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Domenica III dopo Pentecoste

S. Vangelo sec. Luca (15, 1-10)

In quel tempo, si erano accostati a Gesù pubblicani e peccatori per ascoltarLo. E scribi e farisei mormoravano, dicendo: Ecco che questi riceve i peccatori e mangia con essi. Allora Egli disse questa parabola: Chi di voi, avendo cento pecore, perdutane una, non lascia le novantanove nel deserto e va in cerca di quella che si era smarrita finché la ritrova? E come l'avrà trovata, la pone tutto contento sulle sue spalle e, tornato a casa, raduna gli amici e vicini, dicendo loro: Congratulatevi con me, perché ho ritrovata la pecorella che si era smarrita. Ed Io dico a voi, che in cielo vi sarà più gioia per un peccatore che fa penitenza, che non per novantanove giusti che non hanno bisogno di penitenza. O qual è quella donna che, avendo dieci dramme, se ne avrà perduta una, non accende la lucerna, e non spazza tutta la casa e cerca diligentemente finché la ritrova? E come l'avrà ritrovata chiama le amiche e le vicine, dicendo: Congratulatevi con me, perché ho ritrovato la dramma che avevo perduta. Così Io dico a voi: vi sarà un grande gaudio fra gli Angeli del Signore per un peccatore che fa penitenza. 


ANALISI - dagli scritti di P. Marco M. Sales

Gesù era uscito dalla casa del Fariseo e proseguiva il suo viaggio attraverso la Perea accompagnato da una grande turba, che sperava prossima la venuta del regno di Dio. Tutti i pubblicani e peccatori si avvicinarono a Gesù, mentre i Farisei mormoravano tra di loro, vedendo come Gesù si mostrava benevolo con tutta quella gente.

Gesù allora interpella direttamente i Farisei, e si rivolge alla loro personale esperienza, mostrando così l'ingiustizia delle loro mormorazioni.

Dice Gesù:Chi tra voi, avendo cento pecore, non lascia le novantanove nel deserto, in un luogo destinato al pascolo, e non va a cercare quella che si è smarrita, sino a tanto che la ritrovi? Il pastore non si irrita, non maltratta, non rimprovera la pecorella smarrita, ma trovandola stanca dalla fatica e temendo che non abbia a smarrirsi un'altra volta, se la pone sulle spalle allegramente. E la gioia che prova è così grande che invita i suoi amici a prenderne parte.

Quale biasimo per i Farisei, che avevano a male la benevolenza di Gesù verso i peccatori per convertirli!

Vi dico che si fa più festa, ossia si prova una più grande gioia attuale per la conversione del peccatore, che per la perseveranza dei giusti. Anche il padre di famiglia prova un maggior contento sensibile e attuale per la recuperata sanità di un figlio malato, che non per la buona salute degli altri figli da lui ugualmente e anche forse più amati.

Il buon pastore è Gesù Cristo; la pecorella smarrita, che Egli è andato a cercare e che trovata accolse con tanta bontà, è l'uomo peccatore lontano da Dio e schiavo del demonio.

In questa parabola si manifesta in tutta la sua grandezza l'amore generoso e compassionevole di Dio per l'uomo, e l'immagine del buon pastore colla pecorella sulle spalle divenne una delle più care ai cristiani di tutti i tempi.

La parabola della dramma smarrita ha lo stesso fine della precedente, di mostrare cioè la gioia che si prova nel ritrovare un oggetto smarrito.


COMMENTO

Chi di voi, avendo cento pecore, perdutane una, non lascia le novantanove nel deserto e va in cerca di quella che si era smarrita...

Il numero cento è un numero perfetto. Il Creatore aveva cento pecore allorché creò gli angeli e gli uomini; ma ne perdette una, quando per il peccato, l'uomo abbandonò i pascoli della salute. Iddio lasciò le novantanove pecorelle nel deserto, abbandonò in cielo i cori delle gerarchie angeliche; e si pose sulle spalle la pecorella smarrita, quando prendendo la natura umana prese su di Sé i nostri peccati. Vi fu allora grande gioia nel cielo fra gli angeli di Dio. - Mattutino, S. Gregorio

Ed Io dico a voi, che in cielo vi sarà più gioia per un peccatore che fa penitenza, che non per novantanove giusti che non hanno bisogno di penitenza... 

Il Signore non è indifferente per l'anima peccatrice, il suo sguardo amoroso la segue nei suoi traviamenti, ed Egli è tanto amoroso che sembra quasi non abbia premura che per essa. Non si stanca di ricercarla, correndole dietro con i richiami della grazia, con le tribolazioni e con le voci del suo amore immolato. È cosa sua, l'ama come sua pecorella e quando l'ha ritrovata se la carica sulle spalle, perchè la porta e la sostiene con particolarissimi aiuti della sua grazia e la considera come un trofeo della sua vittoria dinnanzi alla Corte celeste. Gli uomini non sono capaci di apprezzare in pieno il ritorno di un'anima a Dio; ne esultano i buoni, ma non ne comprendono il valore; solo in Cielo si valuta appieno cos'è lo smarrimento di un'anima e che cos'è il suo ritorno allo stato di grazia, e perciò Gesù dice che la festa si fa in Cielo. Perdere Dio è una sventura terribile, ritrovarLo è una grazia incommensurabile, perchè si tratta di ritrovare il nostro Principio primo e il nostro Fine ultimo. In Cielo, la carità è perfetta, e per questo la gioia è immensa per un peccatore che ritorna a Dio. Questo ci mostra l'ammirabile comunione dei Santi con noi che ancora peregriniamo in terra e la premura che essi hanno della nostra salvezza eterna. - I Quattro Vangeli, don Dolindo Ruotolo

O qual è quella donna che, avendo dieci dramme, se ne avrà perduta una, non accende la lucerna, e non spazza tutta la casa e cerca diligentemente finché la ritrova?...

Questa donna è figura dell'anima. [...]Considera che nelle dieci dramme sono indicati i dieci precetti del decalogo, che la donna, cioè l'anima, ha ricevuto dal Signore, per osservarli: e se li avesse osservati, avrebbe conservato anche il possesso della dramma. [...]Considera che nella lucerna ci sono quattro componenti: il vaso di creta, lo stoppino ruvido, l’olio morbido, la fiamma che illumina. Nel vaso di creta è indicato il ricordo della propria fragilità, nello stoppino l’austera penitenza, nell’olio la pietà verso il prossimo e nella fiamma l’amore di Dio. Fortunata quell’anima che si prepara tale lampada per ritrovare la dramma perduta. Alla luce di essa ognuno deve esplorare tutti gli angoli della sua coscienza e cercare diligentemente la dramma perduta della carità, finché la ritrovi. [...]Dio Padre, dal quale discende ogni grazia operante, cooperante ed efficace, per mezzo di Gesù Cristo, Figlio suo, che con il vaso di creta della nostra umanità e la fiamma della sua divinità cercò diligentemente e trovò noi, la dramma perduta, e quindi ci chiamò alla gloria eterna nella quale, dopo che noi avremo sofferto brevemente in questo mondo, ci stabilirà con la duplice glorificazione dell’anima e del corpo, Dio Padre – dicevamo – ci confermerà con la sua eterna visione e ci renderà saldi e forti nella beata società della chiesa trionfante. - Sermoni, S. Antonio di Padova