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L'AFORISMA - La libertà non è all'inizio, ma alla fine. Essa non è alla radice, ma ai fiori e ai frutti- Charles Maurras 


AVVISO ⇒ CORSO DI CANTO GREGORIANO - SANTUARIO DI CONCESA (Via Leonardo Da Vinci, 5, 20056 Trezzo sull'Adda MI)


IN PRIMO PIANO ⇒ AZIONE, NON DIALOGO

da Radicati nella Fede - Tutta la Rivoluzione, scoppiata in questi decenni in casa cattolica, è avvenuta in nome del dialogo.  La nuova chiesa si è concepita in contrapposizione alla Chiesa del passato proprio in nome del dialogo: ti dicono che la Chiesa prima del Concilio era una chiesa in difesa, mentre ora la Chiesa ha capito che bisogna aprirsi, aprirsi in un dialogo continuo con il mondo.

In nome di questo dialogo hanno anche preteso il cambiamento della Messa: la Messa di prima, nella sua sacralità, sarebbe la Messa di una Cristianità in “difensiva”, preoccupata di distinguersi dal mondo; la nuova messa sarebbe, invece, la messa di un cristianesimo in “dialogo”, lievito nascosto nella pasta del mondo.

Ciò che occorre capire è che hanno cambiato la messa per cambiare il cristianesimo, questo è il punto!

Avevano già deciso, in tanti e da tempo, di far fare un “balzo in avanti” alla Chiesa cattolica, di renderla più duttile al mondo, ma con la Messa di sempre questa operazione non si sarebbe potuta realizzare compiutamente. La Messa di sempre sarebbe stata l'antidoto contro questa poderosa falsificazione della Chiesa romana in senso liberal-protestante. Allora hanno organizzato l'abbattimento del bastione: una messa nuova per una nuova stagione della Chiesa di Roma.

Occorre proprio capire questo, perché la reazione sia proporzionata e ordinata: non si può pensare ad un risanamento della Chiesa senza prima operare un rifiuto della riforma liturgica conciliare in blocco. 

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Il pensiero di Mons.Lefebvre che si evince dalle sue parole, non dalle interpretazioni altrui

di Mons.Marcel Lefebvre - Non sono io che mi sono definito capo dei tradizionalisti. Voi sapete chi l’ha fatto, poco tempo fa, in circostanze del tutto solenni e memorabili a Roma. Si è detto che Mons. Lefebvre era il capo dei tradizionalisti. Io non voglio essere affatto il capo dei tradizionalisti, e non lo sono. Perché? Perché sono anch’io un semplice cattolico, certo sacerdote, certo vescovo, ma che si trova nelle stesse condizioni nelle quali vi trovate voi e che ha le stesse reazioni davanti alla distruzione della Chiesa, davanti alla distruzione della nostra Fede, davanti alle rovine che s’accumulano sotto i nostri occhi.
Avendo avuto le stesse reazioni, ho pensato che fosse mio dovere formare dei sacerdoti, formare dei veri sacerdoti di cui la Chiesa ha bisogno. Questi sacerdoti, io li ho formati in una Fraternità San Pio X che è stata riconosciuta dalla Chiesa, e non ho fatto che quello che tutti i vescovi hanno fatto per secoli e secoli. Io non ho fatto altro che quello che ho fatto nei miei trent’anni di vita sacerdotale e che mi ha valso di essere vescovo, Delegato apostolico in Africa, membro della Commissione centrale preconciliare, Assistente al Soglio Pontificio. Chi potrebbe desiderare di più come prova che Roma considerava il mio lavoro come profittevole per la Chiesa e per il bene delle anime?
Ed ecco che allorché realizzo un’opera del tutto simile a quella che ho realizzato per trent’anni, ad un tratto vengo sospeso a divinis e forse presto scomunicato, separato dalla Chiesa, rinnegato, che so! E’ possibile? Anche quello che ho fatto per trent’anni era suscettibile di una sospensione a divinis? Penso invece che se in quei tempi io avessi formato dei seminaristi come li si forma oggi nei nuovi seminari, allora sì che sarei stato scomunicato; se in quei tempi avessi insegnato il catechismo come lo si insegna oggi, allora mi avrebbero chiamato eretico. E se avessi celebrato la Santa Messa come la si celebra oggi, mi avrebbero sospettato di eresia e mi avrebbero posto fuori dalla Chiesa. E allora non capisco più. Qualcosa è proprio cambiata nella Chiesa ed è a questo che voglio arrivare.


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Il divorzio fu l'occasione perduta

da Radicati nella Fede - Non c'è niente da fare, nessuno ci toglierà dalla testa che il cambiamento della Messa, operato dalla Chiesa con un autoritarismo senza precedenti a fine anni '60, fu il “cavallo di Troia” con il quale entrarono tutte le più devastanti derive nel mondo cattolico. Il Concilio Vaticano II, pastorale per espressa volontà dei Papi Giovanni XXIII prima e Paolo VI poi, si era ormai concluso. I testi, nella loro prolissità e stile discorsivo, avevano confermato tutti nella propria opinione: i Conservatori erano convinti che nulla fosse cambiato nella sostanza della Tradizione Cattolica; i Progressisti invece, rumorosi ma in fondo minoranza all'epoca, avevano salutato l'avvento di un'era totalmente nuova. Ognuno cercava nei testi la conferma delle proprie opinioni e attitudini. Chi è vissuto in quegli anni può confermare tutto questo, testimoniando della storia della propria parrocchia.


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Ditemi voi se questa è Chiesa cattolica!

di Alessandro Erbaglio - Alcuni giorni orsono mi sono imbattuto in un messaggio di padre James Martin. Sono rimasto pietrificato. Cercando di saperne di più su questo sacerdote (gesuita, è stato nominato nell'aprile 2017 consulente della Segreteria per la Comunicazione della Santa Sede! ) ho scoperto altri scritti e dichiarazioni dal contenuto osceno, del tipo: "Alcuni Santi erano gay", "In Paradiso saremo salutati da uomini e donne Lgbt"... e mi fermo qui perchè è tutto un richiamare la tanto "misericordiosa" pastorale di papa Bergoglio e il suo ambiguo "Chi sono io per giudicare?". Pare che un numero enorme di sacerdoti, oggigiorno, sia su questa linea... 


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Spiacenti, ma siamo in totale disaccordo con la visione della realtà di Sua Eccellenza Mons.Schneider.

comunicato della Corsia di Servi - Sul blog chiesaepostconcilio viene riportato lo scritto – definito esemplare - di S.E.Mons.Schneider. 

Premettiamo che il sincero sentimento di affetto per Mons.Schneider (di cui molti interventi sono stati postati su corsiadeiservi.it) rimane immutato poiché siamo convinti della buona fede del Vescovo nella lettura di certi aspetti assai controversi della realtà, precisamente della crisi della Chiesa ormai manifesta. Lo stesso nostro atteggiamento vale nei confronti del Card. Caffarra, o del Card.Burke (tanto per citare degli esempi)... 

Tuttavia, tornando ad alcuni passi contenuti nello scritto di Mons.Schneider, non possiamo che manifestare pubblicamente la delusione profonda: purtroppo i timori che si nutrivano nei confronti di alcuni alti prelati (come quelli citati) nella concezione della Chiesa e della Fede si sono manifestati confermando sostanzialmente una questione (o meglio dire: LA questione): il Concilio Vaticano II è stato e rimane il problema dei problemi.


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Il latino e la Liturgia di sempre/2

di Card. Giuseppe Siri - Finalmente la media dei fedeli ha bisogno di quello che si potrebbe chiamare il chiaroscuro. Ossia qualcosa la deve superare e trascendere. Non perché sia in se stesso appetibile il non sapere o il non comprendere; ma perché il rimanere qualcosa nell’ombra e nel mistero fa afferrare in via emotiva ed intuitiva una realtà ben più grande: la maestà ed infinita transcendenza delle cose divine. Può sembrare un paradosso il dirlo, ma non lo è affatto: è l’ombra che dà paragone e risalto alla luce; è il mistero che drappeggia stupendamente il proscenio della vita; è la debolezza a sopportare tutta la realtà, che invoca l’ombra. […] Il non pensare a tutto questo è posizione cerebrale ed inumana. Luci ed ombre danno una singolare polivalenza, inafferrabile agli aridi indagatori, eppur capace di rispondere a stati d’anima che nessuno legge e descrive. Claudel fu convertito dal canto del Magnificat sentito la notte di Natale in Notre Dame di Parigi: non si trattava solo del contenuto del mirabile cantico, ma piuttosto della profonda emozione che esso era capace di suscitare in quell’ambiente, in quella notte con quella musica.


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Basta! La Chiesa non può servire Dio e Mammona

di Danilo Quinto - Sono proprio contento che Emma Bonino possa parlare in una Chiesa, quella dedicata a San Defendente, a Ronco di Cossato, vicino Biella, il prossimo 26 luglio, in occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato 2017, per presentare la campagna ERO STRANIERO – L’umanità che fa bene, alla quale ha aderito anche papa Bergoglio. Parteciperà Walter Massa, coordinatore nazionale della commissione immigrazione dell’ARCI e modererà il parroco, don Marco Marchiori, di Una Chiesa a più voci


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Varietà degli aspetti della vita pubblica di Gesù (11)

di Columba Marmion - Alla fine del suo Vangelo l'apostolo S. Giovanni dice: «Se si volessero riferire ad una ad una le molte altre cose fatte da Gesù, il mondo stesso, credo, non potrebbe contenere i libri che ne sarebbero scritti» (Joan. XXI, 25). Al momento di iniziare la contemplazione della vita pubblica di nostro Signore, dobbiamo ripetere lo stesso pensiero. Se volessimo commentare una ad una ciascuna delle sue parole, considerare ciascuno dei suoi atti, spiegare ciascuno dei suoi gesti, l'intera nostra esistenza non basterebbe.

Questa contemplazione costituirebbe indubbiamente una soavissima occupazione per le anime nostre. Non potendo soffermarci su ogni pagina del Vangelo, studieremo soltanto di questo periodo della vita di Gesù alcuni tratti caratteristici; quanto basti per ammirare sino a qual punto risplendano la sapienza e la misericordia eterne nei misteri dell'Incarnazione e della nostra Redenzione.

Vedremo anzitutto in che modo Gesù Cristo proclami e stabilisca la divinità della sua missione e della sua persona per dare una base alla nostra fede; studieremo poi con quale infaticabile condiscendenza della sua umanità verso tutte le forme dell'umana miseria, riveli al mondo le profondità e le ricchezze dell'infinita bontà; la quale rivelazione assumerà, per effetto del contrasto, tutto il suo rilievo, se considereremo l'atteggiamento pieno di giustizia che tiene nostro Signore contro l'orgoglio dei Farisei. Sono questi, tra mille altri, tre aspetti della vita pubblica di Gesù sui quali possono soffermarsi le anime nostre per attingervi grazie di luce e alimenti di vita.


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