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La crisi attuale della Chiesa cattolica: domande e risposte/6

Che cosa si intende per ecumenismo?

Il termine ecumenismo designa un movimento nato nell'Ottocento in seno a delle comunità non cattoliche e che ha per scopo la collaborazione e il riavvicinamento delle diverse confessioni cristiane. Questo movimento ha portato alla fondazione del Consiglio Ecumenico delle Chiese. Con lo stesso spirito si è perseguito in seguito, sulla scia dell'ecumenismo, un avvicinamento tra tutte le religioni (anche quelle non cristiane) che si è voluto ammantare dell'espressione di dialogo interreligioso.

Quale fu l'atteggiamento della Chiesa verso il movimento ecumenico?

La Chiesa cattolica ne prese subito con chiarezza le distanze. È soltanto in ocasione del Concilio Vaticano II che l'ecumenismo vi è penetrato ufficialmente.

Che giudizio bisogna dare, secondo la fede cattolica, sull'ecumenismo?

Essendo la Chiesa cattolica l'unica Chiesa fondata da Cristo e l'unica a possedere la pienezza della verità, l'unità dei cristiani può essere ristabilita solo dalla conversione e dal ritorno nel suo seno degli individui o delle comunità separate. “Non si può altrimenti favorire l'unità dei cristiani che procurando il ritorno dei dissidenti all'unica vera Chiesa di Cristo, dalla quale essi un giorno infelicemente si allontanarono” (Pio XI, Enciclica Mortalium animos - 1928).

Qual è la nuova concezione dell'ecumenismo?

Col Vaticano II, gli uomini di Chiesa hanno adottato un nuovo atteggiamento che corrisponde ad una nuova dottrina. La Chiesa cattolica non viene più presentata come l'unica società religiosa che conduce alla salvezza; le altre confessioni cristiane, e perfino le religioni non cristiane, sono considerate come altre espressioni (senza dubbio meno perfette, ma comunque valide) della religione divina, come vie che conducono realmente a Dio e alla salvezza eterna. Non si parla più di conversione dei non cattolici alla Chiesa cattolica, ma di dialogo e di pluralismo religioso.

Le confessioni cristiane non cattoliche e le religioni non cristiane sono dei mezzi di salvezza?

Le religioni cristiane non cattoliche e le religioni non cristiane non sono, in se stesse, mezzi di salvezza, ma piuttosto mezzi di perdizione. Ciò non significa che nessuno dei loro seguaci potrà salvarsi: anche un protestante, un islamico o un buddista può salvarsi se, vivendo secondo la propria coscienza e sforzandosi di compiere la volontà di Dio per quanto la conosce, riceve da Dio le virtù teologali e la grazia; ma, anche in tal caso, non si salva tramite la sua religione, e solo Dio sa quando ciò avviene.

Non si deve almeno sperare che, in qualche modo, i non cristiani possano salvarsi anche senza entrare a far parte della Chiesa?

La chiesa ha sempre ammesso che, in via di principio, dei non cristiani possano salvarsi quando hanno il battesimo di desiderio implicito (cioè se sono nell'errore senza colpa da parte loro, ricercano onestamente la verità e accettano la grazia di Dio). Ma le condizioni del battesimo di desiderio implicito sono inverificabili individualmente: non possiamo mai sapere se tale o talaltro non cristiano si salva oppure no. D'altronde, c'è invece motivo di temere che, a causa degli errori diffusi nelle religioni non cristiane e delle seduzioni del mondo, il numero di non cristiani che ricercano in modo così disinteressato la verità non sia molto elevato.

Le religioni non cristiane adorano il vero Dio?

Le religioni non cristiane non adorano il vero Dio. Il vero Dio, infatti, è il Dio trinitario che si è rivelato nell'Antico Testamento e, soprattutto, del Nuovo, tramite suo Figlio Gesù Cristo. “Chiunque nega il Figlio non ha neanche il Padre” (1 Gv.2,23); “Nessuno viene al Padre, se non per mezzo mio”, ha detto Gesù (Gv.14,6).

Cosa si deve pensare della tesi del cristianesimo anonimo di Karl Rahner?

Per Karl Rahner, le religioni non cristiane sono una forma di cristianesimo anonimo. Esse sono delle vie di salvezza per le quali gli uomini si avvicinano a Dio e al suo Cristo e quindi, anche se non professano apertamente la fede in cristo come i cristiani, tuttavia lo cercano. Tale opinione è assolutamente falsa. Certo, ci sono senz'altro dei non cristiani che, non aderendo a Cristo solo per ignoranza e senza colpa da parte loro, cercano Dio sinceramente. Ma le religioni non cristiane in quanto tali, al contrario, impediscono agli uomini di credere in Cristo e di farsi battezzare. Quando ad esempio l'islam professa che è una bestemmia dire che Dio genera un figlio, costituisce per i suoi adepti un ostacolo ad aderire alla vera fede.

Se Cristo è morto per tutti gli uomini, perché è scorretto dire che tutti gli uomini sono salvi?

Cristo è morto per tutti gli uomini nel senso che tutti hanno la possibilità di ottenere la salvezza. Nessuno è escluso. Ma per salvarsi di fatto, l'uomo deve accettare la grazia che Cristo ha meritato per lui e gli offre: se la rifiuta, si preclude l'accesso alla salvezza eterna. Dunque, non è compatibile con la fede cattolica professare la cosiddetta tesi della “salvezza universale”.

Che giudizio si può dare sull'incontro interreligioso di Assisi del 1986?

L'incontro delle religioni ad Assisi del 1986 [indetto da Giovanni Paolo II, ndr] fu uno scandalo senza precedenti, che ha indotto molte anime in errore. Fu anche una colpa contro il primo comandamento di Dio: “Io sono il Signore Dio tuo: non avrai altro Dio all'infuori di me”. Mai la Chiesa è stato tanto umiliata come quando il Papa si è messo allo stesso livello dei capi di tutte le religioni e di tutte le sette. Così ha dato l'impressione che la Chiesa cattolica non sia altro che una comunità religiosa tra le altre, come se potesse esistere una pace il cui fondamento non sia Gesù Cristo. “Non unitevi a un giogo sconveniente con gli infedeli”, dice invece la Sacra Scrittura, “ (…) che comunanza vi è tra la luce e le tenebre? Che accordo tra Cristo e Belial? Che rapporto tra il fedele e l'infedele? Come mettere insieme il tempio di Dio e gli idoli?” (2Cor.6, 14-16).

Giovanni Paolo II non ha precisato che si trattava non di pregare insieme, ma di “stare insieme per pregare”?

Questa formula sembra più una concessione temporanea fatta di fronte alle perplessità e alle opposizioni suscitate dalla riunione interreligiosa che l'espressione del vero pensiero del Papa. Fin dal 1979 infatti, nella sua enciclica inaugurale Redemptor hominis, Giovanni Paolo II annunciava la sua intenzione di giungere “alla preghiera comunitaria” con i membri delle altre religioni. Ma, anche ammesso che fosse quello il vero scopo dell'incontro di Assisi, il semplice fatto di promuovere pubblicamente l'esercizio dei falsi culti lasciando intendere che essi siano graditi a Dio è già un enorme scandalo, anche se non vi si partecipa direttamente di persona. Dio ha più volte manifestato che ha in abominio i falsi culti e in particolare l'idolatria.

Quali sono le conseguenze pratiche dell'ecumenismo?

Le conseguenze dell'ecumenismo sono l'indifferenza religiosa e la rovina delle missioni. Oggi è opinione comunemente diffusa tra i cattolici che ci si possa salvare grazie a qualsiasi religione. L'apostolato missionario quindi non ha più alcun senso, e succede anche abbastanza spesso che, in nome dell'ecumenismo, si rifiuti di accogliere nella Chiesa dei membri delle altre religioni che, invece, lo domandano. L'attività missionaria diventa semplicemente un sussidio allo sviluppo umano. Ciò è in flagrante opposizione con l'ordine di Gesù: “Andate, dunque, ammaestrate tutte le genti, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto quanto vi ho comandato” (Mt.28,19).


Don Matthias Gaudron (Catechismo della crisi nella Chiesa)

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