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Il Papa e la Chiesa docente

Chi sono i legittimi pastori della Chiesa? I legittimi pastori della Chiesa sono il Papa o Sommo Pontefice e i Vescovi uniti con lui.

Gesù Cristo prima promise a Pietro il primato magisteriale su tutta la Chiesa: Tu sei Pietro e su questa pietra Io edificherò la mia Chiesa, e a te darò le chiavi del Regno dei cieli (Mt 16, 19) e poi confermò la sua supremazia sugli altri apostoli: Pasci i miei agnelli..., pasci le mie pecorelle (Gv 21, 15-17), intendendo per agnelli i fedeli e per pecorelle gli apostoli e i loro successori. A tutti gli Apostoli, poi, diede il potere di insegnare, governare e santificare: Come il Padre ha mandato Me, così Io mando voi (Gv 20,21) Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni creatura (Mc 16, 15-16) Chi ascolta voi, ascolta Me; e chi disprezza voi, disprezza Me (Lc 10, 16).

Gesù promise inoltre che la Chiesa sarebbe durata fino alla fine del mondo, finché vi fossero uomini da salvare: era dunque indispensabile che, alla morte degli Apostoli e di Pietro, vi fossero altri che prendessero il loro posto, per continuare la loro opera. Dunque, a S. Pietro successe S. Lino, poi S. Cleto, poi S. Clemente e così via, ininterrottamente per tutti i secoli, fino all' attuale Pontefice. Agli Apostoli successero moltissimi vescovi, in unione e dipendenza dal vescovo di Roma. In nessuna chiesa, al di fuori di quella Romana, è continuata ininterrottamente la successione del primato di S. Pietro. Il Papa è il successore di S. Pietro e il Vicario di Cristo. Perciò bisogna seguirlo e obbedirlo, come se si seguisse e obbedisse Pietro, cioè Cristo.

OBBEDIENZA AL PAPA:

In certe circostanze eccezionali, quando il Papa manifesta oggettivamente, in atti singolari di imperio, che non impegnano in alcun modo la sua infallibilità, di esercitare la sua autorità contro il bene comune della Chiesa, può essere moralmente lecito disobbedirgli. Se infatti le leggi ecclesiastiche generali possono essere infallibili, di certo i comandi particolari dei papi non godono di alcuna prerogativa particolare. S. Tommaso stesso dice: “Quando la fede è in pericolo, i prelati devono essere accusati dai loro inferiori, anche in pubblico. È per questo che Paolo, benché fosse sottomesso a Pietro, ha ripreso quest'ultimo pubblicamente, a motivo del rischio prossimo di scandalo in una questione di fede”. Il fatto che essere sottomessi al Papa è necessario alla salvezza è senza ombra di dubbio una verità di fede. Non si tratta tuttavia di una sottomissione indiscriminata a qualsiasi volontà o parola della persona rivestita del Supremo Pontificato; non si tratta certamente di aderire alle opinioni erronee del Papa, per quanto pubblicamente espresse, in contrasto con l'insegnamento già definito della Chiesa. Come spiega S. Tommaso de Vio: “Se qualcuno, per un motivo ragionevole, ritiene sospetta la persona del Papa e rifiuta la sua presenza e anche la sua giurisdizione, non commette il delitto di scisma, né un altro qualunque, ammesso che sia pronto ad accettare il Papa se non fosse sospetto. Va da sé che si ha il diritto di evitare ciò che è dannoso e di prevenire i pericoli. Difatti, può accadere che il Papa governi in modo tirannico, e ciò è tanto più facile quanto più è potente e non teme sulla terra nessun castigo da parte altrui”.

Chi è il Papa? Il Papa è il successore di S. Pietro nella sede di Roma e nel primato, ossia nell'apostolato ed episcopato universale; quindi il capo visibile, Vicario di Gesù Cristo capo invisibile di tutta la Chiesa, la quale per questo è detta Cattolica-Romana.

Il Pontefice Romano è successore di S. Pietro nel triplice primato, non solo di onore, come primo tra pari, ma effettivo, con il diritto di insegnare, governare e amministrare i mezzi di santificazione per tutta la Chiesa.

Poiché non vi è che una sola Chiesa, uno solo dev'essere il capo dell'intero popolo cristiano, così come un solo vescovo è il capo dell'intera diocesi. Per conservare l'unità della fede è necessario che uno solo sia alla testa dell'intera Chiesa, il quale possa pronunciare il suo giudizio decisivo sulle questioni concernenti la fede medesima. Il fine dell'autorità, l'unione e la pace dei sudditi, si ottiene meglio col governo di uno solo che di molti; quindi nel governo della Chiesa vi deve essere uno solo che presieda a tutti. La Chiesa militante è fatta a somiglianza della Chiesa trionfante. Come in questa c'è Uno solo che presiede, anche in quella uno solo deve essere a capo di tutti i fedeli.

E' dogma di fede: Il Papa possiede il pieno e supremo potere giurisdizionale su tutta la Chiesa, non solo nelle cose di fede e di morale, ma anche in quelle concernenti la disciplina e il governo di essa.

Il potere di primato del Papa è dunque:

1) Di vera giurisdizione, cioè un vero potere governativo, comprendente il potere legislativo, giudiziario e coercitivo o penale.

2) Universale, che si estende su tutti i singoli pastori e su tutti i singoli fedeli della Chiesa.

3) Supremo, ossia non c'è nessun altro deposito di giurisdizione che sia pari o superiore a quello papale. La totalità dei vescovi non basta ad eguagliare il potere supremo pontificio.

4) Pieno, cioè possiede tutta la pienezza del potere giurisdizionale della Chiesa, non solo una parte: il Papa può regolare da solo, senza bisogno dell'approvazione dei vescovi, ogni cosa nell'ambito della giurisdizione ecclesiastica.

5) Ordinario, cioè inerente all'ufficio, per disposizione divina. E' dunque esercitato in ogni occasione, non solo in casi eccezionali.

6) Episcopale, cioè il Papa è il “vescovo universale” dell'intera Chiesa così come è il vescovo della diocesi di Roma.

7) Immediato, cioè senza bisogno di intermediari.

Quale supremo legislatore della Chiesa, il Papa non è vincolato giuridicamente da decisioni e consuetudini ecclesiastiche, ma bensì dal diritto divino. Questo esige che il potere ecclesiastico, conformemente al suo fine, sia adoperato all'edificazione del Corpo mistico di Cristo, non alla distruzione. Il diritto divino è dunque una barriera efficace contro l'arbitrio.

IL COLLEGIO EPISCOPALE NON HA LO STESSO POTERE DEL PAPA:

Nel n. 22 della Costituzione dogmatica Lumen gentium del Concilio Vaticano II si afferma: “L'ordine dei vescovi, il quale succede al collegio degli apostoli nel magistero e nel governo pastorale, anzi, nel quale si perpetua il corpo apostolico, è anch'esso insieme col suo capo il romano Pontefice, e mai senza questo capo, il soggetto di una suprema autorità e piena potestà su tutta la Chiesa”. Questa posizione del Vaticano II è in netto contrasto con ciò che insegna il Vaticano I sul potere del Romano Pontefice, perché anziché ammettere un solo soggetto (il Papa) rivestito del pieno e supremo potere giurisdizionale, il Vaticano II aggiunge un secondo soggetto, il collegio episcopale unito col Papa.

Il Papa e i Vescovi uniti con lui che cosa costituiscono? Il Papa e i Vescovi uniti con lui costituiscono la Chiesa docente, chiamata così perché ha da Gesù Cristo la missione di insegnare le verità e le leggi divine a tutti gli uomini, i quali solo da lei ricevono la piena e sicura cognizione che è necessaria per vivere cristianamente.

Dal latino “docere”, cioè insegnare, la Chiesa docente è la maestra perfetta, vera e vivente di tutti gli uomini, che solo sotto la sua guida possono raggiungere la salvezza eterna. Alla Chiesa docente corrisponde la Chiesa discente, dal latino “discere”, cioè imparare: fanno parte di questa Chiesa i semplici fedeli, che non fanno parte della sacra gerarchia.

La Chiesa docente può errare nell'insegnare le verità rivelate da Dio? La Chiesa docente non può errare nell'insegnare le verità rivelate da Dio: essa è infallibile, perché come promise Gesù Cristo, lo Spirito di verità l'assiste continuamente.

La Chiesa docente è infallibile soltanto quando insegna verità rivelate da Dio, contenute nella Sacra Scrittura e nella Tradizione, necessarie a credersi per conseguire la vita eterna.

La Chiesa docente non è infallibile nell'insegnare le verità non rivelate da Dio, cioè le verità semplicemente di ordine naturale: tanto il Papa quanto i Concili Ecumenici dei vescovi potrebbero errare nell'insegnare verità matematiche, astronomiche, storiche, geografiche...

Il Papa da solo è infallibile (vedi domanda seguente).

I vescovi sono infallibili solamente se: 1) convocati immediatamente o mediamente dal Sommo Pontefice, si adunano in un Concilio universale (ecumenico), definiscono verità riguardanti la fede e i costumi, e ottengono l'approvazione del Papa; 2) quando, pur non essendo uniti in un Concilio, insegnano in modo unanime verità riguardanti la fede o i costumi.

La divina promessa di Gesù, ossia l'assistenza spirituale dello Spirito Santo, venne mantenuta il giorno di Pentecoste, quando la Terza divina Persona scese sugli Apostoli sotto forma di lingue di fuoco.

Se la Chiesa potesse errare nell'insegnamento delle verità rivelate, non sarebbe possibile che sopra di Essa non prevalgano le porte dell'Inferno: infatti Satana, padre della menzogna, delle eresie e dell'errore, avrebbe il sopravvento sopra di Essa e le anime, invece di essere condotte alla salvezza, sarebbero guidate sulla via della dannazione.

Il Papa da solo può errare nell'insegnarci le verità rivelate da Dio? Il Papa da solo non può errare nell'insegnarci le verità rivelate da Dio, ossia è infallibile come la Chiesa, quando da Pastore e Maestro di tutti i cristiani definisce dottrine circa la fede e i costumi.

Se la Chiesa docente è infallibile, infallibile deve essere innanzitutto il suo capo visibile.

Il Concilio Vaticano I sancì il dogma di fede dell'infallibilità pontificia. Il Papa è infallibile, ma non per questo è impeccabile. I Sommi Pontefici furono per lo più uomini di virtù e santità; essi però non erano nell'impossibilità di peccare. La Chiesa, purtroppo, conta alcuni Papi (pochi, per fortuna) che non ebbero la santità richiesta dal suo ufficio... ma tutti furono comunque infallibili nel loro insegnamento.

Il Papa è infallibile non come maestro privato, o scienziato, o storico, o filosofo... ma quando insegna ex cathedra, cioè in modo solenne, come maestro universale, riguardo materie che toccano la fede e i costumi.

IL VATICANO II È INFALLIBILE?

Il Concilio Vaticano II non ha voluto impegnare la sua autorità per fare delle definizioni (non ha imposto, ad esempio, la libertà religiosa e l'ecumenismo come verità di fede), e perciò non si può ascrivere al magistero straordinario. Per affermare dunque l'infallibilità dei documenti del Vaticano II bisognerebbe dimostrare che essi corrispondano all'esercizio del magistero ordinario universale, e questo è impossibile, perché il magistero ordinario universale si definisce come quello esercitato dai vescovi dispersi su tutta la terra ed è costituito non da singoli atti, ma da un'unanimità di molteplici atti. Questa unanimità non appare affatto limpida, perché sull'interpretazione dei documenti conciliari esistono molte e opposte posizioni, e una considerevole parte dell'episcopato mondiale non aderisce alle interpretazioni ufficiali della Santa Sede. Inoltre, perché vi sia infallibilità occorre che il magistero attesti con autorità che l'insegnamento che dispensa appartiene al deposito della fede, mentre le intenzioni manifestate dai vescovi conciliari dimostrano che non è in questo modo che impartiscono i loro insegnamenti dottrinali.

CIO' CHE PREDISSE IL SANTO PADRE PIO X:

S. Pio X scrisse una mirabile enciclica, Pascendi Domini Gregis, dove condannò la setta modernista, che promuoveva le sue dottrine apostate per cercare di cambiare “dal di dentro” la Chiesa. Il Santo Padre svelò anche in che modo i modernisti cercavano di attuare tale cambiamento, ossia tentando di stimolare l'Autorità pontificia, senza distruggerla, così da corrompere il vertice della Chiesa e, di conseguenza, tutti i membri di Essa. Se tale proposito fu ostacolato fortemente già da Leone XIII fino a papa Pio XII, con Giovanni XXIII si aprì un varco per le dottrine moderniste e iniziò così un rapido e dannosissimo ammodernamento; il risultato, come ben aveva previsto S. Pio X e come possiamo ancora attestare, è stato ed è l'auto-distruzione della Chiesa. Intrufolandosi nelle menti dei papi e di tutto il clero, la dottrina modernista adotta idee che conducono molto più lontano di quanto non si creda, non solo all'indebolimento, ma alla perdita della fede (Allocuzione Il grave dolore, 27 maggio 1914). È anche vero che, sempre il Santo Padre Pio X, aveva dissolto le questioni sulla dubbia autorità papale: affermava infatti che la condizio sine qua non per la realizzazione del diabolico piano modernista fosse la vera Autorità di coloro (Giovanni XXIII, Paolo VI, Giovanni Paolo I e II, Benedetto XVI, Francesco) che avrebbero, Deo permittente, riformato la religione cristiana. Ricordiamo che anche i sommi sacerdoti Anna e Caifa, che condannarono Gesù, si servirono della loro Autorità, benché abusando di essa e utilizzandola nel modo peggiore; altrimenti non avrebbero potuto far crocifiggere Gesù. Tuttavia, allo stesso modo in cui Dio ricavò dal terribile deicidio la Redenzione del genere umano, dobbiamo credere che Dio, permettendo ai modernisti di rimanere in seno alla Chiesa, trarrà un bene soprannaturale maggiore (restaurare omnia in Christo).

 


Veronica Tribbia - Dal Catechismo di San Pio X

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