Il male della società

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I tempi che stiamo vivendo evidenziano chiaramente un fatto: viviamo in una società degradata, malata, per certi aspetti persino perversa. Una società impostata in modo diabolico, perché rifiuta il regno sociale di Cristo. Si può dire che viviamo in una non-società, talmente il contesto sociale appare disgregato e decomposto che non è rimasto più nulla se non il caos e l’assurdità. Etica e morale si sono dissolte. Ogni giorno si devono registrare ingiustizie, falsità nelle relazioni, mentalità offuscate da egoismi che si spingono fino all’estremo. E ancora: verità oggettive negate, leggi scellerate che strozzano l’ovvietà e affossano la Legge Naturale, istituzioni marce, politici e rappresentanti di posti di comando sempre più avidi di potere e di denaro e sprezzanti della dignità umana. Anche i costumi ed il linguaggio sono stati deturpati dalla volgarità ormai intronizzata a sistema di vita. Si respira liberalismo e libertinaggio dappertutto. Vien da chiedersi quale sia stata la miccia che ha provocato questa esplosione che ha lasciato solo macerie, quale sia stato l’origine di questo sfacelo.

Perché è in crisi la società? Perché è in crisi la famiglia. Di quale concetto di famiglia parliamo? Naturalmente ci riferiamo alla Rivelazione di Dio, parliamo della famiglia così come è stata voluta e creata dal Padre Eterno. Parliamo della famiglia cattolica. Dunque, che cos’è la famiglia?

Ricordo nei miei anni universitari, durante l’esame di Istituzioni di Diritto privato, la domanda ricorrente del docente ai vari candidati: che cos’è la famiglia? Chi rispondeva: “la famiglia è UN’istituzione…” veniva prontamente bocciato. Bocciato! La risposta corretta era ed è: “la famiglia è L’istituzione…”, non un’istituzione fra le tante, ma l’istituzione per eccellenza.

Che grande valore possiede la famiglia, che preziosità, che importanza riveste nell’ordine sociale! Essa è a ben dire il cuore pulsante della società: è il primo soggetto che educa la persona. Ma oggi i genitori sono consapevoli del loro ruolo di guida, assurgono al ruolo di educatori dei propri figli? Oppure non è vero forse il contrario? Non viviamo in questi tempi in uno stato di emergenza educativa?

Il primo dovere dei genitori nei confronti dei loro figli è infatti quello di educarli. È bene chiarire che il ruolo dell’educazione spetta di diritto alla famiglia, un diritto che non può assolutamente essere ceduto ad altri.

San Tommaso D’Aquino scrive nella Summa Teologica: “Il padre carnale partecipa in modo particolare alla ragione di principio, la quale in modo universale si trova in Dio… Il padre è principio della generazione, dell’educazione, della disciplina e di tutto ciò che si riferisce al perfezionamento della vita umana” (S. Thom. II-II, Q. 102, a. 1). La famiglia ha dunque immediatamente dal Creatore la missione e quindi il diritto di educare la prole: diritto inalienabile, perché inseparabilmente congiunto con lo stretto obbligo; diritto anteriore a qualsiasi diritto della società civile e dello Stato, e quindi inviolabile da parte di ogni potestà terrena (il cui compito è quello di aiutare le famiglie, non certo quello di sostituirsi ad esse). 

Ma l’opera educativa a cui sono chiamati i genitori consiste nell’immersione del figlio nella Grazia di Dio affinché Lo conosca, Lo ami e Lo serva guadagnando così la vita eterna. Il bambino infatti non è di loro proprietà (e dunque non può mai rappresentare un incidente di percorso che giustifichi il ricorso alla pratica abominevole dell'aborto). Quell'opera educativa è un deposito che Dio ha affidato ai genitori e che devono condurre fino alla piena autonomia del figlio, fornendogli tutto ciò che gli è necessario per raggiungere lo scopo in vista del quale hanno procreato: il Cielo.  

San Tommaso precisa: “Il figlio infatti naturalmente è qualche cosa del padre… onde è di diritto naturale che il figlio, avanti l’uso di ragione, sia sotto la cura del padre. Sarebbe pertanto andar contro la giustizia naturale, se il fanciullo avanti l’uso di ragione fosse sottratto alla cura dei genitori, o di lui in qualche modo si disponesse contro la volontà dei genitori” (S.Thom. II-II, Q, 10, a. 12). E poiché l’obbligo della cura da parte dei genitori continua sino a quando la prole sia in grado di provvedere a sé stessa, perdura anche il medesimo inviolabile diritto educativo dei genitori “poiché la natura non intende soltanto la generazione della prole, ma anche il suo svilupparsi e progredire fino al perfetto stato dell’uomo in quanto uomo, cioè lo stato di virtù” (Suppl. S. Thom. 3 p.,Q. 41, a. 1).

E qui siamo al punto: le virtù, le virtù cristiane. La famiglia cattolica educa alle virtù. Il cui riflesso si evince poi nella società perché la società è costituita dalle famiglie. Ecco l’importanza essenziale che riveste la famiglia, realtà solida che protegge e avvolge i suoi membri a cominciare dai genitori, il cui legame è indissolubile.

Nonostante questa importanza che la ricopre, oggi la famiglia è in crisi. Perché? Perché è in crisi il matrimonio.

Ogni famiglia nasce dall’amore tra un uomo e una donna: nasce dal matrimonio, benedetto da Dio. La realtà del matrimonio è infatti una realtà santa, è un sacramento. Il matrimonio non è un’invenzione umana: è stato inventato da Dio stesso nel momento in cui ha creato l’uomo e la donna. “Dio creò l’uomo a sua immagine, a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò. Dio li benedisse e disse: siate fecondi e moltiplicatevi” (Gen 1, 26-28).

Ciò significa che gli sposi obbediscono a un comando di Dio che non li rende padroni di nulla ma responsabili. Dalla comunione di dono e di amore che si attua nel matrimonio nasce la famiglia, dove la mirabile trasformazione da sposi in genitori accade nel concepimento di una nuova persona umana.

Ora, nei tempi correnti, si può ancora parlare di matrimonio? e quindi di famiglia? Tradimenti, divorzi, concubinato, aggregazioni confusionarie (le chiamano “famiglie allargate”) ... Ed ecco il risultato: i figli crescono senza conoscere il perché della propria esistenza, senza morale, senza conoscere più la differenza tra bene e male, tra lecito e peccato. Figli che vivono in un ambiente con una tale ignoranza religiosa che segna il futuro loro e di riflesso quello della società. Cosa importa aver dato ai propri figli i mezzi per studiare, laurearsi, lavorare, guadagnare se poi essi dovessero perdere la salvezza della propria anima?

Questi concetti appena accennati bastano però per mettere in evidenza il percorso di disfacimento sotto i nostri occhi: perché è in crisi la società? Perché è in crisi la famiglia. Perché è in crisi la famiglia? Perché è in crisi il matrimonio. Perché è in crisi il matrimonio? Perché è in crisi la fede.

La famiglia cattolica è l’antidoto a questo percorso di corruzione: essa, fondata come Dio ha voluto, tramite il sacramento del matrimonio, educa figli cristiani, mantiene viva la fede e ricostruisce il regno sociale di Cristo. Senza la visione cristiana della vita e dell’essere la società di oggi non può che continuare a cadere. Al contrario, la famiglia cattolica preserva la visione soprannaturale della vita ed eleva la sua opera ad una cooperazione con il regno di Cristo. Invece di imbrattarsi nei vizi, il figlio che ha ricevuto la giusta educazione combatte per mantenere le sue virtù e per perfezionarsi nella vita della grazia: il futuro della società dipende da questa consapevolezza.


Stefano Arnoldi 


Documento stampato il 19/02/2026