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Opere di fede, di speranza e di carità

*Come si dà prova della fede? Si dà prova della fede confessandola e difendendola, quando occorra, senza timore e senza rispetto umano, e vivendo secondo le sue massime: “la fede senza le opere è morta” (Gc 2,26)

Confessare esternamente la propria fede con le parole e con le opere è un obbligo così grave che Nostro Signore avvisò che quanti si fossero vergognati delle sue parole divine, Egli non li avrebbe riconosciuti nel giorno del giudizio e si sarebbe vergognato di loro.

Confessare pubblicamente la fede è d'obbligo ogni volta che, non facendolo, non si darebbe una particolare gloria a Dio e uno speciale vantaggio al prossimo. Ad esempio, se ci fosse la processione del Santissimo Sacramento per strada, se non ci si inginocchia e non ci si scopre il capo, si commette una grave mancanza facendo pensare al prossimo che non si creda nella presenza reale. In tempo di persecuzione, in tribunale non si può negare la propria fede, altrimenti si darebbe un gravissimo scandalo e si apparirebbe come apostata. È d'obbligo anche difendere pubblicamente la fede contro chi la nega, chi ne dice male o contro chi bestemmia.

I nemici più pericolosi della fede sono il rispetto umano e la paura. Troppi, purtroppo, di fronte alla spudoratezza dei nemici della fede tacciono e dissimulano la loro fede.

La nostra condotta è la miglior prova della nostra fede. La fede, senza le opere, è morta: è come un fiore che non dà frutto, come un seme che non dà vita. La fede deve ispirare, guidare, muovere tutti i nostri pensieri, tutti i nostri voleri, tutti i nostri sentimenti, e quindi tutte le nostre opere. Gesù Cristo ci giudicherà a seconda che le nostre opere siano state o no ispirate dalla fede.

ESEMPIO:

Il 7 agosto 1928 a Leon, nel Messico, venne arrestato l'operaio Florentino Alvarez mentre presiedeva una riunione dei giovani del circolo cattolico. Il generale Daniele Sanchez, con un colonnello e una trentina di soldati, si era presentato davanti alla casa e aveva dichiarato: “Io cerco Florentino Alvarez”. “Sono io” aveva risposto il giovane. Arrestato e condotto negli uffici di polizia, gli fu contestato: “Lei è uno dei capi di quelli che gridano: Viva Cristo Re!”. “Sì, perché Cristo è re e regna!” rispose Florentino. Allora il generale: “Cristo è il re dei ricchi!” e Florentino: “Cristo è il re dei ricchi e dei poveri, dei potenti e dei deboli!”. Il generale gli diede un potente schiaffo, dicendo: “Per la tua insolenza, prendi questo!”. E Florentino: “Viva Cristo Re!”. Il generale estrasse la pistola e stava per sparargli a bruciapelo quando s'interpose il colonnello, e il giovane fu condotto in guardina, assieme ad altri due operai. Tutti gli interventi degli amici in suo favore furono vani. Passarono tre giorni, che il martire con i compagni trascorse in preghiera. Quando l'ufficiale di guardia gridò il nome di Florentino, lui disse tranquillamente: “Ecco è venuta la mia ora! Pregate per me e per la nostra patria. Vedete, io non tremo. Siate fermi nella fede e date la vita per Cristo, nostro Re!”. Nel silenzio della notte si sentì ancora l'appello: “ Florentino Alvarez!” e la risposta: “Viva Cristo Re!”. Una scarica di fucili squarciò il silenzio e le tenebre della notte. “Un martire in più in cielo” commentarono i compagni.

*Come si dà prova della speranza? Si dà prova della speranza non turbandosi per le miserie e le contrarietà della vita, e nemmeno per le persecuzioni; ma vivendo rassegnati, sicuri delle promesse di Dio.

La speranza ci fa vedere le miserie, le privazioni, le sofferenze, le persecuzioni e le contrarietà della vita nella luce divina: esse sono considerate come un dono di Dio e un mezzo per dare gloria a Lui, per somigliare il più possibile a Gesù Cristo sofferente e umiliato e per giungere alla gloria del cielo.

In questa visione delle tribolazioni, la speranza ci fa vivere senza turbamento, anzi ci dona gioia e serenità in mezzo alle avversità e ai dolori.

Dalla speranza nascono le virtù della pazienza e della rassegnazione, nasce la gioia nel dolore e negli strazi del martirio in vista della gloria celeste che ci attende. È la speranza la virtù che sostiene i martiri.

RIFLETTO:

Sant'Ignazio di Loyola diceva spesso: “Quando guardo il cielo, la terra mi fa nausea”.

*Come si dà prova della carità? Si dà prova della carità osservando i comandamenti ed esercitando le opere di misericordia e, se Dio chiama, seguendo i consigli evangelici.

Osservando i Comandamenti, si dà prova di carità verso Dio e verso il prossimo.Chi ama Dio compie la sua volontà espressa nei divini Comandamenti. È volontà di Dio che amiamo il prossimo, compresi i nemici. Gli ultimi sette comandamenti del decalogo c'impongono l'amore del prossimo, a beneficio dell'anima e del corpo dei fratelli, amore che si concretizza nelle opere di misericordia corporale e spirituale.

OPERE DI MISERICORDIA SPIRITUALE: Sono le opere più meritorie perché si dirigono all'anima del nostro prossimo e procurano i beni migliori.

1 – Consigliare i dubbiosi. Il dubbio è un'incertezza che non fa comprendere ciò che si deve o non si deve fare. Nei tiepidi il dubbio si traduce in indifferenza; nei fervorosi, genera tormento e ansietà. A tutti impedisce di agire e di progredire nella carità. È opera di squisita carità e molto meritevole illuminare i dubbiosi, liberarli dal tormento o preservandoli dall'indifferenza, e quindi spianando loro la strada nell'amore di Dio.

2 – Insegnare agli ignoranti. È opera di carità molto meritoria insegnare a chi ignora con o senza colpa le verità di fede necessarie alla salvezza. Opera altrettanto gradita a Dio è insegnare ciò che è necessario alla vita per mezzo della scuola, preparando i giovani al lavoro e alle prove della vita.

3 – Ammonire i peccatori. San Tommaso afferma che abbiamo il dovere di aiutare i peccatori con la correzione fraterna, per aiutarli a fuggire la dannazione. Nessuno più del peccatore ha bisogno di essere corretto e ricondotto sulla buona strada con amore e carità fraterna.

4 – Consolare gli afflitti. L'afflitto privo di consolazione è in pericolo di cadere nella disperazione, o nella malinconia, e dunque di trovarsi paralizzato a compiere il bene. La fede è il mezzo migliore ed efficace per consolare gli afflitti.

5 – Perdonare le offese. Dobbiamo perdonare sempre, prontamente, generosamente, e così facilitare il pentimento e la riparazione di chi ci ha offesi, che non potrà ottenere il perdono se prima non ripara i danni che ci ha fatto. È carità eccellente andargli incontro fraternamente, senza rancore.

6 – Sopportare pazientemente le persone moleste. I molesti sono i chiacchieroni inconcludenti, i fanfaroni, i millantatori, i malinconici, i superbi, i caratteri angolosi, permalosi, ombrosi, i malati impazienti, in pratica tutti coloro che non sanno raccontare altro che i loro guai. Il mondo è pieno di persone moleste! La carità ci ordina la pazienza, la dolcezza, l'affabilità anche con quelle persone con le quali è difficile non inquietarsi. Chi pratica quest'opera si santifica indubbiamente!

7 – Pregare per i vivi e per i morti. San Giacomo ci esorta: Pregate l'un per l'altro, affinché siate salvi. Gesù Cristo ci ha insegnato di pregare per tutti, anche per i nemici, nella preghiera del “Pater”. Tutti gli uomini hanno bisogno della carità delle nostre preghiere, e in modo particolarissimo tutti i defunti del Purgatorio.

OPERE DI MISERICORDIA CORPORALE

1 – Dar da mangiare agli affamati. Nostro Signore fece diversi miracoli per saziare chi non aveva da mangiare. È dunque meritorio fornire cibo a quanti non ne hanno, ma altrettanto meritorio procurare lavoro a chi è disoccupato. Da quest'opera di misericordia corporale dipende in gran parte la soluzione dell'annosa e immane questione sociale.

2 – Dar da bere agli assetati. La sete è uno dei maggiori tormenti che possano affliggere il prossimo. Dio fece scaturire l'acqua dalla viva roccia per dissetare il suo popolo nel deserto (Es 17, 1-7) e Gesù Cristo promette di ricompensare quanti disseteranno coloro che soffrono per amor suo.

3 – Vestire gli ignudi. Degno di grande ricompensa è dare al prossimo bisognoso quanto gli occorre per coprirsi decentemente e per ripararsi dal freddo.

4 – Albergare i pellegrini. Per ricompensare la grande carità che Marta e Maria avevano verso di Lui, ospitandolo molte volte in casa loro, Gesù Cristo resuscitò il loro fratello Lazzaro. Dio ricompenserà altrettanto generosamente coloro che ospitano i viandanti poveri, che non possono sostare in un albergo, dando loro vitto e alloggio per ristorarsi e per avere le forze di rimettersi in viaggio.

5 – Visitare gli ammalati. Nostro Signore diede l'esempio di come dobbiamo comportarci caritatevolmente col prossimo ammalato raccontando la parabola del buon samaritano. Egli stesso volle visitare e guarire la suocera di Pietro.

6 – Visitare i carcerati. Visitare i carcerati con spirito di carità fraterna è il mezzo più efficace per riabilitarli se sono colpevoli, e per sostenerli se sono innocenti. Il conforto che ne deriva può far sì che non si avviliscano, che non si scoraggino e che ritornino sulla buona strada.

7 – Seppellire i morti. Seppellire i morti è un dovere per ciascuno, quando chi ne ha l'incarico dalla pubblica autorità non può o non vuole compiere il suo ufficio. Rientra in quest'opera di carità anche la partecipazione ai funerali e alle altre opere di suffragio per i defunti, recando conforto anche ai loro parenti. Anche visitare le tombe e onorarle rientra in quest'opera di misericordia.

A tutti Dio impone l'obbligo di seguire i comandamenti. Ad alcuni, Dio riserva grazie speciali e li chiama ad una vita ancora più perfetta e di maggior carità, in cui si aggiunge l'obbligo di seguire i consigli evangelici, che sono: povertà volontaria, castità perpetua e obbedienza perfetta. Chi segue la chiamata di Dio alla vita dei consigli evangelici dà prova della carità più perfetta verso Dio e verso il prossimo.

RIFLETTO:

Tutta la morale cristiana si riassume nell'esercizio delle opere di carità spirituali e corporali, fatte per amor di Dio.


Veronica Tribbia - Dal Catechismo di San Pio X