Home / Dottrina Cattolica / Sono cattolico... che significa? / Il Papa come capo della Chiesa

Il Papa come capo della Chiesa

E’ incontestabile che Gesù abbia voluto un capo per la sua Chiesa e che lo scelse nella persona di Pietro. A tal riguardo l’episodio di cesarea di Filippo è chiarissimo:  “Ed io ti dico che tu sei Pietro, e su questa pietra edificherò la mia Chiesa...A te darò le chiavi del regno dei cieli, e quanto tu legherai sopra la terra, sarà legato nei cieli, e quanto tu scioglierai sopra la terra sarà sciolto nei cieli.” (Matteo 16, 13-19).

Ma vediamo però se i Vangeli in altre loro parti confermano questa scelta. 

- Prima della sua Passione, Gesù avverte gli apostoli che Satana tenderà loro gravi insidie ma aggiunge però di aver pregato per la fede di Pietro, garantendo che questa non verrà mai meno, perché a Pietro è affidato l’incarico di confermare nella fede gli altri apostoli. Più chiaro di così. Pietro ha il compito di confermare nella fede: “Simone, Simone, ecco Satana vi ha cercato per vagliarvi come il grano; ma io ho pregato per te che non venga meno la tua fede; e tu, una volta ravveduto, conferma i tuoi fratelli.” (Luca 22, 15-17)

- Dopo la resurrezione, Gesù conferma Pietro capo della Chiesa, malgrado questi lo avesse rinnegato per tre volte (poi faremo una considerazione su questo). Infatti, Gesù chiede per tre volte a Pietro se lo amasse davvero e Pietro per ben tre volte risponde affermativamente. Ma le parole interessanti ai fini di ciò che stiamo dicendo è quando Gesù gli dà l’incarico di “pascere le sue pecorelle”; parole queste che chiaramente alludono ad un potere di giurisdizione da parte di Pietro: “Quando ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: ‘Simone di Giovanni, mi ami tu più di costoro?’ Gli rispose: ‘Certo, Signore, tu lo sai che ti amo .’ Gli disse ‘Pasci i miei agnelli.’ Gli disse di nuovo: ‘Simone di Giovanni, mi ami?’ Gli rispose: ‘Certo, Signore, tu lo sai che ti amo.? Gli disse: ‘Pasci le mie pecorelle’. Gli disse per la terza volta: ‘Simone di Giovanni, mi ami?’ Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli dicesse: ‘Mi ami?’, e gli disse: ‘Signore, tu sai tutto, tu sai che ti amo .’ Gli rispose Gesù: ‘Pasci le mie pecorelle.” (Giovanni 21, 15-17)

Ma -ci chiedevamo- i Vangeli davvero sviluppano la loro narrazione confermando questa scelta di Pietro come capo della Chiesa? La risposta è senz’altro affermativa. Si può dire che la posizione preminente di Pietro è chiara in ogni pagina del Vangelo laddove si parla degli apostoli.

- Quando gli Apostoli vengono elencati, il nome di Pietro compare sempre per primo. Da san Matteo è chiamato chiaramente “il primo”, malgrado non sia stato il primo ad essere stato scelto come apostolo da Gesù. (cfr. Matteo 10, 2)

- Nei quattro Vangeli e negli Atti, Pietro viene nominato ben 195 volte. Giovanni è nominato solo 29 volte e gli altri apostoli ancora meno.

- Gesù fa l’onore di salire sulla barca di Pietro, di abitare nella sua casa e di pagare il tributo per sé e per lui.

- Pietro parla spesso a nome di tutti gli apostoli.

Dunque i Vangeli a tal riguardo sono molto chiari. Adesso però andiamo ad indagare fino a che punto e da quando si è esercitato il cosiddetto “primato  petrino”. Chi infatti lo vuole negare, afferma che esso è venuto fuori nella storia come una sorta di “invenzione posticcia”. Vediamo come stanno davvero le cose.

- I primi dodici capitoli degli Atti degli Apostoli dimostrano che Pietro sin dal primo giorno agì come capo della Chiesa e come capo fu riconosciuto da tutti.  E’ Pietro che subito dopo l’Ascensione di Gesù propone di sostituire Giuda con un altro apostolo, che poi sarà Mattia. (cfr. Atti 1, 15-26) E’ Pietro che fa il primo discorso il giorno di Pentecoste e converte circa tremila persone. (Cfr. Atti 2, 14-36) E’ Pietro che per primo compie miracoli (la guarigione dello storpio alla porta del Tempio). (Cfr. Atti 3, 1-10) E’ sempre Pietro che rivendica dinanzi ai membri del Sinedrio il diritto da parte degli apostoli di evangelizzare. (cfr. Atti 4, 1-12) E’ a Pietro che il Signore annuncia -con una visione- che è ormai venuto il tempo di accogliere i gentili nella Chiesa. (Cfr. Atti 10, 11-15) E’ Pietro che per primo li accoglie battezzando il centurione Cornelio e la sua famiglia. (Cfr. Atti 10, 48) E’ Pietro che parla per primo (e tutti acconsentono alle sue parole) al Concilio di Gerusalemme. (cfr. Atti 11, 1-18) E’ Pietro che visita (oggi potremmo dire “ispeziona”) le chiese fondate dagli altri apostoli. E’ Pietro che viene cercato da Paolo affinché questi si senta autorizzato ad iniziare la sua predicazione.

- I Vescovi di Roma si sono sempre ritenuti e hanno sempre dichiarato di essere i successori di Pietro. Inoltre, nessuno ha mai affermato nell’antichità che il successore di Pietro fosse qualcun altro e non il vescovo di Roma.

- Ancora non si è alla fine del I secolo, che papa Clemente (terzo successore di Pietro), in una sua lettera ai cittadini di Corinto, interviene per decidere dall’alto della sua autorità una grossa questione sorta in quella città. Scrive:“Se vi saranno alcuni che non obbediranno a ciò che il Cristo ha detto per mezzo nostro, sappiano che si espongono a una colpa e un pericolo grave.” (I lettera ai Corinzi, 63, 2-3) E questo -badate bene- quando ancora era vivo l’apostolo Giovanni.

- Papa Vittore (II secolo) impone a tutte le chiese la sua decisione nella controversia riguardante la celebrazione della Pasqua.

- Papa Stefano (metà del III secolo) s’impone a tutti nella controversia riguardante il battesimo degli eretici.

- Sant’Ignazio, vescovo di Antiochia, verso l’anno 110, mentre viene condotto prigioniero a Roma, scrive da Smirne una lettera nella quale afferma chiaramente il primato della Chiesa di Roma su tutte le altre chiese. Egli parla della Chiesa di Roma come la Chiesa che “presiede alla purezza della fede e alla carità universale.”(Lettera ai Romani, Prologo)

- Nel II secolo, Ireneo, vescovo di Lione, così scrive nella sua opera Adversus haereses: “E’ con la Chiesa di Roma, a causa dell’alta sua preminenza, che si deve accordare ogni altra Chiesa, ed è per mezzo della comunione con essa che i fedeli di ogni paese hanno conservato la Tradizione apostolica.” (III, 3, 2)

- San Cipriano (metà del III secolo) afferma che la chiesa di Roma è radice e madre di tutte le chiese.

- Costantemente si ricorreva ai Vescovi di Roma (paradossalmente anche da parte degli eretici) per la soluzione di controversie che di volta in volta venivano a crearsi. Controversie non solo nelle comunità occidentali, ma anche in quelle dell’oriente.

- Tutti gli antichi concili ecumenici (tutti, anche quelli in cui il Papa non fu presente) affermano il primato del Vescovo di Roma. Quello famoso di Nicea (325) affermò che la Chiesa di Roma aveva sempre avuto il primato. Quel concilio fu presieduto dai legati di papa Silvestro. Il settimo concilio ecumenico (che ebbe luogo sempre a Nicea nel 787) dichiarò: “La sede di Pietro tiene il primato su tutta la terra e sta a capo di tutte le chiese di Dio.”

- Questo primato del Vescovo di Roma venne riconosciuto tutte le volte che (anche se per breve tempo) le chiese scismatiche d’oriente si riunirono con la Chiesa cattolica. Ci riferiamo al Concilio di Lione del 1274 e al Concilio di Firenze del 1439.

- Per finire va detto che il riconoscimento universale del primato del Vescovo di Roma su tutti gli altri vescovi durò per ben dieci secoli. Certamente, con la scelta di Costantinopoli a capitale dell’Impero, fatta da Costantino nel 330, i vescovi di quella città iniziarono ad ambire al titolo di “patriarca” pretendendo di avere nella Chiesa universale il secondo posto in dignità dopo quello del Vescovo di Roma. Ma ciò è ben altra cosa dal negare il Primato Petrino.

Chiediamoci adesso: ma Pietro è stato davvero a Roma? Ci sono prove a riguardo? Senz’altro. Pochi anni dopo la resurrezione di Gesù, precisamente nell’anno 41, Pietro arrivò a Roma e ne divenne il primo vescovo. Dopo 20 anni di attività, fu martirizzato sul colle Vaticano durante la persecuzione di Nerone. Lo storico Eusebio di Cesarea ci racconta che Pietro, non ritenendosi degno di fare la stessa morte di Gesù, chiese ed ottenne di essere crocifisso a testa in giù. Il suo corpo fu riposto sullo stesso colle Vaticano in un cimitero che già esisteva. In corrispondenza della sepoltura fu costruito l’altare prima della Basilica costantiniana poi di quella michelangiolesca. Tra gli anni ’50 e ’60, grazie al prezioso lavoro dell’archeologa Margherita Guarducci, è stato ritrovato il corpo dell’Apostolo dando conferma definitiva alla tradizione.

Adesso tocchiamo un altro argomento. La questione dell’infallibilità del Papa. Prima di capire in che cosa essa consista, diciamo subito che non è affatto un’“invenzione” della Chiesa così come si afferma da molti parti, tanto protestantiche quanto laiciste. Torniamo all’episodio di Cesarea di Filippo. Gesù loda chiaramente Pietro dicendogli: “Beato te, Simone figlio di Giovanni, perché queste cose non te le ha rivelate né il sangue né la carne, ma il padre mio che è nei cieli.” Il che vuol dire che Simone, se avesse voluto dire queste cose da se stesso, si sarebbe trovato nelle stesse difficoltà di rispondere in cui si sono trovati i suoi compagni. Egli tanto ha risposto esattamente perché glielo ha rivelato Dio. Dunque, Pietro, all’interno del collegio apostolico, è oggetto di una particolare rivelazione da parte di Dio, una particolare rivelazione che gli altri apostoli non hanno. E subito dopo Gesù aggiunge: “E io ti dico che tu sei cefa ecc…” Ora, queste parole sono chiaramente un’attestazione dell’infallibilità di Pietro e dei suoi legittimi successori. Attenzione però. Lo stesso Pietro arriverà a rinnegare Gesù per ben tre volte: peccato gravissimo. Ebbene, Gesù, dopo la resurrezione, riconfermerà Pietro capo della Chiesa. Questo vuol dire che stesso il Vangelo distingue tra infallibilità dottrinalee fallibilità comportamentale. Il Papa è sì infallibile dottrinalmente (in alcune condizioni che adesso vedremo) ma non a livello comportamentale. Anzi, da questo punto di vista –Dio non voglia- un papa potrebbe anche dannarsi.

Ma adesso vediamo perché, in che cosa e quando il Papa è infallibile.

Prima di tutto perché il Papa è infallibile.

- Per esplicita volontà di Gesù. Egli infatti l’ha posto come pietra fondamentale della sua Chiesa (Cfr. Matteo 16, 16), come supremo pastore del gregge cristiano (Cfr. Giovanni 20, 15-17) e come colui che deve confermare nella fede i suoi fratelli senza che (particolare importante) la sua fede possa venir meno. (cfr. Luca 22, 32)

- La stessa struttura della Chiesa richiede l’infallibilità del suo capo. Se infatti il Papa potesse errare, la Chiesa lo dovrebbe seguire e dunque cadrebbe in errore. Allora -dovremmo chiederci- perché Gesù è arrivato a dire che la Chiesa poggia sulla pietra di Pietro?

Veniamo a conoscere quando il Papa è infallibile.

- Quando vuole chiaramente “definire” una verità che ha relazione con la fede e i costumi.

- Quando parla in qualità di pastore e maestro supremo di tutti i cristiani.

A chi obietta dicendo che alcuni papi si sono comportati in maniera indegna, bisogna rispondere ciò che abbiamo già detto, ovvero che un conto èl’infallibilità dottrinale altro la fallibilità comportamentale.

Adesso leggiamo il testo con cui il 18 luglio 1870 il Concilio Vaticano I decretò l’infallibilità pontificia:“Definiamo che il Romano Pontefice, quando parla ex cathedra, vale a dire quando, compiendo il suo ufficio di pastore e maestro di tutti i cristiani e facendo uso della sua suprema autorità apostolica, definisce doversi tenere da tutta la Chiesa una dottrina circa la fede e i costumi, per l’assistenza divina a lui promessa nel beato Pietro, gode della stessa infallibilità di cui il divin Redentore volle fosse munita tutta la Chiesa.”

 

Corrado Gnerre (itresentieri.it) 

Share |