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Il Giudizio

Ci sono due giudizi? Ci sono due giudizi: l’uno particolare, di ciascuna anima, subito dopo la morte; l’altro universale, di tutti gli uomini, alla fine del mondo. 

Il giudizio particolare. Gesù Cristo ha descritto il giudizio particolare tramite una parabola: Un signore, prima d’andarsene in un paese lontano, affidò a ciascuno dei suoi servi una somma di denaro da trafficare, per avere al suo ritorno il capitale e il frutto. Due servi trafficarono il denaro, lo fecero fruttare e al ritorno del padrone gli consegnarono il doppio di quanto avevano ricevuto. Un altro servo invece, per giustificare la sua indolenza, sotterrò il denaro ricevuto per non perderlo. Al suo ritorno il padrone chiamò i servi al rendiconto. I primi due ebbero la lode e il premio del padrone; il terzo invece fu biasimato e severamente punito. (Mt 25, 14-31). 

Gesù Cristo è il padrone asceso in cielo. I servi siamo noi, che abbiamo ricevuto doni naturali e soprannaturali perché li traffichiamo e facciamo fruttificare a maggior gloria di Dio e per la salvezza del prossimo. Tutto ciò che siamo e che abbiamo, lo abbiamo ricevuto da Dio: Egli ci chiamerà al rendiconto subito dopo la morte, nel giudizio particolare. Se avremo disposto bene dei nostri doni e ne avremo ricavato frutto, allora saremo premiati; viceversa, se saremo stati oziosi e avremo trascurato di fare il bene, saremo severamente puniti. 
La Chiesa per bocca del pontefice Benedetto XII insegna che chi è perfettamente puro subito dopo la morte è (ammesso) in cielo, vede la divina Essenza con visione intuitiva e così è veramente beato. Invece le anime di coloro che muoiono in peccato mortale, subito dopo la morte discendono all’Inferno. E il papa Eugenio IV insegna che coloro i quali, veramente pentiti, sono morti in grazia di Dio, prima di aver soddisfatto con degni frutti di penitenza i peccati di commissione e di omissione, dopo morte sono puniti nelle pene del Purgatorio
Prima di ricevere il premio o il castigo, le anime devono essere giudicate nel giudizio particolare. Infatti è facile a Dio rendere a ciascuno secondo le opere il giorno della morte (Eccli 2, 28). 

Il giudizio universale. Nostro Signore ha descritto dettagliatamente il giudizio universale di tutti gli uomini risorti, alla fine del mondo. Dopo che il Giudice avrà pronunciato l’irrevocabile sentenza, che farà giustizia di tutto il bene e di tutto il male fatto da ciascuno e da tutti insieme, questi (i reprobi) andranno all’eterno supplizio, e i giusti nella vita eterna (Mt 25, 46). 
La Chiesa ha sempre ritenuto come un dogma fondamentale di fede la seconda venuta di Gesù Cristo sulla terra. Il giudizio universale è necessario per ristabilire la giustizia divina e farla trionfare davanti agli occhi di tutti gli uomini: per premiare i buoni, che su questa terra sono stati troppo spesso conculcati, oppressi, derisi; per punire i cattivi, che spesso sulla terra trionfano e sembrano la negazione vivente della divina Provvidenza e della divina Giustizia; per glorificare Cristo e i suoi eletti e sconfiggere definitivamente il demonio e i suoi seguaci, che ora dominano il mondo. 

LETTURA DAL VANGELO

Quando poi il Figlio dell'uomo verrà nella sua gloria, e con Lui tutti gli angeli, allora Egli siederà sul trono della sua gloria; e tutte le nazioni si raduneranno dinnanzi a Lui e separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capretti, mettendo le pecore alla sua destra e i capretti alla sinistra. Allora il re dirà a quelli che stanno alla sua destra: “Venite, benedetti dal Padre mio, a prendere possesso del regno che vi è stato preparato fin dall’origine del mondo. Perché io ebbi fame e voi mi avete dato da mangiare; ebbi sete e mi avete dato da bere; fui pellegrino e voi mi accoglieste; nudo e mi vestiste, malato e mi visitaste, prigioniero e veniste a trovarmi.” Allora i giusti gli risponderanno: “Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando ti abbiamo vestito, o quando mai ti abbiamo veduto malato e prigioniero e siamo venuti a trovarti?” E il re risponderà: “In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi minimi tra i miei fratelli, l'avete fatto a Me.”. A quelli invece che saranno alla sinistra dirà: “Via da Me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli. Perché ebbi fame e non mi avete dato da mangiare; ebbi sete e non mi deste da bere; nudo e non mi vestiste, infermo e prigioniero e non mi veniste a trovare”. Allora anche questi gli domanderanno: “Ma quando, Signore, ti abbiamo veduto affamato o assetato, o pellegrino, o nudo, o infermo, o prigioniero, e non ti abbiamo assistito?”. E allora Egli risponderà: “Ogni volta che non avete fatto queste cose a uno di questi piccoli, non l'avete fatto a Me.” E questi andranno all’eterno supplizio, e i giusti alla vita eterna. (Mt 25, 31-46). 

Dopo il giudizio particolare che avviene dell’anima? Dopo il giudizio particolare l’anima, se è senza peccato e senza debito di pena, va in Paradiso; se ha qualche peccato veniale o qualche debito di pena, va in Purgatorio, finché non abbia soddisfatto; se è in peccato mortale, quale ribelle inconvertibile a Dio, va all’Inferno. 

In ogni peccato bisogna distinguere la colpa (o offesa a Dio) e il debito di pena o punizione in cui incorre il peccatore, e che deve scontare per soddisfare la divina giustizia. 
Il peccato mortale offende Dio gravemente e merita una pena eterna. Il peccato veniale merita una pena temporanea da scontarsi in vita o in Purgatorio. Anche il peccato mortale perdonato, tolta la colpa e la pena eterna, lascia per lo più un debito di pena temporanea. 
Orbene: in Paradiso non è possibile andare se prima non sono perdonate tutte le colpe e soddisfatti tutti i debiti di pena temporanea. Perciò dopo il giudizio particolare solo l’anima che non ha nessuna colpa e nessun debito può entrare subito in Paradiso. 

L’anima in peccato veniale non è privata dell’amicizia e della grazia di Dio, e perciò chi muore senza averne avuto prima il perdono, si può ugualmente salvare. Tuttavia quest’anima non potrà entrare in Paradiso prima di aver ricevuto il perdono: la giustizia di Dio esige piena soddisfazione. Perciò l’anima che muore con qualche colpa leggera o qualche debito da scontare, deve temporaneamente restare in Purgatorio finché non abbia ricevuto il pieno perdono e abbia soddisfatto pienamente la divina giustizia. 

L’anima in peccato mortale è ribelle a Dio e sua nemica. La morte fissa l’anima nello stato in cui si trova quando si separa dal corpo, perciò chi muore colpevole di peccato mortale e non ne è pentito resta irrevocabilmente fissato nello stato di ribellione e di inimicizia con Dio e merita l’eterna punizione dell’Inferno. 

RIFLETTO:

Su ciascuno di noi pende il giudizio di Dio e noi andiamo determinandolo momento per momento con i nostri pensieri, parole, opere e omissioni. La morte ci fisserà nello stato di grazia o di colpa in cui ci avrà trovati. 

Pensiamo a quanto accadde all’empio re di Babilonia, Baldassar. Mentre questo sovrano gozzovigliava a mensa, apparve una mano misteriosa che scriveva di fronte al re. Dopo che furono consultati inutilmente sapienti e indovini, fu chiamato il profeta Daniele, il quale, illuminato da Dio, disse: La scrittura che ha tracciato la mano sulla parete è MANE, TECEL, FARES, e questa l’interpretazione. MANE: Il Signore ha contato i giorni del tuo regno e li ha portati alla fine. TECEL: sei stato pesato sulla bilancia e trovato troppo leggero. FARES: il tuo regno è stato diviso e dato ai Medi e ai Persiani. La notte stessa Babilonia venne invasa e il re Baldassar morì, ucciso da Dario, re della Media (Dn c.5). 

I bambini morti senza Battesimo dove vanno? I bambini morti senza battesimo vanno al Limbo, dove non godono Dio, ma nemmeno soffrono perché, avendo il peccato originale e quello solo, non meritano il Paradiso, ma neppure l’Inferno o il Purgatorio. 

Tutti gli uomini, eccetto Maria Santissima, sono nati, nascono e nasceranno col peccato originale, che è cancellato soltanto mediante il Battesimo di acqua, di sangue o di desiderio. Ma i bambini che muoiono prima dell’uso di ragione senza aver ricevuto il Battesimo di acqua, senza essere capaci di ricevere il Battesimo di desiderio e se non ricevono il Battesimo di sangue col martirio passano all’altra vita col peccato originale, privi della grazia di Dio e del diritto al Paradiso. D’altra parte, essi non avendo ancora l’uso di ragione non commisero nessun peccato attuale, né mortale né veniale, perciò hanno solo il peccato originale. 
Essi non meritano il Paradiso poiché essendo premio soprannaturale, può essere meritato soltanto da quelli che hanno la vita soprannaturale della grazia santificante, di cui sono privi i bambini non battezzati. 
Essi non meritano l’Inferno poiché tale pena è meritata solo da coloro che hanno compiuto peccato in modo personale, attuale e imputabile. Il peccato originale fu invece peccato volontario di Adamo ed Eva, che i bambini non battezzati hanno naturalmente ereditato e il quale consiste solo nella privazione della grazia. 
Essi non meritano il Purgatorio perché in tale luogo si scontano soltanto peccati personali e attuali. I bambini non battezzati hanno solo il peccato originale, perciò non può essere loro inflitta tale pena. 
Sono destinati al Limbo, dove non hanno né esigenze né gioie soprannaturali, ma godono quella felicità naturale di cui è capace la natura umana. Conoscono e amano Dio secondo le facoltà naturali e godono perché partecipano in larga misura della divina bontà nelle perfezioni naturali (S. Tommaso). 

ESEMPIO

Il pio Delfino (principe ereditario) di Francia, padre di Luigi XVI e figlio di Luigi XV, faceva amministrare il battesimo privato ai suoi figli appena nati. In seguito, li faceva portare in chiesa per le cerimonie del battesimo solenne. Un giorno si fece portare il registro parrocchiale dei battesimi e lo aprì davanti ai suoi figli. Accanto al nome dei principini figuravano nomi di persone sconosciute e di umili condizioni. “Ecco - disse il Delfino - il libro dei figli di Dio; vedete figli miei, agli occhi di Dio tutti gli uomini sono uguali e non vi è distinzione oltre quella che ci danno la fede e la virtù. Davanti al mondo voi sarete più grandi di costoro; ma se questi sconosciuti saranno più virtuosi di voi, davanti a Dio saranno più grandi di voi!”

 


Veronica Tribbia - Dal Catechismo di San Pio X

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