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Il ritorno di Gesù Cristo

Gesù Cristo ritornerà mai più visibilmente su questa terra? Gesù Cristo ritornerà visibilmente su questa terra alla fine del mondo, per giudicare i vivi e i morti, ossia tutti gli uomini, buoni e cattivi. 

Come Dio, Gesù Cristo è in ogni luogo e non ha bisogno di tornare sulla terra; come uomo, si è reso invisibile a noi nell’Ascensione, e anche la sua permanenza nell’Eucarestia è velata dalle specie del pane e del vino. Ora Gesù Cristo è presente su questa terra, ma è invisibile. Tornerà visibilmente un giorno come Egli ha profetizzato: Vedrete il Figlio dell’uomo sedere alla destra della potenza di Dio e venir sulle nubi del cielo (Mr 14, 62). Anche gli angeli che apparvero agli apostoli subito dopo l’ascensione di Gesù profetizzarono: Quel Gesù che vi è stato tolto, è stato assunto in Cielo e verrà come lo avete veduto andare in Cielo (At 1, 11). 
Il ritorno di Gesù avverrà alla fine del mondo, quando il sole si oscurerà, la luna non darà più la sua luce, le stelle cadranno dal cielo e le potenze dei cieli si scoteranno (Mt 24, 29). Non ci è dato sapere quando avverranno queste cose, nessuno lo sa, nemmeno gli angeli del cielo, ma solo il Padre (Mt 24,36) perché il giorno del Signore verrà come un ladro di notte (1 Tss 5, 2). 

Gesù Cristo ha il supremo diritto di giudicare con verità e giustizia tutti gli uomini, assegnando a ciascuno il premio o il castigo, a seconda dei meriti acquisiti in vita. Davanti a Lui compariranno tutti gli uomini buoni, ossia quelli che vissero nella sua grazia e meritarono la gloria del Cielo, che i cattivi, ossia quelli che morirono nella colpa e meritarono la pena eterna dell’Inferno. Vi saranno sia quelli morti prima del giorno del giudizio, sia quelli che saranno ancora vivi: insomma, vi sarà tutta l’umanità. 

RIFLETTO: 

Gesù ci esorta ad aspettare la sua venuta come un servo fedele aspetta il ritorno del padrone. Chi sarà trovato vigilante e attivo sarà premiato; chi sarà sorpreso nella pigrizia, nel vizio, nella dissipazione, sarà severamente punito. 

ESEMPIO: 

Santa Pelagia aveva trascorso la gioventù nel lusso e nel peccato, scandalizzando tutta la città di Antiochia. Per pura curiosità un giorno volle ascoltare una predica del vescovo san Nonno sopra il giudizio universale. La povera peccatrice si sentì subito trafitta da un dolore così vivo per i propri peccati, che si ritirò a far penitenza spogliandosi dei suoi ornamenti. Dopo aver visitato i luoghi santi della Palestina, si ritirò sul monte degli Ulivi, si chiuse in una celletta e non ne uscì mai più. Dalla finestrella contemplava la sottostante valle di Giosafat, dove, secondo una pia tradizione, avverrà il giudizio universale alla fine del mondo. Pensando continuamente al giudizio divino, trascorse la vita piangendo i suoi peccati, facendone aspra penitenza, pregando e praticando tutte le virtù. 


Gesù Cristo per giudicarci aspetterà fino alla fine del mondo? Gesù Cristo per giudicarci non aspetterà fino alla fine del mondo, ma giudicherà ciascuno subito dopo la morte. 

Ricaviamo, dalla parabola evangelica del ricco epulone e del povero Lazzaro, che Gesù non aspetterà sino alla fine del mondo per giudicare gli uomini, ma giudicherà ciascuno subito dopo la morte, per assegnargli il premio o il castigo che si sarà meritato in vita. Nella parabola, Gesù insegna che il giusto e paziente mendicante morì e fu portato dagli angeli nel seno di Abramo - cioè nel Limbo dei giusti - mentre il ricco gaudente ed egoista morì e precipitò nelle atroci sofferenze dell’Inferno, da dove inutilmente implorava soccorso (Lc 16, 19-31). 

RIFLETTO: 

Se in vita ci esamineremo e giudicheremo spesso e con severità, facendo degna penitenza dei nostri peccati, non avremo nulla da temere nel giudizio particolare. Il Signore non giudica più chi si è giudicato con verità e giustizia. 


ESEMPIO: 

1. Sant’Arsenio abate, in punto di morte, fu preso da un grande tremore che impressionò i suoi discepoli, i quali gli chiesero: - Come, padre, tu tremi? - Questo tremore non è nuovo; ho sempre temuto questo giorno, per tutta la mia vita - rispose. 

2. Sant’Agatone moribondo, a quelli che lo confortavano a sperare in vista del bene che aveva compiuto in vita, rispose: - Figli miei, i giudizi di Dio sono differenti da quelli degli uomini! - 
3. Un celebre predicatore in punto di morte tremava al pensiero del prossimo giudizio che lo attendeva. Gli astanti lo confortavano dicendo: - Perché tremi? Pensa alla tua lunga, famosa, fruttuosa predicazione! Ora andrai a ricevere il premio che il Signore ti ha preparato! -. Ricordando la vanità che spesso aveva ispirato la sua predicazione, tremò ancora di più e rispose: - Se il Signore non me li ricorderà per primo, io non dirò nulla dei miei discorsi! -. Il giudizio divino è molto rigoroso e scruta anche i pensieri e le intenzioni più nascoste. 

Di che cosa ci giudicherà Gesù Cristo? Gesù cristo ci giudicherà del bene e del male operato in vita, anche dei pensieri e delle omissioni. 

Nel giudizio particolare Gesù Cristo ci giudicherà di tutti gli atti compiuti in vita con responsabilità. Noi siamo esseri responsabili in quanto intelligenti e liberi, cioè gli atti che facciamo sono conosciuti dalla mente e consentiti dalla volontà. Non siamo responsabili di atti che facciamo senza conoscere né volere (per esempio durante il sonno). 
Dal primo uso della ragione fino all’ultimo istante della vita saremo giudicati degli atti che avremo compiuto, dei pensieri e desideri chiusi nel santuario dell’anima, delle parole che sono espressione del pensiero, degli atti che sono l’attuazione delle determinazioni della volontà, di ciò che non abbiamo fatto nonostante fosse nostro dovere fare (omissioni). 

RIFLETTO: 

Se pensassimo che saremo giudicati per tutto ciò che pensiamo, diciamo, operiamo o che trascuriamo, saremmo molto più attenti a evitare il peccato e a praticare la virtù. 

ESEMPIO: 

San Bernardo, durante una malattia che lo portò sull’orlo della tomba, fu assalito da una terribile tentazione di disperazione. Gli sembrava di vedere il demonio accusarlo davanti al tribunale di Dio. Ad ogni accusa il santo ripeteva: - Lo so che sono indegno della gloria del cielo; ammetto che non posso ottenerla con i miei meriti. Ma il mio Signore Gesù la possiede per un doppio titolo: per il diritto di eredità come Figlio unico del Padre celeste e per i meriti della sua Passione e Morte, come Salvatore del mondo. Egli mi ha ceduto il secondo diritto e per questo spero fermamente di partecipare alla felicità celeste e di non essere condannato nel giudizio di Dio -. 

 
 

Veronica Tribbia - Dal Catechismo di San Pio X