Home / Corsia Giovani / Vita dei Santi / S. Mattia Apostolo

S. Mattia Apostolo

Il gloriosissimo apostolo di Gesù Cristo, S. Mattia, era di nobile origine della tribù di Giuda, nella città di Betlemme. I suoi genitori furono non solo ragguardevoli per nascita e dignità, ma doviziosi di molti beni, ai quali univano una pietà singolare ed una gran venerazione alla Legge santa di Dio. Non si può credere che mancassero nell'educazione del figlio, insegnandogli sin dai più teneri anni la devozione e i sentimenti più nobili di pietà verso Dio, cosicché, cresciuto negli anni, S. Mattia dimostrò con evidenza la cultura ricevuta nel suo spirito, applicando tutto se stesso agli studi delle sacre divine Scritture. Fu dai suoi pii genitori consegnato alla cura del dottissimo e venerabile sacerdote Simeone il vecchio, sotto il cui magistero apprese i primi elementi della Legge, e cooperando alle inclinazioni del giovane Mattia la divina grazia, divenne in breve maestro, e interprete di tutta la Legge e dei profeti.

Da questo importante studio trasse per sé stesso molti perfetti esemplari di uomini illustri da poter imitare, e dei quali procurava di ricopiarne le azioni: dallo studio approfondito di quelle sante massime, imparò la maniera e la necessità di frenare le proprie passioni, di vivere conforme alla legge, e già in giovane età possedeva il senno di un uomo maturo e vecchio.

La sua innocente vita e il laborioso studio delle sante scritture, di cui era peritissimo ed ammirabile interprete, divennero le soavi disposizioni per cui cominciò dopo il battesimo di Gesù Cristo a seguirLo. Fu uno dei settantadue discepoli nominati nel Vangelo, ed ebbe la consolazione di udire il divino Salvatore dal principio della sua predicazione sino alla sua gloriosa ascensione al cielo.

È noto come Giuda Iscariota, uno dei dodici Apostoli eletto dal divino Redentore per puro effetto della sua infinita bontà, rinunziando a qualunque vincolo di amore, di gratitudine, di religione, ebbe l'ardire di tradire il suo amabilissimo Maestro e di consegnarlo ai suoi nemici, cosicché divenuto apostata, e aggiungendo la disperazione al suo peccato, andò ad impiccarsi, e finì la sua vita infelice con la più orribile di tutte le morti. 

Ora, essendo in procinto Gesù di ritornare al Padre, fra le molte istruzioni date agli Apostoli nel corso dei quaranta giorni dopo la sua risurrezione riguardo tutta la Chiesa, comandò loro di ritirarsi tutti insieme a Gerusalemme subito dopo la sua Ascensione, e di non partire da là fino al compimento delle sue promesse, cioè la venuta dello Spirito Santo. Salito al cielo Gesù, gli Apostoli e i discepoli se ne ritornarono assieme con la Vergine Santissima in Gerusalemme, e si rinchiusero nella casa che avevano scelta per loro ricovero e ritiro. Quella casa era santificata dalle orazioni ferventi e continue che tutti vi facevano nello stesso spirito, avendo come per loro capo Maria Madre di Gesù. Il luogo più santo di quella casa era il cenacolo, che fu la prima chiesa dei cristiani.

Qui dunque radunati, risolvettero fra gli altri affari di riempire il posto vacante nel collegio apostolico dell'apostata Giuda Iscariota. Non avevano ancora ricevuto visibilmente lo Spirito Santo, quando Pietro, in qualità di principe degli apostoli, di vicario di Gesù Cristo e di capo visibile della Chiesa, condotto certamente da impulso dello spirito divino, si alzò fra tutti i discepoli congregati fino al numero di quasi centoventi. Avevano già preso l'uso di chiamarsi fratelli, perché erano già strettamente uniti con i santi legami della carità fraterna, e ad essi parlò così dicendo:

Fratelli miei, bisognava si adempisse quel che lo Spirito Santo aveva predetto nella Scrittura intorno a Giuda, il quale vendette il suo e nostro Maestro, e non ebbe vergogna di farsi capo e guida di coloro che l'hanno preso e l'hanno fatto morire come un malfattore. Voi sapete che costui era Apostolo, ed era stato chiamato alle stesse nostre funzioni, e ciononostante infelicemente morì. Vi è già noto come dopo i latrocini e i sacrilegi commessi nell'amministrazione del suo uffizio, e specialmente dopo il suo infame tradimento, andò ad impiccarsi spinto dalla disperazione, e caduto morto con la faccia rivolta verso terra scoppiò, e si divise a metà il suo corpo, e sparse qua e là le sue interiora consegnò l'anima al demonio. Egli ha lasciato i trenta denari per ricompensa del suo delitto, tutta Gerusalemme lo seppe, e la cosa fu così pubblica che per conservarne la memoria il campo che si comprò con quei denari venne chiamato Aceldama, cioè campo di omicidio e di sangue. Ora è scritto nel libro dei Salmi: Divenga la sua abitazione deserta, né ci sia chi abiti in essa; e l'ufficio di lui lo prenda un altro. Colui che doveva essere il possessore del vescovado, maledetto da Dio e dagli uomini, ha lasciato il posto ad un altro, e non si deve tardare a mettervi una persona di merito conosciuto che tanto ne sia capace quanto Giuda ne fu indegno. Vuole il Signore che il numero dei suoi Apostoli sia compiuto, e che noi scegliamo uno tra quei discepoli che hanno sempre accompagnato il Redentore, dal battesimo di Giovanni fino al giorno della sua assunzione, che ne hanno sentite le sue sante parole e che ne abbiano veduti i miracoli, affinché assieme con noi possa testimoniare con ogni certezza la santa resurrezione del Cristo.”.

Avendo tutti coloro che erano presenti pregato ardentemente per questa intenzione, la pluralità dei voti fu per due tra i più ragguardevoli della compagnia. Il primo fu Giuseppe, soprannominato Barsaba, al quale per sua rara virtù era stato dato il nome di “Giusto”, e il secondo fu Mattia. Essendovi un solo posto da essere riempito, siccome non si sapeva a chi dei due si dovesse dare la preferenza, si posero tutti di nuovo in orazione e dissero: “Signore, voi che conoscete il cuore di tutti gli uomini, fate conoscere qual dei due avete eletto per tenere il posto di Giuda”. Furono subito obbligati i due concorrenti a tirar la sorte, ed essa favorì Mattia, che da quel momento fu annoverato fra il collegio apostolico.

S. Mattia, essendo stato così innalzato all'Apostolato, ricevette con i suoi compagni la pienezza dello Spirito Santo nel giorno della Pentecoste. Mattia era già da tempo molto stimato dagli Ebrei per la sua nascita, virtù, ed erudizione, e così, servendosi in modo ammirabile dei doni celesti dei quali era colmato, predicando per la Giudea la fede di Gesù Cristo convertì molti Ebrei alla luce del Vangelo, con la testimonianza di portentosi miracoli. Nella divisione che gli Apostoli fecero di tutta la Terra, per andarvi a portare i lumi della fede e del vangelo, san Mattia fu destinato per la Giudea. A tutto ciò si aggiunse, certificato da monumenti degni di fede, che egli, dopo aver percorso la Palestina, sia penetrato nell’Etiopia e nella Macedonia per illuminare quei popoli feroci e idolatri. Quale ne sia stato il motivo non è dato saperlo: si sa per certo che dovette subire fatiche, stenti, pericoli e persecuzioni incredibili per portare a quelle sfrenate genti la nuova legge di grazia, e che gran parte di quei popoli con la forza della predicazione e dei miracoli fu tratta alla vera fede.

Si dice che i popoli della Macedonia, per provare se fosse vera la fede che predicava S. Mattia, gli diedero da bere una pozione che toglieva la vista degli occhi; e di questa diedero da bere pure a più di duecentocinquanta persone seguaci della sua fede. Il Santo la prese e in nome di Gesù Cristo la bevve tutta, senza ricevere nessuna lesione nel corpo; i suoi fedeli però ne rimasero ciechi e così, con un miracolo quasi più grande del primo, col segno di Croce S. Mattia restituì a tutti la vista. Altri prodigiosi avvenimenti accompagnarono la parola di Mattia, e così ebbe ben presto la consolazione di vedere quel popolo soggetto al dolce giogo di Cristo.

Disposte tutte le cose nella nuova chiesa della Mesopotamia, ritornò alla sua missione nella Giudea, e ne attraversò quasi tutte le province, annunziando dappertutto Gesù venuto al mondo, confondendo i nemici della fede e facendo in ogni luogo conversioni e conquiste ammirabili. San Clemente Alessandrino ci attesta che S. Mattia era il predicatore della mortificazione, che insegnava tanto coi suoi esempi quanto coi suoi discorsi quella gran lezione appresa dal suo divino Maestro, cioè che è necessario mortificarsi di continuo, combattere contro la propria carne e trattarla aspramente e domarla coi rigori della penitenza, che si deve fare a se stesso una violenza eterna, reprimendo i desideri sregolati della sensualità, portando ogni giorno la propria croce e regolando la propria vita sopra le massime del Vangelo. Soggiungeva che la mortificazione esteriore è sì necessaria, ma non basta, bisogna che sia accompagnata da una viva fede, da una speranza forte e coraggiosa, e da una ardentissima carità: che da questa pratica non poteva dispensare nessuno, di qualunque età, sesso e condizione egli fosse, non avendo altra morale più giusta, né più certa da poter insegnare. Con queste massime predicate dal suo incomparabile zelo, e sostenute dal suo esempio, S. Mattia produsse gran frutto in tutta la Giudea.

Erano già trascorsi molti anni da quando questo grande Apostolo, senza aver mai altro desiderato che la gloria di Gesù Cristo e la santificazione della sua nazione, si affaticava in pubblico e in privato, di giorno e di notte nella sua missione, e predicando con grande coraggio e con uno zelo stupendo, confondeva in ogni luogo gli ebrei più pervicaci e dimostrava loro colla testimonianza dei santi libri che Gesù Cristo, da essi fatto morire sopra la croce e dopo tre giorni risorto a vita immortale, era il vero Figlio di Dio, in tutto simile a Dio suo Padre, il sospirato Messia di tutte le genti, il Redentore del mondo. I capi del popolo, non potendo più soffrire di vedersi così spesso confusi e vinti dalle chiare dimostrazioni e testimonianze di S. Mattia, a cui non sapevano che rispondere, e irritati molto di più dalle numerose conversioni che egli faceva e dai tanti miracoli che egli operava come prova inconfutabile della verità predicata, risolvettero di farlo morire. Istigarono il sommo sacerdote Anania perché lo chiamasse a render conto della nuova legge che predicava, e qualora fosse stato trovato contrario alla legge di Mosé, sarebbe stato condannato alla morte con l'accusa di essere un seduttore e turbatore della quiete pubblica.

S. Mattia comparve innanzi alla numerosa e scelta adunanza, che faceva covone al sommo Sacerdote: egli vi confessò Gesù Cristo, dimostrando la sua divinità e la sua qualità di Redentore colla testimonianza dell'adempimento delle figure, profezie, ed oracoli della Sacra Scrittura nella sua Santissima Persona, discendendo a fatti particolari, palpabili e incontrastabili in maniera tale che non poterono mai dargli alcuna risposta. Nonostante le sue parole inconfutabili, egli fu dichiarato nemico della legge ebraica, e come tale venne condannato ad esser lapidato.

Essendo giunto al luogo del supplizio, S. Mattia si pose in ginocchio e alzati gli occhi e le mani al cielo, rese grazie a Gesù di poter morire in difesa della sua Chiesa, pregò per la salute dei suoi persecutori, di tutta la folla che assisteva e della sua patria, e sotto una tempesta di sassi stava già per spirare l'anima santa, quando i romani, i quali comandavano in quella provincia, non potendo tollerare quella sorta di supplizio, fermarono coloro che lo lapidavano, e avendo trovato il santo Apostolo semivivo, gli fecero troncare il capo. Era circa l'anno 61 quando S. Mattia terminò il suo glorioso apostolato con il martirio.

Il suo santo corpo, secondo la tradizione, fu portato a Roma da S.Elena, madre di Costantino, e tutt'oggi si venera nella Chiesa di santa Maria Maggiore la maggior parte delle sue reliquie. Si dice, ed è assai possibile, che una porzione di quelle sante ossa fu donata dall'illustre imperatrice Elena a S. Agrizio, arcivescovo di Treviri, il quale le collocò nella chiesa che si denomina di S. Mattia.


Veronica Tribbia