S. Luca Evangelista

Home / Corsia Giovani / Santi della Chiesa cattolica / S. Luca Evangelista

La vita

Il glorioso evangelista S. Luca era nativo d'Antiochia. Ebbe genitori pagani, ma nobili e ricchi: sin dalla sua fanciullezza infatti fu istruito nella letteratura e nelle arti liberali, e dimostrò l'indole buona che dalla natura aveva acquisito volendo conservarsi in stato di verginità in tutto il corso della sua vita.

Si applicò alle scienza, e specialmente alla medicina, diventando un rinomato professore; S. Paolo lo chiamava “il mio carissimo medico”. Era molto abile nella pittura, non per necessità o guadagno, ma solamente per diletto e per trascorrere qualche ora del giorno in questo lodevole esercizio. I suoi scritti rivelano che egli fosse molto perito della lingua greca, essendo il suo stile molto sciolto ed eloquente. Origene, S. Epifanio ed altri hanno creduto che fosse ebreo di nascita, e nel numero dei settantadue discepoli, e che fosse il compagno di Cleofa, al quale Cristo risorto apparve sulla strada di Emmaus. S. Ireneo, Tertulliano, Eusebio ed altri invece affermano il contrario, fondandosi su quello che Luca scrisse nel suo Vangelo, in cui rivela di aver riportato le azioni di Gesù Cristo “come le abbiamo udite da coloro che le hanno da principio vedute”, cioè dagli Apostoli, da S. Paolo e dalla Vergine Santissima, dalla quale ebbe la felicità di sapere molte circostanze particolari della vita di Gesù e di san Giovanni Battista, ed altri misteri descritti solo nel suo Vangelo.

Ciò che sappiamo con certezza è che, giunto l'apostolo S. Paolo ad Antiochia, Luca ebbe l'onore di conoscerlo e di parlargli: Luca era molto stimato dai suoi concittadini per i suoi onesti costumi di spirito e di qualità, perciò ebbe un incontro particolare con S. Paolo ed ottenne la sua amicizia. Da questa spontanea familiarità, Luca fu istruito dall'apostolo nella religione cristiana e la grazia di Dio distrusse nella sua anima tutte le tenebre del gentilesimo. Fu battezzato e divenne il diletto discepolo e compagno fedele di S. Paolo in tutti i suoi pericoli e in tutti i suoi viaggi. Molte volte l'apostolo lo cita nelle sue Epistole: scrivendo a Timoteo dice “Luca solo è in mia compagnia”; ai Colossensi “Il mio carissimo Luca vi saluta”; ai Corinti, intendendo s. Luca, “Insieme con Tito mandiamo il nostro fratello che fu assegnato per esser compagno del nostro viaggio”. Da queste cose si possono intuire le difficoltà e le fatiche che dovette sostenere il nostro Evangelista per annunciare il Vangelo, e come condivise il sudore, le persecuzioni e i patimenti nel sostenere l'apostolo S. Paolo al fine di diffondere la luce della celeste dottrina in tutto il mondo.

Giunto S. Paolo in una città marittima dell'Asia, chiamata Troade, secondo S. Ireneo, S. Luca scrisse il suo Vangelo in lingua greca, con uno stile molto elegante, per lasciare per iscritto ai Greci ciò che S. Paolo predicava loro. È molto probabile che S. Luca si sia consigliato con S. Paolo riguardo quest'opera, e che dall'apostolo abbia avuto di conseguenza molte confidenze e molte notizie, che sono appunto state scritte dall'evangelista: infatti, questo è ciò che S. Girolamo riferisce, poiché S. Paolo nelle sue Epistole talvolta scrive “secondo il mio vangelo” riferendosi a quello che Luca ha scritto tratto dalle sue memorie.

Oltre al Vangelo, S. Luca scrisse il libro Atti degli Apostoli, nel quale cominciando dall'ascensione di Gesù Cristo, e trattando della venuta dello Spirito Santo, descrive la predicazione degli apostoli, i miracoli da essi fatti, le contraddizioni degli ebrei, la maniera con cui vivevano i primi cristiani, la morte del protomartire Stefano, la conversione di S. Paolo, il martirio di S. Giacomo sotto Erode, la prigionia di S. Pietro e la sua miracolosa liberazione ed infine chiudono il libro i pellegrinaggi e l'apostolato di S. Paolo sino a Roma nelle prigioni.

Lasciato il glorioso apostolo Paolo nella sua prigionia, S. Luca ritornò nell'oriente. Animato dal suo grande zelo e sulle orme di S. Paolo, andò in Egitto nella regione di Tebaide e lì divenne vescovo. Numerosissimi furono gli infedeli convertiti da S. Luca, durante i lunghi anni della sua missione. Ordinò sacerdoti, e consacrò vescovi, inviandoli a predicare in diversi luoghi. Abbatté idoli, alzò altari, edificò nuove chiese, e con la sua dottrina, il suo esempio e i miracoli, tutta quella vasta provincia, una terra sino allora sterile e diserta, divenne un giardino di delizie. Dicono i Padri che è impossibile poter ridire i luoghi santificati col suo apostolico zelo, e irrorati con la sua evangelica dottrina, poiché non vi è città o paese che S. Luca non abbia illuminato col lume della fede, mediante il libro del suo vangelo, e con quello degli atti apostolici.

Consumato il Santo dalle sue faticose e preziose occupazioni sostenute a gloria di Dio sino all'età di ottantaquattro anni, come riferisce san Girolamo, rese lo spirito nella città di Bitinia. Isidoro, Metafraste ed altri credono che sia morto di morte naturale. È vero però che san Gregorio Nazianzeno, san Paolino vescovo di Nola, san Gaudenzio vescovo di Brescia e Niceforo Castillo asseriscono che coronò col martirio la sua illustre vita; alcuni credono infatti che ottenne la palma per via degli idolatri che lo impiccarono ad un ulivo.

Quello che sicuramente si può dire è che pochi santi patirono tanto per Gesù quanto san Luca: la sua vita fu un continuo martirio, tanto che la Chiesa nel giorno a lui dedicato gli rende la gloriosa testimonianza di aver sempre portato nella sua carne la mortificazione della croce, celebrandone così la funzione assegnata ai martiri.

Curiosità

Degne di memoria sono ancora le immagini di Gesù Cristo e della Vergine madre Maria dipinte dal nostro Santo, le quali furono da lui ritratte dal vivo, e lasciate alla Chiesa per consolazione di tutti i fedeli, e che furono onorate con particolar venerazione. Alcune delle immagini di Maria Santissima

si conservano ancora oggi a Roma nella chiesa di santa Maria Maggiore, a Venezia nella basilica di san Marco, e sono state definite miracolose.

Il corpo del santo Evangelista stette nel suo sepolcro sino alla metà del quarto secolo, essendo quello divenuto famoso per il gran numero di miracoli che avvenivano a favore dei pellegrini e cittadini che ricorrevano alla sua intercessione. Sotto l'imperatore Costanzo, nel 357, le sue reliquie furono trasportate insieme con quelle di sant'Andrea apostolo e san Timoteo martire in Costantinopoli, per la venerazione delle quali l’imperatore fece edificare una nuova chiesa.

Col passare degli anni, il corpo di san Luca fu trasferito nella città di Padova, dove si venera tutt'oggi, eccetto la testa, la quale da san Gregorio il Grande fu portata a Roma, e riposta insieme, come vogliono alcuni, con il braccio del Santo nella chiesa di san Pietro, dove si conserva.

La conformità dei quattro Vangeli ci fa vedere sensibilmente che sono opere dello Spirito Santo. Quale riverenza pertanto dobbiamo portare a questo Evangelista, a questo codice della legge di Gesù Cristo? Non basta stimare e rispettare la dottrina in quello contenuta, conviene di più metterla in pratica. Il Vangelo è la regola della nostra fede, e dei nostri costumi, e contiene quelle massime

e quella legge secondo le quali saremo giudicati nel fine della nostra vita.

Non si mette in dubbio che san Luca non abbia tratto dalla bocca della Vergine Santissima quelle circostanze dagli altri omesse, cioè della nascita del Salvatore, di quella di san Giovanni, dell’annunciazione della Vergine, del cantico ammirabile della medesima, e la ragione per cui non si dubita di tale comunicazione fatta dalla Vergine a san Luca, come a suo intimo confidente, si deduce dall’aver il nostro Santo mantenuta sempre la sua verginità, e a questa aver unita la continua mortificazione del suo corpo. Se bramate essere nel numero dei servi e amici di Maria, amate la purità, mantenete il bel candore della verginità. Oh quanto si compiace la Vergine delle anime pure e caste! Ma le conserverete tali se le nutrirete della santa mortificazione. Senza questa rugiada il bel fiore della purità appassisce, e si secca. I nostri sensi sono nemici, ladri di questa virtù. Siate innocenti, serbate il giglio della verginità: ma senza la mortificazione dei vostri sensi questa vacillerà e vi sarà tolta. Trovatemi un santo che non sia stato mortificato, e vi do vinta la causa.


Veronica Tribbia


Documento stampato il 19/11/2019