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Risurrezione della carne, Vita eterna, Amen

Che cosa ci attende alla fine di questa vita? Alla fine di questa vita ci attendono i dolori e lo sfacelo della morte e il giudizio particolare.

La morte, preceduta dall'agonia, è la separazione dell'anima dal corpo; in quel momento, finisce il tempo della prova e inizia l'eternità. Con la morte, il corpo viene sepolto e col tempo si decompone e diviene un pugno di polvere; l'anima invece, compare dinnanzi a Cristo per essere sottoposta al giudizio particolare, ossia l'esame di tutti i meriti e demeriti dell'anima, al quale seguirà la giusta sentenza.

Che cosa ci attende alla fine del mondo? Alla fine del mondo ci attendono la risurrezione della carne e il giudizio universale.

Che cosa significa risurrezione della carne? Risurrezione della carne significa che il nostro corpo, per virtù di Dio, si ricomporrà e si riunirà all'anima per partecipare, nella vita eterna, al premio o al castigo da essa meritato.

Gesù stesso ci assicura della risurrezione del corpo: Verrà l'ora che tutti coloro che stanno nei sepolcri udiranno la voce di Dio, e quelli che hanno operato il bene, ne usciranno a risurrezione di vita; quelli invece che hanno fatto il male, a risurrezione di condanna (Gv 5, 28-29).

Corpo e anima formano l'uomo, responsabile delle sue azioni; perciò sia l'anima che il corpo devono partecipare al premio o alla condanna per le opere che sono state compiute. Naturalmente, essendo l'anima la forma vivificatrice e motrice del corpo, essa è la più meritoria delle azioni compiute, essendo il corpo solo uno strumento dell'operare.

Il profeta Ezechiele in una visione soprannaturale vide una moltitudine di scheletri e di ossa umane che si ricomponevano al comando di Dio, e sopra le ossa si avvolgevano i muscoli e i nervi, e sopra di essi la pelle, ritornando ad essere corpi vivi (Ez 37, 1-10).

Nella gloria celeste, il corpo dei beati avrà tre proprietà:

Prima proprietà: spiritualità – Si semina un corpo animale e risorgerà corpo spirituale (1 Cr 15, 44). Il corpo non diventerà anch'esso spirito, che altrimenti perderebbe la sua natura corporea, ma diverrà uno strumento perfetto per l'anima nell'azione, nel moto e nelle qualità.

Seconda proprietà: immortalità – Bisogna che questo corpo mortale indossi l'immortalità (1 Cr 15, 44). Nell'eternità, il corpo non potrà più morire, perché i beati sono come gli angeli e i figli di Dio, ossia figli della risurrezione.

Terza proprietà: incorruttibilità – Si semina il corpo corruttibile e risorge incorruttibile (1 Cr 15, 42). Il corpo degli eletti non sarà più soggetto alla corruzione, ma godrà di eterna giovinezza, corrispondente alla pienezza dell'età di Cristo. Il numero degli eletti sarà completo: non vi saranno più né nascite né morti, né generazioni né corruzioni, né fame né sete, o altre necessità naturali.

Inoltre, vi sono quattro prerogative o doti dei corpi gloriosi:

Prima dote: impassibilità – Non avranno più né fame né sete, né li colpirà il sole o altro ardore, e Dio asciugherà ogni lacrima dai loro occhi e non vi sarà più morte, né lutto, né grida, né vi sarà più dolore, perché le cose di prima sono sparite (Ap 7, 16. Ap 21, 4). Il corpo glorioso non potrà mai più soffrire in alcun modo.

Seconda dote: sottigliezza – Questa qualità permetterà al corpo di oltrepassare anche i corpi materiali, come il Corpo di Cristo dopo la risurrezione oltrepassò le porte sbarrate(Gv 20,19)

Terza dote: agilità – Quelli che sperano nel Signore riceveranno le forze, prenderanno ali di aquila, correranno senza fatica, cammineranno senza stancarsi (Is 40, 31). Il corpo glorioso risponderà perfettamente al comando dell'anima e si sposterà da un luogo all'altro con la velocità del pensiero.

Quarta dote: chiarezza – Da un corpo glorioso si conoscerà la gloria dell'anima, come in un vetro si conosce il colore del corpo che è chiuso nel vetro (S. Th, Suppl, 85, 1). Il corpo dei beati risplenderà come il Corpo di Cristo trasfigurato, e scompariranno i difetti, le deficienze fisiche, le deformità.

Anche il corpo dei dannati risorgerà per partecipare al castigo meritato assieme all'anima. Ma i dannati risorgeranno non per la gloria, ma per l'ignominia; non per la vita, ma per la morte; non per la gioia, ma per l'eterno dolore; non per la visione beatifica di Dio, ma per la compagnia dei reprobi e dei demoni.

I corpi dei dannati non godranno di nessuna proprietà o dote: non saranno spirituali, perché ripugnanti al perfetto dominio dell'anima; non saranno impassibili, perché tormentati per sempre dal fuoco e da innumerevoli altre pene; non saranno sottili, agili o chiari, ma saranno pesanti, grevi, insopportabili all'anima, opachi, deformi, ripugnanti e tenebrosi.

Che significa vita eterna? Vita eterna significa che il premio, come la pena, durerà in eterno, e che la vista di Dio sarà la vera vita e felicità dell'anima, mentre la privazione di Lui sarà la massima infelicità e come una morte eterna.

L'anima è immortale, perciò sia il premio che la condanna saranno eterni.

Il gaudio dei beati consiste nella visione eterna di Dio, fonte unica e suprema di ogni bene; essere ammessi alla sua presenza significa partecipare alla felicità eterna e alla gioia infinita. La visione beatifica di Dio è la vera vita.

La pena dei dannati consiste nella privazione di Dio, e quindi nella privazione di tutti i beni; la loro esistenza è ben peggiore della morte, perché saranno colpiti da ogni male fisico e morale, senza la minima consolazione.

ESEMPIO:

1. S. Tommaso d'Aquino, spese tutta la sua vita al servizio della divina verità, nell'insegnare, predicare, scrivere opere di profondissima sapienza. Mentre un giorno pregava davanti al Crocifisso, si sentì rivolgere questa domanda dal Signore: “Tommaso, hai scritto bene a mio riguardo. Quale compenso mi chiedi per le tue fatiche?”. “Non altro che Te, o Signore” rispose il santo. Poco prima della morte, mentre stava commentando il sublime Cantico dei Cantici, fu favorito da Dio con una visione che gli svelò un lembo dell'augusta Trinità. Il santo ne fu talmente rapito, che da quel giorno anelò sempre più ardentemente al cielo e non fu più capace di prendere la penna in mano.

2. Un giorno mentre il missionario P. Brydayne era a tavola, ad Aix in Provenza, fu chiamato d'urgenza da un vecchio ufficiale che lo pregò di ascoltarlo subito. Condotto nella stanza attigua, l'ufficiale si gettò ai piedi del sacerdote dicendogli: “Padre, voglio confessarmi, ma subito; altrimenti non so che cosa avverrà di me! Sono venuto qui facendo più di quaranta chilometri di strada e ho il cuore straziato. Dal momento che ho sentito la vostra predica sull'inferno, non posso più reggere. La coscienza è diventata un carnefice e non mi lascia in pace né giorno né notte. Ascoltatemi, e non lasciate questa stanza senza aver sentito la mia confessione.”. Dopo che si fu confessato soggiunse: “Poco fa tremavo, temevo che la morte mi cogliesse in questo stato e l'inferno n'inghiottisse. Credetemi, anche se si avesse un cuore d'acciaio, con tali nemici alle spalle non si può stare tranquilli”.

Che significa la parola “Amen”? La parola Amen significa “in verità”, “così è” e “così sia”; e con essa confermiamo essere vero tutto quello che confessiamo nel Credo, e ci auguriamo la remissione dei peccati, la risurrezione alla gloria e la vita eterna in Dio.

Gesù ripeteva spesso: “Amen, amen dico vobis”; era come un giuramento per confermare la verità di quanto stava dicendo.

L' ”Amen” che diciamo alla fine del Credo e al termine di tutte le preghiere è come una conferma della nostra fede, un suggello finale, la firma che autentica ciò che si è appena detto. Vuol dire che crediamo pienamente, totalmente, incondizionatamente a tutto ciò che abbiamo professato; nella preghiera del Credo, confermiamo che crediamo a Dio uno e trino, all'Incarnazione, Passione, Morte e Risurrezione di Cristo, allo Spirito Santo, alla Santa Chiesa Cattolica, ai Novissimi.

L' ”Amen” è anche un augurio, come quando si risponde “Amen” durante la S. Messa, e significa: “avvenga, sia come abbiamo domandato”. E' l'augurio che Dio esaudisca totalmente e sollecitamente le nostre preghiere impetratorie.


Veronica Tribbia - Dal Catechismo di San Pio X