gruppo confluito nell’ebraismo nel 1840).

Con l’accordo di Des (1638) l'unitarianesimo venne posto fuori legge, solo la componente sociniana rimase alla luce del sole. Solo 150 anni più tardi gli Unitariani di stretta osservanza poterono ritornare alla luce, grazie ad una nuova e più moderata dichiarazione di fede, accettata dall’imperatore Giuseppe II.

Giacomo Paleologo

Uno dei più radicali anti-trinitari del '500 fu lo studioso greco Giacomo Paleologo (1520-1585), ex ortodosso ed ex domenicano.

In polemica con Fausto Socino, Paleologo negava il ruolo di Messia di Gesù Cristo e rigettava, di conseguenza, l’adorazione del Nazareno (era un "non adorantista").

Incarcerato a Roma per la sua idea che anche Ebrei (e Musulmani) potessero salvarsi, di certo non poteva immaginare che ben tre papi conciliari secoli dopo avrebbero proclamato pubblicamente lasalvezza autonoma degli ebrei ed almeno uno la stretta vicinanza delle tre religione del libro.

Il Paleologo riuscì a fuggire, trovando infine rifugio in Moravia. Qui si espose come fautore di una Chiesa di Stato (ammirava gli imperatori bizantini, i sultani ottomani e i reali inglesi a capo della Chiesa anglicana) che doveva difendersi dai nemici anche con la guerra. Per tali motivi polemizzò duramente contro il settarismo pacifista dei Fratelli Polacchi [28]. Della Chiesa di Transilvania di Dávid il Paleologo elogiava la posizione “non adorantista” mentre ne confutava le residuali tesi di matrice protestante.

Per questi suoi scritti venne arrestato, estradato a Vienna e poi inviato a Roma, dove venne condannato a morte tramite decapitazione. Con soddisfazione di Socino, che da vero rivoluzionario, giudicava avventurista la sua posizione.

Comunanze

Molti fatti dimostrano l'esistenza di multiformi legami tra le dottrine di queste sette tra loro, con i movimento ereticali posteriori e precedenti.

Uniti nelle motivazioni-base, simili nella struttura, convergenti su molte tematiche, differiscono nelle denominazioni e per le focalizzazioni peculiari di ognuna.

Igor Safarevic ha dimostrato che la molteplicità delle denominazioni non è una prova della loro eterogeneità dato che queste denominazioni erano attribuite dall'esterno, in genere sulla base del nome del fondatore [29].

Invece molto spesso i membri delle sette si chiamavano tra di loro "fratelli" oppure "amici di Dio" (ad esempio i Valdesi e gli Anabattisti di Germania), che è la traduzione letterale della parola "Bogomili" (i Catari della penisola balcanica).

Inoltre erano le sette stesse a sostenere la loro origine antica, facendola risalire ai santi che non avevano accettato la donazione di Costantino a Papa Silvestro (è il rifiuto della Chiesa costantiniana reiterato per impudenza od ignoranza dagli attuali modernisti)[30].

L’unità delle sette avviene prima di tutto su di un piano soprannaturale.
Esse, nella loro pluralità, assaltano da più angolazioni quell'unione tra Dio e mondo e tra Dio e uomo che il Logos con la Sua incarnazione, morte e resurrezione ha ripristinato una volta per sempre.
Tutte le negazioni settarie sono in fondo mirate a rompere il legame uomo-Dio basato sulla divinità di Gesù Cristo, sulla mediazione dei sacramenti, sul magistero della Chiesa, per sostituirlo con il legame diretto tra i più perfetti tra i “fratelli” e la divinità.
Tale prometeismo antropocentrico presuppone che gli eletti acquisiscano una dignità infinita (deiforme), che dà loro il diritto di elaborare una nuova legge religiosa e civile etsi Deus non daretur (senza dover sottostare a vincoli eteronomi).

Sul piano sociale, l’atteggiamento di queste confraternite era di totale condanna ed anzi di ostilità nei confronti dell’ordine esistente, sia nella manifestazione secolare che religiosa, (leggi, strutture e forme), di cui, in vista di un Nuovo Ordine, predicavano la completa distruzione [31].
In pratica erano due i modi attraverso cui si concretizzava l’ostilità verso il potere secolare e verso la Chiesa. Nel modo passivo, sostanzialmente pacifico, agli adepti era proibito ogni contatto con il mondo, imposta la rinuncia ad ogni giuramento, acquisto o vendita, e in genere ad ogni partecipazione alla vita comune. Nel modo attivo le confraternite incitavano gli animi a "sterminare gli empi", uccidere il Papa e distruggere la Chiesa "Babilonia meretrice" [32].
I “fratelli” ritenevano che, una volta eliminato tutto ciò che era frutto dalla civiltà dominante, avrebbero potuto intraprendere la costruzione di un regno di perfezione assoluta, basato sulla vera giustizia, già qui in questo mondo. Alla distruzione sarebbe dunque seguita una ri-nascita (palingenesi in due fasi).

L’unità delle sette è visibile dalla struttura condivisa di alcune di esse: vescovi ordinati segretamente, sinodi per risolvere questioni dottrinali e giudiziarie, apostoli itineranti inviati a far conoscere le decisioni prese. Come si è visto comunicazioni epistolari, circolazioni di libri e raccomandazioni presso i potenti aiutavano i singoli adepti e le comunità a sopravvivi vere ed espandersi.
Comuni alle sette erano anche le tattiche, come il nicodemismo e come l’uso di segni di riconoscimento solo a loro noti.

L’unità è visibile nei molti temi comuni ai movimenti esaminati:

  • - il concetto di divinizzazione dei “Fratelli del Libero Spirito” che è comune al begardismo illuminatico ed è la riproposizione della nozione di "perfetto" propria dei Catari. Agli eletti, ontologicamente distinti dalla gente “bruta”, spettava per diritto divino il dominio del mondo

    - il disconoscimento del battesimo dei bambini che parte da un concetto di Chiesa come unanimità cosciente e non corpo mistico.

    - la stigmatizzazione della società del tempo

    - il tentativo di disgregare la Chiesa reclamando una diminutio del papato e la riorganizzazione in senso conciliarista ed episcopalista (cosa che oggi si sta realizzando)

    - l'odio verso la Chiesa cattolica, responsabile del sistema vigente che portava i più radicali a predicare la distruzione della Chiesa e della società e, nell’attesa, l'allontanamento dal mondo

    - il pauperismo, che trasforma la povertà da mezzo di santificazione a obiettivo di una rivoluzione (la teologia della liberazione odierna)

    - lo spiritualismo disincarnato che auspica, in luogo della Chiesa gerarchica e costantiniana, una Chiesa dell’amore, fondata sui profeti, sugli iniziati e sui santi

    - il millenarismo che immagina imminente questa rivoluzione nella Chiesa

sette e Massoneria

Uno degli aspetti più interessanti di questo excursus è la sorprendente affinità tra le fratellanze ereticali e la fratellanza per antonomasia, la setta dei Liberi Muratori.

Come nelle logge, il movente principe è l’odio contro la civitas cristiana nelle sue due manifestazioni, Chiesa e mondo.

L’obiettivo è creare un Nuovo Ordine, che guiderà per sempre il cammino dell'umanità.

La fiducia nella capacità di imporre Nuovo Ordine nasce dall’hýbris tipicamente gnostica che gli iniziati possano acquisire , attraverso l'illuminazione, una sapienza superiore e unificante, in grado di appianare le differenze religiose, sociali e culturali ("infiniti i popoli e le vie, come incredibilmente molteplici le sintesi e le soluzioni, unica la stella e la sua luce infinita" [33]).
È la stessa fiducia pelagiana nelle capacità del popolo che animava i modernisti del Sillon (“un popolo composto di «re» e «padroni», completamente emancipato da ogni potere esterno, perverrebbe alla società perfetta”) [34] e che san Pio X escludeva potesse esserci (“nel singolo e nella società non vi è una forza d’amore tale da annichilire spontaneamente l’egoismo o il vizio”) [35].

Le modalità con cui arrivare al Nuovo Ordine sono due, una gradualistica (tipica del fabianesimo inglese) ed una rivoluzionaria (Illuminati di Baviera, Lega dei comunisti, ecc.), caratterizzata dall’ateismo antinomico e dall’egualitarismo. Tale distinzione ha, come visto, caratterizzato la divisione di vari movimenti settari secondo appunto le due diramazioni.

In ogni caso la prima fase della strategia contempla la distruzione dell’ordine esistente, in ottemperanza all’imperativo alchemico della grande opera (solve et coagula).

Il più importante dei Riti massonici, lo Scozzese Antico e Accettato (RSAA), ha come motto, Ordo ab Chao, la cui eco è stampata sul dollaro (Novus Ordo Seclorum).

In questa fase, di cui stiamo vivendo gli ultimi sviluppi, sono state impiegate dai settari e dai massoni la tattica del marranesimo e del nicodemismo, affinate da 2000 anni di pratica, insieme a quella di tener sempre vivo il fuoco dell’odio contro la Chiesa Cattolica.
La Massoneria è stata una fabbrica incessante di accuse contro la Chiesa Cattolica. Léo Moulin, che per qualche tempo fu iscritto ad una loggia, fece questa diagnosi: “il capolavoro della propaganda anticristiana è essere riusciti a creare nei cattolici una cattiva coscienza; a instillare loro la vergogna per la proprio storia. fino a convincerli di essere i responsabili di tutti o quasi i mali del mondo”. tutte le minoranze sono state usate per abbattere a colpi d’ariete i sacri portoni (femministe, omo e trans-sessuali, terzomondisti, pacifisti, ecologisti, contestatori ad orologeria, spostati di ogni risma) spalleggiati dai sapienti indottrinati nelle logge (umanisti, filosofi, scienziati, , moralisti, scrittori). Dice ancora Léo Moulin “non c’è problema o errore della storia che non vi sia stato addebitato. E voi, così spesso ignoranti del vostro passato avete finito per crederci, dando loro manforte” [36].

Il primo risultato che settari e massoni si sono proposti è l’annientamento sociale della Chiesa, con le leggi sulla libertà religiosa e con il bavaglio imposto a furor di media contro le “ingerenze vaticane”.

Sono quanto mai attuali queste osservazioni di Piero Vassallo: "Il Papa non deve occuparsi dei problemi profani, che competono unicamente alla diplomazia neo-massonica, alla superbanca, al sindacato liberal selvaggio, e alle agenzie della cultura arcana. Il magistero... deve indurre a sopportare, in devoto e mesto raccoglimento, le nobili sventure causate dalle iniziative degli Illuminati... Questo infatti pretendono i poteri forti: che il Magistero non trattenga e non ostacoli il male, ma separi la religione dalla vita e la carità dalla giustizia" [37]. Il papato odierno, tutto carità e solo chino a curare i feriti causati dall’usurocrazia, rappresenta il compimento degli auspici della loggia.

Sette e logge sono simili anche nella struttura organizzativa, “con una cerchia ristretta di capi iniziati a tutti i segreti della dottrina, e una cerchia molto più vasta di simpatizzanti solo parzialmente informati, legati alla setta da una dipendenza più che altro emozionale” [38]. Rotary Club e paramassonerie (Trilaterale, Bilderberg, Fondazioni e Centri Studi, Agenzie onusiane, Istituti di affari esteri, alcune Ong e Onlus di raccolta fondi, ecc.) sono da un lato il ramo esecutivo (cosciente o meno) della grande opera. dall’altro costituiscono le cerchie da cui reclutare nuovi alti gradi. Allo stesso modo procedevano, ad esempio, i Catari e i “Fratelli del Libero Spirito”.

Vi sono poi piccoli vezzi che i rivoluzionari di ogni tipo coltivano, come quello di vantarsi di poter viaggiare ovunque sempre pernottando presso confratelli o come quello di usare espressioni e simboli che solo gli adepti riescono immediatamente a decifrare. Gli esempi in campo cinematografico sono innumerevoli.

Per concludere da quanto esaminato è inevitabile porre una questione: la Massoneria è un’entità indipendente dalle sette ereticali o ne è solo la copertura organizzativa, il formalismo da esse adottato per selezionare gli iniziati ed elaborare in modo riservato tattiche e strategie?

Oreste Sartore

 

 ⇒Alle origini del modernismo - 1

⇒Ascendenze filosofiche del modernismo - 2

⇒Ascendenze filosofiche del modernismo - 3

⇒Eresie primeve e medievali - riproposizioni moderniste di tesi antiche - 4

⇒La Riforma protestante  e il suo influsso sulle forme moderniste - 5

 


NOTE

[1] Eric Voegelin, Apocalisse e rivoluzione, conferenza presso la Camera di Commercio di Milano, 18 maggio 1967

[2] il suo schema ternario con i lumi si secolarizza trasformandosi in escatologia immanentista: la seconda età diventa evo di mezzo e secoli bui, mentre la terza sarà un’èra di libertà di concordia universale, futuro radioso in cui risplenderanno i lumi. Illuminismo, positivismo, marxismo, nazismo e liberalismo globalizzante sono variazioni in cui cambia l’oggetto ma permane lo schema. La modernità politica, nel presentarsi come religione civile e nel subordinare le Chiese nazionali protestanti allo Stato, riconduce lo schema nel recinto del sacro, sia pure di un sacro di invenzione umana.
Il millenarismo ecumenista che mira ad una religione universale è un altro ramo dell’albero gioachimita.

[3] gli scritti di Gioacchino da Fiore sono stati condannati post mortem per triteismo dal concilio Lateranense del 1215; successivamente le sue tesi furono definitivamente dichiarate eretiche

[4] non a caso si intitola Il santo il romanzo di Antonio Fogazzaro (1842 – 1911) che lanciò il modernismo presso il grande pubblico

[5] v. Igor Safarevic, Il socialismo come fenomeno storico mondiale, Mosca 1977, tr. it., Milano 1980, rist. Milano – Viterbo 1999

[6] Norman Cohn (1915 – 2007), I fanatici dell’Apocalisse, Ivrea 1965

[7] San Paolo, Lettera a Tito 1,15

[8] pratica che è comune a tutte le sette antinomiche passate e successive

[9] il libertinismo, la possibilità di dar libero sfogo agli istinti, è stato il veicolo principale con cui i movimenti gnostici sono riusciti a diffondere la loro mistica inversa tra le masse. Ultimo esempio il ‘68

[10] Genesi, 1,1

[11] un teologumeno della Cabala ebraica

[12] un’idea cara a don Giussani, che rischia di ridurre la religione a "bisogno religioso" ed in definitiva a sentimentalismo

[13] un'analoga controstoria del Cristianesimo verrà raccontata da Biandrata (v. oltre)

[14] la lotta contro le regole canoniche (e le parole di Nostro Signor Gesù Cristo) è ora intrapresa da larga parte dell’episcopato cattolico tedesco.

[15] tale concezione storicista della verità, tipica dello spirito tedesco, troverà la sua consacrazione con Hegel ed il suo successo in campo cattolico con il modernismo

[16] nel 1641 il vescovo dei “fratelli boemi” Comenio (Jan Amos Komensky) nel manifesto Vialucis, illustrò i mezzi per fare di tutti gli uomini "una stirpe, un popolo, una casa, una scuola di Dio"

[17] si noti come, per questi ed altri eretici (inclusi i modernisti), il Regno non sia in mezzo a noi e dentro di noi, ma venga posto altrove, in una mitica epoca del passato oppure in un tempo futuro, che un nuovo eone ci regalerà dall’alto o che sarà costruito dal basso con azioni eversive

[18] risulta evidente che si fa prima ad enumerare le tesi non ripetute da riformisti e modernisti che non ad elencare quelle da loro riproposte

[19] anche i Petrobrusiani, i Bogomili ed i Catari si opponevano al battesimo agli infanti

[20] i profeti di Zwickau rifiutavano il matrimonio, predicavano la libertà di prendersi ogni donna, reclamavano il diritto di proprietà di tutti su tutto ciò che esiste. Istigavano ad esautorare ogni autorità, laica o religiosa e di liberarsene con la spada sterminando preti e strozzini. Annunciavano l'invasione dei turchi, il regno dell'Anticristo e l'avvento del regno di Dio

[21] quelli da me conosciuti, apparsi improvvisamente durante una conferenza, portavano mantelli in loden e i cappelli a larga tesa ma di colore verde

[22] con gli anabattisti l’egualitarismo non è limitato alla vita religiosa, diventa anche un modo di essere della società profana

[23] è l’antica tesi di derivazione gnostica dell’impeccabilità del santo, ripresa anche da Catari, Amalriciani, Fratelli del Libero Spirito ed in seguito dai Ranters. Era anche una conseguenza del predestinazionismo estremo dei calvinisti che, evidentemente, implicava l’irrilevanza del comportamento morale per la salvezza eterna. Anche il pensiero luterano della giustificazione per sola fide, è passibile di esiti antinomisti: Johann Agricola (1589-1643), concittadino di Lutero, pervenne alla conclusione che, se le buone opere non portavano alla salvezza, allora neanche le cattive opere potevano farla perdere (Lutero reagì col trattato Contro gli antinomiani).

[24] colui che col suo Book of Prayer trasformò gli anglicani da scismatici ad eretici

[25] nome da “rinato” dell’ex frate minorita Paolo Ricci, che, quale cultore di Erasmo e seguace di Valdès, riteneva essenziale l’esperienza interiore e dunque superfluo ogni sacramento (battesimo incluso) e ogni manifestazione esteriore di culto

[26] condivideva l’antitrinitarismo di Serveto e la concezione puramente spirituale della religione di Valdés

[27] così credevano anche gli ariani

[28] ad un estremo vi è la Chiesa degli imperatori (giuseppinismo), dei re (gallicanesimo e anglicanesimo) o dei principi (luteranesimo), all’altro troviamo le sette antimondane e anarco-liberiste (stile centri sociali odierni). Entrambe le posizioni sono incompatibili con la dottrina sociale della Chiesa.

[29] Igor Safarevic, cit.

[30] si è visto come Biandrata abbia delineato una trasmissione ininterrotta della dottrina antitrinitaria (un “magistero vivente” settario ed occulto), dai primi secoli al suo tempo

[31] L’intransigente contestazione del mondo presente è una forma mentis tipica dei cultori della gnosi (un’ombra che da sempre accompagna il cammino della Chiesa Cattolica) e dei seguaci delle eresie dualiste (marcioniti e manichei)

[32] v. Igor Safarevic, cit.

[33] Antonio Panaino, I Magi e la loro stella - Storia, scienza e teologia di un racconto evangelico, Cinisello Balsamo (MI) 2012. Panaino è direttore scientifico di HIRAM, rivista ufficiale del Grande Oriente d'Italia

[34] Silvio Brachetta, Regalità di Cristo e l’impegno del cattolico in politica, sito chiesaepostconcilio 27 febbraio 2015

[35] Pio X, lettera Notre Charge Apostolique, 1910

[36] Vittorio Messori, Pensare la storia, Cinisello Balsamo (MI) 1992

[37] P. Vassallo, Certamen VII, Primavera 1996

[38] Igor Safarevic, cit.

 

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