Ad una messa in rito nuovo

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Messa in suffragio di una defunta, per la precisione mia zia, deceduta qualche mese addietro. 

Non si tratta di partecipare al rito della S.Messa “di sempre” cioè tridentina, ma al rito della nuova messa cosiddetta di Paolo VI...

Da quest'ultimo rito, avendo frequentato per molti anni la parrocchia, me ne sono per Grazia Divina allontanato in tempo prima che le sue storture producessero effetti letali nella mente e nel cuore: la Fede è ciò che vi è in gioco.

Decido comunque (pregare per i defunti è sempre opera di carità) di accogliere l'invito della figlia se non altro perché mi legava a quella zia un rapporto di affetto sincero. Starò in fondo la Chiesa, recitando il Rosario e la lettura della S.Messa da Requiem sul Messale, mi sono ripromesso e così ho fatto.

Appuntamento sabato alle 16.00 presso la Chiesa S.Giuseppe in Bergamo. Appena giunto entro in un edificio moderno, del tutto freddo, con un arredamento che non trasuda di alcunché di religioso e che non induce per niente all'accoglienza. L'altare maggiore non esiste, soppiantato da una tavola sulla quale spicca come una reliquia, accanto al cero, un sapone disinfettante anticovid per le mani... ai piedi dei gradini dell'altare un tavolino con sopra una fotografia della defunta.

Francamente mi viene naturale sedermi in fondo in un luogo che non mi mette a mio agio.

Il campanile scocca le 16 ed ecco comparire il celebrante che intona il canto di inizio funzione. Mi inginocchio e apro il Messale per la Messa da Requiem. Ma subito sono distratto dall'intervento all'ambone di un fedele in piena commozione che racconta il suo stato d'animo e alcuni aneddoti della defunta zia. Il sacerdote lo ascolta compiaciuto.

Io un po' meno perché non riesco a pregare. Cerco di ricompormi e ritrovare concentrazione per continuare la lettura del messalino ma, ahimè, spesso vengo distolto da ciò che succede: un andirivieni di persone, ognuna col suo “stile” del tutto privo di riverenza, sale all'ambone per la prima lettura, poi la cosiddetta “preghiera dei fedeli” (stendiamo un velo pietoso sulla banalità di quelle “orazioni”), quindi la seconda lettura.

Ed eccoci, inevitabilmente, all'omelia del sacerdote: “Davanti al dolore non abbiamo risposte”, “Ci troviamo tutti nella stessa barca e dobbiamo farci coraggio vicendevolmente”, “consapevoli che Dio perdona sempre e perdona tutti, qualsiasi cosa facciamo”... e tante altre fesserie da far accapponare la pelle.

Durante la perdurante e sfiancante omelia, e le difficoltà inevitabili di concentrazione, decido più volte di reimmergermi nella lettura del Dies Irae e leggo: “Che terrore vi sarà quando verrà il Giudice a esaminare tutto severamente! … La morte e la natura stordiranno quando la creatura risorgerà per rispondere al Giudice. Quando adunque il Giudice si sederà, tutto ciò che è nascosto verrà in luce: nulla rimarrà senza castigo... ”.

L'avrà mai letto questo sacerdote il Dies Irae?

La funzione, sempre più assordante e del tutto priva di momenti di raccoglimento, procede inarrestabile giungendo allo scambio della pace: “Scambiatevi un segno di accoglienza e di stima” dice il sacerdote... Tutti si guardano inebetiti, almeno credo. Io di certo lo sono.

Siamo al momento della Consacrazione, il momento centrale di una Messa: nessuna genuflessione del sacerdote e nessun fedele in ginocchio. Nessuno. Che bella dimostrazione di rispetto e riverenza per Nostro Signore.

In compenso si recita, insieme al celebrante, il nuovo “Padre Nostro” (quello con la parte finale modificata come da imposizione del nuovo corso vaticano) con una lentezza forzata e un intercalare volutamente emotivo e sentimentale che stona con il significato profondo delle parole che compongono la più bella di tutte le preghiere.

Quindi la Comunione: il celebrante avvisa di stare in piedi se si vuole comunicarsi, sarà lui a passare non prima di essersi disinfettato per bene le mani, non sia mai che il Corpo di Nostro Signore possa infettare! Razza di folli.

Poi passa ed i fedeli ricevono la comunione, rigorosamente in piedi e rigorosamente in mano. Alcuni di essi mentre si portano alla bocca la Particola, non trovano altro di meglio da fare che fermarsi a dialogare col sacerdote. Proprio così. No comment.

Siamo alla conclusione della funzione, ed ecco un altro parente che interviene all'ambone per raccontare l'ennesimo suo stato d'animo, aneddoti della defunta, e per di più pensando di darsi un tono elogiando quel “gigante del pensiero che è stato Papa Roncalli”.

Ho capito bene? Roncalli gigante del pensiero? Proprio lui? Proprio il pontefice che col Vaticano II ha dato volutamente avvio all'autodemolizione della Chiesa cattolica spalancando le porte ai suoi più acerrimi nemici?

Cosa produce l'ignoranza religiosa! Ma come biasimare un fedele che non conosce più nulla della propria religione, a cominciare dalla sua storia...

Mi sforzo di stare tranquillo e penso: con tutte queste persone che hanno bisogno di parlare e parlare per esprimere il proprio sentimentalismo, mi è sembrato di assistere più ad un circolo di una comunità di recupero che ad una funzione religiosa... piuttosto che a una messa di suffragio per una defunta verso la quale non si è sentito un “Eterno riposo” che sia uno.

Non ho aspettato la benedizione finale del sacerdote; sono uscito da quell'edificio stringendo tra le mani il mio rosario, consapevole una volta di più di appartenere ad un'altra Chiesa, e diciamolo pure, ad un'altra religione.

Li dentro, di cattolico, non c'è più nulla se non macerie di una chiesa che fu, un vago sentimento religioso strozzato da un'insopportabile irriverenza.

In quelle rappresentazioni teatrali, che chiamano messe, in cui Nostro Signore al più è relegato al ruolo di comparsa, dove finzione, pazzia e imbecillità collettiva la fanno da padrone, si è inondati da un sentimentalismo in dosi massicce, storditi da un ghigno sinistro che rimbomba e avvolge tutta l'atmosfera di una funzione “religiosa” che scimmiotta quella che invero dovrebbe essere celebrata.

Non assisterò più a queste non-Messe, che sono un affronto a Dio...questo è certo.

Sono tempi bui questi, tempi di Satana che si prende gioco di molti sacerdoti e fedeli in completa crisi d'identità, mossi come marionette al suo schioccare di dita.

Che Dio ci protegga e con Maria Santissima ci guidi attraverso questa palude tenebrosa in cui stiamo vivendo.


L'Alfiere

 

 


Documento stampato il 24/11/2020