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Padre Pio: l'affidamento a Dio

Vivete in pace con istesso, sapendo che il vostro avvenire è disposto da Dio con ammirabile bontà pel vostro bene: a voi no rimane che rassegnarvi a ciò che Dio vorrà disporre di voi e benedire quella mano che alcune volte sembra respingervi, ma che in realtà la mano di questo sì tenerissimo Padre non respinge mai, sibbene chiama, abbraccia, carezza e se tal volta percuote, ricordiamoci che questa è sempre la mano di un padre.

La prima (ragione) per rendere a Dio l’onore e l’ossequio che gli dobbiamo, e ciò può farsi senza che egli parli a noi né noi a lui, perché quest’obbligo si adempie riconoscendo che egli è il nostro Dio e noi suoi vili creature, che stiamo prostrate col nostro spirito avanti (al) di lui cospetto e senza che lui ci parli … se puoi parlare al Signore, parlagli, lodalo, pregalo, ascoltalo; se non puoi parlare per essere rozza, non ti dispiacere.

La seconda ragione per la quale uno si pone alla presenza di Dio nell’orazione è per parlargli e sentire la sua voce per mezzo delle sue ispirazioni ed illuminazioni interne, ed ordinariamente questo si fa con un grandissimo gusto, perché è una grazia segnalata per noi il parlare ad un Signore così grande, il quale, quando risponde, spande sopra di noi mille balsami ed unguenti preziosi che recano una grande soavità all’anima, ascoltando i suoi comandi.

Quanti cortigiani ci sono che vengono e vanno cento volte alla presenza del re non per parlargli o per ascoltarlo, ma semplicemente per essere veduti da lui e con quella assiduità farsi conoscere per suoi veri servi? Questo modo di stare alla presenza di Dio solamente per protestare con la nostra volontà di riconoscerci per suoi servi, è santissimo, eccellentissimo, purissimo e di grandissima perfezione. Egli parlerà con te, farà cento passeggiate in tua compagnia per i viali del suo giardino d’orazione, e quando ciò non avvenisse mai, il che sia detto per impossibile perché a questo Padre sì tenero non gli reggerà il cuore di vedere la sua creatura in perpetua fluttuazione, contentati, perché l’obbligo nostro è di seguirlo, considerando che onore e grazia troppo grande (è) per noi che egli ci tolleri alla sua presenza.

Quando dunque tu ti troverai appresso Dio nell’orazione, considera la sua verità, parlagli, se puoi, e se non puoi, fermati lì, fatti vedere, e non ti pigliare altro fastidio…umiliati sempre ed amorosamente avanti a Dio ed agli uomini, perché Iddio parla a chi veramente tiene il suo cuore umile dinanzi a lui e l’arricchisce dei suoi doni.

Mi è apparso nostro Signore, il quale così mi ha parlato: ” Figliuol mio, non lasciare di scrivere quello che odi oggi dalla mia bocca, perché tu non l’abbia a dimenticare. Io sono fedele, nessuna creatura si perderà senza saperlo. Molto è diversa la luce dalle tenebre. L’ anima a cui io soglio parlare l’attiro sempre a me; invece le arti del demonio tendono ad allontanarla da me. Io non ispiro mai all’ anima timori che l’ allontanano da me; il demonio non mette mai nell’anima paure che la muovano a ravvicinarsi a me. I timori che l’ anima sente in certi momenti della vita sull’eterna sua salute, se hanno me per autore si riconoscono dalla pace e serenità, che lasciano nell’anima.

Una volta suonata la nostra ultima ora, cessati i battiti del nostro cuore, tutto sarà finito per noi, ed il tempo di meritare e quello pure di demeritare. Tali e quali la morte ci troverà, ci presenteremo a Cristo giudice. I nostri gridi di supplica, le nostre lacrime, i nostri sospiri di pentimento, che ancora sulla terra ci avrebbero guadagnato il cuore di Dio, avrebbero potuto di noi fare con l’aiuto dei sacramenti, da peccatori dei santi, oggi più a nulla valgono, il tempo della misericordia è trascorso, ora incomincia il tempo della giustizia.

Dovete sapere che la più grande miseria dell’anima non è già quella di sentirsi debole, ma quella ben sì di credersi forte, di fidarsi di se stessa, di presumere, di inorgoglirsi la fronte della sua debolezza. Oh! Se tutte le anime esperimentassero una sì santa debolezza, non vedremmo rinnovarsi migliaia di volte in ogni istante la caduta di tante anime! Non è giammai accaduto che un’anima che esperimenta in se stessa la debolezza e che ha ricorso a Dio per aiuto sia caduta. L’anima invece allora soltanto rimane miseramente conquistata e vinta quando, fidando sulla sognata abbondanza delle sue forze, crede di potersi sostenere e reggere per sempre in faccia alle tentazioni; di qui avviene che la poverina,per la sua presunzione, allorquando si credeva di toccare il cielo, in un istante si trova precipitata sino alle porte dell’inferno.

 

Padre Pio (Tratto dall’Epistolario I, II, III, IV, II edizione anno 1073, 1975, 1977, 1984 a cura di Melchiorre da Pobladura e Alessandro da Ripabottoni) 

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