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Sant'Antonio di Padova: la simulazione degli ipocriti

Guardatevi dai falsi profeti che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro sono lupi rapaci. Dai loro frutti li riconoscerete. Si raccoglie forse uva dalle spine, o fichi dai rovi?” (Mt 7,15-16).

Fa’ attenzione a queste tre cose: falsi profeti, veste di pecore, lupi rapaci. I falsi profeti sono gli ipocriti, dei quali dice Geremia: “Dai profeti di Gerusalemme è uscita la corruzione su tutta la terra” (Ger 23,15). Questi sono i profeti di Gezabel, nome che s’interpreta “sterquilinio”; infatti, mentre ricercano i saluti nelle piazze e i primi seggi nelle sinagoghe (cf. Mt 23,6-7), profeteggiano a favore dello sterquilinio, essi che sono diventati “come lo sterco della terra” (Sal 82,11). Di questi profeti parla anche Michea: “Così dice il Signore contro i profeti che seducono il mio popolo, che mordono con i loro denti e predicano la pace; e a chi non mette niente nella loro bocca, dichiarano la guerra santa” (Mic 3,5).

Considera queste quattro parole: seducono, mordono, predicano e dichiarano. I falsi profeti seducono, con la persuasione attirano a sé gli innocenti. Mordono con le detrazioni e le calunnie. Mordono: da mordere viene morbus, malattia, così chiamato, il morbo, perché è via alla morte. La calunnia (la detrazione) è una malattia per la quale, come per una via, la morte arriva all’anima. Predicano la pace, per farsi vedere pacifici, essi che mai hanno trovato la via della pace (cf. Sal 13,3). Questi sono i sacerdoti ladri, che mordono con vituperi coloro che non danno, e a coloro che danno predicano la pace e promettono la misericordia, e a coloro che non danno dichiarano la guerra santa. Infatti ritengono cosa santa perseguitare quelli che non danno, e li feriscono con la spada della scomunica. Che se poi danno, li benedicono con una solenne benedizione, essi che sono maledetti dal Signore, il quale maledice anche le loro benedizioni (cf. Ml 2,2). A quelli che danno, infatti, dicono: Voi siete figli della chiesa e onorate la madre vostra, perché soffrite con lei per la sua povertà, e quindi siete benedetti perché a lei date.

Ma ditemi, o falsi profeti, ladri e omicidi, chi è la chiesa, se non l’anima fedele? Per renderla pura, senza macchia né ruga, il Signore ha consegnato alla morte la sua anima, cioè la sua vita (cf. Ef 5,27). Chi dà a questa chiesa ciò che ha, il Signore lo benedirà. Ma ahimè, ahimè, oggi un’asina cade a terra e c’è subito pronto chi l’aiuta a rialzarsi; ma va in rovina un’anima e non c’è nessuno che la soccorra! Se fossero dei profeti veri, direbbero con il vero profeta Geremia: “Guai a me, perché l’anima mia viene meno a motivo degli uccisi” (Ger 4,31). “Guai a me a causa della tribolazione del mio popolo” (Ger 10,19). “Chi verserà l’acqua sul mio capo e chi darà ai miei occhi un fonte di lacrime, e piangerò giorno e notte sugli uccisi della figlia del mio popolo?” (Ger 9,1).

Abbiamo poi la concordanza del quarto libro dei Re, dove si racconta che “l’uomo di Dio, Eliseo, si turbò e pianse. E Cazael gli disse: Per quale motivo piange il mio signore? E quello rispose: Perché conosco i mali che farai ai figli d’Israele: incendierai e brucerai le loro città fortificate, passerai a fil di spada i loro giovani, sfracellerai i loro bambini e sventrerai le loro donne incinte” (4Re 8,11-12).

Eliseo è figura del degno prelato della chiesa, il quale deve piangere fino ad avere il volto congestionato, perché Cazael, cioè il diavolo, dà alle fiamme con il fuoco della cupidigia le città, cioè le anime dei fedeli; uccide con la spada della suggestione i giovani, vale a dire distrugge le virtù; sfracella i bambini, distrugge cioè le opere buone ancora ai loro inizi; sventra le donne incinte, distrugge il proposito della buona volontà. E chi non piangerà su così grandi sventure? Ma i falsi profeti non se ne curano, purché abbiano di che depredare. Ben a ragione, dunque, il Signore dice: “Guardatevi”, cioè state bene attenti, “dai falsi profeti”. Falso deriva dal latino fallere, ingannare, dire ciò che non è vero. Dicono: pace, pace, pace, ma la pace non c’è (cf. Ger 6,14).

[…] “Essi vengono a voi in veste di pecore, ma dentro sono lupi rapaci”. “Quale intesa ci può essere tra Cristo e Beliar?” (2Cor 6,15). Quale intesa ci può essere tra la pecora e il lupo? È pecora nella veste, ma lupo nell’animo. La giustizia finta non è giustizia, ma doppia ingiustizia (S.Agostino). I falsi religiosi sono lupi rapaci, ma si presentano in veste di pecora. [...] E considera che l’ipocrita, camuffato sotto la pelle di pecora, è come la iena, della quale si raccontano tante cose incredibili. […] Così anche l’ipocrita è un animale, perché vive bestialmente; si fa piccolo con la simulazione, è selvaggio a motivo della nefandezza della sua condotta, poiché nella notte va scavando nei sepolcri della simulazione. Come dice l’Apostolo, s’introduce nelle case delle donne (cf. 2Tm 3,6), con parole melliflue e benedizioni seduce i semplici (cf. Rm 16,18) e così si ciba dei cadaveri dei peccatori. Imita la voce, cioè le lodi degli uomini; entra nei recinti dei pastori, vale a dire nei luoghi dove si predica e, ascoltando attentamente, impara anche lui a predicare: poi, col favore delle tenebre, inganna la gente che con la sua predicazione ha attirato a sé.

Contraffà anche il vomito dell’uomo, cioè la confessione dei peccatori. Si proclama peccatore, ma è ben lungi dal credersi tale; con falsi singhiozzi e gemiti tenta di farsi ritenere santo dalla gente che lo vede gemere a quel modo. E qualche volta riesce a ingannare anche i giusti, che credono troppo facilmente alla sua finta devozione. Se la sua ombra sfiora qualcuno, questi non è più capace di abbaiargli contro, anzi lo difende. E questo succede soprattutto oggi a coloro che si fidano degli eretici. Costoro non hanno certo prestato ascolto al consiglio del Signore: “Guardatevi dai falsi profeti”, ecc.

Negli occhi dell’ipocrita poi ci sono tanti cambiamenti. Talvolta leva gli occhi al cielo e sospira, talaltra li rivolge alla terra e piange. E il cambiamento del colore: ora è pallido, ora nero; ora ha vesti dimesse, ora ordinate; ora l’astinenza gli va bene, ora non gli va bene. Tutto questo cambiamento di colori è indice dell’instabilità interiore.

Parimenti ogni animale che la iena, cioè l’eretico o l’ipocrita, ha aggirato tre volte, lo ha cioè ingannato con la parola della predicazione, con l’esempio della sua finta santità e con la profferta di allettanti promesse, resterà immobilizzato nei confronti del bene. Guardatevi dunque, ve ne scongiuro, dai falsi profe­ti. Li riconoscerete da questi loro frutti. E avverte la Glossa: Si riconoscono soprattutto a motivo della loro insofferenza nel tempo delle avversità. Infatti quando la prosperità arride, sotto la pelle di pecora si nasconde l’animo del lupo. Ma quando spira il vento contrario, allo­ra la pelle di pecora viene lacerata dai denti del lupo.

“Raccolgono forse uva dalle spine o fichi dai rovi?”. Le spine sono chiamate così da pungere, perché sono appuntite come gli aghi (spicae); e i rovi sono detti in latino tribuli perché fanno tribolare. Le spine e i rovi raffigurano gli eretici e gli ipocriti, nei quali nessuno che sia assennato potrà mai trovare la santità o la verità; essi sanno solo lacerare e ferire coloro che li seguono.

 

 

San'Antonio di Padova (sermone) 

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