Terzo Precetto della Chiesa

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Che ci ordina il terzo precetto: “Confessarsi almeno una volta l'anno e comunicarsi almeno a Pasqua”? Il terzo precetto ci ordina di accostarci alla Confessione almeno una volta l'anno, e all'Eucarestia almeno nel tempo di Pasqua.

Per ottenere il perdono dei peccati gravi, è necessario il sacramento della Confessione; i primi cristiani erano ben consci della necessità del perdono di Dio, e vi si accostavano spesso, ma col passare del tempo, diminuendo il fervore, anche il sacramento della Penitenza andò scemando. Per questo motivo, il quarto Concilio del Laterano del 1215 dichiarò: Ogni fedele dell'uno e dell'altro sesso, giunto all'età della discrezione (cioè dell'uso della ragione) confessi fedelmente tutti i suoi peccati al sacerdote, almeno una volta l'anno, e procuri di soddisfare la penitenza impostagli; riceva inoltre almeno per Pasqua, il sacramento dell'Eucarestia. Se manca a questo precetto gli sia interdetto l'ingresso in chiesa finché vive, e dopo morte sia privato della sepoltura ecclesiastica.

E questa legge della Chiesa, che rende più chiaro ed esplicito l'obbligo di confessarsi e comunicarsi, venne precisata più avanti, nel Concilio di Trento: Se qualcuno negherà che tutti e ciascuno dei fedeli cristiani siano obbligati a confessarsi una volta l'anno, conformemente alla Costituzione del Concilio Lateranense, sia scomunicato.

Strettamente parlando, è obbligato alla confessione annuale soltanto chi ha peccato mortalmente e non si è ancora confessato; ma anche chi non ha peccati gravi e durante tutto l'anno non si è confessato deve confessarsi al più presto. Non soddisfa l'obbligo chi fa una Confessione sacrilega. Tale confessione non è obbligatorio farla in un preciso periodo, ma è opportuno adempiere all'obbligo nel tempo pasquale, come preparazione alla Comunione di Pasqua.

Anche per il sacramento della Comunione, inizialmente i primi cristiani non avevano bisogno di nessuna legge che li obbligasse a comunicarsi, perché si accostavano all'Eucarestia ogni volta che assistevano al santo Sacrificio. Col passare del tempo, diminuita la devozione, la Chiesa prescrisse la Comunione almeno a Pasqua sempre nel medesimo Concilio: Ogni fedele, dell'uno e dell'altro sesso, giunto all'età della discrezione, una volta all'anno, almeno a Pasqua, deve ricevere il sacramento dell'Eucarestia.

Chi non ha potuto o voluto (per esempio nel caso di un penitente dubbiamente disposto) comunicarsi nel tempo pasquale, che comincia la domenica delle Palme e finisce la domenica in Albis, deve farlo durante l'anno. La Chiesa ha prescritto la comunione nel tempo pasquale perché la Quaresima con la penitenza prepara all'unione con Dio e ci fa vivere la nuova vita con Cristo risorto: chi non si è comunicato nel tempo prescritto dalla Chiesa deve al più presto riparare con una Comunione, pena il peccato grave.

ESEMPIO:

I neofiti di alcune tribù selvagge del Nord, rimasti privi di sacerdoti, ogni anno facevano oltre trecento chilometri per soddisfare il precetto pasquale... si pensi a loro, se non sempre raggiungere il sacerdote è comodo o vicino casa!

Perché la Chiesa, imponendo di confessarci e comunicarci una volta l'anno, aggiunge la parola “almeno”? La Chiesa, imponendo di confessarci e comunicarci una volta l'anno, aggiunge la parola “almeno” per ricordarci l'utilità, anzi il bisogno di ricevere spesso, come è suo desiderio, questi sacramenti.

La vita soprannaturale si riacquista con il sacramento della Confessione e si accresce con quello della Comunione.

È necessario confessarsi almeno ogni volta che cadiamo in peccato mortale, per toglierci dal pericolo della dannazione eterna; ma è bene farlo anche quando commettiamo peccati veniali, per avere la grazia sacramentale in abbondanza che ci permette di ricadere difficilmente nel peccato, di avere l'anima monda da ogni colpa, di correggere le cattive abitudini, di vincere le tentazioni e di soggiogare le passioni.

Allo stesso modo, la Comunione frequente accresce la nostra vita di grazia in proporzione della devozione e della frequenza con cui ci nutriamo.

Per questo motivo la Chiesa adopera la parola “almeno”, perché confessarsi e comunicarsi una volta l'anno è il minimo indispensabile per salvare la propria anima. Con tale parola, inoltre, la Chiesa ci fa intendere che è suo desiderio che noi ci accostiamo a questi sacramenti molto più spesso di quanto è d'obbligo.

Il Concilio di Trento dichiara che la Chiesa desidera vivamente che i suoi figli si comunichino spesso, possibilmente ogni volta che assistono alla Santa Messa.

Col consenso del confessore è ottima cosa la comunione quotidiana, basta che vi siano lo stato di grazia e la retta intenzione, cioè il desiderio di unirsi più intimamente a Dio nella carità.

RIFLETTO:

Ottima cosa è la frequenza alla Santa Comunione, ma altrettanto importante è la disposizione che si deve avere per riceverla: Confessione e Comunione sono due Sacramenti che è bene non separare mai!

ESEMPIO:

San Gerolamo (+ 420) ci fa sapere che i fedeli di Roma si comunicavano ogni volta che assistevano alla santa Messa. San Basilio (+ 379) ci dice che i fedeli della sua chiesa si comunicavano la domenica, il mercoledì, il venerdì e il sabato di ogni settimana e in tutte le feste dei martiri, e raccomanda che è “cosa salutare ricevere il corpo del Signore ogni giorno”.


Veronica Tribbia - Dal Catechismo di San Pio X


Documento stampato il 08/12/2019