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Il Padre di famiglia

Con il Quarto Comandamento, ossia “Onora il padre e la madre”, Dio inizia la lista dei doveri della vita sociale, quindi il rispetto dei genitori e in particolar modo il rispetto del padre. La Sacra Scrittura torna incessantemente sul Comandamento sottolineandone l’importanza: “Figlio mio, ama tuo padre con le parole e con le opere, affinché riposi su di te la sua benedizione” (Sir. 3, 8); “Onora tuo padre con tutto il cuore e non dimenticare le pene di tua madre. Ricordati che essi ti hanno generato: che renderai loro in cambio di quanto hanno fatto per te?” (Sir. 7, 27). La Scrittura stabilisce infatti che non solo il più grave dovere dell’uomo è di onorare i genitori, ma di riconoscere che la paternità ha un posto elevato tra le realtà naturali: non è chiesto solo di amare il padre – affetto spontaneo dell’uomo verso il genitore – ma viene ordinato di onorarlo e rispettarlo, come ad una realtà sublime, santa e misteriosa, e della cui natura – intrisa di riguardi particolari ad essa dovuta – ne viene investita la vita sociale.

Ma perché tanta importanza sulla figura del padre? Come mai occupa un posto così grande nella religione e nella società?

La risposta ci viene data dall’insegnamento della Chiesa, in particolare da San Paolo nell’epistola agli Efesini: “Piego perciò le mie ginocchia dinanzi al Padre, da cui ogni paternità sia nei cieli che sulla terra, deriva”. Ciò sta a significare che la nozione di paternità è realizzata in Dio Padre: coloro che sulla terra ricevono il titolo di “padre” devono essere consapevoli di questa “delega divina” di cui sono onorati. In sostanza, il Precetto divino “onora il padre”, si traduce “onora la paternità di cui sei stato rivestito”, imponendo una figura che, attraverso l’esercizio delle virtù, possa riflettere qualcosa della bellezza della paternità divina. Il precetto vale anche per la moglie, che deve onorare la paternità del marito a cui si è unita e insegnare ai figli il rispetto per il padre, che è la base dell'educazione.

Quali sono le funzioni del padre? Come si traduce il suo ruolo? Il catechismo del Concilio di Trento dice: “Per indicare poi le ragioni che giustificano l’applicazione del nome di Padre a Dio, basterà ricordare i misteri della creazione, della provvidenza e della redenzione”. I tre aspetti della paternità divina menzionati dal catechismo indicano le funzioni principali dei padri della società umana: l'uomo parteciperà alla Creazione di Dio per mezzo della procreazione, a cui si aggiunge l'educazione dei figli; assisterà la Provvidenza divina per mezzo del suo lavoro e della sua autorità; parteciperà all'opera della Redenzione tramite il ministero spirituale esercitato sulla sua famiglia.

Si è citata la procreazione: è a partire da essa infatti che l’uomo diventa padre. Innanzitutto si ricordino le parole di Dio quando creò Adamo ed Eva: “Prolificate, moltiplicatevi e riempite il mondo...”. Dio dà quindi un comando preciso agli uomini, cioè appunto di procreare e proseguire la specie: Dio ha voluto che l’uomo e la donna fossero cooperatori nella Creazione, onorandoli di partecipare all'opera della vita mediante l’unione sacra e indissolubile del matrimonio, facendoli così strumenti nelle sue mani di Creatore. Nel matrimonio, l'uomo e la donna hanno qualità differenti e complementari: la donna trasmette la vita ricevendo l’influsso vitale dall’uomo, per cui lo adatta, lo protegge, lo nutre e lo sviluppa; l’uomo è invece la fonte, il principio umano della vita, per questo si ritrova la figura di Dio, come dice San Tommaso: “Il nostro padre carnale partecipa la natura di principio, che nella sua universalità è in Dio”. Questo conferisce al padre una tremenda responsabilità, non solo perché compie un’opera sacra (trasmettendo la vita), ma perché ne è la fonte, perciò sarà lui a imprimere l’orientamento generale sia dei figli, sia delle generazioni future. San Giovanni Crisostomo sottolineava questa cosa ai padri: “Se tu tiri su bene tuo figlio, questi farà altrettanto con suo figlio e quest’ultimo, a sua volta, con suo figlio; in una sorta di catena e successione, l’educazione si estenderà a tutti, prendendo origine in te, cosicché tu porterai abbondante frutto grazie alla sollecitudine verso i tuoi figli”. Il ragazzo che decide di sposarsi deve ponderare seriamente il carico che si prende sulle spalle: l'avvenire di molti figli e, attraverso essi, quello della società.

L'opera della procreazione ha per fine l'uomo adulto che vive alla presenza di Dio, ed è per questo motivo che l'educazione è l'opera complementare della procreazione. Quale sarà il compito del padre? Come per l'opera della generazione, il padre ha un posto fondamentale, è fonte e principio, conferisce un impulso e un carattere particolare all'educazione. L'esempio è la prima predicazione e lo strumento privilegiato dell'autorità paterna. Il padre che vive, che pensa, che parla e che opera da cristiano, anche quando ragiona e tratta di cose e d'interessi puramente terreni, è educatore e maestro del figlio che lo ascolta: il bambino che ammira naturalmente suo padre e lo prende come modello diverrà cristiano qual è suo padre, facendo tesoro del senno, delle parole, delle azioni e delle tradizioni di lui. È necessaria anche la presenza del padre: egli deve amare la propria famiglia e farne il centro principale dei suoi interessi, applicandosi ai bisogni dei suoi (sua moglie ha bisogno di lui per riprendere forze e i figli hanno bisogno del padre per crescere). Infine, il padre di famiglia deve essere fonte di bontà: Dio è il Buono per eccellenza, allo stesso modo il padre dev'essere buono, e con l'esercizio della sua autorità insieme alla bontà è impossibile, scrive S. Pio X, che quanti da lui dipendono non abbiano da rassomigliargli in tutte le opere loro.

Il lavoro del padre ha un'influenza particolare sui membri della famiglia. Innanzitutto, con il suo lavoro il padre di famiglia è come il ministro della Provvidenza, e cioè agisce per conto di Dio. Di fronte a tale Padrone, viene da sé che il padre di famiglia deve lavorare con zelo e applicazione: non c’è posto per il lavoro mal fatto o per il disordine, al contrario, se il lavoro è fatto con onestà, disciplina e impegno, ne giova poi tutta la casa, con l'amore per le cose ben fatte e la serietà nel proprio dovere. Secondariamente, al lavoro del padre è associato un salario, e l’influenza del padre sulla famiglia sarà da questo punto di vista cruciale. Il padre trasmetterà ai figli che il denaro è un bene unicamente perché sostiene i reali bisogni della famiglia, perché aiuta la Chiesa e i poveri: deve infondere l’amore della povertà, ridurre i bisogni al necessario, schivare le facilitazioni offerte dalla tecnica, praticare l’elemosina. Non a caso è San Giuseppe il patrono e il modello dei lavoratori, che nonostante fosse di nobile stirpe e dotato di numerose virtù, scelse la povertà per non perdere di vista l’essenziale. Infine, il padre deve avere lo sguardo sempre sulla famiglia, che è la prima e più importante beneficiaria del suo lavoro: alla situazione odierna, che vede i padri schiavi degli interessi, si deve contrapporre un ripristino delle priorità, cioè il lavoro prima per la famiglia e poi per la società. Anche se occupato a lungo, il padre di famiglia dovrà sovente ripensare ai propri cari, per i quali sta compiendo sforzi enormi, e una volta tornato a casa dovrà con interesse preoccuparsi delle loro necessità corporali e spirituali. Avendo a cuore la famiglia, il padre ha implicitamente a cuore la società e la patria.

Il padre è il capofamiglia: la sua autorità si estende diversamente sui figli e sulla moglie. L’autorità sui figli riguarda il suo compito di educare i bambini e di correggerli, anche energicamente, per poter dare loro stabilità nel bene e aiutarli a mettere ordine nelle passioni tenendo sempre a mente che l’autorità viene da Dio e nel Suo nome va esercitata. L’autorità del marito sulla moglie è ben definita dal Magistero per mezzo di San Paolo: “Il marito è capo della donna, come Cristo è capo della Chiesa, del cui corpo Egli è il Salvatore. Ora, come la Chiesa è soggetta al Cristo, così le donne devono stare soggette in tutto ai loro mariti”(Ef 5, 22-24). Papa Pio XII rivolgendosi ai padri ricorda “Siete stati investiti dell’autorità. Nel vostro focolare ognuno di voi è il capo, con tutti i doveri e le responsabilità che cotesto titolo comporta. Non dubitate né esitate dunque di esercitare quella autorità”. La mancanza di autorità del marito causa danni gravi alla famiglia, che si ritrova disunita, senz'anima. La donna retta sa di avere bisogno del marito, sa di dover appoggiarsi sulle sue spalle solide per trovare stabilità e fiducia. La donna in quanto sposa è dotata di virtù particolari che la rendono idonea all'opera grandiosa della maternità, ma queste qualità se non sono indirizzate da una ferma condotta e dall'autorità del marito, rischiano di prendere il sopravvento sulla ragione. Forse tale affermazione può svilire la donna? Ma si pensi alla Vergine Maria, che molto più santa del suo sposo San Giuseppe, si sottomise a lui con sollecitudine e fiducia, perché vedeva nell'autorità del capo della Sacra Famiglia il riflesso del governo della Provvidenza. Così è la donna veramente cristiana: la sua accettazione fiduciosa dell'autorità del marito, se sollecita e intelligente, la renderà felice e raggiante. Sempre San Paolo, pone dei limiti all'autorità del marito sulla moglie, lungi dall'essere un'autorità totalitaria o arbitraria: l'uomo detiene la sua autorità nella misura in cui egli stesso rimane sotto quella di Nostro Signore, cioè nella misura in cui è il Suo rappresentante, che comprende e rispetta la grande missione che Gesù Cristo ha dato alla sua sposa. Quindi l’autorità che l’uomo esercita sulla donna è un’autorità di amore, fatta di rispetto e di delicatezza, simile all'autorità che Cristo ha sulla Chiesa. Ancora una volta, Pio XII è molto esaustivo su questa questione, rivolgendosi ancora ai mariti: “Ma verso colei che avete tolta per compagna della vita, quale delicatezza, quale rispetto, quanta affezione dovrà, in ogni circostanza lieta o mesta, dimostrare e praticare l’autorità vostra! I vostri comandi, aggiunge il gran Vescovo d’Ippona ora nominato, abbiano la dolcezza del consiglio; e dal consiglio trarrà animo e conforto l’ubbidienza. Nella casa del cristiano, che vive per fede e che è ancora pellegrino della città celeste, anche quelli che comandano servono a quelli, a cui paiono comandare, perché non comandano per cupidigia di signoreggiare, ma per misericordia di provvedere.”. A questo, si potrebbe aggiungere infine la gratitudine del marito verso la moglie, perché egli sa i sacrifici della donna nel badare alla casa, ai figli, rinunciando a se stessa, e di fronte a questo il marito zelante si occuperà di alleggerirle il carico, di ascoltarla, di incoraggiarne i particolari talenti ma soprattutto di pregare insieme per garantire convivenza pacifica e duratura.

L'ultimo aspetto della paternità cristiana ne manifesta tutta la nobiltà. La missione del padre di famiglia non si limita agli aspetti puramente materiali, ma comprende anche una dimensione soprannaturale: il padre è associato all'opera della Redenzione ricoprendo la carica di capo religioso, come un sacerdote nel tempio della sua famiglia, continuando, per quanto un laico possa fare, la missione di Cristo. La famiglia cristiana è come un santuario, nata ai piedi dell'altare ed all'altare del Sacrificio attinge la sua fecondità spirituale e la sua vitalità. Quanto al padre di famiglia, non è rivestito del sacerdozio, tuttavia partecipa in modo tutto particolare ai tre poteri di Cristo: è profeta, re e sacerdote. In quale modo? Il padre sarà come un profeta vigilando innanzitutto che nella propria famiglia regni il culto della verità: il padre cristiano, per poter essere all'altezza della propria definizione, che è di essere un vero dottore, deve nutrire abbondantemente la sua intelligenza con le verità elevate della dottrina cristiana, per essere una fonte di sapienza alla quale i membri della famiglia possono attingere ad ogni loro bisogno e ad ogni età. Il padre di famiglia è anche re, perché ha l'autorità per condurre i membri della sua famiglia a Dio: innanzitutto, esercita la sua “regalità” attraverso le leggi e i costumi che stabilisce nella sua casa, creando un ordine nel quale le anime possano santificarsi, perché proprio il padre dovrà renderne conto davanti a Dio (quindi fin nei particolari più pratici della vita di tutti i giorni, fissando le consuetudini famigliari d'intesa con la sua sposa, che è la sua associata e compagna nel governo della casa); secondariamente, il padre di famiglia deve essere come una sentinella sempre all'erta, un guardiano delle anime che respinge virilmente tutto ciò che potrebbe corrompere i membri della sua famiglia, tenendo lo sguardo sempre fisso al Bene supremo (quindi per quanto è in suo potere stabilirà la purezza nella casa dove abita, evitando tutti quegli oggetti, tutte quelle persone, tutti gli assalti del demonio e del mondo che potrebbero sporcarla). Infine, il padre è anche sacerdote nel senso che deve essere un uomo di preghiera, e non solo riferito alla pietà personale del capofamiglia, ma anche della sua preghiera in quanto padre, poiché riassume in sé tutta la sua famiglia, portando con sé tutto il corpo famigliare di cui è a capo. E inoltre, come Gesù-Sacerdote è anche Gesù-Vittima, allo stesso modo il padre di famiglia deve essere un uomo di sacrificio: la più semplice occasione per il padre di esercitare lo spirito di sacrificio è il suo dovere di stato; il suo mestiere gli offre numerose occasioni di riparare ai propri peccati e a quelli della sua famiglia, e allo stesso modo di meritare le benedizioni di Dio sui propri capi. Al di là della vita personale, meritano una menzione particolare il rito della benedizione e la preghiera famigliare di cui il padre è il capo. La Sacra Scrittura ci avverte dei benefici che Dio lega a questo gesto sacro: “La benedizione del padre consolida le famiglie e i figli” (Ecli 3,9). Il padre può e deve benedire i propri figli, anche con un semplice segno di Croce sulla loro fronte la sera prima di andare a dormire, prima di un lungo viaggio o di un avvenimento importante come un matrimonio: Santa Teresa prima di entrare nel Carmelo ricevette in ginocchio la benedizione di suo padre. Infine, al padre di famiglia spetta di dirigere la preghiera famigliare ogni volta che è presente, di variarne il tenore con una scelta giudiziosa di preghiere e di testi (ad esempio, tenendo lui la parte del sacerdote se avrà occasione di cantare la Compieta con la propria sposa).

Si possono trovare motivi più validi per entusiasmare gli uomini ad adempiere con responsabilità la loro sacra missione di padri di famiglia? Essi devono riconoscere che per poter realizzare un tale ideale di padre, hanno necessariamente bisogno della grazia di Dio, specialmente della virtù della sacra prudenza, e della stretta collaborazione e affettuosa intesa con la sua sposa: con e per mezzo della sua compagna inseparabile, il padre di famiglia compirà con frutto la sua alta vocazione.


Elisabetta Tribbia