Home / Archivio articoli ex sezione "Attualità" / Archivio anni 2011/2012/2013 / I castighi di Dio

I castighi di Dio

San Gregorio Magno, Papa del sesto secolo, rampollo di nobile famiglia patrizia dal futuro ricco di promesse allettanti, decise di lasciare gli onori della toga senatoriale per il saio benedettino ma non potè comunque sottrarsi alla chiamata al soglio pontificio nel 590. Erano tempi durissimi dove la peste aveva ucciso tre quarti della popolazione romana, compreso il suo predecessore, Pelagio II, dopo venne la carestia, più tardi la tempesta che abbatté alberi, case e chiese con un gran numero di morti, e infine il flagello dei Longobardi, da lui poi convertiti alla fede cattolica dopo grandi difficoltà grazie alla regina Teodolinda che il Grande Papa, “Magno”, non temette di affrontare con queste parole: “Anche tu hai un’anima da salvare, né ti varrà la tua corona regale a ripararti dalla giustizia di Dio”. Colpita da queste parole, Teodolinda si convertì e fece cesellare una corona d’oro con gemme e diamanti, detta “ferrea” perché cerchiata nell’interno con un chiodo della Croce di Cristo, e la donò alla cattedrale di Monza dove tuttora è esposta”.

Durante queste calamità che imperversavano, Gregorio Magno non solo si prodigò instancabilmente per lenire la sofferenza con molte iniziative, ma soprattutto ebbe la capacità straordinaria di incoraggiare i fedeli così duramente provati trasmettendo loro una fede gigante che li spingeva ad avere una grande fiducia in Dio anche nelle prove, e volle inserire nell’antifona della Messa di Quaresima, tempo di penitenza e di riparazione, alcuni versetti accorati presi dal Salmo 43 come supplica a Dio implorandolo di “svegliarsi” per correre in soccorso dei suoi figli.

Essi dicono così: “Sorgi, Signore, perché dormi? Destati, non tenerci lontano per sempre! Perché nascondi il tuo volto, dimentichi la nostra miseria e anche la nostra oppressione? (…) Sorgi, Signore, aiutaci e liberaci per il tuo amore!  Dopo circa un millennio e mezzo si potrebbe pensare che da allora nulla è cambiato, che le calamità naturali si ripetono ciclicamente, come un destino che ci incombe addosso, davanti alle quali è inutile perfino prendersela con Dio, perché semmai la responsabilità è nell’incuria dei vari Istituti competenti, veri capri espiatori su cui scaricare la nostra impotenza e rabbia, mentre lasciano perplessi alcuni Vescovi e Prelati che cercano di consolarci con le solite esortazioni scontate che si limitano a dare coraggio, a “voltare pagina” per ricostruire meglio di prima, facendo leva sul volontariato come massima risorsa della Chiesa davanti alle tragedie collettive, senza mai accennare al soprannaturale e senza mai porsi alcuna domanda perché non saprebbero che rispondere, se non che “Dio è buono e non castiga mai nessuno”.

Oltretutto non siamo più ai tempi di Papa Gregorio che erano all’insegna dell’ignoranza oscurantista, dicono, perché adesso la scienza riesce a dare spiegazione di tutto, debellando malattie con appositi vaccini e monitorando perfino le calamità naturali con strumenti sofisticati e precisi! Tanto precisi e sofisticati questi “strumenti di salvezza” che mai come in questi ultimi anni si sono verificate catastrofi così grandi:   

1. eruzioni vulcaniche con nubi tossiche che paralizzano mezzo mondo, inondazioni, terremoti e tsunami un po’ ovunque dalle conseguenze terrificanti con migliaia di morti e senzatetto; nuove malattie incurabili; misteriose radiazioni chimiche con conseguenze incalcolabili per l’intero pianeta. 

2.  efferate e continue in quasi tutte le parti del mondo con esodo di intere popolazioni disperate difficilmente controllabili, soprattutto da est verso ovest del pianeta, in particolare verso l’Italia che sta subendo, pacificamente ma pericolosamente, un’autentica inarrestabile invasione.

Chi avrebbe mai pensato che nell’era della scienza assoluta a tal punto da contenere tutto lo scibile dentro un computerino tascabile, avremmo assistito alla sconfitta di una Nazione, il Giappone, terra dell’efficientismo, della massima perfezione tecnologica a cui Dio non serve? La gente è rimasta così traumatizzata, che perfino l’Imperatore, considerato il dio in terra, sconvolto dalle vicende, ha pensato di scendere dal soglio e invitare il popolo a supplicare l’aiuto di Dio! E Dio li ha ascoltati evitando tragedie peggiori che si stavano profilando all’orizzonte a motivo delle enormi cisterne radioattive che non sono esplose per miracolo.

E il terremoto di Haiti? Sembra che sia stato provocato dalla malvagità degli abitanti che avevano stipulato ufficialmente un patto con il diavolo nel 1804 per ottenere l’indipendenza dalla Francia, come da testimonianza del telepredicatore americano Pat Robinson il quale sostiene che da allora gli Haitiani hanno avuto sì l’indipendenza, ma sono stati maledetti, anche dal punto di vista economico, tant’è vero che ad Haiti nulla funziona, tutto è un disastro, a iniziare dalle condizioni di vita. E’ riscontrato infatti che le pratiche Voodoo, una sorta di magia nera in onore di satana, erano praticate un po’ dappertutto, a tal punto che sembra che perfino certi sacerdoti cattolici ne fossero stati contagiati mescolando parte di questi riti durante la celebrazione eucaristica, aumentando in tal modo la dissacrazione e il sacrilegio.

Certo, affermare che i vari cataclismi siano castighi di Dio per il male commesso dall’uomo rischia di diventare un discorso retorico e infondato, perché l’uomo è sempre stato idolatra e peccatore, e il mondo è sempre andato avanti lo stesso con la sua bellezza, ordine, armonia, insieme a periodiche e scontate calamità naturali dovute al fatto che la terra è una massa in movimento; fra l’altro la stessa Sacra Scrittura afferma che il Signore fa sorgere il sole sopra i giusti e gli ingiusti, e semmai ciascuno dovrà rendere conto del suo operato personalmente, dopo la morte, davanti al giudizio di Dio. Tutto vero!                                              

Ma può accadere che in determinati periodi storici la somma del male, non quella dovuta alla debolezza personale, ma quei peccati molto gravi, collettivi, pubblici, nazionali, che sono autentiche perversioni, rifiuto di Dio, profanazioni, omicidi di innocenti, bestemmie, lussuria, sacrilegi…soprattutto se legalizzati, può accadere che questa somma del male arrivi a tali eccessi da sfidare e respingere lo stesso Dio, il quale, Creatore e garante dell’Ordine dell’Universo, lascia che le forze della natura agiscano con violenza creando sconvolgimenti nel cosmo! E così le meraviglie del nostro pianeta, quali mari, monti, pioggia, sole ecc. creati per la gioia e il benessere dell’uomo, si possono trasformare in insidie e maledizioni. Concetto che troviamo anche nella Bibbia, laddove Dio, nel punire i nostri progenitori per il loro peccato, dopo aver predetto a Eva i suoi castighi come donna e come madre, rivolgendosi ad Adamo gli disse: “Poiché hai ascoltato la voce di tua moglie (…)maledetto sia il suolo per causa tua! Con dolore ne trarrai il cibo per tutti i giorni della tua vita. Spine e cardi produrrà per te e mangerai l’erba campestre. Con il sudore del tuo volto mangerai il pane”(Gen. 3,17). 

Ciò significa che il peccato di un uomo ha portato sconvolgimento anche nella natura la quale spesso si ribella all’uomo perché egli si è ribellato a Dio. Se pensiamo che gran parte delle Nazioni ha legalizzato l’aborto, cioè l’uccisione di bimbi innocenti, e ultimamente anche le perversioni sessuali considerate un vanto, possiamo forse renderci conto di quanto gravi siano i peccati pubblici delle Nazioni, peccati che prima o poi si pagano su questa terra. Il voler cancellare il giorno del Signore, la domenica, per farlo diventare giorno di shopping, è peccato gravissimo perché è come dire al Signore:“Tu non centri nulla con la nostra vita”. Ora, il perché certi siano puniti così duramente e altri no, resta sempre un mistero del disegno di Dio, che ci viene comunque chiarito dallo stesso Gesù nel Vangelo. A coloro che gli chiesero il perché fossero morti 18 Galilei sotto il crollo della torre di Sìloe, Gesù diede questa spiegazione:“.. credete che costoro (i morti) fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? (per aver subito una tale sorte?). No vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo”.

Con queste dure parole Gesù afferma che le calamità naturali sono per lo meno un richiamo di Dio alla conversione, cioè a cambiare la nostra vita e tornare a Dio. Ignorare questo è ingannare gli uomini e impedire loro di cambiare vita e convertirsi perché si rischia di rimanere con una visione terra-terra degli eventi senza mai alzare gli occhi al Cielo e chiedersi perchè. E’ da stolti prendersela col destino, con i pubblici poteri o altro, senza un esame di coscienza sul nostro operato, nella falsa convinzione che Dio è così buono da assistere passivamente alle malvagità degli uomini benedicendole, e forse anche incoraggiandole. Il Dio cristiano ama e vuole essere amato ma si allontana da chi lo rifiuta lasciandolo in balìa delle sue miserie. Punizione? Castigo di Dio? Com’è possibile che Dio, bontà e amore, arrivi al punto da permettere simili catastrofi? In realtà il pericolo più grave davanti alle calamità, o persecuzioni non è perdere la vita terrena ma perdere la Vita Eterna, perché questa vita è comunque destinata a finire e ci aspetta l’incontro con Dio giusto Giudice: “La nostra cittadinanza è nei Cieli da dove aspettiamo come Salvatore il Signore nostro Gesù Cristo. Egli trasformerà il nostro corpo mortale rendendolo conforme al suo Corpo glorioso”.

E quando la perversione arriva a tal punto da rischiare di corrompere l’anima di gran parte dell’umanità, Dio interviene anche in modo forte allo scopo di salvare più anime possibile dalla dannazione eterna, dal dominio di Satana.

Quanto erano penetranti, vive e incoraggianti quelle invocazioni che la Chiesa fino a qualche decennio fa insegnava al popolo minacciato da gravi calamità, spesso durante commoventi processioni di impetrazione, consapevoli che la vita dell’uomo sulla terra è sempre all’insegna di molti pericoli:“A fulgure et tempestate, libera nos Domine” “A flagello terraemotus, libera nos Domine” “A peste, fame et bello libera nos Domine”. Adesso rivolgersi a Dio pubblicamente sembra quasi un’offesa alla nostra super-efficienza di cristiani adulti che se la devono sbrigare da soli! Mentre tutta la Bibbia, tutto il Vangelo sono intrisi di suppliche a Dio, di inviti alla conversione, al perdono, alla vigilanza:“Vegliate, dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora!”(5) Cari Vescovi, è ora di ritornare alle processioni e alle suppliche. 

Patrizia Stella 

 

(Fonte: RISCOSSACRISTIANA.it)