IX โ€“ Sacramento della Confessione

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Nella nostra Religione SS. non vi è cosa più necessaria per noi peccatori, quanto il ricevere colle necessarie disposizioni i Santi Sacramenti; tra questi è il Sacramento della Confessione, che ricevuto colle debite disposizioni è efficacissimo per santificarci.

Ma e perché dopo tante Confessioni siamo sempre cogli stessi peccati di prima? Ah! Dio non voglia che noi abbiamo a trovar la morte dove devesi cercare e trovare la vita! Perciò facciamo d'istruirci bene sulle condizioni necessarie a render buone e sante le nostre confessioni.

Anzitutto nessuno di noi creda di potere colle proprie forze procurarsi queste disposizioni, mentre senza l'aiuto di Dio non possiamo né far bene l'esame di coscienza e molto meno avere il dolore dei nostri peccati con il vero proponimento di non più offendere Dio: perciò prima di ogni cosa è necessario pregare di cuore Iddio per ottenere la grazia, mediante la protezione di Maria SS., dell'Angelo custode e dei Santi del Cielo, di poter conoscere non solo i nostri peccati, ma detestarli e piangerli con vere lacrime di contrizione e così ottenerne il perdono colla Confessione Sacramentale.

L'esame di coscienza, prima condizione necessaria a far bene le nostre confessioni, è cosa che merita tutta la nostra attenzione, per cui il cristiano deve occuparsene così come chi ha per le mani un affare della più grande importanza.

Ora ciascuno di noi deve esaminarsi dall'ultima Confessione ben fatta sopra il numero dei peccati mortali, la specie e le circostanze notabilmente aggravanti, ed è anche ben fatto l'esaminarsi sui veniali, almeno i più gravi e volontari; chi non si sente rimordere la coscienza di peccati mortali, oltre all'esaminarsi sui veniali, sarebbe conveniente che richiamasse alla memoria qualche mancanza grave della vita passata, quantunque già manifestata altre volte in Confessione, per di nuovo pentirsene e manifestarla al Confessore.

Dei peccati mortali si cerchi il numero preciso, se è possibile, od in caso diverso, il numero approssimativo; mentre è cattiva regola quella che tengono certi penitenti, che accusandosi dei loro peccati in confessione dicono: “certe volte, molte volte, alcune volte sì altre volte no, ecc.”, espressioni queste inesatte, che non servono all'intera confessione dei peccati, per poterne avere il perdono.

Così pure ognuno procuri di esaminarsi sopra le diverse specie di peccato, e le circostanze notabilmente aggravanti la malizia, come per esempio rubare per soddisfare le passioni; commettere peccati d'immodestia da solo, oppure con altri, ecc.

L'esame per le persone timorate, che si confessano sovente, deve essere breve, senza affanni o scrupoli; si fa dando una rivista ai difetti, in cui per lo più sono soliti cadere, vedendo come esse hanno adempito i loro doveri verso Dio, verso loro stessi e verso il prossimo. Ma a chi disgraziatamente si confessa di rado è necessario un tempo più lungo per fare l'esame di coscienza.

È poi ben da rimproverarsi l'abitudine di certi cristiani i quali, senza aver esaminato bene la propria coscienza, si presentano a fare la Confessione; costoro corrono il grave pericolo di far nulle e sacrileghe confessioni. No, non sia di nessun di noi tale disgrazia; ed appunto per aiutare i penitenti a far bene l'esame di coscienza, specialmente chi trascura la frequenza dei SS. Sacramenti, e chi intende od abbisogna di far una confessione generale di tutta la vita o di alcuni anni, si propone l'esame seguente: Piccolo manuale per fare una buona Confessione.

Fatto l'esame di coscienza, il cristiano deve rientrare in se stesso e considerare che coi suoi peccati egli ha offeso Dio Padre sì buono e sì amabile, che ha rinnovata la passione e morte del nostro divin Salvatore, che ha fatto la gran perdita del paradiso per diventare tizzone dell'inferno; e così da vero penitente odierà e detesterà i propri peccati non con sospiri e lacrime materiali (il che, quantunque desiderabile, non è necessario, né sufficiente) ma col sincero pentimento del cuore, cosiddetto contrizione.

Si persuada ciascuno di noi che il pentimento dei nostri peccati sarà accetto al Signore, quando al dolore andrà unito un vero proponimento, che consiste in una sincera volontà di emendarsi dai peccati e di fuggirne le occasioni ed i pericoli, mediante l'aiuto di Dio.

Tanti si confessano, è vero, ma purtroppo fanno confessioni nulle e anche sacrileghe: e perché? Perché non si ha il vero dolore dei propri peccati, oppure non si fa vera promessa a Dio di lasciare il peccato; è questo il motivo, per cui da certi cristiani non si fanno che confessioni e peccati, peccati e confessioni. A questo punto ecco S. Agostino che piange sopra la cattiva condotta di questi peccatori, con dire: “Ah! Come è ben disgraziato quel penitente, che continua a fare ciò che ha pianto in confessione ed ha promesso di non più fare; verrà giorno e presto, quando proverà il gran male da lui commesso con confessioni malfatte, ed allora che gli gioverà?” Dio ci guardi tutti dall'abusarci della confessione, gran dono della misericordia del Signore!

Dopo questo e dopo aver pianto ai piedi di Gesù Crocifisso i nostri peccati, presentiamoci con tutta umiltà al confessionale, riconoscendo Gesù Cristo medesimo nella persona del Confessore.

Ai piedi del Confessore dobbiamo dire, prima di tutto, il tempo trascorso dall'ultima confessione, se abbiamo ricevuto l'assoluzione, se fatta la penitenza; se abbiamo dimenticato, oppure taciuto qualche peccato per malizia o per vergogna: che se tal disgrazia fosse avvenuta, si sappia che non vi è altro rimedio che rinnovare la confessione o le confessioni malfatte. Spaventa il sentire S. Teresa, che ispirata dal Signore, sospira e piange dirottamente ed esclama: “Ah! La maggior parte dei cristiani, che vanno all'inferno, sono appunto quelli che hanno fatto confessioni malamente, tralasciando di dire peccati per rossore e vergogna.” A questo proposito scrive S. Agostino: “Oh! Mio Dio, non è meglio confessare sinceramente i peccati, e soffrire anche un po' di confusione alla presenza del Confessore, uomo ripieno di carità, piuttosto che soffrire una confusione senza fine al tribunale di Dio, alla presenza degli Angeli e di tutto il mondo?”. Guardiamoci bene dal cadere nelle reti del demonio, che da traditore usa levarci la vergogna nel fare i peccati, e poi ce la raddoppia quando siamo per fare la nostra accusa nel confessionale: invece, ognuno di noi, da vero penitente con tutta umiltà, brevità, chiarezza, e con parole prudenti, farà al Confessore la sincera accusa dei propri peccati commessi, spiegandone il numero, la specie e le necessarie circostanze, come abbiamo imparato dalla Dottrina Cristiana.

Finita la nostra accusa, potremo dire: “Mi accuso ancora di tutti i peccati che non conosco e non ricordo, e dei più gravi della vita passata, specialmente...” qui potremo accusarci di qualche peccato commesso in generale, con dire per esempio: “dei peccati commessi contro l'umiltà, contro la carità, contro la santa purezza, di tutti ne domando perdono a Dio con tutto il cuore, ed a voi, mio Padre spirituale, la penitenza e l'assoluzione, se la merito”.

Quindi si ascoltino con tutta umiltà ed attenzione gli avvisi e la penitenza, che ci darà il Confessore, e prima di ricevere la santa assoluzione, se la meritiamo (ed in caso non la meritassimo staremo in tutto ai cenni del nostro Padre spirituale), si reciterà, ma di cuore, l'atto di contrizione, figurandoci, nel ricevere l'assoluzione, di essere sul Calvario ai piedi della croce, dove ci scenda addosso il Sangue preziosissimo di nostro Signore Gesù Cristo.

Si faccia infine il segno della santa Croce, poi modestamente ritiriamoci dal confessionale per ringraziare di cuore il Signore d'averci perdonato i peccati, e sia nostra premura di fare la penitenza, così come ci viene imposta dal Confessore.


Manuale di Filotea

 


Documento stampato il 21/10/2020