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Le maschere ingannano i ciechi

È innegabile, quella politica che quasi un secolo fa riuscì a imporsi in Europa, è tornata. Il fascismo, che secondo il sentire comune si associa esclusivamente alla violenza e al degrado, mancando spesso una consapevolezza storica degna di nota, sta avendo oggi un successo e un’escalation inquietante. Il fascismo, quello di Mussolini è morto con lui e la Repubblica Sociale, ma non siamo qui a dilapidare i vostri preziosi minuti per parlarvi di questa Italietta nostra. Nel mondo, e soprattutto negli Stati Uniti, la situazione è tra l’imbarazzante e il subumano. Sir Winston Churchill, figura sì discutibile e alquanto imbarazzante, che fu però il vincitore di Hitler, proferì parole ferree, che per noi, posteri della sua eredità, costituiscono un grave monito. “I fascisti del futuro si chiameranno antifascisti” disse, ma non fu il primo, né l’unico, anche Ignazio Silone disse lo stesso, e pure Ennio Flaiano proferì: “In Italia i fascisti si dividono in due categorie: i fascisti e gli antifascisti.” La frase originale sembra derivare da Huey Long. Robert Counterell infatti riportò che il senatore democratico disse: “Quando il fascismo giungerà in America, verrà chiamato antifascismo”. Le recenti elezioni presidenziali hanno dimostrato la lungimiranza di questi uomini. Stravinte da Donald Trump, in contraddizione con le previsioni di tutta la stampa, dichiaratamente schierata con la candidata Neo-Con Hillary, hanno suscitato lo sdegno di molte persone. 
Il risultato dell’elezione è insindacabile, tanto che i vari riconteggi voluti dalla Hillary non hanno fatto che aumentare i voti ottenuti dal repubblicano, e tuttavia gli insoddisfatti si sentono in diritto di protestare.  

Il gruppo dei contestatori comprende ogni sorta di ideologia, portata avanti da persone estremamente confuse, dai socialisti ai libertari, sostenitori di Bernie Sanders (che considerava la responsabile del mailgate la peggiore opzione per la presidenza) passati a Hillary all’ultima ora, soggetti che costruiscono le proprie idee politiche sulla base delle dichiarazioni delle celebrità (le star di Hollywood non dovrebbero essere tutte in Canada dalla vittoria di Donald? E visto che evidentemente amano sì tanto il Messico da lottare contro chi vuole evitare la messicanizzazione degli USA, considerare di andare oltre il confine meridionale) e delle multinazionali. In giro per le strade, queste masse finanziate da Soros danno fuoco a veicoli, spaccano vetrine, imbrattano le vie, bloccano i lavoratori e le strade, rapiscono e torturano attivisti repubblicani, e in un turbinio di degrado culturale, non mancano donne che portano le loro figlie a queste manifestazioni o che scendono in piazza nude. Che questi non manifestino per i diritti delle donne è evidente per come trattano quelle conservatrici, vittime di lancio di uova o imbrattate con bombolette spray, o dal modo quasi neppure credibile in cui ignorano la condizione femminile nei paesi arabi (tutti sostenitori e tra i maggiori finanziatori di Hillary), augurandosi persino un’arabizzazione della società americana, e, in nome della lotta a una presunta islamofobia, si avvicinano a chi propone una sharizzazione della legge. 

Per quanto gli studi dimostrino che il 92% dei left-wing activist vivano con i genitori e uno su tre sia senza lavoro, vedasi lo studio di Berlino presentato da Dave Burke in Mailonline, e che anche la scienza sia convinta che i moderni liberals siano psicotici, come spiegano Danika Fears del NewYork Post e Ryan Saavedra del Gateway Pundit, non me la sento di condannarli, perché sono solo vittime di un fragile sistema educativo e di un violento bombardamento mediatico che molte volte ha mosso le folle. La pochezza della loro razionalità fa sì che siano perfette prede dei mistificatori, i quali non giustificano e muovono le idee attraverso un processo logico, ma sfruttando la debolezza delle emozioni, con processi suggestivi indegni e inaccettabili in una realtà civile. Non si può dunque costruire con questi un dialogo produttivo, l’unica cosa che posso permettermi di chiedere è: “Contro cosa state protestando? Contro la democrazia?” Di tutte le vostre belle idee non abbiamo bisogno, le conosciamo fin troppo bene, non vogliamo ripetere quanto successo nella vostra amata URSS, tra fami imposte e Holodomor, ne abbiamo abbastanza di gulag e di purghe, e per quanto vi impegniate per farci dimenticare questi crimini, non dimenticheremo mai che nel paradiso dei popoli di chi non le ha accettate rimangono solamente delle croci congelate.

 


Martino Nozza Bielli