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La vocazione

La vocazione è la chiamata di Dio ad uno stato di vita più perfetto, sacerdotale o religioso. Abbracciando i consigli evangelici, colui che è chiamato da Dio ha il privilegio di seguire Gesù più da vicino e in modo più perfetto: è per questo che il Concilio di Trento dichiara che la vita religiosa è qualcosa di “beatius et melius” del matrimonio, cioè più benedetta e migliore.

La vocazione è un’iniziativa tutta di Dio: Non siete voi che avete scelto Me, ma Io ho scelto voi” (Gv 15,16). È dunque Dio che chiama chi vuole, con una grazia speciale riservata a pochi e che nessuno merita di ricevere, ma che deriva solo ed esclusivamente dalla Sua infinita bontà. L’essere uomo o donna consacrati, non è altro che l’adesione al progetto che Dio ha su ognuno di noi. La vita consacrata dell’uomo è la vita sacerdotale o la vita di un religioso (membro di un ordine); per una donna la vita consacrata è quella della suora o di una monaca.

Non è necessario, per avere segno di una vocazione, ricevere la visita di un angelo come San Giuseppe o sentire qualche voce sensibile, come Mosè. Dio può servirsi dei mezzi più svariati per sussurrare in modo più o meno chiaro la Sua volontà ad un’anima, ispirandole la volontà di lasciare tutto per seguirLo più da vicino.

Alcuni furono attirati tramite l’ascolto del Vangelo, come san Francesco e sant’Antonio abate, altri con la lettura della vita di qualche santo, altri ancora dopo afflizioni che permisero loro di comprendere la vanità del mondo, come sant’Ignazio. Sant’Alfonso, riprendendo ciò che la Chiesa insegna, dice: “La vera vocazione si ha quando vi concorrono tre cose. La prima, il buon fine, cioè di allontanarsi dai pericoli del mondo, di meglio assicurare la salute eterna e di stringersi maggiormente a Dio. La seconda, che non vi sia impedimento positivo di sanità, di talento o di necessità dei genitori, circa le quali cose deve quietarsi il soggetto col rimettersi al giudizio dei superiori, dopo che avrà loro esposto la verità con chiarezza. La terza, che i superiori l’accettino.”

Al giovane ricco che, già osservando i comandamenti, chiedeva cosa gli mancasse per essere perfetto, Gesù risponde: “Se vuoi essere perfetto, va’, vendi ciò che hai e dallo ai poveri e avrai un tesoro in cielo; poi vieni e seguimi” (Mc 19,21). “Se vuoi”. Dio rispetta dunque la libertà di ognuno. Come dice sant’Alfonso, di fronte alla chiamata di Dio “se noi vogliamo assicurarci la salute eterna, bisogna che seguiamo la divina vocazione, dove Iddio ci prepara gli aiuti efficaci per salvarci”; solo così, aggiunge sant'Agostino, se Dio ci ha creati per essere adatti alla vita religiosa, saremo felici perché avremo trovato lo scopo della nostra vita.

Grandi santi come San Giovanni Bosco, affermano che un giovane su tre è chiamato. Il mondo e il demonio si adoperano con ogni mezzo per soffocare la chiamata di Dio fin dal suo nascere, ed è per questo che in così pochi rispondono alla chiamata.

Per intendere bene ciò che Dio vuole da noi, è necessaria prima di tutto molta preghiera. Dio parla al cuore dell’uomo non nel frastuono del mondo, ma nel silenzio e nella quiete, proprio come con Elia sul monte Oreb: “Ecco che il Signore passò. Ci fu un vento impetuoso e gagliardo, da spaccare i monti e spezzare le rocce davanti al Signore, ma il Signore non era nel vento. Dopo il vento un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto. Dopo il terremoto un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco. Dopo il fuoco, il sussurro di una brezza leggera. Come l’udì Elia si coprì il volto con il mantello. Uscì e si fermò all’ingresso della caverna. Ed ecco venne a lui una voce che gli diceva: che cosa fai qui Elia? (3Re 19,11-13). “Il sussurro di una brezza leggera” lo si può percepire solo allontanandosi un po’ dal mondo. È per questo che moltissimi santi tra cui sant’Alfonso, indicano gli Esercizi Spirituali fatti nel rigoroso silenzio come il mezzo eccellentissimo attraverso cui Dio parla all’anima e le fa intendere chiaramente la Sua volontà. Un giorno il Signore disse a Santa Teresa: “Oh, quanto volentieri Io parlerei a molte anime! Ma il mondo fa tanto strepito nel loro cuore, che la mia voce non può sentirsi. Oh, se si appartassero quel poco dal mondo!”.

Santa Veronica Giuliani scrive nel suo diario che le voci divine che la chiamavano a darsi totalmente a Gesù, diventavano sempre più tenui man mano “che il mondo progrediva”. Stessa cosa per Santa Caterina da Siena, che sentiva sempre più flebili le ispirazioni di Dio quando era spinta a partecipare a eventi mondani.

È dunque di vitale importanza per ogni giovane cattolico chiedere a Dio: “Ho la vocazione?”, tenendo ben presente ciò che dice S. Tommaso d’Aquino riguardo alla vita consacrata: “E’ la strada più diretta, più facile per il Cielo: per questo se puoi farlo, devi farlo”.


Elisa Carminati