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La religione dopo il Concilio/2: oltre il dogma

 

I Modernisti che attualmente occupano i vertici ecclesiali sono operosamente intenti a rifare dalle fondamenta l’edificio petrino. Si servono degli utensili messi a loro disposizione dai Costruttori e dai Muratori per abbattere i bastioni difensivi (von Balthasar), per smantellare i muri divisori, le scalinate, le stanze e stanzette (Cantalamessa) e per cancellare vecchi steccati (Grande Oriente).

Fuor di metafora, sono tre i fronti su cui è impegnato il clero apostatante.

Un primo fronte d’attacco è rivolto contro il semplice fedele, ed ha lo scopo di fargli cambiare il suo rapporto con la fede.

Un secondo fronte riguarda i fondamenti dottrinali della religione.

Col terzo ed ultimo fronte i Liquidatori del Cattolicesimo prendono di mira la struttura ecclesiale e le sue operazioni con l’obiettivo di renderle compatibili con i primi due tipi di cambiamento.

Un Magistero che cambia

I teologi e i prelati neo-Modernisti ritengono la dottrina cristiana una costruzione medievale complessa, connotata da aridità, astrazione e fissismo, in pratica aprendo la strada alla sola scriptura protestantica.
È tacita convinzione dei novatori che non possa esistere una dottrina valida universalmente nello spazio e nel tempo, come ribadito dall’attuale vescovo di Roma: “Non si deve pensare che l’annuncio evangelico sia da trasmettere sempre con determinate formule stabilite, o con parole precise che esprimano un contenuto assolutamente invariabile” [1].

Evoluzione del dogma

In sostanza i pastori neo-Modernisti non credono all’immutabilità del dogma. Il che equivale a negare, senza dirlo, il dogma tout-court, ossia a rifiutare la Verità cattolica espressa nella sua forma aurea ed intangibile.
Coerentemente hanno abbracciato il primo segno distintivo del movimento modernista, “il diritto in ogni epoca di adattare l’espressione storico-filosofica del cristianesimo alle convinzioni contemporanee” [2]; in altre parole, sostenevano i primi Modernisti, è doveroso raggiungere una conoscenza più chiara della verità adattando gli insegnamenti di Cristo e degli Apostoli alla cultura e ai bisogni dell’epoca attuale, i quali sono diversi da quelli dei secoli in cui i dogmi furono definiti.
Ma in tal modo la Chiesa si sottrae al suo dovere di custodire la Verità assoluta ed invariabile di Dio tra gli uomini e di fatto apre un processo che porterà ad una dissoluzione dottrinale e morale analoga a quella che ha colpito il protestantesimo, il cui esito finale è una concezione soggettivista, che dà a tutti la libertà di accogliere o rifiutare verità di fede e precetti etici sulla base delle sole individuali convinzioni.

È stato giustamente osservato che nella mancanza di punti fermi e “nell’idea di dover raccogliere le sfide del mondo, di dover ripensare la fede o la morale” sono ravvisabili anche i principi base dello storicismo e del materialismo dialettico [3]: “la storia è un eterno divenire di accadimenti che divora il pensiero e l’essere, generando la mostruosità del divenire creante” [4].

Benedetto XVI ha cercato (invano) di rendere presentabile (i.e. cattolico) l’evoluzionismo dottrinale, dandogli la veste paludata di Tradizione Vivente.
Secondo tale escamotage, il permanere del soggetto Chiesa conferirebbe ai Pastori l’autorità di far evolvere l’insegnamento magisteriale nel tempo, anche prescindendo dalla stretta osservanza del depositum fidei e dei dogmi.

Ora Bergoglio invece denigra “chi tende in maniera esagerata alla “sicurezza” dottrinale, chi cerca ostinatamente di recuperare il passato perduto” [5]e non esita ad attaccare il dogma stesso (“la Chiesa non può rinchiudersi nelle presunte interpretazioni del dogma” [6]) e la verità stessa (“la verità non esiste senza il dialogo” [7]), la cui formulazione sarebbe frutto di mediazioni umane (“del resto, le nostre stesse formulazioni di fede sono frutto di un dialogo e di un incontro tra culture, comunità e istanze differenti” [8]).

Dogmi accantonati

Le punte più avanzate della rivoluzione, ritenendo i dogmi una costrizione che limita la libertà, non esitano a negare i fondamenti stessi della fede: la Trinità, la divinità di Nostro Signor Gesù Cristo, la dottrina della salvezza, la realtà della morte come pena per il peccato originale, il giudizio individuale, l’Inferno e il Paradiso.

In particolare ai Modernisti fa ribrezzo l’idea dell’Inferno dato che si oppone per diametrum alle teologie di natura cronolatrica sia marxisteggianti (costruzione in terra di una nuova ed eterna Gerusalemme – come da materialismo) che theilardiane (sviluppo spirituale dell’umanità fino a dissolversi nel cosmo tutto divinizzato, un’idea panteista) adoratrici cioè di un futuro necessariamente roseo e immancabilmente gioioso.
Nell’ingegnarsi contro la scomoda rivelazione di un Inferno terribile ed eterno, nozione che urta la delicata sensibilità dei Liberi Muratori venuti ad apportare gioia e felicità si è fatto ricorso a noti stratagemmi:

-Il silenzio: nessuno ricorda più che andare all'Inferno è una possibilità ancora in essere;

-La neutralizzazione: l'Inferno se c’è è vuoto perché siamo tutti salvati;

-La negazione: l'Inferno non può esistere; una condanna perpetua ed eterna è infatti contraria al messaggio evangelico (Dio è amore, e perdona tutti) al sentire comune (“nessuno può essere condannato per sempre”).

Una strana sintonia

È il pensiero rivoluzionario ad asserire che la verità (per i cattolici espressa nel dogma) evolve cambiando anche radicalmente.

Voltaire loda Maometto “per aver eliminato superstizioni, misteri e quell’ accozzaglia di dogmi che oscura le religioni strutturate” [9].

Herbert Spencer (1820 – 1903), filosofo britannico vicino alla Loggia, osserva che “si passa da una verità ad un’altra, anche diversa, secondo il bisogno e le esigenze dei tempi, dacché la verità non è più la conformità del pensiero alla realtà, ma l’adeguarsi del pensiero ai bisogni dei tempi e delle necessità dell’uomo moderno”.

Il biologo Julian Huxley, direttore dell’UNESCO, riteneva necessaria l’abolizione di ogni dogma per garantire un progresso spedito e senza intralci.

L’ex Gran Maestro Di Bernardo vedeva nel dogmatismo intransigente l’ultimo ostacolo all’unione di intenti tra Chiesa e Massoneria.

Per Bergoglio bisogna rinunciare alla pretesa che le proprie idee e tradizioni siano uniche ed assolute [10]. Ora si dà il caso che la Massoneria sia proprio un’unione di persone che rinunciano alla pretesa di verità assoluta della propria fede; per i Fratelli, chi vive la propria religione come spiegazione unica e assoluta del mistero della vita è uno che pretende di “avere la verità in tasca”, la Verità va invece cercata.

Se ne conclude che l’antidogmatismo, la contraddizione è tutta loro, è, non solo la bandiera del Modernismo, ma anche il dogma principale della Libera Muratoria.

Siccome poi i Fratelli rifiutano il principio di non contraddizione, eccoli stabilire i loro di dogmi e precetti. Ci limitiamo a ricordare i Landmarks e gli Antichi Doveri (Costituzioni di Anderson, 1723) ed il monumentale Morals and dogma (Charleston, 1871) del luciferiano Albert Pike [11].

Quella dell’antidogmatismo è infatti una forma mentis che i profani debbono adottare per liberarsi della fede. La Massoneria invece i dogmi li fabbrica e li impone sulla società (sono gli imperativi categorici politically correct: pansessualismo, multiculturalità, immigrazionismo, indigenismo, ecc., cui il cittadino non può sottrarsi, pena la morte civile).

Pastoralità

Un secondo colpo inferto al dogma è la scelta dei papi conciliari di non avvalersi della forma dogmatica, rifugiandosi, per timore dei lupi, nella sola cura pastorale [12].
Il livello di autorità dei testi magisteriali è diminuito; i decreti che vincolavano con un linguaggio definitorio sono stati sostituiti da lettere ed allocuzioni di natura meramente esortativa.
La forma tortuosa e ridondante con cui sono redatte le rende suscettibili di interpretazioni difformi e persino diametralmente opposte (tanto cattoliche che ereticali). Dato che non si vuole ancora esplicitare del tutto la rottura colla Chiesa di sempre, sono farcite di citazioni della Scrittura, della patristica o dei Dottori della Chiesa allo scopo di far passare i cambiamenti etici e dottrinali come uno sviluppo in continuità col Magistero perenne [13]. Si può così protestare la propria fedeltà alla dottrina immutabile nel mentre la si sta riducendo a opinione e con la prassi se ne sta imponendo una versione deformata o completamente ribaltata [14]. In sostanza, grazie ad una comunicazione polisemica, si rinuncia ad insegnare la verità mentre l’errore viene surrettiziamente divulgato ed imposto: l’“umile” pastorale scaccia la verità dal suo trono.

Come dare legittimità alle novazioni? In linea con la nuova concezione democratica di chiesa, si chiama il popolo a stabilire per via referendaria, attraverso sondaggi opportunamente pilotati, quale sia la verità di fede o la condotta morale più consona che a questo punto dipenderebbe solo dall’uomo.

Con lo scudo di una pastorale esortativa, si nega di voler imporre le variazioni, quando, nel contempo, si ordina ai vescovi di riferire sulla loro diffusione nelle nazioni e si fa assegnamento sulla propensione automatica all’obbedienza dei semplici fedeli.

Alle critiche di coloro che si ostinano a resistere alle mutazioni genetiche del Cattolicesimo, come accennato sopra, l’infaticabile mente di Benedetto XVI ha vanamente tentato di opporre lo stratagemma sottile della “Tradizione vivente”.

Tanto il Magistero è loquace se si tratta delle sue “cose nuove”, tanto è affetto da mutismo se si tratta dei concili e degli insegnamenti dei Papi, Padri, Santi e Dottori della Chiesa preconciliare.
Il Magistero non trova parole neppure per denunciare gli eroici furori del mondo (guerre e rivoluzioni democratiche, massacri in massa dei cristiani da parte dei terroristi islamici, leggi contro natura, campagne omosessualiste, tentativi di corruzione degli scolari, ecc.). Salvo ritrovare la favella, ma solo per farsi paladino delle immigrazioni-invasioni-sostituzioni innescate dai centri di potere allo scopo di distruggere la nazione italiana e quel che resta della civiltà cattolica.

Col Modernismo l’eresia ariana è tornata a seconda vita. Credere in Gesù Cristo, infatti, non è più essenziale per la salvezza.
Con l’occupazione della Chiesa da parte di teologi e pastori neo-Modernisti, i programmi democratici, egualitari e libertini della Fratellanza dei figli senza Padre (i figli della vedova) trovano eco e supporto perfino tra le sacre mura. Una chiesa che ha rinunciato alla sua funzione di κατέχον, che si guarda bene dall’ostacolare i progetti di Nuovo Ordine Mondiale e che anzi attivamente si muove nella direzione indicata dai padroni del mondo: la costruzione di una Religione Universale, livellatrice di popoli e di culture.

 

Oreste Sartore 


NOTE

[1] Esortazione Apostolica Evangelii Gaudium, n. 129, 24 nov 2013

[2] Georges Tyrrell (1861 – 1909)

[3] Come logico, dato che storicismo e materialismo dialettico nascono nell’alveo del protestantesimo

[4] F.R., Materialismo “dialettico” dalla Sede Pontificia?, sito unavox

[5] Intervista con Padre Antonio Spadaro, L'Osservatore Romano, 21 settembre 2013

[6] Intervista con Joaquín Morales Solá, LaNación, 5 ottobre 2014

[7] Francesco (Jorge Mario Bergoglio), La bellezza educherà il mondo, Milano 2014

[8] Discorso ai rappresentanti del V Convegno Nazionale della Chiesa italiana, Firenze, 10 novembre 2015

[9] Magdy Gabriel Badir, Voltaire et l’Islam, Banbury (Oxfordshire) 1974

[10] Messaggio per la XLVIII Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, 23 gennaio 2014

[11] Albert Pike (1809-1891), 33° grado del Rito Scozzese; fondò il Rito Palladico con Giuseppe Mazzini il 20 settembre del 1870, giorno della presa di Roma.

[12] Il metodo pastorale è una delle invenzioni di Giovanni XXIII ed è contenuto in nuce nel discorso solenne in apertura del Concilio Vaticano II (Gaudet Mater Ecclesia, 11 ottobre 1962). Nel richiedere che la dottrina sia “approfondita ed esposta secondo quanto è richiesto dai nostri tempi” il pontefice afferma che “la Sposa di Cristo preferisce usare la medicina della misericordia invece di imbracciare le armi del rigore; pensa che si debba andare incontro alle necessità odierne, esponendo più chiaramente il valore del suo insegnamento piuttosto che condannando”.

[13] Un modo di agire sottotraccia tipico dei settari, come denunciato da San Pio X.

[14] Vedasi come esempio, quanto detto da Mons. Marcel Lefebvre a proposito della dichiarazione conciliare Dignitatis humanae, Firenze 15 febbraio 1975: “lo Schema sulla libertà religiosa è uno Schema contraddittorio Nella prima parte è detto: “Niente è cambiato nella Tradizione” e all’interno di questo Schema tutto è contrario alla Tradizione. È contrario a quello che dicono Gregorio XVI, Pio IX e Leone XIII”.

[15] Il primato della prassi sulla teoria è in totale rovesciamento di un principio cardine della retta filosofia, mentre è in linea con le credenze dell’Ermetismo e dei suoi derivati: la magia teurgica, la Grande Opera alchemica e le rivoluzioni anticristiche (luterane, ugonotte, massoniche e marxiste).

  

(Settembre 2016)


⇒LA RELIGIONE DOPO IL CINCILIO/1: ORIGINE ED ESSENZA