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Il peccato veniale

Che cos'è il peccato veniale? Il peccato veniale è una disobbedienza alla legge di Dio in cosa leggera, o anche in cosa di per sé grave, ma senza tutta l'avvertenza e il consenso.

Come è stato detto nella precedente catechesi, il peccato mortale per essere tale deve avere tutti e tre gli elementi: materia grave, piena avvertenza, deliberato consenso. Nel caso mancasse uno o più di questi elementi, o fossero imperfetti, il peccato è leggero. Anche se non è grave, il peccato rimane comunque una disobbedienza alla legge di Dio, e quindi degna di essere punita.

In genere, il peccato è veniale se la materia è leggera, ma ci sono alcuni casi in cui anche se la materia è leggera diventa grave, e viceversa se è grave, il peccato rimane veniale. Questo accade quando una persona pecca gravemente, ma non avverte la gravità della materia, quindi non ha piena avvertenza. Viceversa, se una persona che commette un peccato veniale lo reputa grave, allora commette peccato mortale. Infatti, la gravità della materia si misura anche dall'estimazione di chi commette il peccato.

Quando manca totalmente la piena avvertenza per un peccato che si è commesso, allora, che sia leggero o grave, non vi è colpa; quando invece l'avvertenza è imperfetta, il peccato è solo veniale. Nel caso invece vi sia piena avvertenza, allora se c'è anche materia grave e consenso, il peccato è sempre mortale.

Quando in un atto cattivo manca del tutto la volontà di farlo, non vi è peccato; quando il consenso non è pieno, anche se la materia è grave e c'è piena avvertenza, la colpa è solo veniale.

RIFLETTO:

E' importante studiare a catechismo le differenze tra peccato mortale e veniale, affinché i bambini imparino sin da subito a confessarsi bene!

Perché il peccato non grave si chiama veniale? Il peccato non grave si chiama veniale, cioè perdonabile, perché non toglie la grazia, e può aversene il perdono col pentimento o con opere buone, anche senza la confessione sacramentale.

“Veniale” è un termine che deriva dal latino, “venia, perdono”; “veniale” dunque significa “perdonabile”. Il peccato veniale non toglie la grazia di Dio, non spezza il legame di amicizia divina, tuttavia la raffredda e indebolisce: il peccato veniale non merita la dannazione eterna, ma merita comunque una pena temporanea da scontarsi in questa vita o nel Purgatorio.

Il peccato veniale è più facilmente perdonabile del peccato mortale, quando vi sia pentimento sincero e soprannaturale. Oltre che il pentimento, se ne può avere il perdono con qualche opera buona fatta in grazia di Dio e per amore Suo: la Sacra Scrittura dice che un atto di carità copre tutti i peccati (Pro 10, 12). Se invece si compie un'opera buona ma la volontà è ancora legata con affetto al peccato che si è commesso, allora non si ottiene il perdono del peccato: per ottenerlo è infatti necessario che vi sia un animo contrito e pentito per tutte le colpe commesse.

RIFLETTO:

E' utile esercitarsi spesso al pentimento generale di tutte le colpe commesse durante la vita. Benché il peccato veniale sia perdonabile con le opere buone e non tolga la grazia di Dio, tuttavia, come consiglia S. Francesco di Sales, è importante che i peccati veniali vengano manifestati nella Confessione sacramentale, al fine di perfezionare il proprio dolore per essi, riconoscerli come offese verso la legge di Dio e ottenere dal confessore gli aiuti necessari per evitarli in futuro.

ESEMPIO:

San Francesco d'Assisi, benché assicurato da una divina rivelazione che gli erano stati perdonati i peccati commessi, li pianse per tutta la vita. A chi non capiva la ragione di tanto dolore era solito dire: “Se anche avessi commesso per una sola volta il più piccolo peccato veniale, questo motivo sarebbe sufficiente per piangere per tutta la vita”.

Il peccato veniale è dannoso all'anima? Il peccato veniale è dannoso all'anima, perché la raffredda nell'amor di Dio, la dispone al peccato mortale, e la rende degna di pene temporanee in questa vita e nell'altra.

L'amore di Dio ha bisogno di essere continuamente nutrito e alimentato, come il fuoco ha bisogno di nuova legna da ardere. Aumentano l'amore le opere buone, gli atti di fervore e carità. Invece, se diminuiscono gli atti d'amore verso Dio aumenta il peccato veniale, diventando sempre più frequente e dannoso all'anima.

ESEMPIO:

Il Vangelo ci fa sapere che Giuda Iscariota era un ladro e svuotava sistematicamente la povera borsa del collegio apostolico. Quando vide Maria di Betania cospargere i piedi di Gesù con un unguento prezioso, lamentò apertamente lo spreco (Gv 12, 1-7). L'infelice si era abituato ai piccoli furti; l'amore al Maestro si andava raffreddando gradualmente; sempre meno si curava di Gesù e sempre più dei suoi interessi, fino al punto che non gl'importava più nulla né dei poveri né di onorare Cristo. I peccati di furto illanguidirono sempre più la fiamma della carità nel cuore di Giuda e infine, quando vendette il Maestro, la spensero completamente.

Chi fa l'abitudine al peccato veniale perde l'orrore della colpa, indurisce l'anima e alla fine precipita nell'abisso del peccato mortale, quasi senza accorgersene. Il peccato veniale infatti è sempre una colpa, che merita di essere punita con pene in questa vita o nell'altra, in Purgatorio. E' sufficiente ricordare cosa dissero i santi delle pene terribili del Purgatorio per farci avere una maggiore consapevolezza di quello che comporta il peccato veniale!

Che cosa particolarmente giova a tenerci lontani dal peccato? A tenerci lontani dal peccato giova particolarmente il pensiero che Dio è dappertutto e vede il segreto dei cuori, e la considerazione dei Novissimi, ossia di quanto ci attende alla fine di questa vita e alla fine del mondo.

Quando si pensa che Dio è ovunque, anche nei nostri cuori, e conosce tutto ciò che pensiamo, facciamo o teniamo nascosto, e che ci giudicherà anche solo dei pensieri, dei sentimenti e degli atti occulti... allora sì che diventa difficile peccare alla sua presenza!

Il pensiero che alla fine della vita dovremo comparire dinnanzi a Dio e, di fronte a tutto il Paradiso, verrà giudicato ogni singolo secondo della nostra vita, e che in base agli atti compiuti durante il nostro tempo ci verrà dato il premio o la pena eterna della nostra anima... questo pensiero dovrebbe farci riflettere attentamente su come abbiamo speso il nostro tempo, e dovrebbe renderci assai più prudenti in ogni singolo istante, per non cadere in peccato! Se dovessi morire in questo istante, che fine farà la mia anima? E' bene tener sempre presente questa considerazione, in ogni attimo della vita. Lo Spirito Santo ci avverte: Ricorda le ultime cose che ti attendono, e non peccherai in eterno (Eccli 7, 40).


Veronica Tribbia - Dal Catechismo di San Pio X

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