Mercoledì delle ceneri

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S. Vangelo sec. Matteo (6, 16-21)

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: Quando digiunate, non vogliate far i malinconici, come gl'ipocriti, i quali sfigurano il proprio volto, affin a dar a conoscere agli uomini che digiunano. In verità vi dico, che hanno già ricevuta la loro mercede. Ma tu, quando digiuni, profumati la testa, e lavati la faccia: affinché il tuo digiuno sia noto non agli uomini, ma al tuo Padre celeste, il quale sta nel segreto: e il Padre tuo, il quale vede nel segreto, te ne darà ricompensa. Non cercate di accumulare tesori sopra la terra, dove la ruggine e la tignuola consumano, e dove i ladri dissotterrano e rubano: ma procurate di accumulare tesori nel cielo, dove la ruggine e la tignuola non consumano, e dove i ladri non dissotterrano né rubano. Poiché dov'è il tuo tesoro, ivi è il tuo cuore.


ANALISI - dagli scritti di P. Marco M. Sales

Spiegando come dev'essere fatto il digiuno, Gesù vuole che nel fare le nostre opere buone cerchiamo di aver solo Dio per testimonio: ciò vale anche per quando si fa l'elemosina e quando si prega.

Gli ipocriti da non imitare ai quali si riferisce Gesù sono i Farisei: essi erano soliti digiunare ogni giovedì, e in quel giorno i Farisei rendevano quasi irriconoscibile il loro volto con la cenere, al fine di attirare gli sguardi degli uomini. Invece, Gesù mette in guardia i suoi discepoli dalla vanagloria dicendo loro di nascondere agli uomini il loro digiuno. Ungersi il capo era l'uso della Palestina nei giorni di festa. Poi Gesù continua:

Liberate il vostro cuore dall'avarizia e non abbiate troppa sollecitudine per le cose della terra, le quali corrono pericoli: per parte della ruggine, che si aggrappa ai metalli; della tignuola, che consuma le vesti; dei ladri, che entrano nelle case. Non si devono pertanto cercare i tesori della terra, così facili a perdersi; ma quelli del Cielo, che consistono nelle opere buone, per le quali si accumula il merito presso Dio, che darà a suo tempo un premio eterno.

Altro motivo per cui si deve vivere distaccati dalle cose del mondo: il cuore. L'intelletto e la volontà seguono il tesoro, e se questo viene cercato nelle cose della terra, il cuore sarà come assorbito dalla terra; ma se viene cercato nel cielo, tutti i nostri affetti tenderanno al cielo, dove solo potranno essere pienamente appagati.


COMMENTO di don Dolindo Ruotolo

L'antica Legge comandava un solo digiuno nel giorno dell'espiazione. In seguito se n'erano aggiunti degli altri e i farisei digiunavano spesso per apparire uomini austeri, anzi, si mostravano di proposito in pubblico con il volto tetro, con il capo in disordine, con le vesti dimesse, per averne la gloria dinnanzi agli altri.

Gesù Cristo non condanna il digiuno ma questa specie di digiuno che era sazietà della propria vanagloria, e vuole che le opere di penitenza appaiano solo dinanzi agli occhi di Dio, per averne da Lui la ricompensa. La preghiera è completata e integrata dalla penitenza, e la penitenza più facile è il digiuno; quando il corpo, infatti, non è aggravato, lo spirito è più libero e l'elevazione dell'anima in Dio è più facile.

Ma il digiuno non è solo l'astinenza da alcuni cibi: è il distacco dell'anima dai beni della terra. Si digiuna nel corpo per impedire che sia d'impaccio all'anima, e si digiuna nell'anima per non impigliarla nelle reti delle cose terrene; per questo Gesù soggiunge di non accumulare tesori materiali e di non attaccarvi il cuore, poiché dov'è il tesoro là essa si ferma e s'impiglia. È cento volte meglio essere liberi da quelle ricchezze che appesantiscono il cuore e che sono, del resto, tanto fallaci.

Gli orientali solevano accumulare come tesori l'oro, l'argento, le pietre preziose, le vesti ricchissime, i tappeti, i cuscini, ecc.; ora, tutto questo – dice Gesù – è esposto alla rapacità dei ladri e alla voracità dei tarli; è ricchezza che non appaga, perché dà un continuo timore di perderla e rende chi la possiede un affamato depositario o un disperato fallito. È più bello formarsi dei tesori di grazia nell'anima e cercare i Beni eterni che nessuno può rapirci. Anche se il Signore ci ha dato le ricchezze materiali, bisogna tenerne lontano il cuore per non impigliarvisi e, invece di esporle ai ladri e al deperimento, bisogna mutarle in opere di zelo e di carità, affinché diano un frutto eterno.


Documento stampato il 28/01/2022