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Rotary

Prologo

Il Rotary è nato il 23 febbraio del 1905 a Chicago (Illinois, Usa). I fondatori erano 4: Gustav Loehr, ingegnere minerario, S. Schiele, negoziante di carbone, H. Shorey, sarto e Paul Percival Harrys, avvocato e massone. Il nome Rotary fu proposto da Harrys poiché i 4 fondatori si riunivano “a rotazione” nei loro studi ed officine professionali. Durante la Convention di Duluth nel 1912, i rotaryani decisero di assume come loro simbolo una ‘ruota blu’ con ‘24 denti’ e ‘6 raggi’. Essa simboleggia la ruota dei carri dei pionieri dell’avventura americana, iniziatasi nel Seicento, coi ‘Padri Pellegrini’, che dall’Inghilterra ed Olanda si diressero nel nord America per vivere più liberalmente il loro protestantesimo puritano e calvinista. I ‘denti’ rappresentano un ingranaggio meccanico, che significa la rivoluzione industriale e una concezione del mondo o “filosofia” marcatamente tecnologica e tecnocratica, con un richiamo alla inter-attività e inter-dipendenza tra i membri del Rotary, simili alle rotelle di un grande ingranaggio. Tuttavia, vi è anche una simbologia più nascosta, segreta o esoterica di tale emblema. La ‘ruota’ è «un simbolo antichissimo, presente in tutte le culture. Assumerla come allegoria del progresso è ad un tempo corretto e riduttivo. La ruota partecipa alla perfezione suggerita dal cerchio[…]. Essa si riferisce, inoltre, al movimento e al divenire […], tensione verso elevati standard (professionali, etici, personali), […] calati nella […] realtà di una concretezza operativa. […]. Ma la ruota è anche la rota mundi, simbolo del mondo […], che contiene l’universo entro la sua circonferenza». La vocazione rotaryana implica universalità e mondialismo planetario. Il Rotary aspira ad «abbracciare entro la propria circonferenza l’universalità delle nazioni, delle razze, delle culture». Il numero ‘24’ è il doppio di 12 (come i mesi dell’anno, le costellazioni dello zodiaco), che di per sé significa pienezza e totalità, volutamente raddoppiata e accentuata dai rotaryani, i quali vorrebbero spaziare oltre il mondo intero. I ‘24 denti’ significano l’ingranaggio che vorrebbe realizzare l’addentellamento di tutte le nazioni della terra. Onde il Widmann definisce il Rotary come «movimento sovrannazionale, sovraculturale e sovrarazziale». Il ‘colore blu’ rappresenta la tensione cosmica, come l’acqua del mare, la volta del cielo (e della loggia massonica) e sta a significare la volontà di riunificate tutte le nazioni in un ‘Nuovo Ordine Mondiale’ più ampio (v. bandiera dell’Onu e delle Nazioni unite) mediante un sentimento di amiciziafilantropica. I ‘6 raggi’ della ruota blu, sono il simbolo di un’emanazione, la quale si propaga dal centro della ruota dentata verso tutti gli altri enti, i quali non sono creati ex nihilo da Dio, ma emanano dall’Indeterminato o dall’Architetto dell’Universo. Il colore blu è circondato dal ‘giallo oro’, per significare l’eccellenza, che è il quarto concetto della filosofia rotaryana (tecnocrazia, mondialismo, filantropia ed eccellenza), vale a dire il rotaryano è un iniziato, non uno qualsiasi, fa parte di una elite tradizionale e non della gente comune, che tende ad una perfezione sempre maggiore, all’infinito.

La storia

La vitalità dei vari club rotaryani sparsi nel mondo (27. 000, con 1. 200. 000 soci, in 150 Nazioni - dati all'anno 2010, ndr) trae origine dallo spirito “americanista”, essendo nato a Chicago 115 anni fa. La sua prima origine lo colloca nel genere di associazioni fondate sulla capacità di rispondere alla sfida di un ambiente in rapida «crescita industriale e capitalistica selvaggia». Chicago nei primi del Novecento contava già 2 milioni di abitanti, in essa erano assai vivi i «valori umanistici della democrazia e della solidarietà sociale». Proprio in quegli anni l’America cominciava a diventare una super-potenza a livello mondiale, infatti dopo la guerra contro la Spagna (1898), Cuba, Portorico e le Filippine passarono sotto l’orbita statunitense, nel 1907-1909 una squadra navale americana aveva compiuto un giro di ricognizione attraverso il Pacifico, attraccando ai porti giapponesi, per mostrare di essere una potenza mondiale e non più limitata al solo Continente americano del nord e del sud. Questo sentimento americanissimo di imporsi all’attenzione del mondo intero non è estraneo al desiderio rotaryano di espansione totale e sovrannazionale. Il “Mondo Nuovo” si affacciava sulla scena dell’orbe e non è «azzardato collocare in questo contesto storico il desiderio del ‘Rotary International’ di costruire e di diffondere un modello di “uomo nuovo”». Mentre in quel tempo nascevano in America associazioni di ispirazione protestantica: “L’Esercito della Salvezza” (1880), caratterizzato da un certo moralismo puritano, ad esempio la lotta contro l’alcool; e politico-sociale: l’ “Associazione Cristiana delle Giovani Donne” (1858) di ispirazione femminista; il Rotary «nasce senza infiammarsi di ardori politici […], né religiosi, non […] formulò piattaforme elettorali […], ma individuò nello spirito di una solidale amicizia il sostegno di un sodalizio filantropico». Occorre dire che se la dottrina e prassi pubblica del Rotary è molto simile a quella massonica, esso non era – tuttavia – ricco «di quei connotati di segretezza e di esoterismo, di quei rituali iniziatici che contraddistinguevano la Massoneria». In breve il Rotary appare come una massoneria pubblica e come l’anticamera di quella esoterica e segreta, ove i massoni possono facilmente pescare delle persone, che vi sono entrate per ingenuità, per farne dei “fratelli a tre puntini”. In un certo senso è anche peggiore della massoneria anglo-americana, la quale «postula come esigenza primaria la credenza nel Grande Architetto dell’Universo, […] mentre il Rotary è al di sopra e al di fuori di ogni concezione religiosa».

La dottrina rotaryana

La filosofia dei 4 fondatori del Rotary «è impregnata di realismo razionalistico, influenzato dal pragmatismo americano di William James. […]. Gli Stati Uniti nascono come un Paese “riformato” [luterano], ovvero popolato di persone che provenivano dalla cultura successiva alla riforma protestante. […]. L’americano non impone il credo protestante […], in America non esiste neppure una religione che tollera e una che viene tollerata. Si ha un’accettazione ‘tranquilla’ (o forse indifferente) delle varie confessioni. […]. Il Rotary è al di fuori, più che al di sopra, di ogni questione religiosa, cioè estraneo ad ogni discriminazione circa le credenze religiose dei soci. […]. “L’indifferentismo religioso”, come lo ha definito il gesuita Pietro Pirri, costituisce uno dei principali capi di accusa che la Chiesa romana ha imputato al Rotary (v. L’Osservatore Romano, 15 febbraio 1928, “Che cos’è il Rotary?”)». Il Rotary si espande prima nei Paesi anglofoni e protestatici (Canada e Inghilterra, 1911), poi nell’Europa occidentale e in America Latina (1920-1939), infine in Asia e Africa. In Italia e Germania, Spagna e Portogallo il Rotary viene soppresso negli anni Trenta dalle dittature fasciste ivi installatesi e riprende solo dopo la loro caduta. «I rotaryani vennero tenuti per molti anni in grande sospetto (anche dopo la fine della guerra) dal Vaticano. L’appartenenza al Rotary era vietata ai religiosi e vivamente sconsigliata ai credenti».

Il Rotary in Italia

Il 20 novembre 1923, presso l’esclusivo Ristorante “Cova” di Milano, viene ufficialmente inaugurato il primo club Rotary d’Italia. Milano fu scelta come sede poiché si preparava a divenire la capitale economica della Penisola. L’ispiratore di tale fondazione non fu un milanese, né un lombardo, né tanto meno un padano-italiano ma un inglese, sir James Henderson, affiancato dal suo amico Leo Giulio Culletton. Quest’ultimo avrebbe voluto che il club rotaryano italiano fosse del tutto simile a quelli americani, ossia ultra-democratico, mentre Henderson propendeva per un Rotary italiano elitario ed aristocratico, con membri influenti dell’alta borghesia ed imprenditoria, (tra essi figurano Motta, Falk, Pirelli, Borletti).

Dopo Milano il Rotary si espande verso Trieste, Genova e il Piemonte (con Vittorio Emanuele III come socio), per giungere sino a Firenze, Roma (con Arnaldo Mussolini, sino a quando il regime tollerava tacitamente il club), Napoli e Palermo, i nomi dei vip aumentano: Giovanni Agnelli, Marzotto, Giovanni Treccani, Guglielmo Marconi.

Nel 1925 il fascismo entra in collisione col club a causa delle sue origini demo-plutocratiche, del suo pacifismo e del suo mondialismo. Nel 1928 la Chiesa cattolica attacca il Rotary (v. P. Pirri, in “L’Osservatore Romano”, 15 febbraio 1928) accusandolo di para-massoneria, poiché “la sua morale non è che un travestimento di quella massonica”. Il 4 febbraio 1929 il S. Uffizio pubblica un decreto con cui proibisce in Italia ai sacerdoti di iscriversi all’Associazione rotaryana, mentre in Spagna il card. primate Pedro Segura y Saenz, Arcivescovo di Toledo, il 23 gennaio 1929 estendeva la proibizione anche ai semplici laici battezzati, poiché l’Associazione era basata su una morale autonoma e laicistica, una concezione mondialistica, una concezione di fratellanza filantropica in opposizione con la virtù teologale di carità, una filosofia soggettivista e relativista. Il Caudillo Francisco Franco lo sciolse e venne ristabilito solo nel 1983. Anche “La Civiltà Cattolica” si occupò della questione massonico-rotaryana in tre articoli (16 giugno 1928, 21 luglio 1928 e 16 febbraio 1929), in cui l’associazione rotaryana veniva definita come “un’emanazione massonica, una nuova specie di massoneria che opera in pieno giorno”. Ma, in Italia, il club fu soppresso ufficialmente solo nel 1938. In realtà da parte rotaryana «non venne mai smentito che fra i soci del Rotary figurassero anche persone appartenenti alla massoneria, proprio in quanto lo Statuto dell’Associazione non prevedeva discriminazioni in ordine a convinzioni religiose, filosofiche e politiche». L’11 gennaio 1951, L’Osservatore Romano pubblicò un Decreto del S. Uffizio, che diffidava i sacerdoti di iscriversi alle associazioni segrete, con riferimento implicito al Rotare. Tale Decreto venne spiegato dal padre gesuita Francesco Pellegrino il 14 gennaio del 1951, nella chiesa del Gesù di Roma. Infine vi fu un articolo ulteriormente chiarificatore apparso suL’Osservatore Romano il 27 gennaio 1951, in cui si negava ai vescovi aventi Diocesi di permettere agli ecclesiastici di iscriversi al Rotary, ma veniva loro consentita la frequenza alle riunioni rotaryane con carattere pubblico o con finalità caritatevole, quanto ai laici nessun cenno di proibizione. Il card. Angelo Roncalli, durante il suo patriarcato a Venezia (1953-58) ebbe numerosi contatti con i rotaryani e da Papa il 20 aprile 1959 ricevette una prima volta i rotaryani d’Italia, seguita da una seconda il 20 marzo 1963. Il 13 novembre del 1957 Giovanni Battista Montini, Arcivescovo di Milano, aveva già presenziato alla riunione del club rotaryano milanese ed aveva dichiarato che in passato aveva avuto molte riserve sul Rotary, “frutto di ignoranza e di errore”. Il 28 settembre 1963 Paolo VI ricevette un’intera rappresentazione rotaryana, poi il 20 marzo 1965, quindi il 14 novembre 1970, inoltre il 16 febbraio 1974 ed infine Giovanni Paolo II indirizzò ai rotaryani della ‘LXX Convention’ un messaggio di viva simpatia il 14 giugno 1979, poi il 13 febbraio 1984, quindi il 25 febbraio 1989.

Conclusione

L’ideologia del Rotary presenta gravi carenze filosofico-dogmatiche ed una inconciliabilità di fondo con la dottrina cattolica. Infatti, essa è il frutto del neoprotestantesimo liberale americano, ancora più latitudinarista di quello classico luterano. L’Americanismo o modernismo pratico, condannato da Leone XIII in Testem benevolentiae (1895), ne è il cuore, assieme al Pragmatismo razionalista di William James (+ 1910). Il mondialismo oggi imperante, con il concetto di società multi-etnica, multi-religiosa e multi-culturale, rappresenta uno dei pilastri della filosofia e prassi rotaryana. L’ “iniziazione” del tutto laica e borghese, elitario-tecnocratica, tendente al progresso all’infinito è presente nel Rotary anche se non in maniera segreta o esoterica come nella massoneria. Il filantropismo, che cerca di scalzare la virtù teologale e soprannaturale di Carità pure. L’esclusione di ogni concezione religiosa propria del Rotary sorpassa anche il vago deismo massonico, il quale richiede almeno la credenza nel Grande Architetto dell’Universo ed esclude l’ateismo grossolano, perciò essa porta ad una forma estrema di indifferentismo agnostico, estraneo persino alla massoneria anglo-americana. La morale rotaryana è autonoma, soggettiva o kantiana, dunque essenzialmente contrapposta a quella oggettiva, naturale e divina del cattolicesimo e della retta filosofia. Il laicismo politico, con la separazione assoluta tra Chiesa e Stato è un caposaldo del rotarysmo ed è contraria al Diritto Pubblico Ecclesiastico tradizionale. Il tutto è incorniciato in un sostanziale soggettivismo e relativismo filosofico, “religioso” e sociale, che inquina e guasta l’intera dottrina e prassi rotaryana.

Ciò che lascia perplessi è il cambiamento o rovesciamento di giudizio nei confronti del Rotary, avvenuto con Giovanni XXIII(1962) e Paolo VI (1963), dopo quaranta anni circa di condanne ecclesiastiche (1928-1951) a partire da Pio XI sino a Pio XII. Ma data la svolta antropocentrica della teologia del Vaticano II (cfr. Gaudium et spes n. ° 22; Paolo VI, 7 dicembre 1965, “Omelia nella IX sessione del Concilio Vaticano II”; Karol Woytjla, Segno di contraddizione, Milano, Vita e Pensiero, 1977; Giovanni Paolo II, Redemptor hominis (1979); Dives in misericordia (1980),  Dominum et vivificantem (1986); non ci si meraviglia più di tanto, anzi è del tutto normale che ad una teologia del primato dell’uomo su Dio, sia seguita una pastorale della preminenza dell’unitarismo sulla verità, la quale è sfociata infine nella superiorità della diplomazia o filantropia sulla religione positiva e rivelata. Il cambiamento a 360 gradi del giudizio clericale sul Rotary è una conferma dell’inesistenza dell’ermeneutica della continuità tra Vaticano II e Tradizione divino-apostolica, (cfr. B. Gherardini, Concilio Ecumenico Vaticano II. Un discorso da fare, Frigento, 2009; Id., Tradidi quod et accepi. La Tradizione vita e giovinezza della Chiesa, Frigento, 2010) anzi è la prova provata della rottura e contraddizione tra Tradizione e conciliarismo: teocentrismo/antropocentrismo; retta filosofia/sincretismo; religione/filantropismo. Solo rimettendo ordine alle idee e ai fatti: mezzi disposti al Fine, creatura al Creatore, unione a Verità, politica a Religione, si potrà ritrovare la tranquillità e la stabilità teoretico-pratica in campo filosofico, teologico e spirituale, altrimenti si resta nell’attuale caos della post-modernità nichilistica del neo-modernismo condannato da Pio XII (Humani generis, 12 agosto 1950), che mette l’uomo contro Dio, la mondializzazione contro la Verità e la politica contro la Religione. Mentre la modernità e il modernismo classico condannato da S. Pio X (Pascendi, 8 settembre 1907) si “limitavano” a fare a meno dell’Essere oggettivamente reale e Trascendente o a separare l’uomo da Dio, come non esistesse; a volere l’unione senza la Verità e la politica priva di Religione. Questa è la “tragedia conciliare”, l’uomo al posto di Dio, che ha reso l’ambiente cattolico una bolgia e il mondo una specie di inferno. 

 

Don Curzio Nitoglia (doncurzionitoglia.net)