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Purgatorio, Paradiso, Inferno

Che cos’è il Purgatorio? Il Purgatorio è il patimento temporaneo della privazione di Dio, e di altre pene che tolgono dall'anima ogni resto di peccato per renderla degna di vedere Dio. 

Se non vi fosse il Purgatorio, l'uso antichissimo della Chiesa e dei fedeli di pregare per i defunti sarebbe inutile e ridicolo. Per quanti sono dannati, è vana e illecita ogni preghiera, poiché dall'Inferno non potranno più uscire. Per quanti sono santi in Cielo, è inutile la nostra preghiera impetratoria e propiziatoria, perché già godono della visione gloriosa di Dio, e non hanno più bisogno di nulla: ai santi possiamo chiedere di potenziare le nostre preghiere e di intercedere per noi. 
Quanti invece si trovano in morte in una condizione di peccato leggero non ancora perdonato, o con qualche debito di pena temporanea, poiché si trovano in grazia di Dio non meritano l'Inferno, ma neppure il Paradiso perché non hanno scontato i loro debiti con la divina giustizia. Quindi, è giusto e logico che attendano in un luogo o stato di pena dove possano cancellare ogni loro colpa e debito. Questo luogo è il Purgatorio. 
Quando l'anima con la morte rimane libera da legami materiali e non è più attratta dalle cose sensibili, è attratta irresistibilmente a congiungersi con Dio. Ma se non è ancora perfettamente pura, non può avvicinarsi a Lui, che è somma purezza e santità, e si sente respinta perché indegna. Questa separazione da Dio costituisce la massima pena delle Anime Purganti, ed è la stessa che soffrono i dannati (pena del danno). Però, coloro che sono al Purgatorio hanno la certezza di essere ammesse un giorno alla divina presenza, non appena avranno scontato il loro debito: questa sicurezza, mitiga di molto la pena del Purgatorio. 
Oltre alla pena del danno, le Anime Purganti soffrono anche la pena del senso, cioè del fuoco e altre pene interne ed esterne, di una tale intensità che non si può immaginare. San Tommaso afferma che la più piccola delle pene del Purgatorio è più intensa di tutte le pene che possono essere sofferte sulla terra. 

RIFLETTO: 

Solo i tiepidi e gli incoscienti dicono: “Non m'importa di restare in Purgatorio, purché mi salvi!”. 

Possiamo noi soccorrere e anche liberare le anime dalle pene del Purgatorio? Noi possiamo soccorrere e anche liberare le anime dalle pene del Purgatorio con i suffragi, ossia con preghiere, indulgenze, elemosine e altre opere buone, e soprattutto con la Santa Messa. 

I SUFFRAGI 
suffragi sono le preghiere, le indulgenze, le elemosine e le altre opere buone che facciamo in favore delle Anime Purganti. Ecco come i suffragi possono giovare alle anime del Purgatorio: le nostre buone opere (preghiere, elemosine, opere e preghiere per le quali è prevista un'indulgenza, il compimento esatto del dovere quotidiano, le opere di penitenza volontaria, le sofferenze, i digiuni, le fatiche sopportate per amor di Dio) quando sono compiute in grazia di Dio hanno un valore meritorio - il quale è personale e non cedibile in favore di altri, aumenta la grazia santificante, dà diritto al premio eterno e all'aumento della gloria celeste - e un valore soddisfatorio - in quanto comportano un sacrificio o penitenza, computabile per soddisfare la pena dovuta al peccato. Questo valore soddisfatorio, grazie alla Comunione dei Santi (per cui il bene di ogni membro del Corpo Mistico di Cristo ridonda a bene di tutti gli altri), è cedibile a favore di altri. Se è ceduto in favore delle Anime Purganti, serve a diminuire o estinguere totalmente il loro debito di pena. 

ATTO EROICO DI CARITA' 
Un valore particolarissimo in favore delle Anime Purganti è l'atto eroico di carità, con il quale si cede loro tutto il valore soddisfatorio delle penitenze e opere buone fatte nel passato e che faremo in avvenire, e si cedono anche i suffragi che gli altri faranno per noi dopo la nostra morte. E' una rinuncia totale a tutto ciò che ci potrebbe giovare in Purgatorio, e un abbandono completo alla divina misericordia perché disponga di noi come vuole. Non vi è obbligo di fare quest'atto, che è anzi sconsigliabile alle anime egoiste e poco fiduciose della divina misericordia, che credono di dover essere esse stesse le principali artefici della loro salvezza. L'atto eroico di carità per chi lo compie è grandemente meritorio e utilissimo alle Anime Purganti. Dio non permetterà che debba attendere a lungo in Purgatorio chi per suo amore si è spogliato di tutto in favore dei fratelli defunti. 

LA SANTA MESSA 
L'atto che maggiormente giova alle Anime Purganti è indubbiamente il sacrificio della Santa Messa, perché è lo stesso sacrificio del Calvario, rinnovato in modo incruento, ci applica i meriti infiniti di Cristo e giova alle Anime del Purgatorio immensamente più di qualsiasi altra opera buona. Per questo è diffusissimo e molto antico nella Chiesa l'uso di far celebrare la santa Messa per i defunti. 

RIFLETTO: 

Quando possiamo, facciamo celebrare la santa Messa per i nostri cari defunti, per le Anime Purganti in generale e specialmente per quelle più bisognose. Anche il Rosario mariano è un mezzo molto efficace per suffragare i defunti. 

ESEMPIO: 

La martire santa Perpetua racconta che mentre era in prigione in attesa del martirio, vide il fratellino defunto Dinocrate che, mesto e sofferente, si sforzava di arrivare a dissetarsi ad una grande vasca di acqua freschissima. Dopo molti sforzi inutili, lo vide poi rientrare nel luogo tenebroso da cui era uscito. La santa comprese allora che il fratellino era in Purgatorio e che aveva bisogno di suffragi. Pregò fervidamente per lui e dopo qualche giorno ebbe la consolazione di vederlo giulivo e splendente, che attingeva con una coppa d'oro l'acqua fresca e beveva sorridendo, e infine corse a giocare con altri fanciulli in un magnifico giardino. Perpetua comprese che le sue preghiere avevano terminato la purificazione di Dinocrate e gli avevano spalancato le porte della felicità eterna. 

E’ certo che esistono il Paradiso e l’Inferno? E' certo che esistono il Paradiso e l'Inferno; lo ha rivelato Dio, spesse volte promettendo ai buoni l'eterna vita e il suo stesso gaudio, e minacciando ai cattivi la perdizione e il fuoco eterno. 

Già nell'Antico Testamento Dio aveva rivelato l'esistenza del Paradiso per i giusti; Gesù Cristo parlò molte volte del Regno dei Cieli, riservato ai puri di cuore, ai misericordiosi, a quanti hanno sete di giustizia, ai miti... e di questo Regno parlano numerose parabole evangeliche. Dopo l'Ultima Cena, Gesù pregò: Padre, io voglio che dove sono io siano anche con me quelli che mi hai dati, perché contemplino la gloria che mi hai dato (Gv 17,24). San Paolo afferma: Quando Cristo, vostra vita, comparirà, allora anche voi comparirete con Lui nella gloria (Col 3,4). Ai fedeli servi del Signore è promesso il gaudio del Signore (Mt 25, 21-23), dove splenderanno come il sole nel Regno del Padre loro (Mt 13, 43), regneranno nei secoli dei secoli (Ap 22,5) e non saranno più tormentati da alcun male. La Chiesa esprime la sua fede nell'esistenza del Paradiso tramite il Simbolo apostolico e il Simbolo Niceno-Costantinopolitano. 

Gesù Cristo parlò pure dell'esistenza dell'Inferno e dei supplizi riservati agli empi. Sappiamo che l'empio verrà gettato col corpo e l'anima nell'Inferno (Mt 10, 28), nelle tenebre e tra stridore di denti (Mt 8, 12; 13, 42-50), nella fornace ardente dove il fuoco è eterno e inestinguibile. La Chiesa ha sempre creduto che quelli che han fatto il bene andranno nella vita eterna; quelli che hanno operato il male, nel fuoco eterno (Simbolo Atanasiano). 

ESEMPIO: 

Il seguente fatto viene narrato da un testimone oculare. Durante la seconda guerra mondiale, fu ricoverato nella clinica di una cittadina del Piemonte un ricco editore, che aveva stampato e diffuso libri d'ogni specie. Colpito irrimediabilmente dalla malattia, fu spesso invitato dalla suora assistente a ricevere i Sacramenti, ma invano. Un sorriso sarcastico era l'unica risposta. Pressato con più insistenza a ricevere almeno il sacerdote, si rifiutò ripetutamente, dicendo che aveva giurato di non fare mai una cosa simile. Avvicinandosi la morte, la suora lo supplicò che lasciasse entrare il parroco, che attendeva sulla porta, ma il morente faceva ancora il gesto di respingerlo con la mano. La suora gli mise allora davanti l'orologio, dicendo: “Fra cinque minuti, se non si converte, sarà all'inferno!”. Un altro gesto di ripulsa. Una breve pausa. “Fra tre minuti! Si confessi, è ancora in tempo!”. Altra ripulsa. Ad un tratto il morente si scuote, fissa un angolo della camera con gli occhi stralunati e dice: “Sorella, guardi! Un globo di fuoco!”. La suora rispose: “E' il diavolo che viene a prenderla! Si confessi!”. Un ultimo gesto di ripulsa verso il sacerdote, poi gli occhi del morente si spalancano, la faccia si contrae, la bocca si torce e un angolo della bocca si stira fin sotto l'orecchio. L'infelice spira, restando così immobile, con la faccia orribilmente deformata. 

Quanto dureranno il Paradiso e l’Inferno? Il Paradiso e l'Inferno dureranno eternamente. 

Nella parabola del ricco epulone, Abramo dice al dannato: C'è un abisso grande tra noi e voi, di modo che chi vuol passare da noi a voi non può, come neppure di lì a noi (Lc 16, 19-31). 

Il Paradiso durerà eternamente, le anime beate godranno della visione di Dio per tutta l'eternità. Solo il peccato potrebbe porre fine alla visione beatifica; ma gli angeli e i santi del Paradiso sono impeccabili. 

Pure l'Inferno durerà in eterno, come insegna la Chiesa: Se qualcuno dice o crede che il supplizio dei demoni e degli empi sia temporaneo, e che un tempo avrà fine con la reintegrazione dei demoni e degli empi alla vita beata, sia scomunicato. 

RIFLETTO:

Ogni nostro atto ha risonanza eterna, poiché merita un premio o un castigo eterno. 

ESEMPI:

1. Dal giorno che le fu concesso di contemplare il Paradiso per il tempo di un'Ave Maria, santa Teresa d'Avila non sentì che disprezzo per i beni terreni. “E' impossibile, scriveva, che lo spirito umano si formi un'idea, anche solo lontana, della gloria celeste. La luce del sole è come le tenebre, in confronto allo splendore che ammanta i beati”. 
2. Si racconta che la regina Elisabetta d'Inghilterra, durante una malattia che sembrava mortale, pur di guarire e avere quarant'anni di regno si dichiarò disposta a patire le pene dell'Inferno. Guarì ed ebbe quarant'anni di regno. Dopo la sua morte, presso la tomba e sulle sponde del Tamigi si sentiva nella notte una voce straziante che urlava: “Quarant'anni di regno e un'eternità di fuoco!”. 

 


Veronica Tribbia - Dal Catechismo di San Pio X