Se questo è il grande pontefice... il disastro prima di Bergoglio

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È davvero penoso scrivere queste righe perché più si scava in profondità approfondendo fatti e vicende della chiesa cattolica degli ultimi 50 anni, più si materializza inesorabilmente la presa d’atto che vi sono pontefici che hanno contribuito con i loro atti e i loro pontificati al dissolvimento della fede e alla distruzione certosina della cattolicità: liturgia, dottrina, spiritualità… tutto è stato trafitto al cuore da una regia perversa che ha accomunato tutti – ma proprio tutti – i pontefici conciliari.

Dal 1962, data del Concilio Vaticano II, una nuova chiesa si è imposta in opposizione al Magistero perenne della Chiesa “di sempre” spazzando via la Tradizione e dando avvio al nuovo corso “dell’aggiornamento”. Vedremo che bell’aggiornamento! 

Mons. Lefebvre ha descritto con parole forti ma quantomai profetiche ciò che ha rappresentato il Concilio Vaticano II e la neochiesa: una terza guerra mondiale! Quante infatti le vittime che sono cadute preda di una falsa chiesa, quante anime derubate della Verità, quanti fedeli truffati da un clero corrotto!

Sembra inverosimile una realtà del genere, eppure tutto è di un’evidenza disarmante: solo chi vuole credere di potersi rifugiare in un intelletto accecato, o chi vuole concedere credito alla neochiesa con un eccesso di fiducia (perché il prete è il prete), non potrà accettare o comprendere l’amara realtà. Tuttavia l’ignoranza non scusabile non può essere un esimente bensì un aggravante perché, come ripetono i santi, “chi di ignoranza pecca, di ignoranza si danna”. E l’ignoranza, si sa, è sempre lo strumento perfetto da utilizzare per indottrinare e manipolare le masse non più in grado di agire ma solo solo di re-agire assecondando le sollecitazioni diaboliche di chi le manovra. 

Si giunge così ad osannare come guide e pastori coloro che in realtà conducono le anime lungo strade nuove, tortuose e oscure. Vi sono Papi infatti che godono, da parte dei fedeli, un credito così incondizionato tale da far cadere completamente nel dimenticatoio la serie di atti e affermazioni di una gravità inaudita se paragonati agli insegnamenti del Magistero perenne della Chiesa.

Consideriamo ad esempio il pontefice conciliare tra i più acclamati e ricoperto di elogi. Tralasciamo al momento la sua identità, entrando esclusivamente ed oggettivamente nel merito delle questioni.

In materia di libertà religiosa, cosa ha sempre insegnato la Chiesa?.

Nell’enciclica Humanum Genus del 20 aprile 1884, Papa Leone XIII ha ammonito: “Inoltre, aprendo i loro ranghi a degli adepti che provengono dalle religioni più diverse, essi [i frammassoni] diventano capaci di dare credito al grande errore del tempo presente, che consiste nel relegare al rango di cose indifferenti la cura della religione e nel mettere sul piano di uguaglianza tutte le forme religiose. Ora, di per sé solo, questo principio basta a rovinare tutte le religioni e particolarmente la religione cattolica, poiché, essendo la sola vera, non può tollerare che le altre religioni le siano uguagliate, senza subire ingiurie e ingiustizie”.

Questo insegnamento è stato ripreso da Papa Pio XII nell’enciclica Mystici Corporis del 29 giugno 1943: “Anche coloro che non appartengono all’organismo visibile della Chiesa (…) Noi li abbiamo affidati alla protezione del Signore (…) invitando tutti singolarmente (…) a sforzarsi di uscire da uno stato in cui nulla è sicuro riguardo alla salvezza eterna; poiché, anche se per un certo desiderio e aspirazione incosciente essi si trovano ordinati al Corpo Mistico del Redentore, tuttavia sono privati di tanti e così grandi soccorsi e favori celesti, di cui non si può godere che nella Chiesa cattolica”.

Ora, se si udisse un cardinale destinato a diventare Pontefice affermare: “Il Concilio Vaticano II dichiara che la persona umana ha diritto alla libertà religiosa (…) Dichiara inoltre che il diritto alla libertà religiosa ha il suo fondamento nella dignità della persona umana quale l’hanno fatta conoscere la parola di Dio e la ragione stessa”! (1972, Alle sorgenti del rinnovamento, Edizioni del Centurione), come dovremmo chiamare tale Papa che si discosta in materia così netta dai suoi predecessori?

Come può infatti un Pontefice dimenticare al riguardo (cioè che sarebbe la dignità umana a fondare il diritto alla libertà religiosa ossia il diritto alla libertà dell’errore) le parole di Sant’Agostino: “Quale morte più funesta per le anime della libertà dell’errore!”.

San Tommaso d’Aquino ha avvertito: “Un piccolo errore iniziale diventa grande al suo termine”. Difatti, contraddicendo la dottrina della Chiesa la conclusione logica di questo diritto alla libertà religiosa è l’ateismo di Stato e il laicismo, come risulta dalle differenti modificazioni apportate, dal 1972 (dunque in piena chiesa conciliare) ai Concordati esistenti tra parecchi Stati e la Santa Sede (giustificate nel decreto Dignitatis Humanae). Nel 1973 in Colombia, cattolica al 98%, si è ritirato l’articolo della costituzione che affermava che la religione cattolica era la sola riconosciuta dallo Stato. Ciò è avvenuto per domanda della Santa Sede! Lo stesso avvenne nel 1974 in Svizzera, nel 1975 in Portogallo, nel 1976 in Spagna, nel 1980 in Perù, e via via fino all’Italia nel 1984. In nome della dignità della persona e della libertà religiosa, c’è dunque il rifiuto teorico e pratico del Regno Sociale di Nostro Signore.

Che dire se un Papa si felicita di questo dramma, come è avvenuto il 19 febbraio 1984, durante l’Angelus: “Voglio ricordare come un avvenimento di portata storica, la firma dell’accordo di revisione del Concordato del Laterano che ha avuto luogo ieri. È un accordo che Paolo VI aveva previsto e favorito come un segno di rinnovata concordia tra la Chiesa e lo Stato italiano e che io considero come avente una importanza significativa come base giuridica delle relazioni bilaterali pacifiche e in quanto ispirazione ideale per il contributo generoso e creatore che la comunità ecclesiale è chiamata a dare al bene morale e al progresso civile della nazione…”!

Sarebbe dunque un contributo al bene morale detronizzare Nostro Signore facendo dell’Italia (come per gli altri Stati) uno stato ateo? Papa San Pio X, al contrario, nell’enciclica Vehementer dell’11 febbraio 1906, ha condannato severamente la separazione della Chiesa e dello Stato in Francia: “La nostra anima è piena di dolorosa sollecitudine e il Nostro cuore si riempie di angoscia quando il nostro pensiero si ferma su di voi. E come potrebbe essere altrimenti, in verità, all’indomani della promulgazione della legge che, spezzando violentemente i legami secolari dai quali la vostra Nazione era unita alla Sede apostolica, crea per la Chiesa cattolica in Francia una situazione indegna di lei e lamentevole per sempre… Che sia necessario separare la Stato dalla Chiesa è una tesi assolutamente falsa, un errore assai pernicioso. Basato in effetti sul principio secondo cui lo Stato non deve riconoscere nessun culto religioso, esso è innanzi tutto assai ingiurioso verso Dio; poiché il Creatore dell’uomo è anche il fondatore delle società umane e le conserva nell’esistenza così come ci sostiene. Noi Gli dobbiamo perciò non soltanto un culto privato, ma un culto pubblico e sociale per onorarlo. Inoltre questa tesi è la negazione chiarissima dell’ordine soprannaturale. Essa limita in effetti l’azione dello Stato alla sola ricerca della prosperità pubblica in questa vita, che non è che la ragione prossima delle società politiche, e non si occupa in alcun modo, come se gli fosse estraneo, della loro ragione ultima, che è la beatitudine eterna proposta all’uomo quando questa vita così breve avrà termine…”.

Non si può evadere poi il problema dell’ecumenismo. Fino alla morte di Papa Pio XII, la Chiesa cattolica ha sempre insegnato che l’ecumenismo è un movimento di vera carità teologale attraverso il quale far ritornare nel suo seno i cristiani non cattolici, come una madre ricerca i suoi figli sviati. Da qui la ragion d’essere dell’attività missionaria spronata dalle parole del Vangelo: “Andate da tutte le nazioni fate dei discepoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho prescritto” (Mt28, 19-20).

Altro, invece, è ciò che la chiesa vaticanosecondista ha voluto chiamare col termine ecumenismo intendendo con esso lo sforzo di raggruppare tutti cristiani, tutte le religioni in una confederazione universale al di fuori dell’unità della fede cattolica professata integralmente.

Inutile dire che una tale travisamento è stato condannato da tutti i papi ante Concilio Vaticano II poiché l’idea di “popolo di Dio” legata al riconoscimento dei valori spirituali delle altre religioni tende a mostrare che la Chiesa cattolica non è più l’unico mezzo di salvezza, ma via come le altre.

Allora cosa pensare di un Monsignore, divenuto Papa, che, citando il decreto Unitatis redintegratio, ha proclamato senza esitazione questa eresia? “Questa chiese e queste comunità separate, sebbene noi crediamo che soffrano di deficienze, non sono completamente sprovviste di significato e di valore nel mistero della salvezza. Lo Spirito di Cristo, in effetti, non rifiuta di servirsi di esse come mezzi di salvezza, la cui forza deriva dalla pienezza di grazia e di verità che è stata affidata alla Chiesa cattolica”.

Questo falso ecumenismo, così come la teologia e il pensiero filosofico, sono concetti che hanno senza dubbio influenzato il Concilio Vaticano II per opera di esponenti modernisti e progressisti che si sono allontanati dall’insegnamento del Magistero perenne della Chiesa cattolica con astruse teorie e fumose argomentazioni per giustificare un volontario sovvertimento della Verità custodita dalla Chiesa “di sempre”: Padre de Lubac, Yves Cogar, Karl Rahner, Jacquese Maritain, Hans Kung, solo per citare degli esempi, sono tutti promotori della neo chiesa nata nel 1962.

Desta dunque sconcerto udire un pontefice che elogia tali esponenti riconoscendo loro di aver “giocato un ruolo straordinario in questi lavori preparatori [del Concilio]”; e ancora: “La parola che ho pronunciato all’inizio del mio ministero, sulla cattedra di San Pietro, che gridava a tutti di non aver paura di aprire le grandi porte a Cristo, dobbiamo poterla indirizzare alle grandi correnti di pensiero contemporanee, valorizzando i loro tentativi e la loro tensione verso la realtà intera”.

Ma Pio XII, nell’enciclica Humani Generis, ha scritto invece: “La verità e ogni presentazione filosofica… non possono cambiare da un giorno all’altro… Che il cristiano, filosofo o teologo, non abbracci dunque con precipitazione e leggerezza tutte le novità del giorno… Essi sembrano insinuare che qualsiasi filosofia, mediante, se necessario, delle correzioni, può accordarsi con il dogma cattolico. Questo è assolutamente falso”.

Altri esempi. Come porsi dinanzi a un Pontefice che, in occasione del suo viaggio in Germania, ha definito così Lutero: “Oggi vengo a voi verso l’eredità spirituale di Martin Lutero, vengo come pellegrino”. Infatti, rivolgendosi al cardinale Willebrands, presidente del Segretariato per l’unità dei cristiani, si è letta questa sbalorditiva affermazione: “È stato messo in luce in modo convincente il profondo spirito religioso di Lutero, animato da una cocente passione per la questione della salvezza eterna”.

Ma non è stato Lutero scomunicato e autore del grande scisma protestante? Non è Lutero che ha proferito: “Quando la messa sarà sovvertita, penso avremo sovvertito anche il papato! Poiché è sulla messa, come su di una roccia, che si appoggia l’intero papato, con i suoi monasteri, i suoi vescovadi, i suoi collegi, i suoi altari, i suoi ministeri, la sua dottrina… Tutto questo crollerà quando crollerà la loro messa sacrilega e abominevole”? Come è possibile celebrare un eretico?

E come è possibile celebrare una religione come l’Islam così lontana e antitetica al cattolicesimo? E udire un Pontefice che proclama (durante il suo viaggio in Turchia): “La fede in Dio professata dai discendenti spirituali di Abramo, cristiani, musulmani ed ebrei, quando è vissuta sinceramente e quando penetra la vita, è un fondamento assicurato della dignità, della fraternità e della libertà degli uomini, e un principio di rettitudine per la condotta morale e la vita in società”.

La Chiesa ha sempre insegnato invece, come confermato da San Pio X, che “vi è una sola dignità umana, ed è la dignità cattolica”.

Credere che un musulmano non debba convertirsi ma che sia “un buon musulmano” è propagare l’errore che l’uomo possa obbedire a Dio senza servire Gesù Cristo, che i musulmani (come gli appartenenti ad altre religioni, che rigettano la Trinità) possano crescere nella virtù come i cristiani, che il bene e la verità possano essere raggiunti cooperando con i nemici di Gesù Cristo.

Non è al pari scandaloso assistere a un Pontefice che invece di baciare il Vangelo, ha baciato il Corano? Eppure, si è visto anche questo… D’altra parte, a giusto coronamento, si sono visti anche gli obbrobri dell’incontro interreligioso di Assisi del 1986, che hanno aperto definitivamente le porte al cosiddetto “Spirito di Assisi” chiudendole all’azione dello Spirito Santo.

Potremmo continuare con gli esempi, in questa galleria degli orrori. Basta documentarsi, indagare, approfondire e magari si comincerà a non dare più nulla per scontato, ma a comprendere quella terza guerra mondiale che è scoppiata nella chiesa cattolica per opera di pontefici aderenti in tutto e per tutto alle perversità del Concilio Vaticano II.

Pontefici acclamati e venerati dai fedeli, come il Papa che ha proferito tutte le clamorose affermazioni sopra riportate: è Papa Wojtyła. Proprio lui, proclamato santo – guarda caso – dalla neochiesa conciliare, definito persino “Giovanni Paolo II il grande”. Resta da capire: grande in cosa?


Stefano Arnoldi


Documento stampato il 19/09/2019