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Teresa Neumann, la vita

Teresa Neumann nacque a Konnersreuth, un paesino della Baviera nord-orientale che contava all'epoca meno di mille abitanti, l'8 aprile 1898, un venerdì santo. La casa natale di Teresa si trova proprio sulla piazza principale, di fronte alla chiesa. Konnersreuth è un paese agricolo, posto in zona leggermente collinare alle pendici del Fichtelgebirge: intorno ha prati e campi, più lontano boschi.

Alla fine del secolo e negli anni precedenti la prima guerra mondiale il paese era molto povero; tuttavia la maggior parte degli abitanti viveva in casette di proprietà e possedeva un fazzoletto di terra, coltivato in genere dalle donne. Gli uomini, per guadagnare qualcosa, lavoravano nelle fabbriche di cristallo e porcellana non lontano da Konnersreuth o nelle cave di pietra.

La famiglia di Teresa era povera come la maggior parte delle famiglie del paese: il padre Ferdinand era sarto, la madre Anna, quando le cure della numerosa famiglia lo consentivano, lavorava a giornata nei campi. Teresa era la prima degli undici figli di Ferdinand e Anna, nati fra il 1898 e il 1912; essendo la maggiore, cominciò ben presto a occuparsi dei fratellini e a sostituire presso di loro la mamma quando questa era assente per lavorare. Nonostante la povertà e le privazioni, nella famiglia Neumann regnava una grande armonia e i bambini crebbero in un'atmosfera serena e affettuosa. Quanto fosse povera la famiglia risulta evidente da questo episodio narrato da Teresa stessa al dottor Gerlich: finite le scuole primarie, Teresa fu mandata a servizio presso la famiglia di un contadino e qui vide la padrona di casa condire la minestra di pane col burro.

Credette che l'avesse fatto per errore e tornata a casa raccontò la cosa alla mamma; la quale però le spiegò che la minestra di pane deve essere condita col burro, ma lei non l'aveva mai potuto fare perché non poteva permetterselo. Esortò però la figlia a non dirlo a nessuno, per non far vergognare troppo i genitori! Anche l'episodio seguente fu narrato da Teresa a Gerlich, che lo riporta nel suo libro: quando il sarto Ferdinand aveva finito di confezionare un abito, affidava a uno dei figli l'incarico di portarlo al cliente, e spesso al bambino veniva data una piccola mancia. Questa però non veniva spesa subito, bensì conservata e nascosta in uno sportellino della macchina da cucire del padre.

Quando in casa non c'erano più soldi, cosa che capitava abbastanza spesso, tutta la famiglia si riuniva solennemente intorno a quella piccola cassaforte: il gruzzoletto veniva prelevato e utilizzato per le immediate necessità. I bambini erano orgogliosi di contribuire in questo modo al ménage familiare. Il cibo abituale della famiglia Neumann, come del resto degli altri abitanti della zona, erano le patate. Nonostante il povero nutrimento, Teresa e i fratelli crebbero sani e forti. Raggiunsero infatti tutti un'età avanzata, meno Engelbert (nato nel 1901), che morì di malattia ad appena quattro anni. Ferdinand (nato nel 1911) e Agnes (nata nel 1909) sono ancora vivi. La famiglia di Teresa era cattolica: gente pia e devota, che frequentava regolarmente la chiesa e si accostava spesso ai sacramenti. I bambini ricevettero un'educazione cristiana e il padre teneva moltissimo che in chiesa fossero attenti e rispettosi: se qualcuno di loro chiacchierava durante le funzioni, a casa doveva inginocchiarsi per terra e recitare il rosario. Teresa da adulta raccontava, sorridendo, che le sue sorelle Anna e Ottilia erano spesso incappate in questa punizione, mentre lei e Maria l'avevano sempre evitata.

Teresa fu sin da piccola sempre attiva e piena di vita. Da bambina la sua occupazione preferita era guardare libri illustrati e coltivare le piante e i fiori: un amore che l'accompagnò sempre e le procurò grandi gioie. Lavorava volentieri anche in casa, puliva le stanze e lavava la biancheria per sollevare la mamma da queste fatiche. A scuola studiava volentieri: la frequentò dal 1904 al 1911 e assolse l'obbligo scolastico con buoni voti. Non mostrò, da bambina, una devozione superiore agli altri membri della famiglia, che come abbiamo visto erano religiosi ma alieni da qualunque forma di bigotteria; si sa però che partecipava volentieri alle lezioni di religione e usava scrivere su quaderni i propri pensieri e le proprie riflessioni in materia. Purtroppo di questi scritti nulla si è conservato: nel 1927 la casa dei genitori fu ristrutturata e molte vecchie cose, tra cui i quaderni di scuola dei bambini, furono bruciate.

Ben presto Teresa cominciò a contribuire al bilancio familiare andando a servizio: già nell'ultimo semestre di scuola lavorava nel pomeriggio in un podere distante un quarto d'ora da Konnersreuth. E a 14 anni, nel 1912, fu messa a servizio in una grande tenuta adiacente al paese, di proprietà di un certo Max Neumann; l'anno dopo trovò lavoro nella medesima fattoria anche la sorella Maria, di 13 anni, e durante la guerra anche Anna. Il lavoro era duro, perché la tenuta era grande e con molto bestiame, ma Teresa era robusta e amava i lavori dei campi, gli animali e tutto ciò che aveva a che fare con la natura. Aveva un carattere energico e indipendente, e niente la spaventava. Anche Teresa, come le sue sorelle, ebbe dei corteggiatori, ma lei non prestò mai loro attenzione: i suoi progetti erano ben diversi. Fin da ragazzina infatti cominciò a coltivare in cuore il desiderio di farsi suora missionaria e di andare in Africa non appena il suo aiuto in casa non fosse più stato indispensabile, e a questo scopo prese i primi contatti con le missionarie benedettine di Tutzing. Le cose però dovevano andare diversamente.

L'incidente del 10 marzo 1918

Sull'episodio, che per molti aspetti segnò il destino di Teresa, così ha raccontato il fratello Ferdinand: « Nel 1914 scoppiò la guerra e nostro padre fu richiamato alle armi. Prima di partire si fece promettere solennemente da Resl che finché lui non fosse tornato a casa lei non sarebbe entrata in convento, ma sarebbe rimasta con la madre e i fratelli. Resl naturalmente promise, pur continuando a coltivare dentro di sé il desiderio della vita monacale. Alla fattoria il lavoro cresceva sempre più, perché uno dopo l'altro tutti gli uomini furono richiamati e Teresa era sempre più impegnata. Appena poteva però correva a casa e si occupava anche di noi. Questo durò fino al 1918, quando ci fu l'incidente...». Un incidente evidentemente voluto dal destino. Racconta infatti ancora Ferdinand Neumann: «In quel mese di marzo del 1918 successe qualcosa che a me personalmente ha sempre fatto una grande impressione, ma che finora non è stato fatto notare da nessuno: cioè il rapporto preciso, immediato e concreto fra il ritorno di nostro padre e l'incidente di Resl, che pose fine alle sue speranze di farsi suora. Papà tornò dalla guerra la sera del 9 marzo e l'incidente avvenne la mattina dopo, il 10 marzo! Teresa non ebbe neppure il tempo di tornare sui suoi progetti. Evidentemente il suo destino non era quello...».

L'incidente avvenne così: la mattina di quel 10 marzo scoppiò un incendio molto violento nella fattoria vicina a quella in cui Teresa lavorava. Col suo carattere spontaneo e generoso, Resl fu tra i primi ad accorrere in aiuto: in piedi su una panca afferrava i secchi d'acqua che le venivano allungati, li sollevava e li passava a un'altra persona più in alto. A un certo punto avvenne l'irreparabile: per lo sforzo Resl si procurò una slogatura alla spina dorsale. Come fu constatato in seguito, c'era stato uno spostamento della seconda e terza vertebra lombare con conseguente compressione del midollo, il che provocò subito intorpidimento alle gambe e mancanza di equilibrio. Lì per lì nessuno si allarmò in maniera particolare e Teresa stessa pensò a un « colpo della strega » particolarmente violento. Tornò a casa da sola e rimase in riposo per un paio di giorni; poi riprese, con grande fatica, la solita vita. Seguirono alcune cadute rovinose dovute all'intorpidimento alle gambe, che peggiorarono ulteriormente la situazione, finché per l'aumentare dei dolori e il crescente senso di intorpidimento Resl dovette mettersi a letto. Ma non servi, perché la malattia continuò a peggiorare: si presentarono crampi spaventosi che addirittura la facevano svenire, difficoltà a inghiottire, disturbi alla vista e graduale incapacità a muoversi. Resl fu curata come meglio si poté, fu anche ricoverata per alcune settimane all'ospedale di Waldsassen, a qualche chilometro da Konnersreuth, ma senza alcun risultato. Nel marzo del 1919, a un anno esatto di distanza dall'incidente, Resl era completamente paralizzata alle gambe e priva della vista.

La cecità era sopravvenuta dopo un'ennesima caduta, questa volta dalla sedia dove era stata messa a sedere mentre le rifacevano il letto: aveva battuto la testa violentemente contro la porta, era sopravvenuto un crampo spaventoso e lei aveva perso i sensi. Era poi rimasta vari giorni in stato di incoscienza, e quando aveva finalmente riaperto gli occhi non ci vedeva più. Racconta ancora Ferdinand Neumann: « I miei riuscirono a trovare un oculista, cosa a quel tempo non facile, il quale dopo aver visitato Resl dichiarò che il nervo ottico era lesionato e non esistevano medicine per migliorare la situazione. Mia sorella, che fino a quel momento aveva sperato di guarire e di tornare a lavorare, dovette perdere ogni speranza. Anni dopo, nei colloqui che avevamo quando la portavo a fare quelle passeggiate in macchina che tanto le piacevano, mi confidò che aveva impiegato due anni ad accettare quello che le era capitato, a dire si alla malattia. Noi fratelli comunque l'abbiamo sempre vista rassegnata e paziente: la sofferenza era divenuta il suo pane quotidiano e lei l'accettava come l'aveva accettata Gesù. Pregava molto e traeva grande conforto dalla comunione che il parroco padre Naber le portava ogni giorno. In particolare era devota a santa Teresa di Lisieux, di cui aveva un'immaginetta che papà le aveva portato dalla Francia durante la guerra.

Oltre che dalla cecità e dall'infermità, Resl era tormentata da piaghe da decubito, atroci dolori di testa, crampi spaventosi. La gamba sinistra era rattrappita e il piede completamente girato verso destra ». Oltre alle grandi sofferenze fisiche, Teresa era tormentata dall'idea di essere di peso alla famiglia: non solo non lavorava e non guadagnava più, ma doveva essere costantemente assistita. I genitori e i fratelli sopportarono però sempre tutto con grande coraggio e rassegnazione e fecero il possibile per alleviare la condizione di Resl, sia standole molto vicino che procurandole tutte le cure mediche che riuscirono a trovare. La malattia di Teresa durò complessivamente sette anni: la guarigione fu progressiva - prima fu liberata dalla cecità e poi dalla paralisi - e miracolosa.

La guarigione dalla cecità

Teresa Neumann rimase cieca quattro anni e guari improvvisamente il 29 aprile 1923, giorno della beatificazione di santa Teresa di Lisieux. E’ ancora Ferdinand Neumann che racconta: « Il 29 aprile era domenica. Teresa aveva avuto il giorno prima gravi disturbi di stomaco e nostro padre si era svegliato presto per andare a Neustadt da un terapeuta a prendere un certo tè di erbe che già altre volte le aveva fatto bene. Alle sei, quando andò a salutare Resl, lei era ancora cieca e non lo vide. Poi mia sorella dormi ancora un poco: raccontò poi di aver avuto la sensazione che mentre dormiva succedesse qualcosa al suo guanciale, "come se graffiasse". Si svegliò alle sei e mezzo e poté vedersi le mani, la camicia da notte, il letto.

Alzò gli occhi verso la stanza, vedeva ogni cosa. Allora prese il bastone e lo batté sul pavimento, come usava fare per chiamare i familiari quando aveva bisogno: voleva chiamare la mamma. Arrivò invece nostra sorella Crescenzia, e Teresa in un primo momento non la riconobbe, perché in quattro anni era molto cresciuta. Teresa le disse di chiamare subito la mamma. Appena arrivò, Teresa le gridò che vedeva! La mamma in un primo momento non le credette, pensò che non si sentisse bene, ma Teresa insisteva. Allora la mamma prese dal davanzale della finestra un vaso di fiori bianchi e glielo mostrò, e Teresa fece un commento preciso; poi le mostrò dei fiori rossi, e Teresa descrisse anche quelli. La mamma allora ci chiamò tutti, e Teresa ci parlò e ci riconobbe, uno dopo l'altro. La vista le era ritornata! Piangemmo insieme di gioia!».

Il giorno dopo il dottor Seidì visitò Teresa, ma non trovò alcuna spiegazione del fatto. « Teresa e tutti noi », racconta ancora Ferdinand Neumann, « attribuimmo il miracolo alla piccola Teresa di Gesù Bambino ». Teresa stessa, in una lettera che il 27 maggio 1923 scrisse alla sua amica signorina Simson, che era stata maestra a Konnersreuth, descrisse la propria guarigione dalla cecità. Cara signorina Simson, Salve! Così vorrei gridarle con immensa gioia! Pensi un po': con l'intercessione della beata Teresa, il Signore mi ha ridonato la vista. Che felicità!... Sabato 28 aprile vedevo ancora buio davanti agli occhi, come nei trascorsi quattro anni; domenica mattina, 29 aprile, aprii un po' gli occhi, ma li sentivo pesanti per gli ultimi tormenti allo stomaco. Ero davvero molto spossata; a un certo momento aprii gli occhi e... credetti di sognare: vedevo tutto distintamente. Bussai alla mamma che accorse temendo che avessi ripreso il vomito sanguigno, invece mi udì esclamare felice: « Mamma, ci vedo! ». Lei credette che vaneggiassi e per sincerarsi pose un vaso di fiori bianchi davanti a me. «Oh, che bei fiori bianchi!», dissi io, «a maggio li porteremo in chiesa alla Madonna».

Immagini un po', cara signorina, la gioia di quella domenica. Il sabato era stato tutto nero, come sempre, e la domenica vedevo tutto e bene. Ringrazio sempre, e assieme a Dio mille volte la piccola Teresa. Nessuno l'avrebbe creduto, e io meno degli altri, che allo stato in cui mi trovavo avrei recuperato la vista. Un anno fa il dottor Seidì disse a una mia zia: « Per gli occhi non c e più alcuna speranza, dovrebbe succedere un miracolo per farli risanare». Sabato, 28 aprile, il medico era di nuovo qui, quando un crampo mi tirò il piede sinistro fin sotto il ginocchio destro. Ancora una volta lui disse: «Non c'è più nulla da fare». Stavo quasi per arrabbiarmi. I medici vedono nell'avvenire tanto poco quanto noi. Questo è riservato solo a Dio, per il nostro meglio, e noi dobbiamo abbandonarci con gioia alla Provvidenza divina. Che il buon Dio faccia di me quello che vuole.

Se mi farà guarire, sarò contenta, e se mi farà soffrire per altri cinquant'anni alle gambe, fa lo stesso. Se mi vuol togliere di nuovo la vista, è affar suo; se mi facesse morire sarebbe la mia più gran gioia. Ho spesso tanta nostalgia del paradiso, ma forse dovrò salire ancora molti gradini della Via crucis... Con la vista, Teresa aveva riacquistato la possibilità di leggere e di ammirare la natura, grande gioia per lei. Gli altri guai però erano rimasti. I due anni che seguirono furono colmi di sofferenze, cristianamente accettate. Da una lettera che Teresa scrisse a una sua amica, che era stata sua compagna di scuola e con la quale aveva progettato di andare nelle missioni, possiamo renderci conto del modo in cui Teresa accettava le pene che quotidianamente la tormentavano: « Cara sorella, non va troppo male, anche se le sofferenze occupano gran parte del mio tempo. Questa ormai è la mia professione. Non mi è stato concesso di operare nelle missioni all'estero, conquistando anime al mio diletto Salvatore, ma posso farlo qui, a casa mia. Fa lo stesso, vero, il posto dove si opera; siamo dovunque a casa nostra finché non giungeremo alla nostra vera dimora verso la quale aneliamo con nostalgia! ».

La guarigione dalla paralisi

Venne il giorno della santificazione della piccola Teresa di Lisieux, 17 maggio 1925. Dal Diario di padre Naber ricaviamo la descrizione di quanto avvenne: « Quel giorno fui chiamato presso l'ammalata perché non si sapeva che cosa avesse. La trovai con gli occhi fissi e rivolti verso qualcosa davanti a lei, le mani tese nella stessa direzione, il volto radioso; faceva cenni di assenso con la testa, come se stesse parlando con qualcuno. Improvvisamente si mise a sedere, cosa che per sei anni e mezzo non era riuscita a fare. Quando quello stato straordinario sparì, le chiesi dove fosse stata. Invece di rispondere, lei dichiarò con sorprendente sicurezza che ora poteva alzarsi e camminare.

La madre guardò stupita il piede sinistro che da circa nove mesi era rattrappito e girato verso il destro: ora era di nuovo normale come l'altro. Subito la malata si alzò e sorretta dal padre camminò per la stanza per mezz'ora. Alla mia rinnovata domanda dove fosse stata, raccontò che all'improvviso, mentre pregava, le era apparsa davanti agli occhi una luce e una voce straordinariamente amichevole le aveva chiesto se volesse guarire; lei aveva risposto che per lei tutto andava bene, guarire, restare malata, morire, come voleva Dio. Al che la voce aveva replicato che oggi avrebbe avuto una piccola gioia, si sarebbe alzata e avrebbe camminato. Però avrebbe dovuto soffrire ancora molto e nessun medico avrebbe potuto curarla. Non doveva comunque disperare: "Io ti ho aiutata finora e ti aiuterò anche in avvenire".

La voce parlò ancora del significato del dolore e concluse: "Io ho scritto: Si salvano più anime coi patimenti che con le prediche più brillanti" ». (Vedi la sesta lettera di santa Teresa di Gesù Bambino ai missionari). Da allora le due vertebre, che prima erano distorte e compresse, tornarono in posizione naturale, i crampi e la paralisi sparirono e la malata poté camminare appoggiandosi al bastone e a una persona... » L'opera fu completata qualche mese dopo: «Il 30 settembre, anniversario della morte di santa Teresa», leggiamo ancora nel Diario del parroco, «la meravigliosa luce apparve di nuovo e la stessa voce disse all'ammalata che Dio voleva che ora camminasse senza aiuto. E così fu».

Ancora una volta Teresa descrisse in una lettera a un' amica suora la grande esperienza della guarigione. La lettera è datata 16 giugno 1925, un mese dopo il recupero dell'uso delle gambe: Cara amica, voglio raccontare anche a te la grande, immeritata grazia che è stata concessa il 17 maggio. Pensa, cara amica, che ora posso sedere e camminare. Non so lontanamente descriverti come mi sento: tutto il mondo mi sembra nuovo... Sai, non sono mica guarita del tutto; anche la voce mi aveva detto che avrei sofferto ancora molto, ma questo mi rallegra perché senza dolori e patimenti non so più immaginare la vita. Ma i dolori più grandi, quelli alla spina dorsale, sono scomparsi completamente. Il punto leso sta bene, le vertebre sono tutte a posto, grazie a Dio. Ti voglio raccontare brevemente con e successo. Il 17 maggio, giorno della canonizzazione della piccola santa Teresa, stavo nel pomeriggio sola soletta nella mia stanza, immersa nella devozione del mese di maggio. Recitavo appunto il rosario quando d'improvviso si fece una gran luce davanti a me. Non posso descriverti quel chiarore.

Al primo momento mi spaventai, tanto che gettai due forti grida che furono udite persino dai miei cari, da basso. Ma quando vennero su, non li vidi né li udii. Però non avevo piu il crampo. I miei cari s'accorsero subito che avevo un altro aspetto. Vennero le sorelle Arzberg e mia sorella Anna, e poi andarono a chiamare il signor parroco. Egli racconta che, appena entrato dalla porta, comprese in quale stato mi trovassi: non somigliavo più a me, né sapevo chi fosse presente. Ma ciò che accadeva dentro di me lo ricordo come fosse ora. Quando vidi la luce, sentii una voce dolcissima che incominciò a chiacchierare. Mi chiese se volessi guarire. Risposi che per me andava bene tutto: vivere o morire, essere sana o malata. Tutto ciò che vuole il Signore va bene per me, tanto lui sa ciò che è per il meglio. Allora la voce disse: «Ti farebbe piacere se potessi badare a te stessa?», ed io: «Tutto mi fa piacere». La voce disse ancora: «Perché sei così sottomessa, come piace al Signore, ora avrai anche tu una piccola gioia. Ma dovrai soffrire ancora molto e a lungo: nessun medico ti potrà aiutare. Io ti sono stata sempre vicina e continuerò ad esserlo. E ora puoi metterti a sedere. Prova, via, io ti aiuterò».

E qualcosa mi afferrò alla mano destra e mi aiutò a sedere. Ma nello stesso istante ebbi un dolore tremendo nel punto leso della spina dorsale, tanto che mi dovetti sdraiare di nuovo. La voce continuò a parlare ancora e ancora, ma ora diceva soltanto cose che riguardavano il mio intimo. Parlò molto e insistentemente delle sofferenze, ma questo non intendo rivelarlo. Solo al mio confessore narrai tutto, per obbedienza. La voce aggiunse ancora una frase riguardo ai patimenti: «Questo l'ho già scritto tempo fa». Da quella frase il mio confessore riconobbe che la voce apparteneva a santa Teresa, perché la trovò nei suoi scritti, ma solo il lunedì seguente. La voce parlò ancora di cose spirituali e poi disse: «Adesso puoi alzarti e camminare».

Di nuovo sentii afferrare la mia mano e sedetti. Poi la voce disse ancora qualche cosa e d'improvviso la luce sparì. Solo in quel momento vidi e udii i miei cari... Si, cara amica, le mie vertebre ora sono diritte e così anche la gamba, solo un po' più corta. Come abbia fatto a raddrizzarsi, non lo ricordo affatto, ma la mia cara mamma e le reverende suore videro, durante quell'ora, che a poco a poco la gamba si stendeva, mentre prima era ancora tutta rattrappita. Qualche giorno dopo venne il dottor Seidi e rimase stupefatto. Egli mi visitò a fondo e constatò che la lesione al midollo spinale era del tutto guarita. Però proprio del tutto sana non lo sono, sai; quelle sofferenze che dipendono dal sangue sono rimaste. Se la santissima volontà di Dio avesse disposto che guarissi completamente, la voce me l'avrebbe detto. Già così sono molto felice: senza patimenti non vorrei vivere. Ora i miei cari non hanno più tanto da fare intorno a me... anzi, ora che c'è la raccolta del fieno sono io che lavo i piatti e che rassetto le stanze da basso.

Poi vado a passeggiare nel bel mondo di Dio e tutto mi sembra nuovo. Quant'è buono il Signore con noi peccatori! Quante gioie dà al mondo! Io mi rallegravo già tanto quando mi portavate i fiori e ora, pensa, posso raccoglierli da me... Con la guarigione dalla paralisi alle gambe i miracoli non erano però finiti. Il 13 novembre di quello stesso anno Teresa Neumann ebbe un violento attacco di appendicite acuta con febbre altissima. Il medico curante, dottor Seidì, ravvisò la necessità di un'immediata operazione, da farsi nel vicino ospedale di Waldsassen. Poiché la madre di Teresa piangeva disperatamente, la malata chiese al parroco padre Naber se potesse posare una reliquia di santa Teresa di Lisieux sulla parte dolente e implorare il suo aiuto. Il parroco non trovò nulla da obiettare e Teresa allora fece posare la reliquia sull'addome sofferente e pregò: « Santa Teresa! Tu puoi aiutarmi! L'hai già fatto tante volte! Non lo chiedo per me, ma sentì un po' cosa sta combinando la mamma! » Padre Naber, che fu presente tutto il tempo, così descrisse il fatto nel suo Diario: « La malata si contorceva nel letto come un verme, mentre i presenti pregavano santa Teresa. All'improvviso si voltò verso qualcosa, aprì gli occhi, il viso le divenne radioso, alzò le mani e le tese verso qualcuno davanti a sé, disse alcune volte: "Si", e poi si drizzò. Premette alcune volte sulla parte ammalata chiedendo: "Veramente?". Io domandai allora se fosse apparsa di nuovo santa Teresa e la risposta fu: "Si, e ha detto che devo andare subito in chiesa a ringraziare Dio. Mamma, portami un vestito!". Si vestì e andammo in chiesa, tra lo stupore di tutta la gente del paese.

Ogni dolore era passato. Durante la notte tutto il pus fu espulso per via naturale, solo le croste provocate dalla febbre sulle sue labbra durarono otto giorni. Oltre a sentire la voce, Teresa aveva visto questa volta anche una mano, bianca e sottile. La voce aveva detto: "La tua completa sottomissione e la tua gioia nel sopportare i dolori mi rallegrano. Affinché il mondo riconosca che questo è un avvenimento straordinario, non occorre che ti operi; ma va' subito, subito, a lodare il Signore e a ringraziarlo. Tu dovrai soffrire ancora molto, ma non temere nulla, neppure i patimenti interiori. Solo così potrai contribuire alla salvezza delle anime. Dovrai sempre di più rinunciare al tuo io, ma resta sempre così, candidamente innocente...». La strada di Teresa Neumann era segnata: visioni soprannaturali e sofferenze caratterizzeranno d'ora in poi la sua esistenza.

Le stigmate

Tra il 1923 e la fine del 1925 Teresa aveva miracolosamente recuperato la vista e la mobilità. A partire dall'inizio del 1926 si verificò una serie di fatti più straordinari ancora, se possibile: l'impressione delle stigmate, l'inizio del digiuno che doveva protrarsi per ben trentasei anni, fino alla morte, e il presentarsi di quelle visioni relative ai fatti biblici, alla vita di Gesù, della Madonna e dei santi che dovevano anch'esse accompagnare, con ritmo praticamente quotidiano, la vita della Resl, come Teresa Neumann veniva comunemente chiamata da amici e familiari. Nel febbraio del 1926 Resl fu colta da malessere ed estrema debolezza, per cui dovette mettersi a letto dove rimase più di un mese, fino a Pasqua.

La notte fra giovedì 4 marzo e venerdì, mentre era a letto tranquillamente e non pensava a niente di particolare, ebbe all'improvviso la visione di Gesù in ginocchio nell'orto degli ulivi e lo sentì pregare; vide anche i discepoli addormentati. Dentro di sé provò uno slancio d'amore e compassione per il Redentore: in quel momento lui la guardò fisso e Teresa sentì nella zona del cuore un dolore così intenso che credette di morire. Quando si riprese, la zona era coperta di sangue e sul lato sinistro si era aperta una ferita che continuò a sanguinare fino al giorno dopo. Teresa riuscì a nasconderla a tutti, occultandola con bende. Alla sorella che dormiva con lei, disse di essersi bruciata. Una settimana dopo, alla stessa ora, Teresa vide ancora Gesù nell'orto degli ulivi e in seguito anche la flagellazione.

La settimana seguente assistette all'imposizione della corona di spine. Ogni volta la ferita al cuore sanguinava copiosamente fino al giorno dopo. Il venerdì della Passione, 26 marzo, Teresa vide Gesù portare la croce e cadere sotto il suo peso e quando si riprese dallo stato d'estasi, sulla sua mano sinistra si era aperta una ferita sanguinante che non fu possibile nascondere. Quando la madre le chiese come si fosse fatta male, Teresa dovette rispondere che la ferita si era formata da sola. La notte fra giovedì e venerdì santo (10 e 2 aprile) Teresa vide per la prima volta tutta la Via crucis, dall'orto degli ulivi fino al Golgota e alla, morte in croce, e sulla mano destra e sui piedi si aprirono altre ferite. Fu chiamato allora padre Naber, che accorse con un altro sacerdote: « Giaceva come una martire », scrisse il prelato nel suo Diario, « con gli occhi pieni di sangue, due strisce di sangue sulle guance, pallida come una moribonda.

Fino alle tre, ora della morte del Salvatore, soffrì le pene spaventose della morte. Poi si calmò». La visione delle stigmate commosse profondamente il sacerdote, come aveva turbato e sconvolto i genitori e i fratelli di Teresa. « Mi ci volle parecchio tempo prima che ritrovassi la mia calma interiore », scrisse ancora padre Naber nel suo Diario. Domenica 4 aprile, giorno di Pasqua, Teresa vide il Salvatore risorto, si sentì molto meglio e poté alzarsi dal letto. E’ bene sapere che Teresa Neumann non sapeva nulla delle stigmate e non le aveva affatto desiderate. Come ebbe a dire in seguito, un tale desiderio le sarebbe apparso una « peccaminosa presunzione ». La notizia delle stigmate si diffuse molto rapidamente, con le conseguenze che ognuno può immaginare. « Resl non riusciva ad abituarsi all'idea che la gente venisse a sapere che aveva quelle ferite », racconta il fratello Ferdinand. « Temeva di essere presa per pazza, di essere ritenuta una mistificatrice, un'isterica. Di carattere era riservatissima e avrebbe preferito che le ferite non si vedessero: se proprio era desiderio del Signore che lei le avesse, che fossero soltanto per lei. In seguito però capì che erano invece destinate soprattutto alla gente, che erano un segno divino per tutti.

Anche in seguito, quando si venne a sapere che non mangiava né beveva più, ebbe a dirmi in molte occasioni che avrebbe preferito essere come gli altri, visto che quel fatto attirava su di lei una curiosità morbosa. Per evitarla nei limiti del possibile, Teresa usò sempre guanti corti senza dita e maniche lunghe che coprivano quasi completamente le mani. E quando usciva dal paese, per non farsi riconoscere, invece di portare in testa il fazzoletto bianco che le era abituale, si vestiva tutta di nero come le vecchie contadine. Per il resto però accettò sempre volentieri ogni cosa inviata dal Salvatore, comprese le terribili sofferenze del venerdì, che continuarono fino alla morte ». All'inizio comunque la famiglia Neumann esitò a credere all'origine soprannaturale delle ferite e cercò di farle cicatrizzare prima con mezzi empirici e casalinghi, poi con l'aiuto del medico. Leggiamo dal Diario del pastore Naber: « Alcuni giorni dopo Pasqua venne il medico, dottor Seidì, ed esaminò le ferite. In precedenza si era tentato di far guarire le ferite con metodi casalinghi, però la malata non era riuscita a sopportarli. Anche l'unguento ordinato dal medico fu messo due volte sulle ferite, ma non fece bene. Io allora ordino a Teresa di applicare ancora una volta il medicamento, per non doverci poi sentir rimproverare di non aver usato a sufficienza i rimedi naturali. Conseguenza della rinnovata applicazione sono gonfiori alle mani, ai piedi e al fianco e forti dolori. Quando togliamo l'unguento, i dolori cessano. Il 16 aprile il medico torna e fascia personalmente le ferite; subito però si presentano gonfiore e dolori. Io allora consento alla malata di fare quello che ritiene sia meglio. Le fasciature messe dal medico vengono tolte, le ferite sanguinano ma non fanno più male.

Teresa si trova in grande imbarazzo a causa delle prescrizioni mediche e chiede consiglio alla piccola santa Teresa. Subito dopo l'invocazione alla santa, si accorge che le bende di lino che erano state poste a protezione delle ferite si allentavano: subito dopo smisero di sanguinare e si asciugarono. Da sabato 17 aprile a giovedì 22 aprile le ferite rèstarono chiuse. Quella sera alle dieci Teresa era a letto e leggeva, quando le si ripresentarono davanti agli occhi le visioni del giovedì santo; le ferite ripresero a sanguinare e a dolere, cosa che fecero anche il venerdì. Sabato la situazione era di nuovo come la settimana precedente e le ferite erano chiuse. La settimana dopo successe la stessa cosa...». Questa situazione si ripeté fino alla morte di Teresa: le sue stigmate dolevano continuamente, ma sanguinavano soltanto durante la visione della Passione. Familiari e medico rimasero alquanto stupiti da quelle ferite che, se medicate, producevano atroci dolori e se invece lasciate stare non si infiammavano né si infettavano. E da allora in poi rinunciarono completamente a curarle.

Nel novembre di quello stesso anno 1926, tra il 18 e il 19 (giovedì, venerdì), mentre Teresa aveva la visione dell'incoronazione di spine, apparvero per la prima volta tre macchie di sangue nel fazzoletto bianco che usava portare in testa. Quando il fazzoletto fu tolto, i capelli risultarono imbevuti di sangue e tutta la testa era assai dolorante. La settimana successiva le macchie di sangue salirono a otto, e tali rimasero. Le stigmate di Teresa Neumann furono oggetto di molti controlli medici, da parte anche di padre Agostino Gemelli che nel 1928 si recò a Konnersreuth come medico e come commissario di papa Pio XI. Padre Gemelli si era fatto sacerdote dopo la laurea in medicina ed era docente all'Università Cattolica di Milano, di cui era anche rettore. Dopo aver visitato la stigmatizzata, egli dichiarò: « Avendo visitato con la massima attenzione Teresa Neumann, dichiaro che non c'è assolutamente nessuna traccia di isterismo e, naturalmente, che le sue condizioni non sono scientificamente spiegabili ». In seguito padre Gemelli fece rapporto al pontefice, il quale impartì la sua benedizione a lui e a Teresa Neumann, la quale avvertì chiaramente quella benedizione e lo disse a padre Naber. Il documento con la benedizione apostolica giunse a Konnersreuth alcune settimane dopo.

Il digiuno

Alle stigmate intanto si aggiunse il digiuno. Da molto tempo, cioè fin da quando si era ammalata, Teresa aveva mostrato un sempre più scarso bisogno di nutrimento. A partire dal 1922, anche a causa della paralisi che le bloccava i muscoli della deglutizione, si era nutrita soltanto di alimenti liquidi. Poi gradualmente, dal 1926 in poi, non aveva più sentito neppure la necessità di questi. Tuttavia, per compiacere la madre che comprensibilmente se ne preoccupava molto, accettava di ingoiare ogni giorno un paio di cucchiai di latte o succo di frutta, che però in genere rimetteva subito. A partire dal Natale 1926 Teresa provò una totale ripugnanza per cibi e bevande e smise completamente di nutrirsi.

Soltanto dopo la comunione quotidiana prendeva alcune gocce d'acqua per inghiottire meglio l'ostia; padre Naber tuttavia testimonia che dal settembre 1927 non ci fu più bisogno neppure di quella. Da allora, per quasi trentasei anni, Teresa visse senza mangiare né bere: la comunione era il suo unico, indispensabile nutrimento. Padre Naber, che le diede la comunione ogni giorno fino alla morte, ha annotato nel suo Diario che Teresa affermava di vivere « del Salvatore ». E aggiunge: « In lei si compie alla lettera la parola di Dio: "La mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda" » Dell'autenticità del digiuno totale di Teresa Neumann non è lecito dubitare. Dice Ferdinand Neumann: « In una famiglia numerosa come la nostra non sarebbe mai stato possibile simulare una cosa del genere. A che scopo poi? Teresa rifuggiva da ogni notorietà e la curiosità che, suo malgrado, la gente aveva per lei soprattutto per questa faccenda del digiuno le dava molto fastidio. Inoltre Konnersreuth è un piccolo paese e tutti partecipavano molto da vicino a quello che capitava a mia sorella. Teresa non avrebbe mai potuto nutrirsi di nascosto, per trentasei anni di seguito: ce ne saremmo accorti! In più mia sorella ha vissuto a più riprese per settimane intere a casa del professor Wutz, il famoso orientalista che era anche sacerdote, a Eichstàtt, e anche lì fu constatato che il suo digiuno era totale...».

Come abbiamo accennato in precedenza, a Konnersreuth vivono ancora molte persone che hanno conosciuto bene Teresa e hanno partecipato direttamente alla sua vita mistica, constatando di persona, con comprensibile stupore, i fenomeni straordinari di cui la loro compaesana era protagonista. Tutti concordemente descrivono Teresa come una donna di grande semplicità e disponibilità, di carattere allegro, gioviale, aperta al dialogo, innamorata della natura e di quello che chiamava « il bel mondo di Dio». A titolo di esempio riporto le parole di Max Dietz, 83 anni, contadino, parente di Teresa (suo fratello è il marito di Agnes, l'unica sorella superstite di Teresa, oggi molto anziana): « Mio fratello e io siamo praticamente cresciuti insieme alla famiglia Neumann e abbiamo assistito ad ogni cosa. Ricordo i tentativi per far mangiare Teresa: ci provavamo tutti, senza risultato. Sembrava che avesse la gola chiusa. Neppure con la cannuccia le andava giù niente! Hanno sospettato inganni, frodi, ma sono tutte calunnie. Per trentasei anni, vivendo in una famiglia numerosissima e sempre piena di amici e conoscenti, ed essendo per di più sempre al centro dell'interesse e della curiosità di tutti, Teresa non ha mangiato né eliminato mai nulla: come avrebbe potuto fingere e fare ogni cosa di nascosto? Noi tutti l'abbiamo vista soffrire nel letto, per anni, cieca e paralizzata. Quando all'improvviso guari, pensammo tutti subito a un miracolo: che altro avremmo potuto pensare? E anche il digiuno e le stigmate furono miracoli. Teresa ci ha abituato ai miracoli! ».

Le stigmate e il digiuno di Teresa Neumann, che venivano ad aggiungersi alle sue guarigioni miracolose di cùi già avevano tanto parlato i giornali, attirarono sempre più l'attenzione generale. Si mosse ufficialmente anche la Chiesa, e più esattamente la curia di Ratisbona da cui dipende Konnersreuth, e ordinò un rigorosissimo controllo che fu eseguito nel luglio 1927 in casa Neumann, su precisa richiesta del padre di Teresa. Johannes Steiner, che seguì per quarant'anni il caso di Teresa Neumann, così descrive i fatti nel suo libro: « Nel luglio 1927, con la sua approvazione e su iniziativa della curia di Ratisbona, Teresa fu sottoposta ad una minuziosa e rigorosa sorveglianza di una commissione medica e di quattro suore di Mallensdorf.

La curia aveva preventivamente interrogato alcuni esperti per sapere per quanto tempo una persona può, normalmente, vivere senza prendere cibo e bevanda. L'esito di questa indagine stabilì un periodo massimo di undici giorni, specialmente riguardo al bere. Su questo indice si decise di protrarre la vigilanza per quindici giorni. A due a due le suore, sotto giuramento, osservarono incessantemente Teresa durante quei quindici giorni secondo le istruzioni ecclesiastiche e mediche. E’ stata misurata l'acqua per sciacquarsi la bocca; sono state controllate tutte le secrezioni. Furono prese fotografie delle stigmate sanguinanti e il sangue stesso fu esaminato. Venne persino sottoposta, senza chiederle il permesso, a visite molto penose di cui per dieci anni lei si vergognò di parlare, perfino con i genitori. Nel corso di tali accertamenti fu fatto, durante lo stato di estasi del venerdì, un esperimento di abbacinamento con una lampada ad arco di cinquemila watt, dirigendo un raggio luminoso sui suoi occhi spalancati.

Se Teresa si fosse trovata in condizioni di sensibilità normale, questo esperimento avrebbe potuto provocare disturbi visivi molto gravi, specialmente a lei che già era stata affetta da cecità. Invece non si mosse, né batté ciglio, e ciò dimostra che nello stato di contemplazione visionaria era insensibile ad ogni impressione esterna. Nei quindici giorni non fu constatata la minima immissione di alimenti. Il peso, che all'inizio dell'esame era di 55 kg, scese durante le sofferenze del venerdì a 51 kg la prima volta e a 52,5 la seconda, e alla fine dell'esame ritornò al livello iniziale malgrado l'assoluto digiuno. Il peso medio di Teresa Neumann, nel corso degli anni seguenti, non è mai diminuito, anzi con l'età e per predisposizione ereditaria è piuttosto aumentato. Ha sempre perduto peso nei venerdì (fino a 4 kg), ma lo ha recuperato regolarmente nel corso della settimana. Un organismo normale non sopporterebbe, a lungo andare e senza sostentamento, così continue variazioni di peso senza registrare notevoli disturbi...». La curia di Ratisbona si dichiarò pienamente soddisfatta dell'esito del controllo. Nel suo bollettino del 4 ottobre 1927 pubblicò infatti quanto segue: «L'esteso, esauriente rapporto dell'ufficiale sanitario dottor Seidì e il testo scritto di proprio pugno dal docente universitario professor Ewald, nonché i due gruppi di diari delle quattro suore ci convincono che un osservazione effettuata in un ospedale o in una clinica, come all'inizio era stato auspicato ma non fu possibile effettuare, non avrebbero potuto dare risultati migliori. Firmato: Scheglmann, vicario generale. Wùhrl, segretario».

Negli anni seguenti tuttavia furono fatte pressioni a Teresa perché ripetesse il controllo del digiuno. A un secondo esame tuttavia non si arrivò mai, perché i vescovi non furono d'accordo nella richiesta di un secondo esame che veniva da parte dei medici e dei politici. Inoltre il padre di Teresa, dopo aver appreso certi particolari del primo controllo, si oppose assolutamente a che ne venisse compiuto un secondo. Egli stesso lo espresse chiaramente in una lettera al vescovo di Ratisbona, monsignor Michael Buchberger: la lettera è datata 10 marzo 1937. Rev.mo signor vescovo, in questi giorni ho appreso da mia figlia una cosa che cambia radicalmente il mio atteggiamento riguardo a un rinnovato esame clinico.

Durante l'osservazione ordinata dal suo predecessore, il professor Ewald, senza che io lo sapessi e senza il permesso di mia figlia, l'ha visitata in rapporto alla sua verginità. Mia figlia, non essendo nelle condizioni di potersi opporre, ha dovuto subire l'affronto senza protestare, ma il professor Ewald non doveva mai farlo senza il suo consenso. In tutti questi anni lei non mi ha mai parlato del fatto, perché si vergognava... E’ inaudito e vergognoso sotto ogni aspetto che da parte della curia, sotto il titolo di «osservazione del mancato nutrimento», si concedano pieni poteri a un medico, e per di più a un medico protestante, poteri che gli consentono di trattare e visitare una ragazza illibata come una prostituta alla sezione di polizia. Con ciò ogni discorso intorno a nuovi esami medici è definitivamente chiuso... Stigmate e digiuno non autorizzano in alcun modo a tale incredibile impudenza, che non si oserebbe imporre a un essere normale. Ad ogni buon conto, a me non capiterà di certo mai più che si abusi della fiducia della mia famiglia in modo così vergognoso, visto che neanche gli ordini del vescovado garantiscono protezione alcuna. Con reverenza. FERDJNAND NEUMANN

Nella sua opposizione netta e precisa Ferdinand Neumann fu confortato dal sostegno dei vescovi: monsignor Michael Rackl, vescovo di Eichstàtt, lo esortò a non aderire per nessuna ragione a un nuovo esame; e il cardinale Preysing di Berlino, che era stato in precedenza vescovo di Eichstàtt e conosceva quindi molto bene la situazione, affermò pubblicamente: « Mi rallegro molto che il padre abbia una testa così dura. E’ ovvio che un medico non crederebbe ai risultati dell'altro, né una clinica all'altra ». Johannes Steiner riferisce nel suo libro che papa Pio XI avrebbe detto al cardinale Schuster con riferimento a Teresa Neumann e al problema di un ulteriore controllo: «Lasciatemi in pace quella creatura!». Steiner aggiunge poi, a titolo personale, che il padre di Teresa aveva detto a più riprese: «Per conto mio possono mettere Teresa in una cassa di vetro e osservarla quanto vogliono, ma non permetterò mai che si facciano esperimenti su di lei».

Egli temeva infatti che se la figlia fosse stata ricoverata in clinica per accertamenti relativi al digiuno le cose sarebbero andate come la prima volta; in più probabilmente avrebbero tentato di nutrirla con sonde o avrebbero fatto esperimenti sulle stigmate. Questi ultimi timori erano stati espressi a Ferdinand Neumann da amici medici ed erano pienamente giustificati, anche perché durante il terzo Reich nessuno sapeva cosa potesse capitare in una clinica. Teresa fu quindi lasciata in pace. Nel suo Diario padre Naber racconta di averle chiesto, mentre si trovava in stato di estasi, che cosa si poteva sperare da un nuovo esame, e lei aveva fls'posto: «Se il Salvatore si fosse riproposto di ricavare da un nuovo esame qualche cosa in suo onore e che fosse utile alla salvezza della gente, avrebbe da tempo già portato a termine la faccenda!». Resta da aggiungere, per completare il quadro relativo al digiuno di Teresa Neumann, che tale digiuno ebbe un'importante conferma indiretta: durante il terzo Reich Teresa fu cancellata dalle liste annonarie e dall'inizio della guerra fino alla riforma monetaria del 1948 non ebbe la tessera alimentare.

Le fu concessa invece una doppia razione di detersivi per lavare la biancheria che ogni venerdì inondava di sangue. Teresa Neumann, la sua famiglia e i suoi amici furono sempre nettamente contrari al nazismo, e non ne fecero certo mistero; ciò nonostante non ebbero fastidi di alcun genere. Hitler ebbe, a quanto pare, rispetto di lei e la parola d'ordine nei suoi confronti era: « Konnersreuth non si tocca! ». A proposito del digiuno di trentasei anni di Teresa Neumann, il gesuita dottor Carl Stràter, che fu incaricato dal vescovo di Ratisbona monsignor Rudolf Graber di studiare la vita della stigmatizzata di Konnersreuth e di raccogliere materiale in vista di una possibile beatificazione, afferma: «Il significato del digiuno di Teresa Neumann è stato quello di dimostrare agli uomini di tutto il mondo il valore dell'eucarestia, far capire che Cristo è veramente presente sotto la specie del pane e che attraverso l'eucarestia può conservare anche la vita fisica». (Continua) 

 

(Fonte: ENTRAEVEDI.org)  

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