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I germogli della fede. Seguito dell'esposizione della filosofia religiosa/3

I dogmi, la Chiesa, il culto, i libri che noi veneriamo come ispirati... in sintesi la stessa fede, devono – per i modernisti – obbedire alle leggi dell'evoluzione per evitare che diventino cose morte. Secondo la loro dottrina, la primitiva forma di fede fu rudimentale e comune a tutti gli uomini in quanto nasceva dalla stessa natura e vita degli uomini.

L'evoluzione portò la fede al progresso, per la crescente penetrazione del sentimento religioso nella coscienza dovuto al perfezionamento intellettuale e morale dell'uomo. Tra le cause di questo progresso, i modernisti aggiungono la presenza di uomini straordinari (chiamati “profeti”), fra cui vi aggiungono anche Gesù Cristo; questi uomini concorrono al progresso della fede sia perché essi ebbero qualcosa di misterioso nel corso della loro vita, attribuibile al divino, sia perché essi provarono nuove e originali esperienze che rispondevano pienamente ai bisogni religiosi del loro tempo.

Il progresso del dogma nasce soprattutto perché si dovevano superare gli ostacoli di fede, vincere gli avversari, respingere le obiezioni; aggiungi a questo lo sforzo continuo di penetrare sempre meglio tutto ciò che è racchiuso nei misteri della fede. Ad esempio, in che modo i modernisti sono giunti a proclamare la divinità di Gesù Cristo? Ciò che di divino in qualche modo la fede ammetteva in Lui, piano piano, gradualmente, si è amplificato fino a farlo ritenere Dio.

All'evoluzione del culto è stata principalmente determinante la necessità di adeguarsi ai costumi e alle tradizioni dei popoli, nonché di usufruire del valore di alcuni atti che vengono presi in prestito dalla consuetudine.

Per i modernisti, la causa della evoluzione della Chiesa sorge dal fatto che essa deve accordarsi con le condizioni storiche e con le forme di governo civile pubblicamente adottate.

[Ricordiamoci che in ogni campo i modernisti si appellano alla loro dottrina dei bisogni, alla quale ricorrono per spiegare tutta la storia! Ma se davvero le necessità e il bisogno costringono all'evoluzione, quest'ultima, guidata solo da stimoli, oltrepassa con facilità i confini della tradizione e quindi, strappata dal primitivo principio vitale, porterebbe più alla rovina che al progresso...]

Studiando più a fondo il pensiero dei modernisti nei confronti della Chiesa, diremmo che l'evoluzione è il risultato del conflitto tra una forza conservatrice e una progressista. La Chiesa ha nella tradizione una forza conservatrice, riposta nell'autorità religiosa. Al contrario, nelle coscienze dei singoli vi è la forza progressista, che spinge a soddisfare le proprie esigenze personali.

I progressi e le trasformazioni nascono da una specie di compromesso tra queste due forze, la conservatrice e la progressista, ossia fra l'autorità e le coscienze individuali.

[Le coscienze individuali, ricordiamo, agiscono sulla coscienza collettiva: quest'ultima fa pressione su coloro che hanno l'autorità e li costringe a venire a patti, cioè a “evolversi”, cambiando la tradizione!]

Quali sono le conseguenze pratiche? Se per i modernisti valgono di più le esigenze delle loro coscienze che non l'autorità ecclesiastica, essi si sentono quasi obbligati a manifestare questi loro bisogni, scrivendone e parlandone come se incarnassero tali necessità: l'autorità, anche se li biasima o li punisce, non influisce affatto su di loro, che al contrario si sentono sostenuti dalla loro coscienza del dovere.

Comportandosi come delle vittime, i modernisti concedono all'autorità di punirli, sapendo però che l'evoluzione non può essere fermata, semmai rallentata. In questo modo, anche se redarguiti o condannati, essi continuano nel loro cammino intrapreso con terribile audacia, fingendo sottomissione.

[Come un serpente che stritola la preda fingendo di accarezzarla, i modernisti piegano il capo simulando la loro sottomissione, mentre invece continuano a perseguire con sempre maggiore audacia. Essi agiscono con volontà e prudenza: vogliono stimolare l'autorità verso il cambiamento, senza distruggerla; vogliono rimanere all'interno della Chiesa per trasformare la coscienza collettiva... trasformare la coscienza collettiva??? Come possono allora presentarsi come suoi interpreti se devono cambiarla?]

In conclusione, per i modernisti, nella Chiesa non vi deve essere nulla di stabile e di immutabile (in sostanza, non vi deve essere la Tradizione). Già Pio IX condannava questa loro dottrina nell'Enciclica Qui Pluribus: “Questi nemici della divina rivelazione, con somme lodi esaltando il progresso umano, vorrebbero con temerario e sacrilego ardimento introdurlo perfino nella religione cattolica, come se essa non fosse opera di Dio, ma degli uomini, ovvero invenzione di filosofi, da potersi con metodi umani perfezionare”.

[...e riguardo al fatto che la dottrina, per i modernisti, sia imperfetta e perciò soggetta a progresso continuo e indefinito, corrispondente al progresso della ragione umana? È una novità o è già stata condannata? Continuate a leggere...]

Nel Concilio Vaticano I queste parole condannavano solennemente il “progresso del dogma”: “La dottrina della fede che Dio rivelò non è proposta alle menti umane come una invenzione filosofica da perfezionare, ma è stata consegnata alla Sposa di Cristo come divino deposito, perché la custodisca fedelmente e la insegni con magistero infallibile. Quindi deve essere approvato in perpetuo quel significato dei sacri dogmi che la Santa Madre Chiesa ha dichiarato, né mai si deve recedere da quel significato con il pretesto o con le apparenze di una più completa intelligenza”.

[La Chiesa favorisce e promuove la spiegazione delle nostre cognizioni, lungi dall'impedirle: sempre lo stesso Concilio dichiara: cresca pure l'intelligenza umana, si favorisca la sapienza dei secoli, degli uomini, di tutta la Chiesa, ma nel medesimo dogma, nel medesimo significato, nella medesima affermazione!]

 


Veronica Tribbia - dal Catechismo sul modernismo secondo l’enciclica “Pascendi” di papa S. Pio X - Editrice Ichthys