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Il matrimonio secondo il Concilio e il Catechismo di Trento

Due osservazioni preliminari:

1) Il Concilio di Trento dichiara dogmaticamente la dottrina cattolica sul matrimonio (come anche dogmaticamente sugli altri sacramenti e sugli altri articoli della Fede) così come è stata stabilita nel corso dei secoli o, in altre parole, dalla Tradizione. La Tradizione è immutabile, e nel caso dei canoni, o anathemata, è anche infallibile. Essa ha una forza che lega il Magistero e il Papa stesso. Il Papa, per esempio, all’inizio del pontificato deve giurare fedeltà alla Tradizione. La dottrina tradizionale si può sviluppare nel corso dei secoli solo nella chiarezza e profondità della sua espressione, pur rimanendo sempre ‘la stessa dottrina, nello stesso senso, e nello stesso modo di intendere’ (Vaticano I Dei Filius).

2) Come spiega il Catechismo di Trento: ‘Il Matrimonio presenta due aspetti; si può infatti considerare o come unione naturale (...), o come sacramento, la cui forza oltrepassa lo stato delle realtà naturali’. Per questo presenteremo la dottrina del Concilio di Trento assieme a quella del Catechismo di Trento (che espone quella del Concilio) prima secondo l’ordine naturale e poi secondo quello sovrannaturale.

Procediamo seguendo il testo del Catechismo, il testo più dettagliato, riferendoci al Concilio dove necessario.

I SUL PIANO NATURALE

Il Catechismo considera il matrimonio come unione naturale: prima dal punto di vista legale e poi da punto di vista biblico.

1. Dal punto di vista legale

Da punto di vista legale il Catechismo definisce il matrimonio come «l’unione maritale dell’uomo con la donna contratta fra persone legittime, la quale implica un’inseparabile comunanza di vita».

Spiega che la sua essenza «…consiste propriamente nell’obbligazione e nel vincolo reciproco, espresso dal vocabolo unione»; che la parola “maritale” fornisce il carattere speciale di questa unione; che la frase “fra persone legittime” fa riferimento alle prescrizioni legali (per esempio, quanto all’età degli sposi o quanto allo stato clericale dell’uomo si veda il Concilio di Trento); e che la durata per tutta la vita del matrimonio esprime l’indissolubilità del vincolo.

Il Catechismo constata che ‘la natura e il valore del Matrimonio consistono in questo vincolo’. Il Matrimonio / il vincolo è posto in essere dal mutuo consenso della coppia il quale è interno, ed è espresso esternamente dalle parole che fanno riferimento al tempo presente. Il matrimonio è consumato con il debito matrimoniale, ma esiste un vero matrimonio anche senza di esso, proprio in virtù del consenso.

2. Dal punto di vista biblico

a) L’istituzione divina

Il Catechismo si riferisce alla Sacra Scrittura in primo luogo per dimostrare l’istituzione divina del matrimonio. Il primo passaggio che cita è Genesi 1, 27-28: «Dio li creò maschio e femmina, e li benedisse, dicendo: crescete e moltiplicatevi». Il secondo passaggio è Genesi 2, 18: «E il Signore Dio disse: “Non è bene che l’uomo sia solo: facciamogli un aiuto uguale a lui”». Il terzo passaggio è Genesi 2, 20-24: «Ma poiché Adamo non aveva trovato un aiuto uguale a lui […] [e dopo la considerazione della creazione di Eva da una sua costola] di conseguenza un uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una carne sola».

Il Catechismo conclude: «Queste parole, confermate dallo stesso nostro Signore in san Matteo mostrano come il Matrimonio sia istituito divinamente».

b) Due proprietà

Sia il Catechismo che il Concilio si riferiscono a questi passaggi anche per delucidare la dottrina cattolica sul vincolo, ossia le sue due proprietà. Il Concilio, che ne parla in modo ben conciso, cita la parola del Signore la quale riprende in parte il testo della Genesi (Mt 19,5-6): ‘Per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una carne sola. Così che non sono più due, ma una carne sola. Quello dunque che Dio ha congiunto l’uomo non lo separi’.

Il Concilio spiega che le parole: ‘Non sono più due, ma una carne sola’ significano l’unicità del vincolo, e le parole: ‘Quello dunque che Dio ha congiunto l’uomo non separi’ significano la sua indissolubilità. Queste sono le due proprietà del vincolo e (poiché il matrimonio consiste nel vincolo) del matrimonio.

L’unicità del vincolo significa la monogamia, come il Concilio dichiara dogmaticamente in can.2, e come il Catechismo spiega nella sezione sul matrimonio sacramentale più avanti.

L’indissolubilità del vincolo esclude il divorzio assolutamente, come il Concilio dichiara nel caso dell’eresia, della convivenza molesta, dell’‘absentia affectata’(can.5) o dell’adulterio (can.7).

La Chiesa può invece dichiarare nullo un matrimonio per vari motivi (can.4 e 6). Questa dichiarazione non è l’annullamento (cioè la dissoluzione) del vincolo, bensì un’affermazione formale da parte della Chiesa che il matrimonio non è mai esistito. Tra i vari possibili motivi ci può essere il fatto che non si trattava di due persone ‘legittime’ (vedi sopra).

La Chiesa può ugualmente concedere una separazione fisica per ‘molti motivi’ (can. 8), rimanendo salvo il vincolo.

c) Tre finalità

Il Catechismo procede presentando le ‘finalità’ (‘ragioni’‘cause’) del Matrimonio.

i) La procreazione

Spiega che le parole: ‘Crescete e moltiplicatevi mirano a delucidare le cause dell’istituto matrimoniale’.’ Ammonisce gli sposi di possedere il timore di Dio ed il desiderio dei figli piuttosto che la cupidigia carnale, ed aggiunge: ‘Del resto fu questo l’unico motivo per cui Dio istituì agli inizi il Matrimonio. S’intende perciò quanto mostruoso sia il delitto di quei coniugi che ricorrono all'utilizzo di ritrovati medici che impediscono il concepimento o procurano l’aborto’.

Osserva comunque che la parola: ‘Crescete e moltiplicatevi’ non obbliga tutti gli uomini; infatti la verginità viene singolarmente raccomandata nella Sacra Scrittura (cfr. Mt 19.20, I Cor 7.25). In canone 10 il Concilio di Trento dichiara a riguardo che lo stato di verginità o celibato è melius et beatius che lo stato matrimoniale.

ii) L’assistenza reciproca

Un’altra finalità del Matrimonio viene espressa nei termini seguenti: ‘Quell’associazione, voluta dall’istinto naturale dei due sessi, che, cementata dalla speranza del reciproco sostegno ed appoggio, rende più agevole affrontare le asprezze della vita e gli incomodi della vecchiaia.’

iii) Il remedium concupiscentiae

Se le due prime finalità del Matrimonio gli appartengono fin dalla sua istituzione, la terza risale al tempo successivo al Peccato originale, che ‘suscitò il conflitto tra l’appetito sessuale e la ragione. Essa consiste in ciò: che colui il quale, consapevole della propria fragilità, non vuole affrontare la dura lotta carnale, possa ricorrere al rimedio del Matrimonio per evitare le colpe della libidine.’ Questo terzo fine è espresso dalle parole di san Paolo come segue (1Cor 7, 2): «Per il pericolo della fornicazione, ciascuno abbia la propria moglie, e ogni donna il proprio marito», e dopo aver raccomandato l’astinenza temporanea per pregare, l’Apostolo aggiunge: «Ritornate a stare insieme, perché Satana non vi tenti nei momenti di passione». Come il Catechismo nota in una sezione successiva sulle benedizioni del matrimonio, le unioni sessuali «vengono nobilitate e coonestate» dal matrimonio.

Sintesi

In sintesi, l’insegnamento di Trento sul Matrimonio sul piano naturale è che fu istituito divinamente, che consiste nel vincolo unico ed indissolubile, e che ha tre finalità: la procreazione, l’assistenza reciproca, e il rimedio contro la concupiscenza.

Nella teologia morale il primo fine viene chiamato il bonum prolis, ed il secondo e il terzo fine vengono tipicamente presi insieme ed chiamati “i secondi fini del matrimonio”, il bonum conjugum, o semplicemente “l’amore maritale”.

Questi sono dunque gli elementi che caratterizzano tutti i matrimoni validi: non solamente quelli sacramentali, ma anche quelli validi tra membri di altre religioni, o tra persone che non professano alcuna religione.

Adesso guarderemo quegli elementi addizionali che caratterizzano i matrimoni sacramentali in particolare.

II SUL PIANO SOVRANNATURALE

Il Catechismo constata che dal punto di vista della legge, sia dopo il Peccato sia dopo Mosè (…) la prassi matrimoniale era decaduta dal suo decoro originario (cioè quanto al vincolo): vale a dire decaduta alla poligamia e al divorzio. Il Signore ha restituito il Matrimonio al suo stato primitivo, e, per di più, ha elevato questa istituzione naturale a livello sovrannaturale, a quello di sacramento: così ha assunto ‘una natura molto più nobile e volta a un fine molto più alto’.

Come tale acquista tre caratteristiche ulteriori, assieme a tre benedizioni.

Queste tre caratteristiche e queste tre benedizioni richiamano le finalità e le proprietà del matrimonio viste ora in un contesto cristiano ed elevati dalla Grazia. 

1. Le tre Caratteristiche 

Le tre Caratteristiche sono: a) l’educazione di un popolo per il servizio e il ‘culto del vero Dio e di Cristo nostro Salvatore’; b) il segno dell’unione tra Cristo e la Sua Chiesa; c) il segno e il dono della grazia. 

a. L’educazione

Questa caratteristica riguarda la prima finalità del Matrimonio. Lo relaziona all’adorazione della Santissima Trinità e di nostro Signore Gesù Cristo. 

b. Il segno dell’unione di Cristo alla Sua Chiesa

Questa caratteristica riguarda la seconda finalità del Matrimonio, e viene espressa da san Paolo in riferimento al passaggio sopracitato della Genesi con le parole: «Questo mistero è grande; lo dico in riferimento a Cristo e alla Chiesa» (Ef 5,32). 

E’ segno dell’unione di Cristo alla Sua Chiesa in tre sensi: 

i.) il legame matrimoniale è il più stretto di tutti i rapporti umani e coinvolge il più forte amore. Perciò il Signore l’ha preso come segno della Sua unione intima alla Sua Chiesa e del Suo amore immenso per noi;

ii.) il matrimonio sacramentale è segno di questa unione tra il Signore e la Sua Chiesa in quanto è ordinato ad essere un amore speciale, santo, e puro;

iii.) infine è segno perché il marito è simbolo di Cristo come la moglie lo è della Chiesa, ossia il marito è il capo della moglie come Cristo è il Capo della Chiesa. Per questo motivo il marito deve amare la propria moglie, e la moglie deve amare e rispettare il proprio marito. San Paolo insegna: «Cristo ha amato la sua Chiesa e ha dato se stesso per lei» (Ef 5,25), e la Chiesa è soggetta a Cristo (Ef 5,24).

Il Catechismo spiega che il marito deve trattare la propria moglie con generosità e con onore: ella è sua compagna come Eva per Adamo. E’ bene che lui provveda il necessario al sostentamento della famiglia: pertanto «deve saggiamente organizzare la famiglia, correggere i costumi di tutti i membri di essa, sorvegliare su ciascuno perché adempia il suo compito».

La moglie, invece, deve obbedire al proprio marito, possedere «l’incorruttibilità di uno spirito quieto e mite» (1Pt 3,4), «abbia somma cura di educare i figli nell’amore della religione e sorvegliare l’andamento della casa», ed ami e stimi il proprio marito sopra ogni altro dopo Dio

c. Il Segno e il Dono della Grazia

Questa caratteristica riguarda entrambe le finalità del Matrimonio.

Ora, un sacramento «è una cosa sensibile, la quale per istituzione divina, ha la virtù non solo da significare, ma anche di produrre la santità e la giustizia» (Catechismo romano n.154 sui Sacramenti in genere). La santità e la giustizia di un qualsiasi sacramento, che si chiamano anche ‘le grazie sacramentali’, vengono conferite al soggetto umano per compiere i fini per cui il sacramento in questione è stato istituito.

Il sacramento del Matrimonio significa e produce la grazia in quanto contratto, cioè in quanto reciproco consenso. La produce per aiutare gli sposi a compiere i fini del Matrimonio, ossia procreare ed educare i figli, e garantire l’assistenza reciproca dei coniugi.

Circa la seconda finalità Il Concilio di Trento dichiara: «Mediante la Sua Passione, Cristo, l’Autore e il Perfezionatore dei venerabili Sacramenti, meritò per noi la grazia che perfeziona l’unione naturale tra gli sposi, conferma la loro unione indissolubile, e li santifica» (s. 11). 

2. I tre beni del matrimonio

Il matrimonio conferisce tre beni: Proles, Fides, Sacramentum. Il primo bene si rapporta alla prima finalità del Matrimonio, il secondo alla seconda, il terzo al vincolo. Tali beni compensano per l’inconvenienza a cui si riferisce l’Apostolo con le parole: «costoro avranno tribolazione della carne» (1Cor 7, 28).

a) Proles

Il primo bene, dice il Catechismo, «non va inteso come allusivo alla semplice procreazione ma anche alla formazione spirituale per la quale i figli sono educati alla pietà», e raccomanda in particolar modo la disciplina: ‘Hai dei figli? Istruiscili e piegali dai giorni della loro infanzia’.

b) Fides

Il secondo bene è la fede intesa come quella «fedeltà in virtù della quale marito e moglie si legano tanto strettamente a vicenda da trasmettersi la potestà del proprio corpo (cfr. 1Cor7, 4), e da giurarsi perpetua osservanza del patto coniugale. […]. Tale fede inoltre esige che marito e moglie siano stretti da un amore particolare, puro e santo, sicché si amino non come adulteri, ma come Cristo amò la Sua Chiesa (cfr. Ef 3, 25) […] che Egli predilesse con affetto inesauribile, unicamente volto al suo vantaggio».

Il Catechismo ritorna all’amore coniugale alla fine della sezione sul matrimonio, indicando che questo amore deve essere sia moderato che modesto. «Chi ha moglie, sia come se non l’avesse (1Cor 7, 29); e il detto di san Girolamo: «Il saggio amerà ragionevolmente, non per istinto di passione, sua moglie; frenerà l’impeto carnale, non cercherà freneticamente l’accoppiamento. Nulla di più turpe che amare la propria moglie come una sgualdrina» (Contro Giov. I). In più, «poiché ogni bene deve essere umilmente chiesto a Dio il secondo ammaestramento da impartire ai fedeli riguarda l’astensione saltuaria dall’atto coniugale, per pregare Dio».

c) Sacramentum

Il terzo bene è il sacramento: cioè «l’infrangibile vincolo matrimoniale […]. Infatti il matrimonio esprime, in quanto sacramento, l’unione di Cristo con la Chiesa, e poiché Cristo mai si separa dalla Chiesa, è necessario che, per quanto riguarda il vincolo coniugale, la moglie non possa mai separarsi dal marito».

Tra gli ammonimenti del Catechismo ai fedeli a riguardo del Sacramento, cioè dell’indissolubilità del Matrimonio sacramentale si notino: a) l’attenzione degli uomini alla scelta delle spose: ‘occorre tener conto della virtù e dell’affinità spirituale, molto più che delle ricchezze e della bellezza’; b) ‘i fedeli saranno molto più guardinghi dal farsi trascinare dall’ira e dalla discordia; c) ‘Non pensino di stringere un contratto umano, ma di compiere un atto divino, il quale esige speciale integrità di spirito e grande pietà (…)’. 

Il Catechismo romano conclude la sua esposizione del Matrimonio con le parole seguenti: «Così troveranno che le benedizioni del Matrimonio cresceranno quotidianamente, con l’abbondanza della grazia divina; e vivendo nella ricerca della pietà, non solo passeranno questa vita in pace e tranquillità, ma anche si riposeranno nella vera e ferma speranza, che non confonde, di arrivare tramite la bontà Divina al possesso di quella vita che è eterna» (n.296). 

POST SCRIPTUM 

Il valore della dottrina di Trento sul matrimonio emerge in tutta la sua grandezza ancor più se confrontata con la corrente di pensiero morale prevalente nella santa Chiesa romana da alcuni decenni. Tale corrente di pensiero è denominata ‘ Personalismo’.

Questo termine ha dei sensi filosofici diversi: qua lo intendiamo come la teoria morale che mette sul piedistallo la persona umana: il suo amore (in un senso indefinito), i suoi sentimenti, la sua libertà. Tale teoria ha un carattere piuttosto soggettivo e fa parte di quella grande corrente di soggettivismo che si manifesta nell’insegnamento degli uomini della Chiesa in tempi recenti. Questa corrente sfavorisce il concetto della Verità oggettiva, sia naturale (come espressione della Legge naturale) che sovrannaturale (come contenuto nella Tradizione, soprattutto nella forma del dogma e dell’anathema). Un esempio del soggettivismo nell’ambito della morale pubblica è il mettere tutte le religioni sullo stesso piano; in quello della morale privata è il tacere la dottrina cattolica sul peccato mortale. 

Nell’ambito della morale matrimoniale, daremo tre esempi del Personalismo:

1) la definizione del Matrimonio;

2) le finalità del Matrimonio;

3) il rapporto tra il Matrimonio e la verginità o celibato. 

 

1. La definizione del Matrimonio

Abbiamo visto come il Catechismo di Trento definisce il Matrimonio con una formula legale che lo fa consistere nel vincolo. Il Nuovo Catechismo (‘Il Catechismo della Chiesa Cattolica’) invece lo definisce come ‘un’intima comunione di vita e amore’ (Il Nuovo Catechismo 1603; Gaudium et spes 48; Familiaris Consortio 11; Evangelium Vitae I, 1471). Di fatti, si tratta qua di una descrizione piuttosto che di una definizione, ed una descrizione psicologica piuttosto che legale o teologica. 

2. Le finalità del Matrimonio

In conformità alla Tradizione, sia dei Padri che dei teologi, il Catechismo di Trento presenta la procreazione come la finalità principale del Matrimonio. In seguito, il Codice del diritto canonico del 1917 dirà: Matrimonii finis primarius est procreatio atque educatio prolis; secundarius mutuum adjutorium et remedium concupiscentiae (c. 1613).

In rapporto a varie teorie moderne,una dichiarazione della Santa Sede del maggio 1944 termina con la seguente domanda rivolta ai cardinali e alla sacra Congregazione del sant’Uffizio: «Si può ammettere la dottrina di certi autori moderni che rifiutano che la procreazione e l’educazione del figlio siano il fine primario del matrimonio, o che insegnano che i fini secondari non siano essenzialmente subordinati al fine primario, ma piuttosto sono di valore uguale e sono indipendenti da esso? Essi replicarono: No, questa dottrina non può essere ammessa». Papa Pio XII si esprime in modo analogo nella sua Allocuzione alle ostetriche italiane (1951).

In Humanae Vitae, Familiaris Consortio, nel nuovo Codice, ed nel Catechismo della Chiesa Cattolica, invece, si trova un insegnamento simile a quello condannato sotto Pio XII. Ciò viene espresso nel nuovo Codice colle parole: Matrimoniale foedus […] ad bonum conjugum atque ad prolis generationem et educationem ordinatum. (c.1055.1). Il bonum conjugum, cioè l’amore matrimoniale, di fatti, viene messo in primo luogo, e la procreazione nel secondo, ma il primo non viene esplicitamente chiamato ‘primario’, e il secondo non viene esplicitamente chiamato ‘secondario’.

3. Il rapporto tra il Matrimonio e la verginità il celibato 

Abbiamo visto come il Concilio di Trento dichiara dogmaticamente che la verginità il celibato è melius et beatius in rapporto al matrimonio. Nel magistero recente, però, vengono messi sullo stesso livello: ciascuno può essere mezzo dell’‘autodonazione totale’; ciascuno può essere oggetto della ‘vocazione’ (Familiaris Consortio, Papa Giovanni Paolo II). 

Discussione

Osserviamo che queste tre dottrine nuove, tra varie altre, si manifestano in particolar modo nella ‘Teologia del corpo’ di Papa Giovanni Paolo II, che rappresenta proprio il culmine del Personalismo matrimoniale. Questa dottrina teologica (che il Papa cerca di rapportare alla natura intima di Dio Stesso) si basa sul concetto dell’amore matrimoniale come ‘autodonazione totale di sé’, un tipo di amore che, rispetto alla verità, è problematico dal punto di vista sia fisico, che metafisico, che morale. 

Come dunque guardare la dottrina tridentina alla luce delle nuove dottrine? Abbiamo constatato all’inizio di questo studio che la dottrina di Trento rappresenta la Tradizione ed è dunque immutabile; che si può sviluppare solo nella chiarezza e profondità della sua espressione.

Le nuove dottrine, invece, sono nuove appunto, e non costituiscono uno sviluppo della dottrina tridentina in chiarezza o profondità - anche se non la contraddicono formalmente, ma piuttosto la oscurano.

Concludiamo che l’insegnamento cattolico sul matrimonio rimane quello di Trento, nonostante le nuove dottrine. Per sapere come intendere esse, bisogna valutarle colla ‘regula remota Fidei’ cioè alla luce della Tradizione. Questo compito oltrepassa, però, gli scopi della conferenza presente.

San Tommaso dice: ‘…non si deve assentire ad un prelato che predica contro la Fede, poiché in questo lui discorda con la prima regola (cioè Dio). Il suddito non è scusato da tutto, dal momento che l’habitus della Fede genera un’inclinazione contraria, poiché l’habitus necessariamente insegna tutto ciò che concerne la salvezza’.

Questo passo ci mostra tra l’altro che i fedeli hanno il dovere di valutare l’insegnamento della gerarchia per consolidare la propria Fede, e che questo lavoro di valutazione è importante perché la Fede è la luce che ci porta in Cielo.

Aggiungiamo che questo lavoro di valutazione è anche pressante nei tempi i cui viviamo, quando prelati predicano contro la Fede in modo assai frequente. La speranza dell’autore è che questa breve presentazione della dottrina di Trento sul Matrimonio possa contribuire a quel fine.

 

Padre Konrad Zu Loewentein