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Lettera ad una catechista

Cara Maria Grazia,

sento da mia moglie che dopo il pensionamento ti sei messa a disposizione per insegnare catechismo in parrocchia; da insegnante di lettere nelle scuole medie a insegnante di catechismo dei fanciulli, nell’ottica della continuità a servizio della formazione culturale, civile e religiosa delle nuove generazioni.

Ottima decisione e benemerita iniziativa, che però non sarà per te del tutto indolore; come ben sai, ti troverai a catechizzare bambini/e a cui i genitori hanno imposto nomi tutt’altro che cattolici (Asia, Aurora, Gea, Gaia, Kevin, Swami, ecc.), dimostrando in tal modo di essersi staccati dalla Tradizione cattolica e dall’esempio dei nostri progenitori, che non si sarebbero mai sognati di mettere simili nomi ai loro figli. Fatto, questo, che sta a indicare come questa generazione di genitori sia rimasta abbagliata dalle “luci della ribalta” di una società scristianizzata, laicista, consumistica ed edonistica.

Ma l’ostacolo maggiore che ti troverai ad affrontare, purtroppo, non sarà questo, bensì la netta e decisa opposizione del parroco ad ogni contenuto strettamente cattolico (cioè legato alla Tradizione cattolica preconciliare) che potresti voler includere nel tuo insegnamento. Per questo ho deciso di scriverti, per non soccombere ad un eventuale “diktat” neomodernista del tuo parroco.

Devi sapere che quando, dopo il mio pensionamento, ho iniziato ad interessarmi di infiltrazione modernista nella Chiesa Cattolica, ho scoperto il pensiero e l’opera di San Pio X, il grande papa trevigiano; in particolare, mi ha colpito subito la sua strenua battaglia contro il modernismo, corrente filosofico-teologica che all’epoca muoveva i primi passi, in spirito di aperta ribellione alla dottrina, al magistero ed alla pastorale cattolica dell’epoca. Per combattere e contrastare quei moti di ribellione, San Pio X realizzò il suo catechismo (una versione per i bambini, ed un “catechismo maggiore” per gli adulti). Anch’io sono stato catechizzato con quel catechismo, con quelle semplici ma profonde domande e risposte che, una volta mandate a memoria, non si dimenticano più per tutta la vita, mantenendo ben salde in noi le radici della nostra fede cattolica bimillenaria.

Dopo la morte di Pio XII, però, le istanze moderniste tornarono prepotentemente di attualità, veicolate dal Concilio Vaticano II e dai papi del Concilio, che invitarono i teologi della cd “nouvelle théologie” (Chenu, Congar, De Lubac, ecc.), già puniti dai papi preconciliari per le loro teorie eretiche, a prendervi parte ed a gettare le basi per ribaltare completamente dottrina, liturgia e pastorale. All’apertura del Concilio gli schemi di discussione preparati dal card. Ottaviani (in linea con la Tradizione) furono cestinati con un colpo di mano dal prelati progressisti, che li sostituirono con i loro schemi, preparati precedentemente in clandestinità, in stile carbonaro. Il risultato fu l’approvazione di una serie di documenti in rotta di collisione con la Chiesa preconciliare ed il suo magistero (oltre che la rinuncia alla condanna del comunismo reale, tirannico ed omicida, a seguito del famoso “accordo di Metz” tra Vaticano e Kremlino) :

a) Unitatis Reintegratio (l’antitesi di Mortalius Animos, di Pio XI) che, assieme al subdolo principio del “subsistit in” di Lumen Gentium, 8/b, gettò le basi per la futura protestantizzazione della Chiesa Cattolica, affermando che la Chiesa di Cristo non era più rappresentata dalla sola Chiesa Cattolica (Extra Ecclesia Nulla Salus), ma risultava dalla somma di tutte le confessioni cristiane protestanti (migliaia) e dalle Chiese nazionali ortodosse. In tal modo scomparivano come d’incanto eretici e scismatici ortodossi, e la chiesa conciliare non pregava più per il loro ritorno all’Ovile santo.

b) Nostra Aetate (in contrasto con ii Vangeli, Mt 13,30, Ef 4,5-6, con il “Decreto per i giacobiti”, del Concilio di Firenze, ed anche con lo spirito di Mortalium Animos) , che riconosceva semi di verità anche nelle religioni non cristiane, affermando che ci si poteva salvare anche senza convertirsi al Cristianesimo, alla faccia di NSGC che inviò i Suoi Apostoli a convertire tutte le genti, fino ai confini della terra, affermando testualmente “chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato” (cfr Mc, 16, 16); con ciò veniva sconfessata la dottrina preconciliare, che affermava che ci si può salvare, sì, anche nelle religioni non cristiane, ma “malgrado esse e non grazie ad esse” (grazie al famoso “battesimo di desiderio, esplicito od implicito” ) e si metteva una pietra tombale sull’attività missionaria, compito originario e principale della Chiesa di Cristo.

c) Dignitatis Humanae (in contrasto con “Mirari Vos”, di Gregorio XVI, “Quanta Cura” e “Sillabo”, di Pio IX e, infine, Humani Generis di Pio XII), che sostituiva la Verità tutta intera con un erroneo concetto d dignità umana, mettendo il “culto dell’Uomo” al posto del culto di Dio (“anche Noi abbiamo il culto dell’Uomo”, affermò orgogliosamente Paolo VI dinanzi all’Assemblea dell’ONU, a Washington). Con l’affermazione del principio della libertà religiosa, inteso non più a livello individuale (come lo era dalla Chiesa preconciliare) ma a livello pubblico, statale, scomparivano così gli Stati cattolici, con le garanzie e i privilegi predisposti a difesa dell’unica, vera religione, dell’unica, sola vera Chiesa, la Chiesa Cattolica; ciò poiché si riconosceva alle false religioni, e allo stesso ateismo antireligioso, lo stesso diritto di propaganda e proselitismo un tempo riservato alla Chiesa Cattolica. 

Con queste premesse, la Chiesa uscita dal “Concilio” (l’unico a cui il clero ora attribuisce credibilità, ignorando o rinnegando i venti concili precedenti) di cattolico manteneva solo il nome, avendo sostituito la Trascendenza con l’immanenza, il sacro col profano, lo spirituale con il sociale, l’evangelizzazione di tutte le genti con il solo aiuto umanitario, la fratellanza in Cristo con la fraternità massonica, il Cristocentrismo con l’antropocentrismo. Il manipolo di prelati neomodernisti e massoni che si impossessarono del Concilio (con l’aiuto determinante dei papi) riuscirono così a capovolgere, a ribaltare l’essenza stessa della Chiesa Cattolica, ciò che la Chiesa pensa di se stessa, le premesse su cui si fonda, il fine a cui tende.

“Diventa inevitabile - citando il professor Francesco Lamendola - perciò, domandarsi se un tale capovolgimento di prospettiva, realizzato con tale astuzia da passare pressoché inosservato dai diretti interessati, cioè dai fedeli cattolici, i quali, un bel giorno (anzi un bruttissimo giorno) si sono svegliati non più cattolici, ma post-cattolici, sincretisti, relativisti, umanisti o quel che si vuole, ma comunque non cattolici, sia stato il frutto di un movimento spontaneo o il risultato di un piano ben architettato da chi aveva l’interesse, i mezzi e la volontà per sovvertire dall’interno la Chiesa cattolica e privarla della verità oggettiva. [...] dopo di allora cambiò il concetto della verità oggettiva della Rivelazione cristiana e del Magistero cattolico, sostituito dal concetto massonico della “dignità dell’uomo”, ovvero una specie di diritto naturale. Oggi fra Gesù Cristo che parla agli uomini del loro destino eterno, e il sedicente vicario di Cristo che parla agli uomini di migranti e di ambiente, non c’è alcun punto in comune, neppure una lingua mediante la quale ci si possa intendere”

In questi ultimi 50 anni, l’epoca del cd postconcilio, la Chiesa Cattolica si è sempre più avvicinata al Protestantesimo, al Luteranesimo, abbracciando un ecumenismo suicida calabraghe, nonostante la tanto sbandierata “ermeneutica della continuità” tra Chiesa preconciliare e “chiesa conciliare” (cavallo di battaglia di papa Ratzinger per conciliare l’inconciliabile), promuovendo un relativismo ed un sincretismo decisamente anticattolici (vedansi le riunioni interreligiose di Assisi 1986 e 2011). Un duro colpo all’ortodossia cattolica, poi, è stato inferto da Paolo VI con la sua riforma liturgica (il passaggio dal Vetus Ordo Missae al Novus Ordo Missae), che ha dato vita ad un rito ambiguo cattoprotestante, poco cattolico e molto protestante; l’abbandono della lingua universale e bimillenaria della Chiesa, il latino, ha inoltre consentito alle gerarchie moderniste di manipolare, alterare e falsificare la Sacra Scrittura, oltre ad impedire ad un qualsiasi fedele di poter ascoltare e comprendere la Santa Messa in qualsiasi nazione del mondo.

Se a ciò aggiungiamo la politicizzazione, filocomunista, fintopauperista, oltre alla condotta immorale e scandalosa di parte del clero, di ogni ordine e grado (preti sciupafemnmine, omosessuali dichiarati, col “compagno” sposato all’estero, preti pedofili, violentatori dell’infanzia innocente o dei seminaristi indifesi), ne esce un quadro a dir poco desolante, raccapricciante, di quella che un tempo fu la gloriosa Santa Romana Chiesa, la Chiesa dei martiri, dei santi, della Controriforma, del Concilio di Trento.

Ebbene, cara Maria Grazia, adesso puoi capire come mai tante catechiste, che ti hanno preceduto nell’evangelizzazione dell’infanzia, abbiano abbandonato l’incarico, spesso in lacrime, messe letteralmente alla porta da parroci arroganti ed ideologizzati, che non tolleravano l’adozione del Catechismo di S. Pio X come strumento di lavoro. Dovrai quindi armarti di pazienza, ma anche di fermezza, se vorrai riuscire ad inculcare un poco di retta dottrina cattolica nell’animo dei fanciulli che ti verranno affidati. 


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