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Scelta dello stato di vita

Come ci insegna la Chiesa, il fine ultimo della nostra esistenza è lodare, riverire e servire Dio e mediante questo salvare la nostra anima.

Per fare ciò bisogna capire innanzitutto che cosa Dio vuole per noi, qual è il suo disegno di salvezza per l’anima, ovvero il tipo di vita che ha designato per ciascuno. L'elezione dello stato di vita si può paragonare come la ruota maestra di tutta la vita: il mezzo primo per giungere alla beatitudine, poiché in esso Dio predispone delle grazie particolari per la nostra salvezza.

La Chiesa indica due strade possibili, il matrimonio e la vita consacrata: il primo prevede l’unione sacramentale dell’uomo alla donna in un vincolo indissolubile, finalizzato primariamente alla procreazione ed all’educazione dei figli, secondariamente all’amore vicendevole e al mutuo aiuto degli sposi per raggiungere la santificazione; il secondo prevede invece la consacrazione, quindi il dono totale di sé dell’uomo o della donna al servizio di Dio, l’abbandono di ogni affetto verso le creature per dedicarsi tutta la vita al Creatore: questo tipo di scelta è propria dei sacerdoti, delle suore e degli altri religiosi.

La parte più difficile in tutto ciò è chiaramente l’inizio: cosa vuole Dio per me?. Come dice S. Agostino: “Tu sai cosa desideri, ma Dio solo sa che cosa ti giova”.

Gli strumenti primari per ottenere la grazia di conoscere e corrispondere alla divina volontà sono la preghiera fervorosa e costante, la vita ordinata, la meditazione, gli esercizi spirituali, i ritiri mensili, le visite al Santissimo Sacramento, le devozioni a Maria e ai Santi. Quello che ci viene richiesto da Dio è di conformarci ai suoi disegni sul proprio stato di vita mettendo da parte i nostri desideri e la nostra volontà, certi che in questo modo otterremo tutte le grazie necessarie per giungere alla santità. Scrive S. Paolo: “Ciascuno riceve da Dio il proprio dono (1Cor)” cioè, come spiega Cornelio a Lapide, Dio a ciascuno dà la sua vocazione e gli elegge lo stato in cui lo vuole salvo.

Il pericolo è di scegliere uno stato di vita che compiaccia il proprio desiderio, senza però tener conto di ciò che è nei piani di Dio. Come ricorda il teologo Habert: “Non potrà raggiungere la sua salvezza se non con grandi difficoltà. Rimarrà nel corpo della Chiesa ma come un membro del Corpo rimosso dal suo posto, il quale può servire ma male e con fatica. Quantunque assolutamente parlando, possa salvarsi, tuttavia difficilmente troverà la via e avrà i mezzi di salute.” e lo stesso dicono S. Bernardo e S. Leone; infatti il grave rischio è quello di perdere l'abbondanza delle grazie che Dio avrebbe riservato alla nostra anima se avessimo corrisposto alla sua volontà.

Capita talvolta di accorgersi - specialmente dopo un ritiro spirituale - di aver scelto una strada che non corrispondeva alla divina volontà: S. Ignazio di Loyola rassicura le anime dicendo che la salvezza può comunque essere raggiunta purché si domandi perdono a Dio di non aver corrisposto alla sua volontà e si prosegua nello stato attuale con la massima diligenza nel compiere i doveri che esso richiede.

Vi è anche il caso di alcune persone che per cause straordinarie (nel senso di non ordinarie) non riescono a raggiungere lo stato di vita desiderato: è sufficiente che si affidino alla volontà di Dio e persistano sempre nella preghiera, e chiedano la grazia di liberare loro la strada per giungere alla meta o chiedano di persistere nello stato di strumenti liberi nelle mani di Dio. Questa situazione particolare è infatti inspiegabile da un punto di vista umano, qui si va nell’imperscrutabilità dei piani divini. Trovandosi in uno stato libero, queste persone devono comunque capire che Dio può indirizzarle dove vuole, e usarli come vuole, quindi devono sostanzialmente preservare una vita ordinata, casta, pura, pregare sempre affiché Dio le guidi sulla loro strada. 

Infine, il grande dramma dei nostri giorni su questo argomento è che la “scelta dello stato di vita” non è più trattata, si vive esattamente nel modo contrario agli insegnamenti della Chiesa, dove l’unica guida è il proprio desiderio, il proprio io, senza più il fine soprannaturale della vita. Come dice S. Alfonso, sembra che sia lo stesso il vivere nello stato a cui chiama Dio che il vivere nello stato eletto dal proprio genio. Ma lo stesso santo ammonisce: “Dio non accetta i sacrifici offerti dal proprio genio”.

La vita del cattolico invece è guidata dalla luce divina, non confonde il Creatore con le creature, ha un fine ben preciso, è impostata secondo precise leggi che conducono a destinazione, desidera possedere il Bene eterno e non un bene temporale, ha i mezzi per non cadere nell’illusione del cosiddetto “uomo moderno”.

E’ perciò fondamentale seguire la volontà di Dio, Lui che vuole solo il bene della nostra anima, Lui che desidera vedere i suoi figli insieme con Lui in Paradiso, Lui che ci ama infinitamente! SeguiamoLo con coraggio e fede, ne va della nostra eternità! 

E a proposito di preghiera...

 

PER OTTENERE LA GRAZIA DI COMPIERE LA VOLONTA’ DI DIO 

O benignissimo Gesù, concedimi la tua grazia; fa’ che sempre essa mi accompagni e agisca in me e permanga in me sino alla fine. Fa’ che io possa desiderare e volere quello che a te è più accetto e più piace; che la tua volontà sia la mia e che la mia segua la tua e vi si accordi perfettamente; il volere e il non volere mio sia comune con il tuo, sì che io non possa mai avere una volontà diversa dalla tua. E dammi di morire a tutto ciò che è nel mondo, di amare il disprezzo e la dimenticanza in questa vita per amor tuo. Fa’ che la mia maggiore aspirazione sia quella di riposarmi in Te e in Te di trovare la pace del cuore. Tu veramente sei la pace del cuore, Tu il solo riposo; fuori di Te tutto è affanno e inquietudine. “In questa pace, in Colui che è”, vale a dire in Te, solo sommo ed eterno bene, “io dormirò e mi riposerò”.(Tratto da: “Imitazione di Cristo”) 

 

PREGHIERA A MARIA SS PER CONOSCERE LA PROPRIA VOCAZIONE

Eccomi ai vostri piedi, o Vergine SS, per impetrare da voi la grazia importantissima della scelta del mio stato. Io non cerco altro che di fare perfettamente la volontà del vostro Divino Figlio in tutto il tempo della mia vita. Desidero ardentemente di scegliere quale stato che possa rendermi contenta al punto della morte. Deh, madre del buon consiglio, fatemi risuonare alle orecchie una voce che allontani dalla mia mente ogni dubbio. A voi spetta, che siete la Madre del mio Salvatore, essere altresì la Madre della mia salvezza; perché se voi, o Maria, non mi partecipate un raggio del Divino Sole, quale luce mi rischiarerà? Se voi non mi istruite, o Madre dell'increata Sapienza, chi mi ammaestrerà? Ascoltate dunque, o Maria, le mie umili preci. Indirizzatemi dubbiosa e vacillante reggetemi nella retta via che conduce all'eterna vita, giacché Voi siete la Madre del bell'amore, del timore, della cognizione e della santa speranza, i cui fiori sono tutti di onestà e di onore; così sia.


Elisabetta Tribbia