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I Ministri della Messa e i Paramenti

I Ministri della Messa

Oltre al Celebrante, ministro di Gesù Cristo e Suo strumento nella Consacrazione dell’Eucaristia, numerosi ministri inferiori al Sacerdote possono intervenire nella Messa. Questo perché il potere del Sacramento dell’Ordine è conferito in modo graduale: ogni Ordine gode di un potere sul Corpo Fisico di Nostro Signore (cioè sulla materia consacrata o da consacrare) e di un potere sul Corpo Mistico (cioè sui fedeli che dispone in vario modo alla ricezione dell’Eucaristia).

Il Diacono è ministro del Celebrante e suo immediato assistente e cooperatore nella Consacrazione del Corpo e del Sangue di Cristo: partecipa all’oblazione, ha potere sui vasi sacri pieni, istruisce i fedeli cantando il Vangelo.

Il Suddiacono è ministro del Diacono, ed ha potere sui vasi sacri vuoti che porta all’altare. Versa l’acqua nel Calice; istruisce i fedeli con il canto dell’Epistola.

Gli Accoliti, ministri inferiori, servono i ministri superiori presentando all’altare il vino e l’acqua, materia dell’Eucaristia; e portando dei ceri al Vangelo come segno della luce che illumina le menti dei fedeli che ascoltano. Ordinariamente sono due a compiere questi servizi (sette alla Messa Papale). Altri portano l’incenso o compiono incarichi secondari. È ammesso che tali ruoli inferiori (come anche quello di lettore) siano svolti da laici, che per l’occasione indossano l’abito clericale, almeno se la funzione è cantata (i chierichetti).

Altri tre Ordini minori sono conosciuti in Occidente: l’Esorcistato, che dà il potere di liberare l’anima dei fedeli dagli spiriti immondi che impedirebbero l’accesso ai sacramenti; il Lettorato, che dà il potere di cantare l’Epistola alla Messa cantata e le altre lezioni della Messa (quando il rito lo prevede) o dell’Ufficio; l’Ostiariato, cioè l’ufficio di portiere, che dà il potere di aprire e chiudere le porte della Chiesa e di ammettere i fedeli ben disposti a partecipare ai riti, escludendo gli indegni e gli infedeli.

I Vescovi e Prelati superiori godono ovviamente di più ricca assistenza, in particolare di quella di un Prete che serve loro al libro e porge loro il manutergio (al Papa gli stessi servizi sono svolti da un Cardinale Vescovo); degli altri ruoli non è qui d’uopo trattare.

I Paramenti

Il Sacerdote che deve celebrare la Messa indossa numerosi abiti sacri sopra l’abito talare e la cotta, che derivano principalmente dagli abiti in uso alla fine dell’Impero Romano, che la Chiesa non volle abbandonare per il modo di vestire “barbaro”. Il concetto di abiti riservati al culto è certamente di origine apostolica, e trova ovvia origine nelle prescrizioni della Legge di Mosè per il sacerdozio dell’Antico Testamento. Li enumeriamo qui spiegandone brevemente l’origine e il significato che il simbolismo medievale ha voluto loro attribuire:

- L’amitto, un quadrato di lino con due nastri per legarlo, sta intorno al collo. Derivante dal fazzoletto che la nobiltà romana teneva per riparare la gola, indica la castigatio vocis, cioè la mortificazione della parola, o l’elmo di salvezza contro il Maligno: veniva infatti usato nel Medioevo per coprire anche la testa, ed ancora oggi lo si fa passare sul capo prima di adattarlo attorno al collo. In tempi più antichi, ed ancora oggi in rito ambrosiano, si portava sopra il camice; in alcuni casi si porta sopra il rocchetto o la cotta.

- Il camice o alba, uno dei paramenti più antichi, è una tunica talare di lino bianco, che per Papa sant’Aniceto è il tessuto che si addice a chi sacrifica, secondo l’uso tanto ebraico quanto pagano. Oggi è spesso ornata ai bordi di pizzi, più anticamente lo era di ricami o di stoffe preziose (aurifregi). Indica il candore battesimale che deve avere che si è lavato nel Sangue dell’Agnello.

- Il cingolo, specie di cordone di lana o di seta, cinge i fianchi del camice adattandolo al corpo. Adottato per ovvi motivi pratici, è divenuto il simbolo della purezza.

- Il manipolo, o mappula, era anticamente un elegante fazzoletto di lino tenuto in mano in segno di dignità, dalla nobiltà romana. Il lasciarlo cadere o l’agitarlo da parte degli alti funzionari al Circo dava il segno dell’inizio dei giochi. Conservato dalla Chiesa, nel Medioevo passò per praticità dal palmo della mano (sinistra) all’avambraccio e divenne di seta e del colore della pianeta. Si vuole che indichi il frutto delle buone opere di chi semina nel pianto, sia per il doppio senso della parola manipulum (che indica i fasci di grano di chi miete), sia perché come fazzoletto doveva servire ad asciugare le lacrime. Viene usato da tutti i ministri superiori fino al Suddiaconato compreso, ma solo durante la Messa.

- La stola, striscia di stoffa (oggi di seta e del colore della pianeta) che si porta attorno al collo e che è l’insegna del potere d’Ordine in esercizio, era anticamente una salvietta tenuta al collo per asciugare la bocca e il volto (in latino os, oris: ecco perché la stola ebbe a lungo il nome di orarium). Si vuole che rappresenti l’abito di immortalità di cui ci riveste la grazia. I Vescovi ne portano le strisce parallele sul petto; i Preti ne incrociano le estremità; i Diaconi la fanno pendere dalla spalla sinistra. Gli altri ministri non ne hanno l’uso.

- La Pianeta, o Casula, anticamente poenula, è abito che nel tardo Impero Romano avvolgeva tutto il corpo e aveva sostituito la toga sopra la tunica. Successivamente ridotto ai lati ed anche in lunghezza per praticità di movimento e per la pesantezza dei tessuti sempre più ricchi utilizzati, ha preso con il Rinascimento e l’epoca barocca l’attuale forma che lascia libere le braccia. Poiché ricopre gli altri paramenti, si vuole che indichi la carità che tutto copre, o il soave giogo di Nostro Signore. Diaconi e Suddiaconi la usano, piegata sul davanti, nelle Messe dei tempi di penitenza, in ricordo dei tempi antichissimi nei quali essa era usata da tutto il Clero; la depongono (ma il diacono la arrotola e la mette a tracolla), in ricordo dell’antica ampiezza, per essere più liberi nei movimenti in alcuni momenti della Messa. Deve essere di seta.

Accenniamo qui alla dalmatica, abito dei diaconi con corte maniche, derivante da un abito appunto di origine dalmata ed entrato in voga nel Tardo Impero; e alla tunicella, abito del Suddiacono, oggi identico alla dalmatica (ma anticamente più lungo di maniche e di corpo). Entrambi questi abiti devono corrispondere nel colore alla pianeta del celebrante.

I Vescovi, quando celebrano pontificalmente, portano sotto la pianeta dalmatica e tunicella, segno della loro pienezza nel sacerdozio; in più indossano guanti di seta (detti chiroteche), speciali calze e sandali di seta del colore della pianeta, croce pettorale, mitra (alto copricapo a due punte); impugnano l’alto bastone ricurvo detto pastorale (di metallo prezioso) nella Messa al trono o in alcune particolari funzioni.

I colori dei paramenti

Secondo la festa o l’ufficio che si celebra, sono in uso nel rito romano cinque colori per la pianeta e gli altri paramenti di seta.

- Bianco: colore della luce della gloria e della purezza, si usa nel Tempo pasquale, nel periodo dopo Natale, nelle feste del Signore, della Madonna, degli Angeli, dei Santi non martiri etc.

- Rosso: colore dello Spirito Santo e del sangue, si usa nella vigilia, nella festa e nell’ottava di Pentecoste; nelle Messe e feste della Croce e del Preziosissimo Sangue; nelle feste degli Apostoli e dei Martiri.

- Verde: si usa nelle Messe feriali e domenicali dall’Ottava dell’Epifania alla Settuagesima, e dall’Ottava della Pentecoste all’Avvento.

- Viola: colore della penitenza, si usa in Avvento, Settuagesima e Quaresima; nelle Messe e negli uffici delle Quattro Tempora (eccetto quelle dell’Ottava di Pentecoste) e delle Vigilie alle quali era legato il digiuno; nelle Messe della Passione ed in altre Messe votive.

- Nero: insieme al bianco, il colore più antico. Si usa nelle Messe da morto ed il Venerdì Santo.

Inoltre, la III domenica d’Avvento (detta Gaudete) e la IV di Quaresima (detta Laetare) si usa il colore rosa. Il tessuto d’oro (non dorato o giallo) sostituisce bianco, rosso e verde in ragione della sua preziosità.

Oggetti e suppellettile sacra

L’altare sul quale si celebra la Messa è di pietra, consacrato dal Vescovo e contenente delle reliquie di Martiri (ed eventualmente anche di altri santi), in ricordo dell’epoca nella quale si celebrava sulla tomba dei cristiani uccisi nella persecuzione. L’altare è simbolo del Cristo glorioso, quindi dev’essere rivestito di tre candide tovaglie benedette di lino o canapa, una delle quali discende sui lati, e sul davanti da un prezioso drappo del colore dei paramenti, detto paliotto. Non per nulla infatti viene spogliato il Venerdì Santo, in ricordo del Cristo spogliato delle sue vesti. Ugualmente è obbligatorio che sia sormontato da un ciborio (copertura retta da quattro colonne) o da un baldacchino di legno o stoffa preziosa: questa antichissima usanza è un onore regale, una distinzione tipica dei Re che sedevano così sui loro troni. L’altare era anticamente rivolto generalmente ad Oriente, verso il sole che sorge, simbolo della luce del Cristo. Nulla importava né importa della posizione dei fedeli. Oggi, anche se da qualche secolo tale orientamento non è più prescritto, tuttavia il celebrante si rivolge sempre al Cristo, la cui immagine crocifissa deve sempre trovarsi al centro dell’altare.

Sull’altare stanno ugualmente dei candelieri, che un tempo venivano portati in processione e posati su di esso per la Messa; due sono prescritti per la Messa bassa, quattro o sei per la Messa cantata e solenne; sette ne hanno il Papa e il Vescovo nella propria Diocesi.

Vasi sacri: ricordiamo il Calice, nel quale si consacra il Sangue di Nostro Signore, di metallo prezioso e dorato almeno internamente, consacrato dal Vescovo insieme alla patena, di simile fattura, un disco sul quale posa l’ostia al momento dell’offerta e poi alla frazione. Il calice è coperto da un velo di seta del colore dei paramenti fino all’Offertorio, in segno di riverenza. Inoltre la pisside, vaso benedetto con un coperchio, nel quale stanno le ostie per i fedeli; le due ampolline di vetro, che contengono l’acqua e il vino per il sacrificio; il turibolo, braciere appeso a delle catenelle per bruciarvi l’incenso contenuto nella navicella; la brocca o acquamanile (o in alternativa i gemellioni) con i relativi piatti, di metallo prezioso, usata dai Vescovi e dai Prelati per lavarsi le mani.

Lini sacri: oltre alle tovaglie già menzionate, abbiamo il corporale, quadrato bianco di lino o canapa benedetto, sul quale posano il Calice e l’Ostia, che ricorda la sindone che avvolse il Corpo del Cristo morto; analoga origine e benedizione ha la palla, o animetta, piccolo quadrato di lino inamidato che serve a coprire il Calice per evitare che vi cadano impurità. Anticamente, ed ancora oggi in alcuni riti monastici, il solo corporale, di più grandi dimensioni, avvolgeva e copriva anche il Calice. Il corporale viene trasportato ripiegato in unaborsa o busta quadrata di seta e del colore dei paramenti.

Il purificatoio è un fazzoletto di lino o canapa che serve ad asciugare il Calice, le labbra e le dita dopo le abluzioni; il manutergio invece serve ad asciugare le mani del celebrante dopo il Lavabo. 

 

Don Mauro Tranquillo (sanpiox.it) 

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