Non desiderare la roba d'altri

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Che ci proibisce il decimo Comandamento? Il decimo Comandamento ci proibisce l'avidità sfrenata delle ricchezze, senza riguardo ai diritti e al bene del prossimo.

I peccati dannosi al bene altrui e proibiti dal settimo Comandamento nascono dal desiderio eccessivo dei beni materiali: perciò il decimo Comandamento proibisce questo smodato desiderio delle ricchezze senza riguardi verso il prossimo. Innanzitutto, Dio proibisce l'avidità perché è il principio e la causa dei danni reali che accadono col peccato contro il settimo Comandamento; inoltre, perché questo erroneo desiderio fa dimenticare che l'unico e solo vero desiderio che dobbiamo avere riguarda le ricchezze spirituali.

In particolare, il desiderio dei beni terreni diventa peccato quando assorbe tutta la vita, calpesta i diritti altrui, offende la carità e la giustizia. Peccano tutti quelli che bramano avere le cose altrui con mezzi illeciti, peccano anche quelli che hanno desideri a danno del prossimo per trarne vantaggio (come chi desidera la carestia per poter guadagnare il doppio, chi desidera la morte di qualcuno per averne l'eredità, ecc.). Non è peccato desiderare di avere la roba altrui con mezzi onesti, come ad esempio comprandola.

RIFLETTO:

Bisogna sin dalla più tenera età abituare i fanciulli a fare qualche mortificazione riguardo i desideri; ad esempio, se hanno tanta brama di possedere un giocattolo di un loro amico è bene insegnare loro il valore delle cose materiali e di quelle spirituali.

ESEMPIO:

Giuda Iscariota non seppe moderare il desiderio eccessivo della roba altrui. Dalla brama smodata passò ai fatti, rubando i soldi degli Apostoli, fino ad arrivare a vendere il Maestro per trenta misere monete.

Che ci ordina il decimo Comandamento? Il decimo Comandamento ci ordina di essere giusti e moderati nel desiderio di migliorare la propria condizione e di soffrire con pazienza le strettezze e le altre miserie permesse dal Signore a nostro merito, poiché “al regno di Dio dobbiamo arrivare per via di molte tribolazioni” (At 14, 21).

Quando il giovane ricco ebbe rifiutato l'invito di Gesù a vendere tutti i suoi averi, per vivere in povertà volontaria, in castità perfetta e nel ministero apostolico, il Signore disse ai suoi apostoli: Figli miei, quanto è difficile per coloro che confidano nelle ricchezze entrare nel regno dei cieli! È più facile che un cammello passi attraverso la cruna di un ago che ad un ricco entrare nel regno di Dio! (Mr 10, 24-26). L'attaccamento smodato ai beni terreni fa dimenticare quelli celesti.

Un desiderio di migliorare la propria condizione economica e sociale è giusto e anche doveroso, quando si tratta di dare una buona sistemazione ai figli, di migliorare il benessere della propria famiglia, di avere più mezzi per aiutare i poveri e i bisognosi, di avere una vecchiaia tranquilla, di prepararsi a fronteggiare le future necessità, ecc. Questo desiderio deve essere innanzitutto giusto, cioè contenuto nei limiti della giustizia, senza recare danno agli altri per esempio. E deve essere moderato, in modo che non assorba tutto il tempo e non sia l'unica e suprema occupazione a discapito dei superiori interessi spirituali, dei diritti di Dio e del prossimo.

Le ricchezze sono però molto spesso un pericolo: ci fanno diventare egoisti, libertini, fanno dimenticare i doveri verso Dio, il prossimo e anche verso noi stessi. Dio dunque permette che siamo afflitti dalla povertà per tenerci distaccati dai beni della terra, per farci desiderare di più le ricchezze spirituali, la grazia e i beni celesti, per farci fare un po' di penitenza per i nostri peccati risparmiandoci le pene del purgatorio, per renderci più simili a Cristo che volle essere povero e dunque per essere degni di maggior gloria in cielo.

ESEMPIO:

San Francesco Borgia prima della sua conversione era un alto dignitario della corte di Spagna, ricco, onorato e pieno di agi. Fattosi religioso, nella Compagnia di Gesù, amò tanto la povertà che l'abito più logoro era il suo, la camera più scomoda era la sua. Un giorno la sorella, vedendo la sua povertà, gli fece osservare che sarebbe stato ben infelice se, dopo aver rinunciato a tutto, non si fosse guadagnato il Paradiso. Il santo allora rispose: “Sì, sarei molto infelice; però nel fare il cambio ho già guadagnato assai!”.


Veronica Tribbia - Dal Catechismo di San Pio X


Documento stampato il 13/10/2019