S. Valentino, prete e martire

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La vita

La vita di san Valentino risale all'impero di Claudio, il quale, sebbene fosse idolatra, non sapeva decidersi a tormentare i cristiani, anzi li lasciò vivere in pace per qualche tempo. Accadde però che le continue insinuazioni dei cortigiani, dei proconsoli e dei governatori, abituati ad infierire contro quegli innocenti seguaci di Cristo e a confiscare loro i beni, non lasciarono un momento di quiete all'imperatore, dal carattere debole; così, per paura di cospirazioni contro di lui, Claudio si risolse ad accontentare le terribili richieste dei suoi consiglieri e a far mostra di perseguitare i cristiani.

Fra i tanti santi che ci furono durante quel periodo, nell'anno 279, sorse anche san Valentino, sacerdote di grande reputazione, sapienza e santità, che non solo i fedeli ma persino gli stessi pagani ne ammiravano le doti. La sua carità lo faceva acclamare come “padre dei poveri”; il suo zelo per la religione era tanto più efficace quanto era più puro e disinteressato. La sua umiltà, la sua mansuetudine, la sua fermezza nel pensiero e un'aurea di santità in ogni sua azione rapivano gli animi di chiunque avesse a che fare con lui, guadagnandogli sincera stima e rispetto.

Questa così grande fama delle sue rare doti raggiunse in fretta la corte dell'imperatore: Claudio ne aveva sentito spesso parlare come un uomo eccellente, che si distingueva tra tutti, e così si risolse ad invitarlo a corte. L'imperatore stesso lo accolse facendo trapelare quanta stima e rispetto nutrisse per san Valentino. Appena gli comparve innanzi, Claudio disse: “Di grazia, perché non volete voi godere della nostra amicizia, e vivere unito ai cittadini della nostra repubblica? Molte cose ho udito riguardo la vostra sapienza e virtù, ma non capisco come, essendo voi così sapiente, possiate seguire la vana superstizione dei cristiani.”. Al che il venerabile sacerdote rispose: “Oh se voi sapeste, o signore, e se conosceste il dono di Dio! So bene che vi rallegrereste, e la vostra repubblica con voi, e vi stimereste troppo felice di aver per padrone Colui che io adoro e servo. Quanto presto vi verrebbe a noia il culto che voi ora ciecamente prestate ai demoni! Vi assicuro che adorereste ben presto il vero Dio, Colui che dal nulla creò il cielo e la terra e quanto è compreso in questo vasto universo, e il suo unico Figlio, Gesù Cristo, Redentore degli uomini, uguale in tutto a Dio Padre. Da Lui è l'impero. Egli solo può fare la vostra felicità, e quella di tutti i vostri sudditi!”.

La dolcezza e il modo così mansueto di parlare rapì il cuore di Claudio; al fianco dell'imperatore stava un certo dottore che, quando si accorse che le parole di san Valentino facevano breccia nel cuore del sovrano, immediatamente interruppe il discorso del Santo e replicò: “E che pensate voi dunque, quale concetto avete del nostro grande dio Giove, e di Mercurio?”.

Ciò che penso” rispose il santo sacerdote “è quello che appunto voi stessi dovreste pensare, cioè che non vi furono uomini più empi ed egoisti di quelli che voi chiamate dèi: i vostri poeti hanno posto tutto il loro studio nel farvi sapere le loro immondezze e azioni infami. Voi avete in mano le loro storie: mostratemi solo la loro genealogia, e il riassunto della loro vita; e vi darò vinta causa, se non appare evidente che furono uomini ingiusti, lordi e scellerati”.

Una risposta così inaspettata e precisa fece andare su tutte le furie il dottore, il quale si mise a gridare: “Costui è un bestemmiatore! Un sacrilego!” e alle sue grida ne fecero eco altre, che chiedevano di condannare a morte il santo. L'imperatore però, forse persuaso interiormente della verità udita o forse non prestando attenzione alle grida dei cortigiani, volle continuare a parlare con il Santo, e dopo averlo interrogato con molta affabilità riguardo i tanti misteri della nostra religione, gli disse: “Se Gesù Cristo è Dio, perché non si manifesta? Perché non mi fa conoscere una verità così interessante?”. “Mi ascolti la vostra pietà, o gran principe” gli rispose il Santo: e dopo avergli spiegati nella maniera più forte e più chiara i punti essenziali della nostra fede, soggiunse: “Volete voi, o imperatore, essere felice? Volete che l'impero fiorisca e che tutti i vostri nemici siano distrutti, e volete assicurare a voi stesso un'eterna felicità? Dovete aggrapparvi a questo partito, e a questo grande ricordo: pentitevi di cuore degli eccessi commessi nello spargere il sangue di tanti innocenti cristiani da voi condannati a morte; credete in Gesù Cristo, sottomettete il vostro impero alle sue sante leggi, e ricevete il Battesimo. Come non v'è altro Dio che il Dio dei cristiani, così non v'è da sperare salvezza fuori da questa religione. Sì, o gran principe, fuori del cristianesimo non c'è salvezza”.

L'energia e la sapienza del colloquio avuto con san Valentino aveva commosso veramente il cuore dell'imperatore, il quale, non potendo dissimulare la forte impressione ricevuta nel proprio spirito, rivolto ai cortigiani disse: “Bisogna riconoscere che quest'uomo ci va dicendo molte buone dottrine. Udite anche voi, o cittadini romani, le grandi verità che ci annunzia, contro le quali è difficile difendersi: non vi è argomento che possa ribattergli”. A queste parole il prefetto della città, di nome Calpurnio, esclamò: “Tu, o principe, sei sedotto da una falsa dottrina! Questo ingannatore ti ha sconvolto la mente. E come lasceremo noi la religione dei nostri antenati, che abbiamo ricevuta sin nella culla, per abbracciare una setta così vile e ignota?”. La risposta sediziosa del prefetto fece temere a Claudio una ribellione contro di lui, e uno stolto timore s'impadronì dell'anima che poco prima aveva visto la grazia che lo stimolava a convertirsi; sacrificando la sua salvezza ad un così vile rispetto umano, soffocò tutti i suoi sentimenti e consegnò san Valentino al prefetto, dicendogli: “Ascoltalo con pazienza, e se non riconosci che la sua dottrina è giusta, giudicalo secondo le leggi dell'impero”. Allora Calpurnio consegnò Valentino ad Asterio, il giudice, perché iniziasse un processo, con la promessa che se avesse vinto e fosse riuscito ad umiliare il sacerdote sarebbe stato ricompensato in oro e argento.

Asterio, che era stato testimone delle verità annunciate da Valentino, siccome proprio a lui si presentava quell'occasione, volle avere il piacere di parlargli personalmente e tentare tutti gli artifizi possibili per far traballare la fede del Sacerdote. Lo fece dunque ospitare a casa sua ed entratovi il santo, alzando gli occhi e le mani al cielo, si inginocchiò e iniziò a pregare: “Signore mio Gesù Cristo, creatore e redentore del genere umano, che siete la vera luce e il riposo di noi miseri pellegrini, rischiarate con il lume della vostra fede le menti di coloro che abitano in questa casa, affinché conoscano voi, o Signore, che assieme col Padre e lo Spirito Santo vivete nei secoli eterni”.

Asterio, udita tale preghiera, disse: “Ammiro che essendo voi stimato uomo di così buon senno, considerate il vostro Cristo come vera luce. Oh se sapeste quale compassione io provo nel vedervi giacere in tali errori!”. “Io in errore!” esclamò il Santo, “Sappiate Asterio che tanto più è lungi essere io nell'errore, che anzi nulla vi è più vero di questa verità, cioè che il mio Gesù, e Salvatore del mondo, il quale si degnò farsi uomo per noi, sia la vera luce, che illumina chiunque viene al mondo.”. “Se questo è vero” riprese Asterio, quasi ridendo, “voglio fare una prova. Io ho una figlia, teneramente amata, che da molti anni è cieca: se voi fate in modo che il vostro Cristo le restituisca la vista perduta, vi prometto di farmi cristiano con tutta la mia famiglia”. “Su dunque” rispose il Santo “fate che venga alla mia presenza!”.

Il padre andò sollecito a prendere la figlia e san Valentino, appena la vide, gemendo e spargendo lacrime, alzati gli occhi al cielo fece il segno della Croce sopra gli occhi della fanciulla, e disse: “Mio Signore Gesù Cristo, vero Dio e vero uomo, che avete restituito la vista ad un cieco nato, e volete la salvezza di tutti gli uomini, degnatevi di ascoltare la preghiera di questo povero peccatore, e guarire questa povera fanciulla. Voi che siete il vero lume, e il Signore di tutti i principi, vi invoco affinché non la mia ma la vostra eterna volontà si compia” e così dicendo pose le mani sopra gli occhi della fanciulla, continuando: “Signore Gesù Cristo, illuminate questa vostra creatura, perché voi solo siete la vera luce”. Non terminò neppure l'orazione, che la ragazza recuperò immediatamente la vista.

A tale miracolo, Asterio si gettò ai piedi del Santo, e lo pregò per Gesù Cristo, che gli aveva illuminato la figliola, a ordinargli cosa mai dovesse fare per salvare l'anima propria. Allora Valentino gli rispose: “Qualora crediate di cuore, dovete fare ciò che vi dico: rompete in mille pezzi tutti gli idoli, digiunate, ricevete il Battesimo e sarete salvo”. Trascorsi tre giorni di intenso catechismo e istruzione nella santa dottrina, Valentino battezzò Asterio con tutta la sua famiglia di domenica, e chiamato il vescovo Callisto li fece cresimare, in tutto 44 persone. Trenta giorni impiegarono tutti assieme nel dar lodi al Signore, e nello stabilirsi sempre più nella fede abbracciata. Intanto Claudio, volendo sapere come fosse andato il processo di Valentino, saputo che perfino Asterio con tutta la sua famiglia si era convertito al cristianesimo per il miracolo avvenuto sulla figlia, spedì immediatamente un manipolo di soldati per incarcerarli tutti: la loro permanenza in prigione fu di breve durata, perché presto morirono martiri per la fede in Cristo.

Rimaneva il sacerdote Valentino, che avrebbe volentieri dato alla morte se non avesse temuta una ribellione; quindi, lo diede in mano ai giudici, perché fosse giudicato secondo le leggi. Prima di morire il nostro Santo dovette così subire le pesanti catene di un'oscura e fetida prigione, tollerò molte e crudeli percosse, e infine fu condannato alla decapitazione fuori dalla città nella via Flaminia nell'anno 280. Una certa matrona di nome Savinilla raccolse il corpo del Santo, e lo seppellì vicino alla porta della città, che col passare degli anni fu chiamata “la porta di san Valentino”.

Riflessioni

Il popolo cristiano ha sempre avuta verso questo gran Santo particolar venerazione , onde di sue reliquie se ne conservano in molte città d’Italia. Gli Inglesi protestanti, che hanno distrutto quasi tutto il culto dei santi, dopo la loro pretesa riforma non hanno lasciato di conservare il nome di s. Valentino nel loro calendario, dacché il Signor non ha cessato, e non cessa sino al presente di glorificare il suo servo con aperti miracoli, e di esaudire le umili preghiere di chi a lui con fiducia ricorre.

S. Valentino ricorda e prova all'Imperatore le verità della religione cristiana con tale forza e spirito, che il Principe ne è commosso; ma tornano l'umano rispetto, il timore di perdere l’impero a soffocare il lume, reprimendo i movimenti della grazia, e sacrifica ogni cosa alle vane ciarle del mondo. Quante volte anche da noi s’intende il vero, si conosce il bene, si sentono gli stimoli per operare; e nonostante ciò si abbandona il lume, si tralascia il bene per un mondano rispetto, per non divenire oggetto di critiche ed esser posto in ridicolo sulle lingue di quattro sfaccendati, per timore di perdere la nostra reputazione e di dispiacere al genio guasto e corrotto di quattro libertini. Grande miseria! Non si ha timore di che dirà Iddio della nostra condotta, del dispiacere che Gli si reca? E invece si teme una parola dell' uomo, che vola per aria, un proverbio, un insulto, un “che si dirà”. Si sacrifica corpo, anima, Paradiso, Dio, per non vincere una meschina passione, un po’ di ripugnanza.

Ma domandiamoci: quanto pochi non sono mai coloro che possono deridere la vostra conversione, le vostre buone opere; per contro, quanti e quanti loderanno con approvazione le vostre sagge risoluzioni? Gli uomini tutti. Ebbene, gli angeli, i santi, la Vergine, Gesù Cristo, Dio, tutti saranno vostri lodatori sinceri e pregevoli; e non vi basta per farvi animo a disprezzare i discoli, e miserabili seguaci del mondo? Quante anime periscono miseramente nell’inferno per questi maledetti umani rispetti! Quante anime ritornano indietro dopo aver cominciato bene, per non saper vincere un gioco, una burla: e quante finalmente giacciono nelle loro miserie per non saper disprezzare un vile “che si dirà di me”? Un fantasma, una chimera, che se gli si para innanzi, che infine è un'ombra che si dissipa all’apparire della luce.

L'associazione alla festa di san Valentino con la festa degli innamorati è originata da svariati miti e leggende. Si presume che la Chiesa abbia associato a san Valentino la protezione dei fidanzati per cancellare la festa romana pagana del 15 febbraio degli dèi Pane, Fauno e Luperco, dedicata alla celebrazione della fecondità: tali festeggiamenti, orridi e licenziosi, che prevedevano che gli uomini corressero nudi nelle strade frustando le giovani donne in età da marito, furono proibiti da Augusto e poi soppressi nel 494. La Chiesa ha così anticipato la festa dei fidanzati nel giorno di commemorazione di san Valentino: da questa vicenda sorsero diverse leggende, tra le quali la più famosa è quella che dipinge il santo come amante delle rose, e donava questi fiori benedicendo le coppie che stavano per sposarsi.


Veronica Tribbia


Documento stampato il 20/02/2019