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La Riforma Protestante e il suo influsso sulle forme moderniste - 5

Esaminiamo ora il mondo della Riforma protestante, sempre in vista degli influssi esercitati sulle tre ondate moderniste, quella della prima ora (debellata da San Pio X), la successiva che vede protagonisti gli esponenti della Nouvelle Théologie (condannati da Pio XII ma riabilitati da Giovanni XXIII) e la terza degli attuali epigoni che osano gabellare per cattolicesimo purificato una neo-religione conciliare che del Cattolicesimo non si perita di denigrare la storia, ostacolare i riti, dubitare i dogmi, ritenere un insopportabile peso i precetti etici e un arnese obsoleto il diritto canonico.

Lutero

Martin Lutero (1483 – 1546) rappresenta un plesso fondamentale della storia: con lui inizia la frammentazione dell’Europa cristiana, le cui dolorose conseguenze pesano tuttora.

È evidente come la teoria del libero esame [1] propugnata dal monaco agostiniano abbia spalancato le porte al soggettivismo, dapprima nell’interpretazione delle Sacre Scritture, più tardi nella costruzione di dottrine religiose ad hominem, come dimostra la frammentazione successiva del protestantesimo in decine di congregazioni, conventicole e sette. Da Lutero in poi la fede da pubblica può diventare un fatto privato, intimistico, che riguarda solo ed esclusivamente la coscienza.

Una conseguenza ulteriore del libero esame è l’aver aperto la strada ad un’analisi puramente storico-scientifica della Scrittura. Le varie scuole bibliche, sorte in ambiente protestante e poi migrate per osmosi nel cattolicesimo modernista, si sono avventate sulle Scritture per eliminarne ciò che ritenevano mitico o spurio.
Le scuole di matrice razionalista si sono accanite nell’espellere il soprannaturale, adducendo una mancanza di plausibilità e di prove. Le scuole giudaizzanti si sono preoccupate di eliminare le “incrostazioni ellenistiche”. Con l’esito forse non voluto le une di ridurre il Cristianesimo ad una favola umanista, le altre ad una setta ebraica deviata.

È anche del tutto evidente che tutta l’impalcatura luterana, che espunge la Tradizione per basarsi sulla sola scriptura, comporta “ipso facto” l'inutilità del Magistero ecclesiale, l’annullamento dei dogmi e il depotenziamento di una qualsivoglia gerarchia. Tutta la bimillenaria costruzione cattolica, che i padri, i pastori, i santi e i dottori della chiesa hanno edificato viene smantellata come "inutile filosofia umana".

Vi sono altri due punti della concezione teologica di Lutero che meritano la nostra attenzione.

Ossessionato dalla tentazione del peccato, il monaco agostiniano teorizzò l’impossibilità umana di resistere al male; questa impotenza deriva dal peccato originale che ha corrotto integralmente e irrimediabilmente la natura umana (mentre il cattolicesimo insegna che l’umanità è stata solo ferita). Lutero ha coniato la nozione di servo arbitrio per denotare l’incapacità dell’uomo di volgersi verso il bene senza l’aiuto della grazia.

Il secondo punto teologico è una limitazione all’efficacia della grazia: nel luteranesimo essa né cambia il cuore umano né cancella il peccato. La grazia santificante si limita solamente a “coprire” il peccato con il manto bianco dei meriti di Cristo. Ora una grazia impotente a sanare la corruzione dell’uomo e che non ha la capacità di ripristinare in lui la purezza edenica è una grazia depotenziata [2].

L’uomo in sé e per sé rimane “carogna” e “putredine”, “qualcosa di abominevole” [3].

Vediamo qui ed oltre i sintomi di uno spiritualismo gnostico che odia tutto ciò che è carnale, materiale. Dio, afferma infatti Lutero, crea negandosi (un anticipo della cosmogonia hegeliana). Egli si manifesta attraverso il Suo rovesciamento in una contraria species (tesi gnostica che considera la realtà naturale come sostanza opposta a Dio). Tutto ciò che non è Dio è quindi negativo, sottoposto alla corruzione e impregnato di malvagità, è in definitiva un non-dio, anzi un "antidio". 

L’uomo non può salvarsi da se stesso e neppure contribuire alla propria salvezza attraverso le buone opere. Solo Dio con la sua grazia ha la capacità di salvare l'uomo, giusto o peccatore che sia, e lo fa con un pre-giudizio imperscrutabile (predestinazione). Il peccatore non può salvarsi cambiando condotta di vita visto che l’uomo non può minimamente incidere sulla propria sorte. In sostanza, tarpato nella volontà dal suo stato di corruzione, all’uomo non è possibile resistere alle tentazioni; ne segue che le trasgressioni ad ogni norma morale sono inevitabili ed in definitiva non imputabili. Per questo Lutero paradossalmente esorta l’uomo a non avere remore a peccare più fortemente (etica di stampo gnostico).In quest’ottica di insignificanza delle opere, Lutero considera vano l’anelito di alcuni santi e mistici di partecipare con le proprie sofferenze al martirio di Cristo, il quale solo è necessario per la nostra redenzione. 

Gettato alle ortiche l’insegnamento cattolico che fede ed opere concorrono entrambe alla giustificazione, L. propone una giustificazione per sola fide, in sostanza una salvezza per adesione, che richiama alla mente ancora una volta la gnosi. Naturalmente a questo punto Lutero è costretto a ripudiare l’insegnamento – contenuto nella lettera di Giacomo – che “la fede senza le opere è morta” e di conseguenza a cassarla dal suo canone biblico come una “lettera di paglia” e quindi apocrifa. 

In questa sua opera di rivisitazione dell'Antico Testamento, Lutero eliminò dal canone alcuni libri, che pure erano presenti nella versione della Bibbia dei Settanta tradotta in greco da 72 eruditi ebrei nel III secolo a.C. Curiosamente i libri cassati sono esattamente quelli mancanti nella versione utilizzata dal giudaismo fin dai primi secoli dell’era cristiana, il testo masoretico. Strana consonanza con la sinagoga dell’autore de Gli Ebrei e le loro menzogne. 

Il pessimismo radicale del monaco sassone sulla natura umana, unito al predestinazionismo, oscura in parte la luce della Redenzione, portando in scena la concezione pre-cristiana di un fato inesorabile emanato da un nume tenebroso. 

Dal punto di vista politico-istituzionale, grazie soprattutto a Filippo Melantone (1497 – 1560), la Riforma si diede un’organizzazione simil episcopale. Al principe locale, coadiuvato da un concistoro di giuristi e teologi da lui scelti, era riconosciuto il ruolo di vescovo esterno. 

E così i nobili tedeschi che avevano appoggiato la ribellione luterana attratti dalla possibilità di incamerare i beni ecclesiastici, si trovano premiati fino ad assommare in sé anche la guida della comunità riformata. 

Nasce lo statalismo, sistema in cui i detentori del potere politico, sciolti da qualunque vincolo, si pongono al di sopra di ogni istituzione.

Legami coi fratelli 

Non si può parlare di Lutero senza menzionare Erasmo da Rotterdam (1466 – 1536), l’uomo che posizionato al centro di varie correnti del pensiero rivoluzionario. Erasmo merita il titolo di precursore del modernismo per l’attacco alla teologia della Scolastica, per aver definito come inutili orpelli alcune cerimonie rituali cristiane, come superstizioni le forme di pietà popolare e come propaganda fanatica l’apologetica. Alla stregua di Lutero polemizzò contro la vita monastica e si scagliò contro l’immoralità del clero. Ordinato prete, Erasmo si mantenne prudentemente neutrale nella diatriba tra Riforma e Chiesa di Roma Come pars construens, in campo religioso era favorevole ad una religiosità laica basata sull’etica(primato dell’azione sulla contemplazione); in campo politico pose la tolleranza come base per la convivenza sociale (in anticipo sul liberalismo). 

Dalla figura di Erasmo Lutero fu attratto, pur dissentendo da lui per la questione del libero arbitrio (una delle poche concezioni cristiane mantenute dallo scaltro olandese). 

Lutero era vicino alle fratellanze spirituali sorte nell’alto medioevo. Inizialmente infatti fu riconosciuto dagli anabattisti come “uno dei nostri”, salvo poi anatemizzarlo nel 1525 (così riporta la Cronaca degli anabattisti) per essersi discostato dagli ideali rivoluzionari in religione (con la sua intenzione di creare una Chiesa gerarchica ed episcopale e non comunitaria) e in politica (per la sua contrarietà alle sedizioni che lo portò a convincere i principi tedeschi a reprimere con le armi la rivolta dei contadini). 

La conferma delle ascendenze spurie di Lutero è nelle parole di rimprovero che il nunzio papale gli rivolse durante la Dieta di Worms: "la maggior parte dei tuoi insegnamenti non sono altro che le vecchie eresie ormai rigettate, come quelle dei begardi, dei valdesi, dei poveri di Lione, dei seguaci di Wyclif”.
E, come costoro, oltre alle succitate tesi di sapore gnostico, anche la dottrina del libero esame luterano discende da una visione soggettivista, è altrettanto vero che deriva dalla credenza gnostica dell’anima come scintilla divina, particella dell’Anima Mundi, Dio immanente nel cosmo. Se ne deduce che l’anima è in contatto immediato con Dio e che quindi la coscienza è voce certa di Dio [5].
Di lì deriva il concetto di Deus absconditus non conoscibile, che comporta l’autonomia anche morale del singolo ed il relativismo dogmatico in tema di fede. Si tratta di idee che risalgono all’Umanesimo, rielaborate dal domenicano Eckhart (1260 - 1328).

Chiesa cattolica e Lutero 

La relazione tra protestantesimo e modernismo si risolve in questo: non c’è alcuna posizione dei protestanti relativa a etica o clero che non venga fatta propria da un qualche gruppuscolo in perenne agitazioneriformistica o da un qualche “coraggioso” prete di frontiera. 

Considerando la questione dal punto di vista diacronico, se il primo modernismo sposava molte delle istanze luterane (depotenziamento della gerarchia, rifiuto della Tradizione, matrimonio dei preti, ecc.) come pure la Nouvelle Théologie (biblicismo, ritorno alle fonti, disprezzo della Tradizione cattolica, denigrazione della Chiesa medievale, ecc.), dal Vaticano II in poi è iniziata un’apparentemente inarrestabile marcia di avvicinamento e di convergenza del cattolicesimo conciliare con quel che resta del protestantesimo. 

Il modernista antimariano Congar salutò la Dei Verbum, come la vittoria di Lutero sulla Controriforma e sul Concilio di Trento. Willebrands osò dire che il Concilio ritrovava le intuizioni più profonde di Lutero 

Il “Novus Ordo Missae”di Paolo VI ricalca “in modo impressionante” la santa cena protestante.

Giovanni Paolo II, dopo aver riconosciuto la profonda religiosità di Lutero [6], l’11 dicembre1983 si recò a pregare – primo Papa nella storia - nel tempio protestante di Roma. In quell’occasione affermò che si sarebbe dovuto «rifare il processodi Lutero». 

Nel giugno 1996, trovandosi a Paderborn per una ricorrenza luterana, papa Wojtyła concelebrando con i protestanti riabilitò Lutero, chiedendo perdono per le incomprensioni che la Chiesa Cattolica gli aveva insensatamente riservato [7], e pose le basi per una revisione della dottrina della giustificazione che sfocerà nella firma ad Augusta il 31 ottobre 1999di una “dichiarazione congiunta”fra Chiesa cattolica e Unione Mondiale Luterana. 

Né diverso è stato il comportamento di Benedetto XVI. Da cardinale aveva consigliato alla studiosaSigrid Spath. di rimanere protestante. Da papa proseguì neglielogi a Lutero. 

Dell’attuale vescovo di Roma è nota l’ansia per appianare le differenze tra Chiesa Cattolica e svariate altre confessioni, tra cui il protestantesimo. Tanto che il neo-costituito gruppo “Amici di papa Francesco” può tranquillamente e neo-cattolicamente affermare che “il messaggio di papa Francesco mira a riformare in profondità 1700 anni di Chiesa costantiniana, afflitta da “giuridismo e devozionismo, collaterale ai poteri mondani” [8]. 

Rimane il dubbio se all’origine di questa marcia di convergenza vi sia lo Spirito Santo oppure uno spirito di tutt’altra specie, quello stesso che viene adorato in certi settori della Massoneria, il cui inclusivismo, come sappiamo, non conosce confini, se non uno. 

In ogni caso i comportamenti dei papi, le prediche dei preti e le cosiddette “preghiere dei fedeli” hanno sparso il fumo del luteranesimo sulle coscienze dei cattolici, alterandone la capacità di percezione della realtà. Nella notte in cui tutte le vacche sono nere, non si sa più chi sia cattolico e chi sia eretico.

Zwingli 

Lo svizzero Ulrico Zwingli (1484 – – 1531), sacerdote cattolico, ma anch’egli simpatizzante delle idee di Erasmo da Rotterdam faceva parte della comunità dei "fratelli" di Zurigo prima di diventare un capo riformatore e di instaurare nella città uno stato di tipo teocratico. Come Lutero egli si alleò con il potere locale (borghese). Ripudiati i "fratelli" definendoli con lo spregiativo di anabattisti, lanciò una feroce repressione contro di loro.

Calvino 

Il teologo francese Giovanni Calvino (1509-1564), per due volte capo spirituale del regime teocratico di Ginevra, giocò un ruolo di coordinatore internazionale dei diversi movimenti protestanti europei. Una seconda caratteristica di Calvino è la sua idea di autonomia delle chiese locali, idea ripresa oggi dal vescovo di Roma nel momento in cui auspica che alle conferenze episcopali nazionali sia riconosciuta una “qualche autentica autorità dottrinale”[9].
Il terzo punto qualificante del calvinismo è la dottrina della doppia predestinazione (è Dio a stabilire nella sua imperscrutabile saggezza, che alcuni sono predestinati alla salvezza eterna ed altri alla dannazione eterna). Questo predestinazionismo estremo ha implicito in se stesso l’antinomianismo, vale a dire la tesi che il comportamento morale sia del tutto irrilevante alla salvezza. 

Infine la chiesa ginevrina di Calvino era retta da un concistoro formato da laici e pastori. Un modello di chiesa comunionale verso cui mossero un primo timido passo anche i padri del Vaticano II nel momento in cui aprirono la strada all’istituzione dei consigli pastorali, organismi peraltro solo consultivi.

Influenza di Calvino sull'espansione del protestantesimo  

C. promosse presso il re inglese Edoardo VI la revisione del Book of Common Prayer di Thomas Cranmer (1489 – 1556)[10], il mezzo escogitato dall’arcivescovo di Canterbury per portare gli anglicani (fino allora solo scismatici) alla fede protestante. Un seguace di C. fu John Knox (1505 – 1572), scozzese. Ordinato prete, rigettò la filosofia scolastica (tratto comune del modernismo novecentesco) per seguire dapprima il riformatore scozzese luterano George Wishart e poi Calvino stesso. Con le sue allocuzioni violentemente anti-cattoliche, John Knox innescò azioni devastatrici contro chiese e conventi, episodi che provocarono lo scoppio di una guerra civile. Con la vittoria dei riformatori il Parlamento di Edimburgo nel 1560 approvò la ChiesaScozzese (presbiteriana), di stampo calvinista. È opera di Knox il testo base della confessione presbiteriana, il Book of Common Order. 

La dottrina di Calvino si diffuse in Olanda e in alcune zone della Germania, segnatamente nel Palatinato. 

In Francia i suoi aderenti, chiamati ugonotti, si batterono contro i cattolici in un’aspra guerra civile, conclusasi con l'Editto di Nantes del 1598. 

Tra gli ugonotti il filosofo è rilevante Pierre de la Ramée (Petrus Ramus 1515-1572), cattedratico di successo, riconosciuto autore di riferimento della teologia dei puritani (v. oltre). In campo filosofico Ramus si caratterizza per la sua violenta polemica contro la Scolastica (posizione – come detto più volte – emblematica del modernismo novecentesco), e per alcune posizioni innovative che aprirono la strada all’empirismo di Francesco Bacone e al razionalismo di Cartesio (sui quali ⇒ v. qui).

Puritanesimo inglese  

Questo movimento estremista sorto nel XVI secolo, animosamente anti-cattolico, si proponeva di "purificare", cioè di liberare la Chiesa Anglicana, ancora troppo poco impregnata di cattolicesimo, dalle forme spurie non previste dalle Scritture(volontà del tutto analoga a quella dei modernisti novecenteschi di liberare la Chiesa di Roma dalle scorie ellenistiche/costantiniane/tridentine). 

Spronati dall’idea di un palingenetico ritorno alla purezza originale, alcuni elementi dell'Università di Cambridge si misero a contestare l’abito talare (dal Vaticano II sostituito col clergyman), i 

paramenti sacerdotali, l’uso in chiesa dell'organo (oggi sostituito dalle inevitabili chitarre), la struttura episcopale della Chiesa Anglicana (analoghe sono le contestazioni antigerarchiche dei sedicenti progressisti). 

Più che l’etica severa o il culto semplificato, a porli in conflitto con le autorità fu la loro posizione contestatrice dei vescovi della Chiesa d’Inghilterra, il cui capo è il re stesso.Nel timore che “nessun vescovo equivalesse a nessun re”(no bishop, no king), re Giacomo I (1603 – 1625), pose delle restrizioni al puritanesimo, che si mutarono in persecuzioni sotto il regno di Carlo I. 

Molti emigrarono verso le colonie americane (sono i padri pellegrini – pilgrims – celebrati dall’epopea statunitense). Quelli rimasti in patria, sotto il comando di Oliver Cromwell, iniziarono nel 1642 una Guerra Civile culminata nel 1649 con la proclamazione della repubblica e la decapitazione del re Carlo I. 

Quando nel 1660 venne restaurata la monarchia, il parlamento introdusse nuove pesanti restrizioni, a seguito delle quali il movimento cessò di esistere. 

Pietismo tedesco  

Le inevitabili controversie etico-dottrinali sorte al suo interno costrinsero il protestantesimo ad elaborare una propria ortodossia, con un definito corpo dottrinale. 

Alle coscienze liberate dall’obbedienza a Roma, questo peso non parve affatto leggero. Davanti alle verdi praterie che si erano aperte e che altro non aspettavano se non l’arrivo dell’uomo assolutamente libero, alle menti protestanti più infervorate non restò che denunciare il mal fondato neodogmatismo e il parimenti discutibile rigorismodella neonata chiesa luterana [11] per cercare altre e più spirituali vie alla divinità. 

Nel 1670 l’alsaziano Philipp Jakob Spener (1635-1705), proclamò il primato della esperienza religiosa ("la religione è una cosa del cuore") e della santificazione tramite un’austera condotta di vita. 

Centro del pietismo non è la giustificazione, ma la rinascita. Mentre luterani e calvinisti indicavano nella Bibbia l'unica fonte del contatto tra l'uomo e Dio, per i pietisti il contatto avviene grazie ad un evento, la conversione, che non è semplicemente una correzione del comportamento peccaminoso, ma un vero e proprio evento mistico. Essa è innescata da una crisi, che comporta il passaggio dalla disperazione alla percezione della grazia che si riversa con sovrabbondanza nello spirito.
Con questo evento l’adepto veniva a far parte dei "rigenerati", nettamente distinti dai profani, i non-rinati[12]. 

Nel passare dalla sola fides dei confratelli luterani alla fides viva i pietisti svalutavano i dogmi elaborati dalla gerarchia e ritenevano insufficiente il rito della Messa. Chi voleva essere cristiano autentico doveva riunirsi coi “fratelli” per lo studio delle Sacre Scritture e lo scambio delle esperienze interiori (pentimento, risveglio, estasi) nei Collegia pietatis. In definitiva per i pietisti Il Cristianesimo non è conoscenza ma azione (proposizione ripresa dal modernista Blondel). 

Chiaramente concepivano un sacerdozio universale in cui sia laici che pastori erano autorizzati alla predicazione (una richiesta che alcuni gruppi progressisti odierni rivolgono alla Chiesa di Roma). 

Essi sostenevano la necessità di scrutare e leggere i segni di Dio nella storia (un tema riproposto dal modernista domenicano Chenu). 

La religiosità pietista deriva dall’antidogmatismo di Jakob Böhme (1575 – 1624), un mistico di impostazione cabalista, in cui riecheggiano anche temi dell’illuminatismo di Valdés (v. oltre). 

L’ermetismo che soggiace la corrente pietista è dimostrato dalla terminologia utilizzata. Affermare che dal momento della sua rigenerazione, il cristiano cerca continuamente di trasformare il piombo della propria anima nel nobile oro, capace di riflettere l'infinita gloria di Dio, non è altro che ribadire l’insegnamento dell'alchimia. 

I legami profondi col mondo delle fratellanze palingenetiche diventano palesi con Nicolò Ludovico von Zinzendorf (1700 – 1760), un teologo pietista che fondò una comunità interreligiosa con gli hussiti, per poi divenire vescovo dei Fratelli boemi, sempre in un’ottica di unità delle varie 

confessioni cristiane tutte legittime rappresentanti della comune fede (superfluo ricordare gli analoghi afflati della gerarchia vaticanosecondista). 

Tale tendenza interconfessionale causò la trasformazione delle conventicole pietiste in società, "filadelfiche" includenti elementi delle comunitàhussite e valdesi. 

Lo spirito superconfessionale del pietismo evoluto è tipico della temperie illuminista, che sfocerà infine nel deismo acristiano di Kant. Il filosofo di Königsberg era stato in effetti educato nel pietismo sia in famiglia sia nel locale collegio universitario. 

L’idealismo tedesco di Schelling, Fichte ed Hegel è sostanzialmente la traduzione dei motivi fondanti dello spiritualismo pietista nei termini paludati della filosofica secolarizzata. 

A livello più basso, il pietismo è andato sempre più evaporando in una vaga religiosità personale, fino ad approdare ad una spiritualità New Age priva di contenuti dottrinali, creativa nell’inventare nuovi precetti etici. 

E cosi il rigetto della Chiesa di Roma divinamente istituita ha condotto il luteranesimo, nella sua corrente pietista, a compiere un inevitabile tragitto (durato 4 secoli). Anche a seguito dell’iniziale interconfessionalità la forma mentis tedesca è passata dapprima all’illuminismo poi all’idealismo, per approdare infine ad uno spiritualismo individualista. 

Ma ora larga parte della Chiesa Cattolica, resasi improvvisamente conto del suo plurisecolare ritardo, sta affannosamente cercando di recuperare il tempo perduto dietro ai dogmi, ai Santi e al culto della beatissima Vergine Maria, Madre di Dio.

Quietismo spagnolo  

In campo cattolico in corrispondenza alla Riforma di frangia si situa il quietismo, movimento del XVII sec incentrato sulla spiritualità personale, in particolare sul raccoglimento («preghiera di quiete»). Il cammino per raggiungere la perfezione avviene attraverso un processo di interiorizzazione nel quale lo sforzo personale deve a poco a poco scomparire, per fare spazio alla sola contemplazione. Lo scopo e l’esito finale è lo scioglimento dell'io umano nel totale abbandono in Dioperinde ac cadaver. L’atteggiamento di quiete ricettiva passa attraverso la soppressione di qualunque desiderio, compreso il desiderio della santità (è l’annichilimento di sé della kenosis, dottrina dei protestanti e dei modernisti). Chi segue il cammino non necessita di opere esteriori, né di pratiche devozionali o esercizi ascetici; neppure cercherà ricompense da parte di Dio. Quando l'anima arriva ad annientarsi in Dio, viene trasformata e resa partecipe della res divina; così rigenerata non deve più lasciarsi turbare da pensieri, desideri e atti immorali o perversi: la partecipazione mistica con Dio conferisce infatti una condizione di impeccabilità (l’eterno motivo gnostico proprio delle varie “fratellanze”) che esenta dall'obbligo di resistere alle tentazioni. Il quietista arriva a sostenere che il modo migliore per perfezionarsi è quello di assecondare le tentazioni. Scompare così il peccato e la necessità di confessarlo.
Queste tesi, simili a quelle degli alumbrados, furono rese pubbliche nel 1675 dal sacerdote spagnolo Miguel de Molinos (1628 – 1696)[13]. La reazione delle autorità ecclesiastiche non si fece attendere, anche perché il quietismometteva in secondo piano i sacramenti, il culto, le preghiere (più cresce l’abbandono in Dio più risulta difficile al fedele recitare una qualunque preghiera) e le altre pratiche religiose tradizionali. Molinos venne arrestato nel 1687 e subito condannato alla detenzione perpetua. In prigione ritrattò i propri errori. 

Nota esponente della religiosità quietista fu Jeanne Marie de la Mothe-Guyon (1648 – 1717). Rimasta ben presto vedova, percorse un cammino spirituale che essa descrisse come costituito di tre stati successivi: l’unione delle potenze, la morte mistica e il risveglio a vita nuova di risorto nello stato apostolico, stato di solo amore, in cui è Dio stesso ad agire, (come si vede la Guyon qui ripropone i temi del pietismo). A questo livello lo svuotamento kenotico di sé implica anche l’aver espulso da sé il peccato e la possibilità di poter ancora peccare (una tesi echeggiante l’impeccabilismo delle fratellanze antinomiane). 

Espulsa dal vescovo di Ginevra e da quello di Grenoble, a Parigi trovò inizialmente protezione nella Marchesa de Maintenon, favorita di Luigi XIV. 

La Guyon fu al centro del dissidio tra l'abate Fénelon, incautamente infatuato del di lei infuocato misticismo, e il vescovo Bossuet, che non poteva concepire una fede senza le opere. Per due volte la Guyon fu arrestata; in entrambi i casi firmò un atto di sottomissione ai decreti ecclesiali nei suoi confronti. 

Le sue idee hanno fatto breccia tra i protestanti, specie tra i calvinisti, i quaccheri e i metodisti, oltre naturalmente ad essere di riferimento per i pietisti.

Illuminatismo

Alumbrados   

Nei secoli XVI e XVII sorse il movimento di origine giudaica degli alumbrados (illuminati), i quali sostenevano che l'amore di Dio nell'uomo è Dio stesso (unione tra Dio e uomo come identità totale), per cui coloro che si abbandonano a questo amore, lasciandosene guidare, raggiungono lo stato di impeccabilità.
La via personalistico- esperienziale al divino comportava come conseguenza necessaria l'eliminazione di ogni mediazione tra l’uomo e Dio, come Chiesa, sacramenti e lo stesso Cristo. Il miraggio dello stato di impeccabilità comportava la caduta di tutte le barriere etiche, concedendo liceità al libertinismo.
Il movimento fu condannato nel 1525 dall'Inquisizione spagnola.

Valdès e il suo circolo 

Dallo spiritualismo degli alumbrados fu influenzato Juan de Valdés (1490 – 1541). 

Nato in una famiglia di conversos (ebrei convertiti), apprese le dottrine illuminatiste alla corte di Escalona. Nell'Università madrilena da lui frequentata godeva di grande fama Erasmo da Rotterdam, un cattolico che continuiamo a trovare al centro dei movimenti ereticali del tempo. Valdés intrattenne importanti scambi epistolari con l’umanista-teologo olandese. 

Finito sotto processo per aver attaccato la corruzione entro la Chiesa, Valdés si rifugiò in Italia, prima a Roma, dove fu nominato cameriere segreto di Clemente VII, poi a Napoli, dove, alla morte del papa, si stabilì in modo definitivo. 

A Napoli Valdés, coagulò intorno a sé il fior fiore della cultura e dell'alta società dell'epoca. L’abitazione di questo autentico maestro di coscienze divenne un importantissimo cenacolo umanistico-religioso cui parteciparono i riformatori Bernardino Ochino e Pietro Carnesecchi, il cardinale Reginald Pole (1500-1558) e molti esponenti della nobiltà. A illustrare la fama dello spagnolo basti dire che nel 1545 Cosimo I fece affrescare da Pontormo la basilica di San Lorenzo con i contenuti di un’opera catechistica dello stesso Valdés[14]. 

Il pensiero di Valdés riflette quello di Erasmo. Comune è ad esempio la diffidenza verso le forme esteriori del cristianesimo, ritenute non necessarie al cammino interiore. 

Ma Valdés enuclea dal pensiero erasmiano anche ciò che vi era solo implicitamente annidato. 

Punto chiave che distingue lo spagnolo sia dai cattolici che dai protestanti è che si possono conoscere i grandisimos secretos de Dios non dai testi scritturali, ma in modo individuale ed immediato attraverso una illuminazione dello spirito. Detto altrimenti, il contatto con la res divina non è intellettuale, ma avviene piuttosto per un’illuminazione che coinvolge il soggetto fino a farlo partecipare alla vita intima di Dio. In sostanza il cristianesimo non deve essere appreso come una “scienza teologica”, bensì vissuto come “esperienza vitale”; l’anima deve intraprendere un percorso di acquisizione della Verità “attraverso una rivelazione divina che imprime il sigillo di un’indelebile certezza interiore e l’arricchisce di coinvolgenti valenze emotive” [15]. 

Conseguenza necessaria è che non ha alcun senso vincolarsi ad una ortodossia, né obbedire ad un’autorità che pretenda di giudicare e governare le coscienze dei singoli credenti o di dare una sua univoca interpretazione alle Scritture. Da ripudiare un magistero che raccoglie sotto un’unica dottrina e fissa in dogmi ciò che è conosciuto dall’uomo secondo modalità e per gradi diversi. Inaccettabile anche la pretesa del magistero di dare una sua univoca interpretazione alle Scritture. 

Messo al bando ogni dogmatismo, è anche esclusa la necessità di fondare una Chiesa alternativa (non ha alcun senso vincolarsi ad una ortodossia). È eliminata quindi ogni mediazione tra l’uomo e Dio, non solo Chiesa e sacramenti ma anche lo stesso Cristo. I veri credenti, anche se nutrono opinioni e fedi diverse, fanno tutti parte del medesimo regno: l'Inferno per Valdés non esiste. 

Al culmine del pensiero di Valdés sta la concezione di una "rigenerazione cristiana" "tutta spirituale e interiore", basata sul ritorno alla purezza evangelica. Una chiara anticipazione del pietismo. 

Dal punto di vista tattico il filosofo spagnolo invita i veri cristiani, per difendersi dall’intolleranza delle Chiese e a protezione della paz de la consciencia, a nascondere le loro idee praticando il legittimo schermo del nicodemismo (una forma di marranesimo). Valdés consigliava anche la riservatezza verso i neofiti; le verità dovevano essere trasmesse in maniera graduale (una forma di esoterismo iniziatico). 

Il movimento fu condannato nel 1525 dall'Inquisizione spagnola. 

Le idee di Valdés verranno riprese dal primo modernismo, e così pure la sua tattica iniziatico-nicodemista. 

Pietro Carnesecchi (1508 – 1567) proseguì l’opera di Valdés partecipando al circolo di Viterbo del cardinale Reginald Pole (1500 – 1588), che riuniva tutti i valdesiani ed era frequentato anche da Michelangelo Buonarroti (1475 – 1564). Carnesecchi era un protetto del papa mediceo Clemente VII, dal quale fu insignito di numerose cariche, fra cui quella di protonotario apostolico. Da abile cospiratore, dissimulando il suo vero credo, operò segretamente per diffondere la Riforma riuscendo, tra l’altro, a coagulare intorno a sé a Venezia una comunità clandestina di calvinisti. Tragica la sua fine: fu condannato alla decapitazione e poi arso sul rogo a Roma. 

Quaccheri

Di origine puritana è il movimento dei quaccheri fondato in Inghilterra da George Fox (1624 – 1691). Questo figlio di tessitori puritani, provando disgusto per il clero, rifiutò la carriera religiosa e si mise ad esercitare il mestieri di calzolaio (quello stesso di Böhme). Scandalizzato per il comportamento alcolista di amici correligionari, G. Fox studiò il calvinismo, trovando però inaccettabile e pericolosa la dottrina della doppia predestinazione a motivo della sua svalutazione del comportamento morale.

Si mise dunque alla ricerca personale di Dio, trovandola nella scintilla divina (luce interiore, inner light) presente in ogni uomo [16].

I suoi seguaci che rifiutavano di prestare giuramento e di pagare le decime alla Chiesa (la Casa col Campanile), dopo la caduta di Cromwell, furono perseguitati al pari dei puritani. Solo con l’avvento al potere di Guglielmo d'Orange nel 1689 fu emanato l’Atto di tolleranza con cui si garantiva la libertà di culto a tutti i non-conformisti [17] (tranne, ovviamente, ai cattolici).

Caratteristica dei quaccheri è il rifiuto del sacerdozio e di una qualsiasi struttura ecclesiastica. Se infatti la via a Dio passa per l’illuminazione, il culto si riduce a riunioni senza un programma predefinito, in cui la presenza di Dio si fa sentire ai presenti.

Altre loro caratteristiche sono l’acuto senso di uguaglianza (lotta per la parità di sessi, razze, nazioni o classi sociali, per l'abolizione della schiavitù e per i diritti degli indiani d'America), lotta contro l'alcolismo, le attività filantropiche in genere.

Di preferenza i quaccheri praticano il matrimonio tra i propri fedeli (endogamia)

Riflessione finale

Abbiamo così concluso l’esame delle fonti moderniste in qualche modo interne al Cristianesimo.

Rimangono da esaminare, nella galassia non-cristiana, le eresie dualiste e le “fratellanze”, due fenomeni antichi ma di rovente attualità.

Oreste Sartore 

 

 ⇒Alle origini del modernismo - 1

⇒Ascendenze filosofiche del modernismo - 2

⇒Ascendenze filosofiche del modernismo - 3

⇒Eresie primeve e medievali - riproposizioni moderniste di tesi antiche - 4

 

 


NOTE

[1] E qui Lutero si pone contro se stesso e la sua sola scriptura: «Sappiate anzitutto questo: nessuna scrittura profetica va soggetta a privata spiegazione, poiché non da volontà umana fu mai creata una profezia, ma mossa da Dio» (Pt 1,20-21)

[2] Un modo pessimista di negazione della Grazia, opposto al modo ottimista di Pelagio

[3] i termini sono luterani, cfr. mons. Antonio Piolanti, Dio nel mondo e nell’uomo, Città del Vaticano 1994, citato da Don Stefano Carusi in: L’influsso di Lutero dietro la “tesi Kasper”?, sito disputationes teologicae, 21 dicembre 2014

[4] così riporta la Cronaca degli anabattisti

[5] Paolo Mariani, L'idea del mondo nuovo negli scrittori del novecento, Roma 2013

[6] messaggio ufficiale al Card. Willebrands in occasione del 500° anniversario della nascita dell’eresiarca, 1983 31 ottobre, v. Osservatore Romano del 6 novembre

[7] v. Osservatore Romano del 24 e 25 giugno

[8] cfr il sito rosso porpora, 12 novembre 2014

[9] Papa Franciscus, Evangelii Gaudium, Roma 2013

[10] v. Michael Davies, La riforma liturgica anglicana, New York 1977; traduzione di don Alberto Secci, Albano Laziale – RM, 2014

[11] Papa Francesco sicuramente condivide oggi la presa di distanza che i pietisti di allora manifestarono nei confronti dei confratelli luteranischiavi della rigidità, superficiali, rigidinella pelle ma tenebrosi e putrefatti nel cuore, ingessati, ideologici, cercatori esagerati di certezze, statue da museoinamidati imbalsamati imbalsamatori e incartapecoriti, farisei che si vantano della sicurezza dottrinale e della sacralità disciplinare, eticisti senza cuore

[12] distinzione tipica delle fratellanze palingenetiche, che richiedono una trattazione a parte

[13] Miguel de Molinos, Guía spiritual, 1675

[14] Juan de Valdés, Qual maniera si dovrebbe tenere a informare insino della fanciullezza i figliuoli de Christiani delle cose della religione, Roma 1545

[15] Massimo Firpo, Riforma protestante ed eresie nell'Italia del Cinquecento. Un profilo storico, Roma-Bari 1993

[16] un teologumeno della Cabala ebraica

[17] Coloro che rifiutavano l’Uniformity Act (1662), la legge che obbligava l'uso del Libro delle Preghiere della Chiesa Anglicana

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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