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La SS. Vergine figurata nelle più illustri donne dell'Antico Testamento

Né con questi simboli solamente di cose inanimate (vedi articolo) ha voluto lo Spirito Santo additarci le prerogative ineffabili della santissima Vergine; ma s'è di più compiaciuto di mostrarci questa gran Regina del Mondo sotto il velo delle più illustri donne, che siano vissute nel tempo dell'antico testamento, delle quali abbiamo gli elogi nelle sacre Scritture, di modo che il figurato sia senza comparazione più nobile e più perfetto di tutte le figure.

E di fatto si può ben con ragione raffigurare Maria Santissima in Sara; perché siccome questa in una maniera miracolosa (cioè in un'età già incapace di concepire), e in virtù della promessa fattale da Dio divenne con sua indicibile contentezza madre d'Isacco, il quale è una delle più espresse figure del Redentore; così Maria in una maniera del tutto sovrumana fu madre del Messia promesso sino dal principio del Mondo, e figurato da Isacco, con giubilo e consolazione non solamente di essa, che lo partorì, ma di tutto il genere umano: onde giustamente la gran Vergine è chiamata: Causa della nostra allegrezza.

Si può ravvisare Maria sanissima in Rachele, la cui singolare bellezza fu simbolo della bellezza ineffabile della grande anima della Vergine, a cui perciò propriamente s'adattano quelle parole della Cantica, colle quali è chiamata la più bella fra tutte le donne. Fu Rachele altresì amata sopra le altre sue mogli da Giacobbe, come sopra tutte le altre creature è stata amata da Dio Maria.

Fu figura di Maria quella sorella d'Aronne, la quale portò lo stesso nome di Maria, e fu Profetessa, ed era vergine, secondo il sentimento dei Padri; allorché fu la conduttrice delle donne ebree, nel passaggio del mar rosso fu la prima che intonasse in ringraziamento al Signore il celebre Cantico Cantemus Domino. Nello stesso modo appunto, che Maria santissima, arricchita certamente del dono della profezia, e sempre vergine, condottiera e capo di tutte le vergini, insegnò a tutti a cantare, e prima di tutti cantò il cantico: Magnificat anima mea Dominum, in ringraziamento al Signore d'aver, per mezzo dell'incarnazione del Verbo, salvato il genere umano dalla schiavitù del demonio, e del peccato, come osservano i santi Ambrogio e Pier Grisologo.

Così pure Debora, colla sconfitta e morte di Sisara nemico del popolo d'Israele, rappresenta la vittoria, che del nemico dell'umano genere riportò la beata Vergine, in quanto ella fu madre di Gesù Cristo, unico debellatore della potenza infernale.

Si può inoltre riconoscere con sant'Ambrogio, con san Bernardo e con san Bonaventura un'immagine di Maria santissima, la più saggia e la più prudente di tutte le donne, in Abigaille, la cui saviezza e prudenza tanto è commendata nella sacra Scrittura. “D'Abigaille si dice - sono parole del mentovato san Bonaventura – che volendo Davide sdegnato uccidere lo stolto Nabal, questa saggia donna andatagli incontro lo placò, di maniera che egli le disse: Benedette siano le tue parole, e sii tu pure benedetta, perché m'hai ritenuto dallo spargere in quest'oggi umano sangue. Ora nello stolto Nabal viene appunto rappresentato il peccatore, il quale col nome di stolto è chiamato dallo Spirito Santo, il quale dice: Infinito è il numero degli stolti. Davide sdegnato rappresenta Iddio irritato contro il peccatore, e Abigaille figura la santissima Vergine, la quale colle sue preghiere e coi meriti suoi ottiene da Dio il perdono al peccatore”.

Si ravvisa altresì una più nobile figura di Maria in Anna madre di Samuele. Essa col divenire a forza di preghiere e di voti madre d'un figliuolo, che ella consacrò al servizio del tempio, e che fu poi sacerdote, rappresenta Maria santissima, la quale fu madre di quello che fu l'oggetto delle suppliche, dei sospiri e delle ardenti brame di tutti i giusti dell'antico Testamento; che fu per eccellenza l'Unto del Signore; che fu il Sacerdote eterno. Anna col divenir feconda dopo una lunga sterilità raffigura la fecondità meravigliosa della Vergine. Finalmente ella si mostra un simbolo di Maria santissima con quel suo ammirabile e sublime profetico cantico, in cui, come appunto in quello della beata Vergine, fa apparire la sua viva riconoscenza per i segnalati benefizi ricevuti da Dio.

Nel numero delle cospicue donne, le quali ebbero il singolare onore di rappresentare la gran Vergine, si debbono con tutta ragione porre Giuditta ed Ester.

Fu Giuditta d'una straordinaria bellezza. Il Signore altresì le aggiunse un nuovo splendore, e accrebbe l'avvenenza sua di maniera ch'ella compariva agli occhi di tutti d'una venustà incomparabile. Oloferne e tutti i suoi cortigiani allorché la videro e l'udirono parlare, dissero attoniti: “Non v'è in tutta la Terra una donna simile a questa nell'aspetto, nella bellezza e nella saviezza del parlare”. Maria fu quella di cui meritatamente si dice nella Cantica: “Tu sei tutta bella, né v'è in te macchia alcuna”: bella per quella bellezza, la quale non consiste nelle fattezze e sembianze del volto (perché questa a guisa d'un fiore presto languisce e muore, onde vana e ingannevole è chiamata dalla Scrittura), ma nelle virtù, che adornano l'anima, e la rendono bella agli occhi del Signore. A questa bellezza accrebbe Iddio sempre nuovo splendore, col dare alle virtù di Maria un continuo accrescimento, e una nuova perfezione, di maniera che nessuna v'è stata, né vi sarà mai fra tutte le creature, che a lei possa paragonarsi in santità. “Ottimamente - dice san Bonaventura - la grazia e la bellezza interiore della santissima Vergine viene raffigurata in Giuditta. Non v'è, si dice di lei nella sacra Scrittura, donna simile a questa nell'aspetto, nella bellezza e nella saviezza del parlare. In verità non v'è stata, non vi sarà mai donna sopra la Terra, qual fu Maria nell'aspetto della sua luminosissima vita, nella bellezza della sua coscienza mondissima, nella saviezza e prudenza delle parole della sua eloquentissima lingua”. Giuditta colla sua bellezza si fece strada a troncare il capo ad Oloferne, ond'ella disse nel suo cantico: “Giuditta colla bellezza del suo volto l'ha atterrato (Oloferne)”. Maria, con lo splendore delle sue virtù, piacque all'Altissimo, e si dispose a divenir madre di Dio, e ad atterrare così il nemico infernale. Giuditta col tagliare il capo ad Oloferne, liberò Betulia dall'assedio, e il popolo ebreo dal furore di Nabucodonosorre. Una sola donna Ebrea (dice la Scrittura di Giuditta) ha messa la confusione nella casa del Re Nabucodonosorre; perché ecco Oloferne steso per terra, e la sua testa recisa dal busto. Maria santissima col concepire e partorire il divin Verbo fatto uomo, tagliò il capo al vero Oloferne, cioè al nemico infernale della eterna salute degli uomini, sconvolse e abbatté le podestà infernali; che è lo stesso che dire ch'ella schiacciò (secondo la promessa fattane da Dio), il capo del serpente, autore della rovina dell'umano genere. Giuditta, dopo una sì gloriosa vittoria, fu da tutti lodata e benedetta, gridando tutti ad una voce: “Tu sei la gloria di Gerusalemme, tu l'allegrezza d'Israele, tu l'onore del popolo nostro. La mano del Signore ti ha resa forte, e perciò sarai benedetta in eterno”. La santissima Vergine divenuta madre di Dio, disse di se medesima nel suo cantico: “Ecco che da ora in poi mi chiameranno Beata tutte le generazioni, perché ha fatto in me cose grandi il Signore, che è potente, e il cui nome è santo”. E di fatto “Benedetta fra le donne” e “beata” la chiamò santa Elisabetta; né in alcun tempo s'è cessato, né mai si cesserà di benedire, di lodare, di beatificare la gran Vergine, e di reputarla la gloria della Chiesa, la gioia dei Fedeli, l'onore del popolo cristiano.

Ester finalmente, come s'è accennato, fu l'altra insigne donna che figurò Maria santissima. Ella colla sua incredibile bellezza si guadagna l'amore e la buona grazia del Re Assuero sopra tutte le altre donne: e da lui riceve sopra del suo capo il regio diadema. Il frutto di questa sua grazia appresso il Re fu che l'iniquo e superbo Amanno, nemico del popolo di Giuda, fosse fatto vergognosamente morire, e i Giudei scampati fossero dalla morte, alla quale erano stati condannati. “Così Maria santissima - dice san Bonaventura - per le egregie sue virtù trovò tanta grazia appresso il Signore, come ne l'assicurò l'Angelo, che non solamente essa meritò d'ottenere dall'eterno Re la corona, e d'essere dichiarata Regina del Cielo, e della Terra, ma di più per mezzo dell'unigenito suo Figliuolo impetrò al genere umano condannato all'eterna morte per il peccato del primo uomo la liberazione, a scorno e rovina del vero Amanno, cioè del demonio, invidioso e perfido nemico degli uomini”. Laonde segue a dire san Bonaventura servendosi delle devote parole di sant'Anselmo: “Come posso io dunque abbastanza ringraziare la madre del mio Dio e del mio Signore, per la cui fecondità sono stato riscattato dalla schiavitù, del cui parto sono stato scampato dall'eterna morte, per la cui prole ho recuperato quel ch'io avevo perduto, e dall'esilio della miseria sono stato ricondotto alla patria dell'eterna felicità?”.


Padre Carlo Massini