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S. Lucia da Siracusa

Aforisma

"Coloro che vivono castamente e piamente sono tempio di Dio e lo Spirito Santo abita in essi".

La vita

Sul finire del III secolo (tra il 280 e il 290 d.C.) nacque nella città di Siracusa S. Lucia. Tale città era molto fiorente, e conobbe il cristianesimo per merito del vescovo S. Marziano; la fede in Cristo, nonostante le persecuzioni, si era molto diffusa, e Siracusa contava un discreto numero di chiese e catacombe. 

S. Lucia apparteneva ad una nobile famiglia, proprietaria di vasti terreni; era orfana di padre dall'età di cinque anni, e viveva con la madre, Eutichia. La sua famiglia probabilmente era già cristiana. La bimba siracusana cresceva bella e buona, soprattutto aveva molta modestia nel portamento: la giovane infatti si era consacrata al Signore con un voto di verginità, mentre la madre, all'oscuro del desiderio della figlia, già pensava a come renderla felice tramite un buon matrimonio. 

Nel 231, nella vicina città di Catania, sant'Agata era morta martire sotto la persecuzione di Decio: moltissimi cristiani andavano in pellegrinaggio alla tomba della santa, perché lì erano numerosi i miracoli per l'intercessione della martire. Accadde che nell'anno 301 anche Lucia e sua madre andarono in pellegrinaggio per ottenere la grazia della guarigione di Eutichia: la madre della santa, infatti, era affetta da gravi emorragie, per le quali non aveva alcuna speranza di guarire se non tramite un miracolo.

Proprio in quell'occasione, fu letto il tratto evangelico che narrava dell'emorroissa: Lucia e sua madre furono ripiene di fiducia, e Lucia credette intensamente nella potenza miracolosa di S. Agata. Lucia suggerì dunque alla madre di toccare la tomba di sant'Agata, proprio come l'emorroissa del Vangelo toccò la veste del Signore. Le due donne rimasero fino a tarda sera a pregare sopra la tomba della martire, finché entrambe non caddero nel sonno; mentre dormiva, santa Lucia ebbe una visione. Schiere di angeli circondavano sant'Agata, che sorrideva a Lucia e diceva: "Lucia, sorella mia, vergine di Dio, perché chiedi a me ciò che tu stessa puoi concedere? Infatti la tua fede ha giovato a tua madre ed ecco che è divenuta sana ".

Quando Lucia si svegliò, rivelò alla madre la lieta visione e le parole risanatrici di S. Agata. La madre era guarita. Fu in quel giorno che Lucia svelò alla madre il suo voto perpetuo di verginità; Eutichia ne fu felice, e assicurò che, per essere riconoscente della grazia ricevuta, avrebbe donato a Dio ogni sua cosa personale. Infatti, tornate a Siracusa, Lucia ricordò alla madre il suo proposito di povertà, ed entrambe iniziarono a vendere le loro sostanze e a beneficiare i poveri.

Una tale elargizione, esemplare nella fervente comunità cristiana di Siracusa, destava però lo stupore dei pagani. Ordinariamente, un gesto del genere era sinonimo di fede cristiana: solo i cristiani, infatti, giungevano a disprezzare i beni della terra al punto da venderli e darli ai poveri. E così pensò uno a cui molto interessavano i beni di Lucia: un giovane che desiderava vivamente di farla sua sposa. Dalla madre di Lucia volle sapere perché la figlia vendeva le vesti preziose e gli ornamenti, per quale ragione distribuiva il ricavato ai poveri, alle vedove ed ai ministri del culto cristiano. Eutichia diede una risposta evasiva, che per il momento lo rese tranquillo. Ma in seguito il sospetto che Lucia fosse cristiana divenne certezza: visto fallire il suo desiderio di averla come sposa, poiché ella lo aveva respinto parlando del suo voto di verginità, decise di denunciarla al prefetto della città come cristiana e di conseguenza fossero applicati a lei i decreti imperiali.

In quegli anni, per la chiesa cattolica non erano tempi tranquilli: l’imperatore Diocleziano emanò i suoi editti di persecuzione contro i cristiani nel 303. La sua fu la persecuzione più feroce, soprattutto nelle province, dove funzionari zelantissimi la applicarono ciecamente.

A Siracusa era prefetto della città Pascasio, che nell’agosto del 303 aveva condannato a morte il vescovo S. Euplo. Quando Lucia gli fu portata innanzi sotto l’imputazione di essere cristiana, egli le ordinò di sacrificare agli dèi. Allora Lucia disse: "Sacrificio puro presso Dio consiste nel visitare le vedove, gli orfani e i pellegrini, che versano nell’afflizione e nella necessità, ed è già il terzo anno che io offro a Cristo Dio tali sacrifici erogando tutto il mio patrimonio".

Pascasio l’interruppe con ironia: "Va a contare queste ciance agli stolti come te, poiché io eseguo i comandi dei Cesari e perciò non posso udire siffatte stoltezze".

Lucia disse: "Tu osservi i decreti dei Cesari come anch’io curo la legge del mio Dio giorno e notte; temi pure le loro leggi, mentre io riverisco il mio Dio: tu non vuoi mancare di rispetto a quelli ed io come mai oserò di contraddire il mio Dio? Tu t’ingegni di piacere a loro ed io mi ingegno di piacere a Dio: tu dunque fa come credi ti torna comodo ed io opero secondo cio che è grato all’animo mio".

Pascasio continuò: "Tu hai prodigato le tue sostanze ad uomini vani e dissoluti".

Ma Lucia replicò: "Io ho riposto al sicuro il mio patrimonio e la mia persona non ha gustato la dissolutezza".

Pascasio soggiunse: "Tu sei la stessa dissolutezza in anima e corpo".

Lucia rispose: "Siete voi che costituite la corruzione del mondo".

Pascasio disse: "Cessi la tua loquacità; passiamo ai tormenti".

Lucia replicò: "E’ impossibile porre silenzio ai detti del Signore".

Pascasio riprese: "Tu adunque sei Dio?"

Lucia rispose: "Io sono serva del Dio eterno, poiché Egli ha detto: quando sarete dinanzi ai re ed ai principi non vi date pensiero del come o di ciò che dovete dire, poiché non siete voi che parlate ma lo Spirito Santo che parla in voi".

Pascasio disse: "Dentro di te c’è adunque lo Spirito Santo?"

Lucia rispose: "Coloro che vivono castamente e piamente sono tempio di Dio e lo Spirito Santo abita in essi".

Pascasio disse: "Ti farò condurre in un luogo turpe e così fuggirà da te lo Spirito Santo".

Anche per piegare altre vergini cristiane il giudice romano spesso era ricorso a simili mezzi: tant’è vero che Tertulliano scriveva che esse temevano più il lenone che il leone: la prova cioè contro la loro virtù piuttosto che le belve feroci.

Ma ecco che avvenne un miracolo. Lucia era divenuta immobile come una roccia, e né i soldati né i buoi poterono spostarla di un solo centimetro dal luogo dov'era. Pascasio temette che la santa adoperava la magia, e ordinò che attorno a lei fosse disposto un rogo. Acceso il fuoco con resina e pece, legname ed olio, le fiamme iniziarono a levarsi altissime, ma la santa non venne neppure sfiorata: anzi rimase attorniata dalle fiamme senza subire neppure una scottatura. Santa Lucia pregava così: "Pregherò il mio Signore perché questo fuoco non si impadronisca di me".

Pascasio non si conteneva più dall’ira. Allora alcuni dei suoi soldati per impedire che fosse ancor più deriso a causa dei suoi sforzi del tutto vani, tirarono giù Lucia dal rogo perché fosse finita con la spada. Lucia comprese che era giunto il momento di confessare Cristo con il martirio: si pose in ginoc­chio pronta a ricevere il colpo mortale.

Prima però volle parlare alla gran folla che nel frattempo si era radunata attorno a lei: disse che la persecuzione contro i Cristiani stava terminando e la pace per la Chiesa era imminente con la caduta del­l’imperatore Diocleziano. Ricordò loro che Siracusa l’avrebbe sempre onorata così come la città di Cata­nia venerava S. Agata. Quando ebbe terminato di parlare, venne il colpo mortale che le recise il capo consacrandone la verginità con il mar­tirio.

Era il 13 dicembre del 304.

La tradizione

La notte del 12 dicembre, in molte regioni d'Italia, come il Trentino, il Friuli Venezia Giulia, la Lombardia, l'Emilia e il Veneto, i bambini si preparano alla venuta di santa Lucia con il suo asinello, che porterà loro dolci e regali se saranno stati buoni durante l'anno. I più piccoli le scrivono una letterina, dicendo quali fioretti hanno fatto e cosa desidererebbero ricevere dalla santa; vengono preparati del cibo per la santa e un mazzolino di fieno o delle carote per l'asinello, così da poter offrire a santa Lucia un po' di ospitalità mentre tutti dormono. La santa infatti consegna i regali nel cuore della notte, e se trova qualcuno che non è a letto, lancia della cenere sugli occhi e lo acceca, per non essere vista. 

In Svezia e in Danimarca si usa invece che la mattina del 13 dicembre la figlia primogenita si vesta con una tunica di colore bianco, una fascia rossa in vita e sul capo un intreccio di rami con sette candeline; così vestita, la fanciulla recita la parte di santa Lucia, e porta la colazione con dei dolcetti ai familiari ancora a letto, magari aiutata dalle sorelle più piccole, vestite con la tunica e la fascia bianche.

Curiosità

Viene raffigurata di solito con una palma, simbolo del martirio, o con un giglio, simbolo della sua purezza, e un piatto dove sono posti due occhi. Secondo una leggenda, la santa si sarebbe tolta gli occhi per darli a Pascasio, che li guardava con desiderio, supplicandolo di convertirsi.

Lucia deriva dal latino e significa "luce".  E' protettrice degli oculisti, dei ciechi, e viene invocata contro le malattie degli occhi.

 


Veronica Tribbia

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