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L'AFORISMA - Non si può insieme essere ed apparire: bisogna scegliere. - George Bernanos 


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IL PURGATORIO (NELLA RIVELAZIONE DEI SANTI) - Eccoci al letto di un cristiano morente: la Chiesa gli ha già impartito l'ultima benedizione; per l'ultima volta ha sentito riposar sul suo cuore il Cuore santissimo di Gesù nel Sacramento dell'amore. Quel Dio che si era fatto amico di lui - e di quale amicizia! - fin da quando con la prima Comunione era disceso nel suo petto, sapendolo infermo ha lasciato il suo tabernacolo per venire a visitarlo, e fra le mani del suo ministro ha percorso, inosservato le vie della città, ovvero, seguito da pochi fedeli, gli aspri sentieri della campagna; ha fatto il suo ingresso in quella stanza funerea, trasformata per un momento in santuario, si è posato su quelle labbra che il soffio della morte agghiaccerà fra brevi istanti, ed in un mistico ed intenso colloquio con la sua anima gli ha lasciato intravedere i misteri della vita avvenire e gli splendori della eternità beata. Indi l'estrema Unzione, come ad atleta che debba prepararsi alla pugna. Intorno a quel letto i parenti mormorano a bassa voce parole e preghiere e se ne allontanano solo per dare sfogo alle lacrime. L'orecchio del morente è già stato ripercosso dal formidabile appello: - Parti dunque, o anima cristiana!... - Ed ecco all'improvviso un movimento convulso scorrere per quel corpo irrigidito, ed un singhiozzo soffocato por fine al rantolo dell'agonia: esso ha esalato l'estremo sospiro morto. Si sollevano allora da ogni parte i gemiti e i lamenti della famiglia, che si appressa a colui che or non è altro che un cadavere; gli vengono chiusi quegli occhi che non si apriranno mai più fino al giorno dell'universale giudizio; gli vengono conserte le mani in attitudine di preghiera, e molte volte, per nascondere ai viventi l'orrore della morte, vien posto un velo su quel volto sfigurato; quindi gli amici e i vicini si allontanano tessendo l'elogio del defunto. Finalmente tutto piomba nel silenzio. Questo è l'aspetto esteriore del gran dramma della morte, che per quanto ci possa sgomentare, non è davvero il più importante. Tutto questo per ciò che riguarda il corpo.

Domandiamoci adesso che cosa è accaduto dell'anima immortale ed incorruttibile, che poco fa l'informava. E' questa la questione veramente interessante per noi in questo studio del Purgatorio. ⇒ PER  LEGGERE E SCARICARE IL LIBRO CLICCA QUI 


Come Satana attacca le anime

di don Dolindo Ruotolo - Satana nel tentarci ha per fine, come egli stesso recentemente disse in Francia per bocca di un ossesso, di screditare Dio presso la creatura e la creatura presso Dio. Egli cerca d'influire nelle nostre cose, per turbare l'ordine della Provvidenza e per farcelo apparire illogico e tiranno. Anche nelle piccole cose, specialmente quando, noi ci agitiamo, interviene come un maligno che si diletta a far cattiverie e dispetti. Complica certi malanni e cerca di confondere i medici in modo da dare al male il carattere della spietatezza; cerca d'influire su quelli che ci fanno del male in modo da renderli più maligni, per poi farci agitare contro la Divina Provvidenza; fa apparire come una fresca e deliziosa spensieratezza la vita del mondo e come una oppressione quella dello spirito; è pronto sempre ad intervenire ad ogni nostra preghiera, per complicare le incresciose situazioni proprio quando preghiamo, a fine di screditare la nostra elevazione a Dio, e nello stesso tempo c'illude con qualche effimera prosperità quando non preghiamo per convincerci che è più prosperato chi mena una vita materiale e spensierata.


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La questione dell'immigrazione

dalla rubrica L'Islam e i  musulmani - Prima di tutto l'annuncio del Vangelo. Dovere statutario della Chiesa Cattolica, e in essa di ogni battezzato, è di far conoscere a tutti esplicitamente Gesù di Nazaret, il Figlio di Dio morto per noi e risorto, oggi vivo e Signore dell'universo, unico Salvatore dell'umanità intera.  
Tale missione può essere efficacemente coadiuvata, ma non può essere in alcun modo surrogata da qualsivoglia attività assistenziale. Essa suppone la nostra attitudine al dialogo sincero, aperto, rispettoso con tutti, ma non può mai risolversi nel solo dialogo. Può essere favorita dalla nostra conoscenza oggettiva delle posizioni altrui, ma si avvera soltanto quando noi riusciamo a portare all'esplicita conoscenza di Cristo quei nostri fratelli, che sventuratamente ancora non ne sono beneficiati.
 
Non bisogna poi dimenticare che l'azione evangelizzatrice è di sua natura universale e non tollera deliberate esclusioni di destinatari: "Predicate il Vangelo a ogni creatura" (cf. Mc 16,15), ci ha detto il Risorto. E non è mai giustificata una rassegnata rinuncia a questo proposito, nemmeno quando, umanamente parlando, sembri poco prevedibile il conseguimento di qualche risultato positivo: chi crede nella forza sovrumana dello Spirito Santo, non desiste mai dall'annunciare la strada della salvezza.  
È molto importante infine che tutti i cattolici si rendano conto di questa loro indeclinabile responsabilità, che essi hanno nei confronti di tutti i nuovi arrivati (musulmani compresi).


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Ascendenze filosofiche del modernismo - 3

di Oreste Sartore - Dopo aver richiamato il razionalismo cartesiano e l’empirismo inglese, rivolgiamo la nostra attenzione a due giganti della modernità, Kant ed Hegel, ed ai loro tentativi di instaurare rispettivamente una irreligiosità numinosa ed una spiritualità al tempo immanente e redentrice. Ci limiteremo sempre agli elementi che hanno influenzato le tre età del modernismo nelle sue manifestazioni: il modernismo iniziale vero e proprio, la Nouvelle Théologie e la religione conciliare, un pastiche predicato da una gerarchia deragliata in luogo del cattolicesimo autentico ed integro. Ci limiteremo sempre agli elementi che hanno influenzato le tre età del modernismo, dalla sua manifestazione iniziale, alla seconda ondata (la Nouvelle Théologie) fino alla terza età (quella dello Spirito del Concilio).


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Libro di Tobia: piccolo splendido manuale per gli sposi (...e non solo)

dalla rubrica L'amore, il fidanzamento, il matrimonio: itinerario della felicità - [1]Libro della storia di Tobi, figlio di Tòbiel, figlio di Anàniel, figlio di Aduel, figlio di Gàbael, della discendenza di Asiel, della tribù di Nèftali. [2]Al tempo di Salmanàssar, re degli Assiri, egli fu condotto prigioniero da Tisbe, che sta a sud di Kades di Nèftali, nell'alta Galilea, sopra Casor, verso occidente, a nord di Sefet. [3]Io, Tobi, passavo i giorni della mia vita seguendo le vie della verità e della giustizia. Ai miei fratelli e ai miei compatrioti, che erano stati condotti con me in prigionia a Ninive, nel paese degli Assiri, facevo molte elemosine. [4]Mi trovavo ancora al mio paese, la terra d'Israele, ed ero ancora giovane, quando la tribù del mio antenato Nèftali abbandonò la casa di Davide e si staccò da Gerusalemme, la sola città fra tutte le tribù d'Israele scelta per i sacrifici. In essa era stato edificato il tempio, dove abita Dio, ed era stato consacrato per tutte le generazioni future.[5]Tutti i miei fratelli e quelli della tribù del mio antenato Nèftali facevano sacrifici sui monti della Galilea al vitello che Geroboàmo re d'Israele aveva fabbricato in Dan. [6]Io ero il solo che spesso mi recavo a Gerusalemme nelle feste, per obbedienza ad una legge perenne prescritta a tutto Israele.


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Il mio nome è Qualcuno

di Berlicche - Mi hanno raccontato che in alcune parti dell’Africa non si dice “come ti chiami”, ma “che nome sei”. Il nome è qualcosa che è patrimonio della famiglia, e viene trasmesso di generazione in generazione. Un bambino non è un essere umano finché non ottiene il suo.


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