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L'AFORISMA - Gettatevi con prontezza tra le braccia della Madre di Dio. - Santo Curato d'Ars

Il Tempo di Quaresima

dalla rubrica Memorandum - Il Tempo di Quaresima, con il digiuno e le pratiche di penitenza, ci dà modo di associarsi più strettamente all'opera redentrice del Messia. Ribelle a Dio, l'anima nostra è infatti diventata schiava del demonio, della carne e del mondo. In questo santo Tempo la Chiesa ci mostra Gesù nel deserto (1°Domenica di Quaresima) e nella sua vita pubblica, che combatte per liberarci dalla triplice catena dell'orgoglio, della lussuria e dell'avarizia che ci attacca alle creature. E allorché Cristo ci avrà, con la sua dottrina e le sue sofferenze, strappati alla nostra cattività e resi alla libertà di figli di Dio, ci darà, a Pasqua, la vita divina che avevamo perduta.


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La condanna e la scomunica di Martin Lutero e dei suoi seguaci

di Papa Leone X - Per il potere conferitogli da Dio, compete per nomina e divina disposizione al Romano Pontefice gestire le pene spirituali e temporali come ogni caso solidalmente merita. Lo scopo di ciò è la repressione dei malvagi disegni di uomini fuorviati, che sono stati così affascinati dal loro degradato impulso verso fini malvagi da dimenticare il timore del Signore, da mettere da parte con disprezzo i canonici decreti e gli apostolici comandamenti, e di osare formulare nuovi e falsi dogmi e di introdurre il male dello scisma nella Santa Chiesa di Dio – o di supportare, aiutare e aderire a tali scismatici, che fanno un commercio del loro stracciare la tunica del nostro Redentore e l’unità della corretta fede. Quindi si addice al Pontefice, per timore che la nave di Pietro sembri navigare senza pilota o rematore, prendere severe misure contro tali uomini e i loro seguaci, e attraverso il moltiplicare misure punitive e attraverso altri opportuni rimedi fare in modo che questi stessi uomini prepotenti, dedicati come sono a fini malvagi, insieme ai loro aderenti, non debbano ingannare la moltitudine dei semplici con le loro menzogne ed i loro meccanismi ingannevoli, né trascinarli insieme a condividere il loro errore e la loro propria rovina, contaminandoli con ciò che equivale ad una contagiosa malattia.


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Un Papa in contraddizione con la Divina Rivelazione

da SìSìNoNo - Il 10 novembre 2015 Francesco I ha pronunciato un’omelia (nella Cattedrale di Firenze) in cui ha espresso una sua concezione della Chiesa in contraddizione con quella che si trova nella divina Rivelazione (Tradizione e S. Scrittura), nel Magistero e nella dottrina comune dei teologi. Esporrò i due punti più teologicamente dirompenti dell’omelia bergogliana e li confronterò con l’insegnamento della S. Scrittura, dei Padri, del Magistero e dei teologi scolastici. 


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Cenni sulla santificazione personale

dalla rubrica Omelie e catechesi di Padre Konrad Zu Loewenstein - C'è gente che sembra vivere senza chiedersi il “perchè” (e tra questa troviamo anche molte persone buone ma che tuttavia non pensano mai al significato della loro vita); ci sono poi altre persone che sono alla ricerca del significato della propria esistenza; e ci siamo anche noi, cattolici, che conosciamo quel “perchè”. Il Signore dice: “Beati i vostri occhi perchè vedono, e i vostri orecchi perchè sentono, in verità vi dico molti profeti e giusti hanno desiderato vedere ciò che voi vedete, e non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, e non l' udirono”. Noi sappiamo il significato della vita, ricordando le parole di San Paolo: la vostra santificazione - sanctificatio vestra. Cos'è dunque la nostra santificazione?


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Chiesa cattolica e omosessualità

dalla Voce della Chiesa cattolica - L'omosessualità, o sodomia, sempre considerata dalla coscienza cristiana e occidentale come un vizio obbrobrioso, rivendica oggi visibilità e diritti nella società. Secondo i fautori della nuova ideologia omosessualista, la coscienza civile, che un tempo bollava il peccato contro natura come abominevole, dovrebbe ora riconoscerlo come un bene in sé meritevole di tutela e protezione giuridica. La legge, che un tempo reprimeva l'omosessualità, dovrebbe invece promuoverla, castigando coloro che la rifiutano e la combattono pubblicamente. L'omosessualità, in questa prospettiva, non sarebbe un vizio, e neppure una malattia o deviazione di qualsiasi genere, ma una naturale tendenza umana, da assecondare e garantire, senza porsi il problema della sua moralità. Il Magistero della Chiesa cattolica si situa agli antipodi di questo nefasto relativismo.


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La guerra civile cattolica

di Massimo Viglione - Non è esatto sostenere, come è stato fatto di recente in una nota rivista cattolica, che il mondo cattolico sia diviso e confuso e prossimo al suicidio politico. Se infatti parliamo degli esponenti della gerarchia, sono divisi ma niente affatto confusi. Si dividono in tre gruppi: 1) quelli che non rischiano nessun suicidio politico, in quanto è proprio per i loro interessi politici ed economici (e carrieristici) che si sono venduti al mondo e alla dissoluzione generale oggi in atto; 2) quelli ancora cattolici nell’animo, ma di cui solo uno sparuto numero di tanto in tanto osa farsi sentire; 3) un’élite di venduti scientemente al demonio. Tranne qualche singolo lodevole caso, nessuno di questi, come detto, rischia nulla e comunque tutti hanno le idee chiare.


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La pratica dell'omosessualità grida vendetta al cospetto di Dio

di padre Elia Schafer - Il catechismo di S. Pio X ci ricorda che la pratica dell'omosessualità è un peccato impuro contro natura ed è uno dei quattro peccati che gridano vendetta al cospetto di Dio, cioè reclamano particolarmente un castigo anche in questa vita, oltre che l'inferno nell'altra. Viviamo in tempi in cui la pressione internazionale sta cercando di far considerare le unioni omosessuali come normali, permettendo loro anche l'adozione dei bambini (come se potessero crescere in maniera equilibrata anche in tali circostanze!). La legge naturale (che è Legge di Dio) e il buon senso provano esattamente il contrario. La Tradizione custodita dalla Chiesa è sempre stata chiara in merito. 


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Misericordiosi con ogni innovazione, spietati con la Tradizione

di Francesco Colafemmina - Nell’anno zero sarebbe nato a Betlemme il Messia annunciato dai profeti. Avrebbe compiuto meraviglie nella sua esistenza, si sarebbe fatto chiamare figlio di Dio per poi esser messo a morte dal Sinedrio e risorgere il terzo giorno. Infine sarebbe asceso in cielo e, si presume, dovrebbe tornare per giudicare i vivi e i morti. Vi meravigliate del condizionale? E perché mai? E’ quello che raccontano nei Vangeli alcuni testimoni della Sua vita morte e resurrezione… Ah sì, i Vangeli non sarebbero dei testimoni affidabili… D’accordo, ma questo è quello che ci dice la “tradizione”. La fede si fonda su un dato storico che è tramandato da circa due millenni. La fede di milioni di esseri umani coincide con una tradizione, con l’atto del tràdere, del passare di mano in mano, di bocca in bocca, di cuore in cuore, un evento e ancora riti e liturgie.


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Ave Maria!

Editoriale della Corsia - Ne prendiamo atto: il Francesco della chiesa di oggi non si sente per nulla in dovere di intervenire nel riprendere chi è arrivato persino a predicare che la Madonna è onorata in modo talvolta esagerato e sconsiderato (padre Raniero Cantalamessa o, forse meglio, Cantalutero), o chi ha blaterato che il modello di Maria, vergine e madre, non può essere il riferimento per una promozione della donna nella chiesa (Enzo Bianchi da “radio” Bose, il “monaco” più ammirato dalle curie e dalle parrocchie italiane... complimenti!). Il (san) Francesco della chiesa di ieri tuonava invece: "Alla recita dell'Ave Maria, tremano tutti i demoni!" Una differenza abissale che emerge tra le due figure: papa Francesco da Roma da una parte, e S. Francesco d'Assisi dall'altra. Uno tutto intento a demolire la chiesa, l'altro tutto intento a restaurarla. Il primo del tutto indifferente alle offese arrecate alla Madre di Dio, il secondo pieno di devozione per Colei che terrorizza i demoni. Da una parte papa Bergoglio che abusando del suo ruolo distrugge con ferocia un ordine Francescano consacrato alla Madonna, dall'altra un frate che mediante la sua sincera umiltà e il suo ardore mariano ha curato il Corpo mistico di Cristo.


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