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S. Omobono Tucenghi

Aforisma

"I denari che distribuiamo ai poveri li troveremo al di là della tomba e ci arricchiranno per tutti i secoli eterni." 

La vita

Omobono si fece santo nella sua bottega da mercante tra le agitazioni ed i rumori dei negozi. 
Nacque a Cremona l’anno 1157 da pii negozianti che sapevano unire le loro faccende alla pratica costante dei doveri cristiani; e nel Battesimo fu chiamato Omobono. 

Fatto grandicello, senza aver appreso lo studio delle lettere, iniziò a lavorare al negozio nella bottega paterna. Egli si mostrò così prudente ed esatto nel vendere e nel comprare, che trasse l’ammirazione di tutti i cittadini. 
Semplice e verace nelle sue parole, contento d’ogni piccolo guadagno, riceveva e licenziava ognuno con tutta dolcezza e cortesia. Per quanto fossero aspri e capricciosi gli avventori, la pazienza di Omobono era sempre la stessa; si comprasse o si rigettasse con disprezzo la sua merce, era sempre inalterabile e di viso allegro, ed aveva sempre la stessa urbanità, la stessa piacevolezza e buon tratto per tutti. 

La folla, il tumulto e il concorso di gente non interrompeva mai la sua unione con Dio; e quantunque fosse obbligato a rispondere a persone di umore diverso, di gusto particolare e talvolta irragionevole, egli soddisfaceva ognuno con la stessa ilarità e mansuetudine. 
Appena si trovava libero dalle sue occupazioni, impiegava il tempo nel leggere qualche libro di pietà che aveva sempre con sé. 

Osservava le feste, santificandole con gli esercizi di pietà che la Chiesa propone ai fedeli, evitando le osterie, ove troppo spesso si offende il Signore. Non contaminò mai la sua anima con giuramenti, menzogne e spergiuri, e non tradì mai la giustizia, dando sempre il peso giusto, e guadagnando solo quel tanto che l’onestà permette. Quantunque bramasse vivere da solo, pure per obbedire ai genitori condusse a sposa una fanciulla savia e devota, propostagli dal padre. 
Le sue virtù luminose, le buone maniere, la mansuetudine che usava con tutti ed il suo amore alla giustizia, attiravano numerosissimi avventori alla bottega; e gli affari suoi prosperavano di giorno in giorno. 

Per la morte del padre, si trovò padrone delle sostanze e pensò di comprarsi con esse le gioie del Paradiso e di mutare le ricchezze effimere della terra con quelle eterne del Cielo. La sua bottega divenne il rifugio dei miserabili; e tutti i poveri della città trovarono in Omobono un padre amoroso, pieno di compassione verso le loro miserie. L’elemosina non ha mai impoverito nessuno; e più il nostro Santo largheggiava con i poverelli, più si trovava abbondante di roba. Non si sa capire come abbia potuto sollevare tanti infelici, regalare tanto denaro, sfamare tanti bisognosi, e venire in soccorso ad un numero così grande di poveri di Cremona e dei dintorni. 
Ma l’uomo di Dio sapeva dare con l’elemosina corporale, anche quella spirituale, esortando alla virtù, alla fuga del vizio, all’amore della religione. Le sue parole, infiammate dalla carità divina, valevano assai più di un’eloquente predica, e toccavano i cuori più induriti nelle iniquità. 

Molti peccatori e molti eretici, che avevano resistito alla grazia, furono convertiti dal linguaggio semplice, ma pieno di unzione celeste di Omobono. Il demonio non poteva soffrire tanta liberalità verso i poveri, quindi istigò la sua sposa, quantunque dabbene e virtuosa, a lamentarsi col marito come eccessivamente prodigo delle sue sostanze, temendo di ridursi ben presto ad uno stato deplorevole di miseria. 
Omobono ascoltò in pace quei lamenti, e poi rispose: “Non temere, mia dolce sposa. Il Signore ha promesso il centuplo in questa vita e la gloria eterna nella futura: i denari che distribuiamo ai poveri li troveremo al di là della tomba e ci arricchiranno per tutti i secoli eterni. L’elemosina non ha mai impoverito alcuno, e Dio verrà sempre in nostro aiuto.” 

Il Signore infatti intervenne con prodigi a mostrare quanto gli fossero grate quelle largizioni. 
In tempo di carestia, uscendo Omobono dalla chiesa, fu attorniato da un drappello di miserelli che chiedevano nutrimento; ed egli li condusse alla sua casa, e distribuì loro tutto il pane che aveva. Sopraggiunse la moglie, la quale, avvisata dalle vicine di quanto aveva operato il marito, corse alla dispensa per controllare, e con grande meraviglia la trovò tutta ripiena di bianchissimo pane. 

Ogni sera, finite le sue occupazioni giornaliere, passava un’ora davanti al SS. Sacramento, spargendo il cuore avanti al suo amato Bene. Oltre il tempo determinato alle preghiere nella chiesa, la bottega, la camera e la strada erano per lui luogo di orazione, adempiendo il consiglio del glorioso apostolo S. Paolo, il quale esorta gli uomini a pregare in qualunque posto si trovino, elevando la mente al Cielo. 
Dopo quarant’anni di santa vita, Dio lo chiamò alla gloria eterna, per ricompensarlo della sua generosa carità. Il 13 novembre 1197 si recò di notte secondo il solito ad assistere al canto del mattutino nella chiesa di Sant’Egidio e si fermò fino all’alba ad ascoltare la Messa. 

Intonato dal sacerdote l’inno angelico “Gloria in excelsis Deo”, egli stese le braccia in croce e cadde bocconi a terra. La sua bella anima aveva spezzato i vincoli della carne ed era volata a cantare il Gloria e l’eterno Osanna cogli Angeli e Santi del Paradiso. Gli astanti non si avvidero, e pensarono che si fosse prostrato boccone per spirito di penitenza; ma non essendosi alzato al Vangelo, lo scossero, credendo dormisse, e lo trovarono cadavere. Dio operò molti strepitosi miracoli al suo sepolcro, e la Chiesa per mezzo di Innocenzo III lo ascrisse all’albo dei Santi, proponendolo a modello dei secolari e soprattutto dei negozianti. 

La vita di Omobono ci dice chiaramente che anche in mezzo al mondo, nel tumulto degli affari, si può divenire santi, purché si voglia fermamente. 

Curiosità

Papa Innocenzo III canonizzò Omobono il 13 gennaio 1199 con la bolla Quia pietas, nella quale lo definì pacificus vir, a meno di due anni dalla morte. Sant'Omobono fu il primo laico della storia ad essere canonizzato 



Il Crociato

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