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Il sacerdote e il compromesso

Nessun uomo può servire due padroni. Ciò malgrado, il sacerdote tenta a volte di conciliare alla meno peggio il Simone e il Pietro che sono in lui. Ma questa soluzione al Cristo non va. Nel suo sacerdote non vi è posto per calcoli del più e del meno. Nostro Signore esige un amore smisurato, ma talvolta la nostra natura vuole il compromesso. Era questo spirito che il Signore aveva in mente quando esortò i suoi seguaci a non sentirsi paghi di aver fatto semplicemente quel che erano tenuti a fare.

[E se uno ti costringerà a fare un miglio, tu fanne con lui due – Mt 5, 41]

Qui nostro Signore avrebbe potuto benissimo riferirsi a un trasporto obbligatorio di bagaglio militare, non all'obbligatorietà di occuparsi d qualcuno, o di fare compagnia a qualcuno. Esempio supremo sarebbe quello di Simone di Cirene, che fu costretto a caricarsi della Croce [Mc 15, 21].

San Luca ci dà un vivido quadro del sacerdote che non ha voglia di fare tutto ciò che il Signore esige da Lui, del tentativo quindi di arrivare a un compromesso, o dell'obbedienza a metà al volere divino. E' degno di nota il fatto che nel presentarci il protagonista lo chiami con il solo nome di Simone. Ecco il brano [Lc 5, 1-6]:

[Mentre intorno a Lui la gente s'affollava per udire la Parola di Dio, Egli stanva presso il lago di Gennèsaret; e vide ferme alla riva del lago due barche, dalle quali erano scesi i pescatori per lavare le reti. Egli salì su una di quelle barche, su quella di Simone, e lo pregò di scostarsi un po' da terra. E, seduto sulla barca, ammaestrava la folla. Quando cessò di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo e calate le vostre reti per la pesca». Simone gli disse: «Maestro, noi abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; però sulla tua parola calerò la rete». Ciò fatto presero tanta quantità di pesce che si rompeva loro la rete. - traduzione Bibbia annotata da Giuseppe Ricciotti]

Dopo essere stato cacciato da Nazareth, che era la sua città, nostro Signore si era ditretto a Cafarnao, che da allora sarebbe stata la base della sua attività. Trovatosi premuto dalla folla, aveva cercato rifugio in una barca, che apparteneva a Simone. Scostatosi un po' dalla riva, aveva cominciato a parlare alla folla. Quindi, dopo aver finito, aveva pregato Simone di spingersi al largo e di gettare le reti. “Va al largo e cala le reti per la pesca”, gli aveva detto.

Simone però non era per niente convinto. Non aveva intenzione di sfidare il Signore, ma neanche era disposto ad ubbidire di tutto cuore. La parola stessa che usò nel rispondere a Gesù rispecchia l'ambiguità del suo atteggiamento. “Maestro” aveva detto.

Era la stessa parola che Giuda avrebbe usato nel tradirLo, una parola priva della minima allusione alla divinità, tutt'al più un'ammissione della sua condizione di insegnante, di “rabbi”.

Questa parola rivela i pensieri di Simone. “Che cosa ne sa Lui, che viene da Nazareth, della maniera con cui si pesca a Cafarnao”, deve aver certamente pensato. “A quest'ora del giorno, chi mai si sognerebbe di pescare? Chi fa il mestiere del pescatore sa benissimo che si pesca di notte; e noi abbiamo sgobbato tutta la notte senza trovare niente”.

Pietro sapeva tutto sulla pesca nel lago di Genézaret. Di conseguenza, fu per rispetto verso il Maestro, quasi si direbbe per dargliela vinta, che acconsentì a spingersi un po' al largo, promettendo di calare la rete quando il Signore glielo avesse detto. Il Signore aveva parlato di reti; Pietro era venuto a un compromesso con se stesso parlando di una rete. Egli scagliò sul volto del Signore il grido amaro delle ore, sterili della vita, ma quando la rete prese una tale quantità di pesci che quasi si rompeva, da tergo della forma massiccia di Simone proruppe immediatamente la forma sacerdotale di Pietro:

[Al veder questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: “Signore, allontanati da me che sono un peccatore” - Lc 5, 8]

Si noti il duplice cambiamento dei nomi. Cristo non è più il “Maestro”: è il “Signore”, Simone non è più Simone: è Simon Pietro. Sotto gli effetti del miracolo operato dal Sommo Sacerdote a beneficio dello spregevole “io” di Simone, la natura del sacerdote si afferma su quella dell'uomo. Ciò che Simone aveva preso era ben più del pesce: era il Signore.

Fintanto che noi pensiamo al Signore come a un “Maestro”, ci pare che ciò che facciamo sia sufficiente e che basti calare una sola rete anche quando Egli parla di reti al plurale, ma nel momento in cui lo Spirito Santo ci fa consapevoli del dominio di Dio, ci fa comprendere per mezzo suo di essere i suoi sacerdoti, allora scende su di noi la terrificante coscienza del peccato. Quanto più riconosciamo la santità del Sommo Sacerdote, tanto più ci rendiamo conto dei nostri errori. La condizione del successo di tutto il sacerdozio non sta in noi come operai, né nelle nostre scuole o nei nostri circoli. Prima l'operaio aveva fallito, poi la rete quasi si rompeva. La nostra sufficienza ci viene da Dio. La ragione del nostro insuccesso va piuttosto ricercata nel nostro guardare a Lui soltanto come al Maestro e non come al Signore, o anche nel fatto che la nostra obbedienza alla sua volontà è tutt'altro che totale. E' probabile che nel momento in cui Simon Pietro si rese conto della sua indegnità, nostro Signore lo abbia preso per la mano. Questo, almeno, è ciò che le ultime parole della narrazione suggeriscono:

[Gesù disse a Simone: “Non temere; d'ora in poi sarai pescatore di uomini” - Lc 5, 10]

Si direbbe un paradosso, eppure sembra che nostro Signore attiri i sacerdoti più vicino a Sè proprio quando essi sono maggiormente consapevoli della distanza che li separa da Lui. Noi predichiamo in modo efficace la Parola di Dio soltanto quando abbiamo tremato per tanto ministero. I sacerdoti e i missionari che hanno il maggior numero di conversioni sono quelli che provano nel modo più profondo e schiacciante il senso della propria indegnità personale.

Quando un sacerdote si lamenta di non riuscire a fare conversioni nella sua parrocchia, nella sua città o nella sua missione, è tempo si chieda se fa affidamento sulle proprie risorse. Vi è sempre un motivo se la divina assicurazione “... sarai pescatore di uomini” non ha efficacia. Ricordo una parrocchia del sud America nella quale otto soltanto degli ottomila fedeli andavano alla Messa domenicale. In sei anni, un nuovo sacerdote portò il numero delle sante Comunioni distribuite nei giorni feriali a milleottocento. Predicò ottanta ritiri spirituali all'anno ed ebbe la gioia di vedere il novantotto percento dei suoi parrocchiani compiere i loro doveri religiosi. Nostro Signore disse che avrebbe fatto di noi dei pescatori di uomini. Il successo deriva dalla nostra intimità con Lui.


Mons. Fulton J. Sheen (Il sacerdote non si appartiene – Fede & Cultura)