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L'AFORISMA - La falsa Chiesa che si presenta fra noi a partire dal curioso concilio Vaticano II, si allontana sensibilmente, anno dopo anno, dalla Chiesa fondata da Gesù Cristo. La falsa Chiesa post-conciliare si contrappone sempre più alla santa Chiesa che da venti secoli salva le anime (e in sovrappiù illumina e sostiene la società). La pseudo-Chiesa in costruzione si contrappone sempre più alla Chiesa vera, alla sola Chiesa di Cristo, con le più strane innovazioni, sia nella costituzione gerarchica sia nell’insegnamento e nei costumi. - Padre Roger Thomas Calmel 


AVVISO - Nel mese di agosto le pubblicazioni sulla Corsia subiranno un rallentamento per via del periodo estivo/vacanziero. Ai confratelli e ai nostri lettori consigliamo di approfittare del periodo di riposo leggendo una sana lettura (nella rubrica ...da leggere si possono trovare alcuni preziosi consigli; oppure nella sotto-sezione Testi e documenti è possibile scaricare i libri formativi utilizzati dalla Corsia, ricchi di spunti meditativi e di utili riflessioni).

Si ricorda a tutti i confratelli che il 15 agosto si darà inizio alla crociata del Rosario indetta da S.E.Mons. Fellay (⇒vedi qui). Che la Madonna ci protegga e rimanga sempre accanto a noi!

La Redazione 

La persona di Cristo (3)

di Columba Marmion - Se noi domandiamo ciò che possiamo fare di più gradito al suo Sacro Cuore, certamente ci dirà, anzitutto, di essere, come lui, figli di Dio. - Se vogliamo dunque piacergli riceviamolo ogni giorno nella comunione eucaristica e diciamogli: «O Gesù, voi siete il Figlio di Dio, l'immagine perfetta del vostro Padre, voi conoscete il Padre vostro, voi siete tutto in lui, voi vedete la sua faccia; accrescete in me la grazia di adozione che mi rende figlio di Dio; insegnatemi ad essere per la vostra grazia e per le mie virtù; come voi ed in voi, un degno figlio del Padre celeste». E' certo che se noi chiederemo questa grazia con fede il Signore ce la darà. Egli stesso l'ha detto: «Il Figlio non vuole se non ciò che vuole il Padre» (Joan. V, 19). Il Figlio perciò entra pienamente nelle vedute del Padre suo, e quando egli si dona lo fa per stabilire, conservare, aumentare in noi la grazia di adozione. Tutta la sua personale vita divina è di essere ad Patrem, dandosi a noi egli si dà quale è, tutto orientato verso il Padre e la sua gloria, per cui, quando lo riceviamo con fede, fiducia ed amore, egli non può a meno di produrre in noi questa orientazione verso il Padre. Questo dobbiamo domandare e cercare senza tregua: che tutti i nostri pensieri, aspirazioni, desideri, tutta la nostra attività vadano, per la grazia della figliazione e l'amore, al nostro Padre dei cieli nel suo Figlio Gesù: Viventes Deo in Christo Jesu (Rom. VI, 11). 


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Cerchiamo riparo da ciò che ci attende (L’esecuzione dell’Occidente)

da La Scure - Noi continuiamo a illuderci di essere perfettamente liberi e di non esserlo mai stati tanto prima d’ora. L’incantesimo diabolico che stordisce gli stolidi sudditi della demo(no)crazia sta toccando il culmine, così che le trame occulte del potere progrediscono costantemente, senza incontrare una resistenza adeguata, mediante progetti di legge talmente aberranti da risultare disgustosi a chiunque sia sano di mente. I pochi che vi si oppongono si scontrano con il muro di gomma dell’indifferenza o del cinismo, guardati con sospetto come se i matti fossero loro.


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In qual modo possiamo assimilarci: il frutto dei misteri di Gesù (2)

di Columba Marmion - I misteri che Gesù Cristo, Verbo incarnato, ha voluto vivere quaggiù sono stati vissuti per noi; in essi vi si rivela nostro modello e soprattutto egli vuol divenire in essi una stessa cosa con le anime nostre come capo di un unico mistico corpo di cui egli è la testa e noi siamo le membra. E tale è la virtù di questi misteri da essere sempre efficace ed attiva; dal cielo ove è assiso alla destra del Padre suo, Cristo continua a comunicare alle anime il frutto dei suoi stati diversi a fine di realizzare in loro una rassomiglianza divina con se medesimo. La partecipazione ai misteri di Gesù reclama il concorso dell'anima nostra. [...] In qual modo, dunque, ora che Cristo ci ha privati della sua presenza sensibile, potremo noi conoscere i suoi misteri, la loro bellezza, la loro armonia, la loro virtù, la loro potenza? In qual modo soprattutto potremo noi stabilire un vivificante contatto con essi per cavarne quelle virtù che trasformeranno un po' alla volta le anime nostre determinandovi quell'unione con Cristo che è condizione indispensabile per essere annoverati tra i suoi discepoli? E' quanto ci resta a vedere per esaurire l'esposizione di questa verità così feconda, che cioè i misteri di Cristo sono tanto nostri che suoi. 


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I misteri di Cristo sono i nostri misteri (1)

di Columba Marmion - Quando si leggono attentamente le Lettere di S. Paolo e si cerca di ridurre all'unità la dottrina e l'opera del grande apostolo, non si trova difficoltà a vedere che tutto si riassume per lui nella conoscenza pratica del mistero di Cristo. «Leggendo i miei scritti, egli scrive agli Efesini, potete osservare la conoscenza che io ho del mistero di Cristo... poiché a me, minimo di tutti i santi, è stata data questa grazia di annunciare tra le genti le incomprensibili ricchezze di Cristo e di svelare a tutti quale sia la dispensazione del mistero ascoso da secoli in Dio» (Eph. III, 4, 8-11). Col soccorso della divina grazia, io mi propongo parlarvi di questo mistero ineffabile. Vi spiegherò anzitutto fino a qual grado egli sia intimo a noi: tale l'argomento di questa prima conferenza. Ma prima di dar principio all'esposizione di una verità così importante e benefica, è utile considerare brevemente in quali termini S. Paolo ne ha parlato da quando Cristo stesso in persona lo costituì araldo di questa verità. E da chi, meglio che da lui, potremmo imparare quanto la cognizione di questo mistero sia feconda e vitale per le anime nostre? 


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Islam vs Calabraghe

di Francesco Colafemmina - Sosteneva Aristotele che la paura fosse un sentimento del simile. Quel che vediamo accadere ad un altro cui sostituiamo noi stessi per un attimo, genera in noi questo sentimento. Sappiamo altresì che quel che accade sulla scena tragica è storia umana, può toccare tutti indistintamente. Gli antichi non conoscevano il senso del peccato individuale, credevano piuttosto nell’annebbiamento voluto dagli dei come causa dell’errore che poi si ripercuote su chi ha violato la legge divina o umana. L’uomo contemporaneo ha superato completamente non solo la logica antica dell’errore, ma anche quella cristiana del peccato. Siamo ormai al di là del bene e del male e il peccato, l’errore è solo identificabile sulla base dell’aderenza o meno al politically correct.


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Profetico è ciò che sta al definitivo e non al cambiamento

editoriale di Radicati nella Fede - Profezia è vivere il definitivo e non ciò che cambia. Profezia è fedeltà al dogma e non ai tempi. Ti vogliono schiacciare in una falsa alternativa tra chi vorrebbe la Chiesa del passato e chi quella del futuro. No, noi vogliamo la Chiesa di sempre, che è quella del passato del presente e del futuro. È opprimente questo clima instauratosi nella Chiesa cattolica, che continua a porre un falso problema, quello della alternativa tra passato e futuro, schiacciando la coscienza dei cattolici in costruiti sensi di colpa, se si attardano al passato e non si adattano ad un presente rivoluzionario, che dovrebbe preparare il futuro. Ed è su questi sensi di colpa che annullano una giusta resistenza ai continui cambiamenti, che stanno smantellando la Chiesa.


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