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Presentazione della Beatissima Vergine al Tempio

Fu la santissima Vergine nella sua più tenera età presentata al Tempio, per essere consacrata al Signore, probabilmente per adempiere il voto fatto dai suoi genitori, di offrire cioè a Dio il frutto che sarebbe nato dal loro matrimonio, poiché dopo molti anni si videro tolti dall’obbrobrio della sterilità. Questa presentazione è l'oggetto della Festa che si celebra dalla Chiesa il giorno 21 di novembre, festa di cui si trovano monumenti nella Chiesa Orientale fino dal principio del dodicesimo secolo; e che nella Chiesa Occidentale fu approvata dal sommo Pontefice Gregorio XI, mentre stava in Avignone nel 1574, e che venne da Filippo V Re di Francia promossa con molto zelo nel suo regno.

Si crede da molti, che la Santissima Vergine non solamente sia stata presentata nel Tempio come una purissima oblazione al Signore; ma che Ella rimanesse ancora nel Tempio, cioè nelle abitazioni che al medesimo erano annesse, per esservi educata con altre vergini nel servizio del Signore, sembrando cosa molto conveniente, secondo l'osservazione di S.Giovanni Damasceno, che piantata nella casa del Signore e impinguata a guisa d'una fruttifera oliva, divenisse un domicilio di tutte le virtù Colei che era per concepire nel suo seno Dio, il quale essendo il Santo, riposa nei santi.

Ma qualunque sia il giudizio che si voglia formare circa il tempo, il modo e l'educazione della beatissima Vergine nel Tempio a cui fu presentata, delle quali circostanze non v'è sicurezza umana - per usare le parole di un moderno rispettabilissimo Autore (Benedetto XIV, ndr) -, non v'è luogo a dubitare che la stessa Santissima Vergine non si consacrasse al Signore con una vita del tutto santa e sommamente virtuosa, quale appunto la descrive S.Ambrogio per eccitare tutte le vergini ad imitarla.

Era - dice egli - Maria santissima Vergine non solamente di corpo ma ancor di mente; poiché nessuno irregolare o vizioso affetto offuscava il sincero suo amore verso Dio. Ella era umile di cuore, grave nelle parole, prudente e parca nel parlare, avida di leggere; e riponeva la sua speranza non già nelle vane e instabili cose del mondo, ma nelle preghiere dei poveri. Ella era intesa al lavoro, modesta nelle parole, solita a cercare per arbitro dei suoi pensieri non alcun uomo, ma Dio. Non offendeva mai alcuno, amava tutti, rispettava i maggiori, non portava invidia ai suoi eguali, fuggiva la superbia, si regolava colla ragione, amava la virtù.

Quando mai Ella neppure con uno sguardo recò disgusto ai suoi genitori? Quando mai ebbe dissensione coi suoi congiunti? Quando ebbe a schifo le persone di bassa condizione? Quando derise i deboli? Quando schivò i poveri? Anzi Ella non vedeva mai uomini, se non quando doveva verso i medesimi esercitare qualche atto di misericordia compatibile colla sua verginale verecondia.

Nulla vi era di torvo nei suoi occhi, nulla d'aspro nelle parole, nulla d'incomposto nelle azioni: decente era il suo gesto, posato il suo camminare, sommessa la sua voce, di maniera che l'esterno suo portamento rappresentava la compostezza dell'anima sua, ed era un vero esempio di probità.

Perciò, come una buona casa si riconosce nello stesso suo vestibolo, e al primo ingresso deve mostrare che non v'è dentro alcun luogo tenebroso; così l'anima nostra deve talmente risplendere al di fuori, come se le membra del corpo non le facessero velo.

Che starò io a parlare - soggiunge il Santo Dottore - della sua parsimonia nel cibo, e dell'abbondanza del suo ossequio, e del suo rispetto verso tutti e dell'esatto adempimento d'ogni suo dovere? In questo si può dire che Ella superasse l'obbligo della natura; in quello (cioè nel cibo) che le sottraesse il necessario. Erano raddoppiati i suoi digiuni: e quando doveva prender cibo, questo era per lo più dozzinale, atto solamente a tener lontana la morte, non a pascere la delicatezza. Il suo riposo era regolato dalla necessità; sebbene anche quando dormiva il corpo, si può dire che vegliasse la mente, la quale o ripeteva quel che aveva letto, o continuava col pensiero le faccende interrotte dal sonno, o pensava ad eseguire quel ch'era già disposto, o a disporre quel che si doveva fare. Ella non sapeva uscire dalla sua abitazione se non per andare al Tempio, e ciò sempre in compagnia dei suoi parenti. Così quando Ella stava ritirata nella sua casa, lavorava, quando ne usciva, aveva sempre chi La custodisse, benché nessuno le fosse miglior custode di quello ch’Ella era a se stessa.

Sia dunque - dice il medesimo Santo Dottore - la vita di Maria Santissima per tutte le vergini come un lucidissimo specchio di castità, e un esemplare di virtù. Da essa, apprendano la maniera di vivere, e al confronto di un così perfetto modello di virtù imparino quel che debbono in se stesse correggere, e quel che debbono imitare, e praticare”.

Ciò imparino le vergini dal considerar la vita che tenne la santissima Vergine sino dai suoi primi anni, e specialmente quelle donzelle, le quali hanno la bella sorte di essere educate fin dagli anni più teneri nei sacri chiostri, e di poter così imitare più facilmente le virtù eccelse dalla Santissima Vergine praticate fin da fanciulla.

Ognuno poi dalla consacrazione che della medesima Beata Vergine fu fatta a Dio nel Tempio, prenda motivo di richiamarsi alla memoria che egli pure fu consacrato a Dio nel santo Battesimo, sicché è obbligato di riguardare il suo corpo e l'anima sua come cose destinate al servizio di Dio, ond'è una mostruosa profanazione il farle servire al peccato.


Padre Carlo Massini