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Domenica XVI dopo Pentecoste

S. Vangelo sec. Luca (14, 1-11)

In quel tempo: essendo Gesù entrato in giorno di sabato nella casa di uno dei principali Farisei per prendere cibo, questi gli tenevano gli occhi addosso. Ed ecco che un idropico gli stava davanti. E Gesù prese a dire ai dottori della legge ed ai Farisei: E' lecito o no, risanare in giorno di sabato? Ma quelli tacquero. Ed egli, toccatolo, lo risanò e lo rimandò. E disse loro: Chi di voi, se gli è caduto l'asino o il bue nel pozzo, non lo trae subito fuori in giorno di sabato? Né a tali cose potevano replicargli. Osservando come i convitati scegliessero i primi posti, prese a dir loro questa parabola: Quando sei invitato a nozze, non metterti al primo posto, perché potrebbe darsi che una persona più ragguardevole di te sia stata pure invitata e allora quegli che ha invitato te e lui, può venire a dirti: Cedigli il posto. E allora tu occuperai, con vergogna, l'ultimo posto. Ma quando sarai invitato, va a metterti nell'ultimo posto, affinché, venendo chi ti ha invitato, ti dica: Amico, vieni più avanti. Allora n'avrai onore presso tutti i convitati: perché chiunque s'innalza sarà umiliato, e chi si umilia sarà innalzato.


ANALISI - dagli scritti di P. Marco M. Sales

E' la terza volta che Gesù accetta di mangiare a casa dei Farisei, benché suoi nemici: essi infatti non lo perdevano di vista, per vedere se Egli trasgredisse qualche cerimonia, o facesse qualcosa di biasimevole.

Ad un tratto, compare un idropico: le sale del convito erano infatti aperte a tutti, e tutti potevano entrare a vedere i banchettanti. L'idropico si presenta a Gesù, ma per timore dei Farisei non osa domandarGli la sanità. Gesù allora propone ai Farisei la questione che poco tempo prima loro stessi Gli avevano proposta (Mt 12, 10).

I Farisei però tacciono, temendo di contraddirsi se avessero risposto di sì, e temendo le argomentazioni di Gesù se invece avessero negato. Gesù allora risolve la questione guarendo il povero malato.

Vedendo poi il comportamento arrogante e superbo dei convitati, ecco che Gesù riprende la parola, e inizia la parabola.

L'insegnamento che il Signore vuole dare non è solo una regola di civiltà esteriore, ma vuole trasmettere ai suoi seguaci il desiderio di comportarsi in modo umile, preferendo anzi amando con cuore sincero gli ultimi posti ai più sublimi, e rifiutando ogni ambizione e superbia. Infine, svela la morale della parabola: Chi s'innalza sarà umiliato e chi si umilia sarà innalzato.


COMMENTO

Ed ecco che un idropico gli stava davanti... Ed Egli, toccatolo, lo risanò e lo rimandò. E disse loro: Chi di voi, se gli è caduto l'asino o il bue nel pozzo, non lo trae subito fuori in giorno di sabato? Né a tali cose potevano replicargli.

Il Redentore, rivolto ai dottori della Legge che erano presenti e ai farisei, domandò loro: E' lecito guarire in giorno di sabato? Con questa domanda li pose in imbarazzo, perché essi sapevano che guarire non era opera servile e sapevano che biasimare in giorno di sabato un atto di carità ero lo stesso che condannarsi. Perciò tacquero. E' evidente dalle parole di Gesù che, pur tacendo, essi erano contrari a far guarire uno in giorno di sabato, non tanto per amore della Legge quanto per ostilità verso il Signore e, vedendo che Egli guarì l'idropico, fecero segni di disapprovazione e mormorarono nel cuore. Perciò Gesù, rispondendo ai loro pensieri, disse: Chi di voi, se gli è caduto l'asino o il bue nel pozzo, non lo trae subito fuori in giorno di sabato? (…) ora, come si poteva dire lecito salvare una bestia dall'acqua e credere illecito salvare un uomo da un malanno d'idropisia? - I quattro Vangeli, don Dolindo Ruotolo

Quando sei invitato alle nozze, non metterti al primo posto...Ma quando sarai invitato, va a metterti nell'ultimo posto, affinché, venendo chi ti ha invitato, ti dica: Amico, vieni più avanti.

Osserva che il Signore tocca due argomenti: la superbia, quando dice: “Non metterti al primo posto”; l’umiltà quando aggiunge: “Mettiti all’ultimo posto”. È una grande superbia, nelle nozze, vale a dire nella chiesa di Gesù Cristo, volersi mettere al primo posto, cioè occupare le più alte cariche. Dice Gregorio: “Non è certo in grado di coltivare l’umiltà quando è sulla vetta, chi non ha mai smesso di fare il superbo quando era nei posti più insignificanti. Tu che aspiri alle più alte cariche cerchi, così facendo, la rovina dell’anima tua, la perdita della tua buona riputazione, il pericolo per il tuo corpo, perché quanto più alta è la tua posizione, tanto più rovinosa sarà la caduta. È proprio il colmo della follia esporsi a sì grandi pericoli. “Non metterti dunque al primo posto”, perché poi dovrai con vergogna occupare l’ultimo posto, all’inferno. L’ultimo posto è il pensiero della morte, e chi sempre ci pensa non ha alcuna voglia di mettersi al primo posto. Dice Girolamo: Chi pensa abitualmente che dovrà morire, non ha alcuna difficoltà a disprezzare tutte le cose. In questo ultimo posto, o fratello, fissa la tua dimora; siediti lì, guardando e salutando da lontano la celeste Gerusalemme, il cui architetto e costruttore è Dio stesso, e sii convinto di essere su questa terra soltanto pellegrino e ospite. E così mettiti all’ultimo posto, senza mai preferirti ad alcuno, reputandoti più indegno di tutti; allora ti sentirai dire: “Amico, vieni più in su”. Ti riconosce come amico dalla tua umiltà, colui che ti manda indietro per la tua presunzione. - Sermoni, S. Antonio di Padova