Home / Attualità / Raccolta anno 2014 / Religio depopulata - mutazioni del cattolicesimo operate dagli anticattolici modernisti

Religio depopulata - mutazioni del cattolicesimo operate dagli anticattolici modernisti

Abbiamo esaminato gli elementi spuri e sovversivi penetrati nella Chiesa di Roma a causa della resa alle tesi moderniste di molti suoi autorevoli esponenti (qui), anzi del vertice stesso. Occorre adesso prendere atto che per effetto di questo autolesionistico abbraccio nella Chiesa Cattolica Apostolica Romana hanno operato e tuttora operano numerosi esponenti di un anti-cattolicesimo militante, la cui origine è ad un tempo modernista (quanto alle tesi) e massonica (quanto all’obbedienza).

Richiamiamo ora alcune delle mutazioni operate dagli adepti al clandestinum foedus. Si tratta di fatti e dichiarazioni di pubblico dominio che, visti nel loro insieme, formano un quadro inequivocabile del rivolgimento in atto.

Spoliazioni

Un primo gruppo di fenomeni riguarda elementi della Santa Religione spariti dall’orizzonte.

Alcuni attributi di Dio sono stati relegati in secondo piano, quasi retaggio di un passato oscuro e predemocratico.
Il primato dell’Essere sull’azione, della Verità sulla carità a certi presuli pare “una violenza metafisica”, un inutile divisivo ostacolo che si frappone alle “più piene comunioni” con le Chiese sorelle.
Al Dio tutto misericordioso è stato di fatto tolto l’attributo della Giustizia, in modo che possa continuare indisturbato il ballo Excelsior dell’umanità salvata indipendentemente dalle opere.

Assieme alla Giustizia divina è scomparso il timor di Dio e ridimensionato il senso del peccato.

Nelle omelie non si parla più del peccato in generale, si preferisce condannare solo alcune colpe specifiche,additate come particolarmente infami, quali i reati contro lo Stato (criminalità mafiosa o camorristica, evasione fiscale, corruzione, abusivismo edilizio, depauperamento del territorio, discarica illegale dei rifiuti, attacchi alla Costituzione, illegalità diffusa) e i comportamenti non in linea con i dettami del politically correct (omofobia, razzismo, trascuratezza nella raccolta differenziata, crudeltà verso alcune specie di animali). È curioso come i peccati condannati dalla neo-chiesa vadano asintoticamente a coincidere con le violazioni ai comandamenti del nuovo ordine mondiale.

Sparita la distinzione tra peccati veniali e mortali, non si parla più delle conseguenze del peccato grave, separazione da Dio e morte spirituale. Non è più predicata dai pulpiti la dottrina della grazia, bene primario per il cattolico in questa terra, che consente l’inabitazione della SS.ma Trinità e la comunione eucaristica. Le anime, private della certezza riguardo al loro stato di grazia o meno, rischiano l’abbandono del sacramento per scrupolo rigorista o la sua profanazione per malaccorta superficialità.

Alcuni vecchi peccati legati alla sessualità sono stati derubricati a sensi di colpa e sdoganandoli come comportamenti leciti. Speciali approcci pastorali sono riservati ai diversi che desiderano rimanere tali; qui e lì nascono messe a loro rivolte. I preti più “avanzati” - come Michele de Paolis – ritengono la tendenza all’omosessualità un dono di Dio. Per Ackermann,vescovo di Treviri sarebbe opportuno “avviare un cambiamento profondo della morale cattolica, adeguandola ai tempi correnti”, a cominciare dalla questione omosessuale (qui). Dove con rovesciamento di prospettiva è la Chiesa e non il peccatore impenitente ad essere un problema.

Clamorosa è poi la negazione apertis verbis (ne sono personalmente testimone) del dramma cosmico costituito dal peccato originale. Se infatti la natura non è caduta sotto il potere di Satana, l'opera di espiazione e redenzione di Gesù Cristo risulta essere non più necessaria per la salvezza: il campo è libero per una concezione naturalista ed immanentista della vicenda umana.

Il telo che nasconde il peccato copre nell’oblio anche i novissimi.

Se il peccato perde la sua tragicità, non c’è spazio per il giudizio e neppure per l’eventuale castigo. Cancellato d’autorità il limbo, reso incomprensibile il purgatorio, l’inferno è da molti ritenuto vuoto (al più popolato da Hitler ed altri similari), lasciando nell’indeterminato se lo abitino o meno i demoni (probabile frutto della superstizione preconciliare).
Rimane il paradiso, di cui ogni defunto è a priori ritenuto meritevole. Per i preti di strada è rigorosamente riservato agli antifascisti, agli spiriti rivoltosi, ai sodomiti e alle sacerdotesse del NOM. Dal paradiso, è chiaro, verranno gradualmente espunti i Santi più oscurantisti della Chiesa preconciliare. Si è cominciato nel 1956 cancellando alcuni martiri, tra cui santa Filomena, principessa greca, fatta decapitare da Diocleziano; il Curato d’Ars era un suo devoto, San Pio X la onorò e tanto bastò per farla odiare dai modernisti. In seguito – per compiacere i circoncisi - fu proibito il culto di San Simonino ucciso dai giudei, altre radiazioni seguiranno dato che pare conservare la sua validità un noto adagio prodiano [1]. Un altro santo è stato di recente cancellato in Germania. Viene da pensare che il paradiso dei modernisti possa a poco a poco convergere con quello socialista raffigurato in un affresco nel museo di Trencin, in Slovacchia.

Senza il peccato rimangono però le colpe, quelle (immaginarie) commesse dai Padri della Chiesa, dai Santi e dai Pontefici che non hanno conosciuto il Concilio. Tale processo kafkiano di distruzione della propria memoria storica, spacciato come purificazione, rappresenta un’ingenua e vergognosa capitolazione all’umanesimo neopagano forgiato nelle logge. Né sembra aver fine, dato che – come Maria SS.ma ha rivelato a don Gobbi - “oggi mio Figlio è di nuovo portato davanti al Sinedrio” [2].

Cambiata la scaletta dei peccati, la Confessione, nonostante il cambio di nome (“Sacramento della Riconciliazione”), è pressoché sparita dalle pratiche dei fedeli e dai doveri dei presbiteri, talora sostituita dalle assoluzioni comunitarie.

In generale vi è una tendenza in atto volta a rendere la Chiesa meno sacramentale (come da documento d’intenti di un neo-insediato parroco). Con la perdita del sacro, si fa strada un atteggiamento di indifferenza riguardo alle condizioni di accesso ai sacramenti; così non si esita a dare la Comunione a capi di Stato battisti ed abortisti (Clinton), ad esponenti del transessualismo (il buddista Luxuria), né si reagisce alle profanazioni degli artisti e degli empi.

I dogmi – secondo costume modernista – sono stati relativizzati ad enunciati validi nel contesto del momento storico in cui sono stati formulati. Alcuni sono raramente riproposti, altri messi in dubbio o negati apertamente da principi della Chiesa (vero card. Müller e Kasper?). Con i dogmi sono stati silenziati, se non negati e disprezzati, gli insegnamenti dottrinali degli intransigenti Papi pre-conciliari: è in atto il tentativo di posare una pietra tombale su quella che i presuli modernisti chiamano talora "cristianità costantiniana" [3], talora chiesa barocco-tridentina e controriformistica.

Invece di basare la religione sulla virtù teologale della Fede, scala calata dal cielo per permettere all’uomo di raggiungerlo, alcuni teorizzano una religione sentimentale basata sul senso religioso, un moto tutto umano dell’animo, che permetterebbe un incontro-esperienza con la deitas. Trattasi della via che parte dalla natura per arrivare alla trascendenza, una via professata da tutte le gnosi, il cui sbocco ineludibile è il riconoscimento di tutte le religiosità, e dunque, in alternativa, l’indifferentismo ecumenista, il naturalismo agnostico oppure il perennialismo guénoniano della super religione che sta al di sopra di tutte.

Mano a mano che il popolo viene convinto della religione basata sull’esperienza-incontro, la Rivelazione può essere sostituita da contenuti dottrinali nuovi (v. oltre), mentre l’istituzione ecclesiale stessa e la sua missione evangelizzatrice perdono la loro indispensabilità.
Dalla missione è stato espunto l’annuncio, e così capita che il pagano venga confermato nell'errore proprio da coloro il cui dovere era quello di portare la verità cristiana.

Nella liturgia non trovano più spazio né il gregoriano né gli inni cari alla pietà popolare, sostituiti da motivi senza armonia accompagnanti testi sciatti o privi di senso. La comunità, invece che adorare Dio, sembra intenta a celebrare l’evento-riunione. Al posto di meditare le verità rivelate, riflette e sospira su comandamenti di origine umana insensatamente dogmatizzati; anche le invocazioni, monotonamente ripetitive, sembrano – senza motivo plausibile - riporre ogni speranza sulla buona intenzione dei politici.

Il calendario ha visto sparire – causa diktat degli usurai o malaccorto ecumenismo –alcune feste liturgiche un tempo molto importanti. Si moltiplicano invece le giornate in cui la popolazione è mobilitata dal governo e dai media per raccolte di fondi o per fare memoria di fatti accaduti.

Particolare cura dei neoterici è stata quella di evitare espressioni impegnative, quali “transustanziazione” e “Corpo di Cristo”, ed in generale tutte le locuzioni richiamanti i dogmi rifiutati dai protestanti.
A poco a poco, senza che alcun dogma o disposizione magisteriale infallibile venga rinnegata, il soprannaturale viene rimosso dalle preghiere e dalla predicazione.

Il magistero, mutilato del suo braccio di Verità e Giustizia, è ridotto ad una pastorale basata sul Vaticano II, l’evento che ha diviso la storia al pari della nascita di Nostro Signor Gesù Cristo. I pastori esercitano una vigilanza sostanzialmente a-dottrinale e autoreferenziale, spietata con i seguaci della religione tramandata, indifferente invece alle numerose eresie che proliferano all’interno del cattolicesimo. La conseguenza è il colorarsi della religione di tonalità diverse, a seconda della diocesi e della parrocchia frequentata. Cosa verificabile da chiunque si prenda la briga di frequentare la Messa officiata nelle varie chiese del proprio circondario.

All’umbratile magistero si sovrappone il lascito che l’ideologia sessantottina, con la sua negazione dell’autorità, della trascendenza e dell’ordine, ha depositato nelle menti del clero progressista.

Alterazioni

Dopo le spoliazioni esaminiamo le varianti spurie introdotte nelle componenti dottrinali (teologia, liturgia, etica), nei processi interni (catechesi, formazione sacerdotale religiosa e missionaria) e relazionali (rapporti con le altre religioni e con gli atei, missione.) del cattolicesimo.

Radice del cambiamento giovanneo è la disponibilità ad oscurare la verità per venire incontro alle esigenze dell’uomo moderno. Il prezzo pagato è stato l’abbandono della teologia speculativa e sistematica a favore di un orientamento esclusivamente pragmatico.

Il risultato è una teologia ripiegata sul sentire comune proprio del tempo in ambito sociale e comportamentale, dunque legata al divenire e variabile al dispiegarsi delle sue progressive manifestazioni.

I contenuti che, mediante tale metodologia, si sono sedimentati nel nuovo depositum fidei sono riconducibili ad una ideologia umanista, preoccupata per la pace, l’ambiente, l’accoglienza dei migranti, il riconoscimento dei nuovi bizzarri diritti individuali e sponsali. È l’agenda del potere di questo mondo fatta propria da coloro che dovrebbero evangelizzarlo, ideologia latitudinaria quanto allo spazio (ecumenismo), evolutiva quanto al tempo (storicismo).

La concezione vaticanosecondista secondo cui Dio si è “in qualche modo” unito con ogni uomo mediante l’Incarnazione – versione porporata del Cristianesimo anonimo di Rahner – espunge dalla Redenzione l’aspetto essenziale, rendendo percorribile la via dell’ ecumenismo.

Abilmente e surrettiziamente i pionieri del movimento ecumenico si sono fatti scudo del rispetto del prossimo per inculcare nei cattolici il rispetto anche per le religioni eretiche, false o demoniache.

Con l’ecumenismo è diventato improponibile il dogma (divisivo ed esclusivista) Extra ecclesiam nulla salus. L’enunciato è stato tacitamente accantonato, nonostante la sua negazione sia stata condannata da Pio IX in modo irrevocabile [4]. Si apre nuovamente la strada all’errore di Protagora, secondo il quale “tutto è vero e nessuno ha torto”. Perfino gli stregoni dei culti un tempo chiamati demoniaci sono stati innalzati a uomini di Dio.

Il treno trivialista trascina con sé verso la terra di nessuno anche il vagone del nichilismo: dato che tutti hanno ragione, ha ragione anche chi afferma “la verità non esiste e tutti hanno torto”. Ed infatti è ora possibile elevare a interlocutori attendibili, se non a maestri di etica, quelli che un tempo erano i nemici, vale a dire gli alchimisti delle officine luciferine e i banchieri filantropici, ispiratori gli uni, finanziatori gli altri delle rivoluzioni diversamente colorate [5].

La nuova religione adogmatica e sentimentale aborrisce un piccolo tesoro che ha formato generazioni di fedeli, il Catechismo di San Pio X, preferendo una trasmissione della “fede” non per concetti ma per iniziazione esperienziale.
Così si può essere certi che ognuno si fabbricherà i suoi personalissimi dogmi e precetti.

Sorte analoga ai dogmi è toccata alla Sacra Scrittura. Quel che rimane dopo il vandalismo esegetico che ha espunto tutto ciò che può turbare una visione meramente razionalista, è un testo la cui attendibilità è fatta dipendere dall’oggetto narrato (se si tratta di un miracolo allora è un mito della prima comunità) e la cui interpretazione, non sostenuta dalla dottrina e dalla Tradizione e quindi volatile, è riservata ai severi custodi dell’esegesi tubinghiana.
In generale, parti del Nuovo Testamento è come fossero non più esistenti, altre vengono lette ma non più commentate né prese sul serio (inutile dire quali).

Queste alterazioni dottrinali non potevano non ripercuotersi sul centro della nostra fede cattolica, Nostro Signor Gesù Cristo.
L’erosione progressiva del soprannaturale conduce ad un’interpretazione razionalistica e storicistica della figura del Maestro Divino. In Lui non si vuol vedere il Verbo di Dio, né tantomeno il re dei re.
Il Gesù del clero modernista viene innalzato (sic) quale uomo molto nobile ed altruista, che si è dato molto da fare, facendosi pane e donando se stesso totalmente agli uomini.
Nelle sezioni marxiste del modernismo, il Nazareno viene elogiato come precursore dei rivoluzionari comunisti.
In ogni caso l’eredità del Figlio di Dio è ridotta ad un ammaestramento etico-sociale analogo a quello impartito dai leader di altre religioni o di movimenti politici.
Anche della Sua vicenda umana non tutto è ritenuto fruibile. Ambizione predominante degli anticattolici è espungere il Sacrificio della Croce (un concetto doloristico, inaccettabile per le sensibili orecchie moderne) per lasciare spazio solo ad un Cristianesimo gioioso centrato sul Risorto e sulla Pasqua perenne.

Né è stata risparmiata la Madre, dato che, per le manovre di Congar, ci si è adoperati per livellarne posizione e culto.

Sui Santi e sul loro culto il livore anti-cattolico si è rovesciato con veemenza particolare, depennandone subito alcuni, proibendo la venerazione di altri (v. sopra) e agitando lo spettro [6] di imprecisati abusi nella pietà popolare, echeggiando in tal modo la propaganda anti-cattolica martellata dai cineasti obbedienti (pensate solo alla rappresentazione delle processioni nei film italiani).
Dalla Lumen Gentium in poi agli atti esteriori di culto viene contrapposta “l’intensità del nostro amore fattivo” [7] quasi la venerazione dei Santi debba restare chiusa in una religiosità intimistica.
In linea con la visione neo-catecumenale della Chiesa, la stessa Lumen Gentium vistosamente ignora gli esempi di santità succedutisi da Costantino in poi, e la ragione è evidente.

Se l’etica vecchia derivava da Dio, la nuova viene formata ascoltando il mondo, elevato a luogo teologico. È lo spirito del tempo e non lo Spirito Santo a dettare i temi, alla neo-chiesa spetta il compito di “aggiornare” le sue fruste dottrine alle nuove sensibilità e situazioni.

Fin qui ci si limiterebbe a passare dall’etica cristiana ad un’etica umana, evolutiva nel tempo (il progresso non si arresta mai) e adattabile nello spazio (inculturazione).

Ma la strada lastricata di buone intenzioni non si ferma a questo punto.

Patrizia Fermani [8] ha magistralmente evidenziato come, a leggere in maniera coordinata la perorazione del cardinale Kasper al Concistoro di febbraio, l’esortazione apostolica Evangelii Gaudium, l’Instrumentum Laboris della prossima assemblea dei vescovi [9] e la relazione di cui in nota [10], traspaia l’intenzione di dare all’etica cattolica un nuovo punto di ancoraggio, sostituendo la legge naturale con la “sua contraffazione laica e razionalistica”, esemplificata e cristallizzata nella Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo.
Il ricorso ad un sistema di riferimento alieno viene motivato dalla caduta di credibilità della legge naturale, che è come dire che se gli uomini non vogliono obbedire a Dio è opportuno che i leviti fabbrichino per loro una versione moderna del vitello d’oro.
Nella nuova atmosfera di conciliazione col mondo, da più parti si invita ad allargare il concetto di famiglia, legittimando orientamenti e pratiche di diversa immoralità.

La maggiore alterazione è quella perpetrata dalla commissione incaricata della riforma liturgica, presieduta dal lazzarista Annibale Bugnini (massone, nome in codice: Buan), il cui compito era escogitare un Novus Ordo che fosse una via mediana accettabile agli eretici.

Con la compiaciuta approvazione degli osservatori protestanti facenti parte della commissione, è stata sostituita “una liturgia sviluppatasi nel tempo con una liturgia costruita a tavolino” sulle macerie dell’“edificio antico”[11].
Il francescano Ferdinando Giuseppe Antonelli (1893-1993), futuro cardinale e membro della commissione liturgica, a lavori ancora in corso, si disse preoccupato a causa di una “riforma liturgica che diventa sempre più aberrante (…).” Anche per “l’insistenza sull’idea della cena, che sembra andare a discapito dell’idea di sacrificio” [12].
I Cardinali Ottaviani e Bacci tentarono di fermare il Novus Ordo. Nella loro supplica a Paolo VI rilevarono i numerosi elementi di derivazione luterana (il tavolino spoglio, le due mense del pane e della parola, il ruolo dei laici e quello del sacerdote, il pro multis, ecc.); i due porporati nel nuovo rito vedevano espresso “in modo oltraggioso l'implicito ripudio della fede nel dogma della Presenza Reale” [13].
La nuova messa, voluta per motivi spuri (compiacere il mondo antiromano), ha infatti epurato i riferimenti al Sacrificio della Croce, alterando il culto teocentrico di origine apostolica, sostituito dal banchetto comunitario dell'assemblea. Dal furore protestantico non si sono salvati né la preghiera a San Michele Arcangelo né i riferimenti alla Comunione dei Santi e a Maria Santissima e neppure il prologo di Giovanni.

Il prete-presidente della sinassi, preferisce rinunciare alla tonaca, evocatrice di una religione antica per mimetizzarsi nella comunità.
La desacralizzazione della figura del sacerdote ha aperto il vaso di Pandora delle profanazioni. Dilagano in modo esponenziale, in ogni parte del mondo, le nuove liturgie creative: dalla messa partigiana a quella nudista, dalla macumba contro Berlusconi alla liturgia riservata agli omosessuali felici, dalla messa tribale alla celebrazione interconfessionale o interreligiosa, fino al rito di comunione con i dignitari delle logge.

E la festa continua anche dopo e oltre il rito, con i religiosi/e danzanti nelle strade, con i vescovi dimenantisi a comando nei palchi della GMG di Rio.

A conclusione di questi due insiemi di variazioni (dimenticanze stravaganti e alterazioni illuminatiche) osserviamo che la motivazione addotta dai novatori non è la conversione del fedele alla Chiesa di Gesù Cristo, il passaggio da essere schiavo del mondo a vivere da figlio adottivo del Dio Trinitario, dalla vita biologica alla vita spirituale, bensì l’inverso, dalla fede nel soprannaturale alla condivisione dei valori del mondo fino all’obbedienza servile ai dettami dei signori di questo mondo (aversio a Deo et conversio ad creaturas [14]).

Per il credente precipitato nell’insicurezza dottrinale ed etica è facile tanto sprofondare nelle sabbie mobili del soggettivismo quanto cedere all’omologazione ed appiattirsi sulle istanze mondane dei presbiteri estenuati (sdoganamento della contraccezione, abolizione del celibato dei preti, sacerdozio alle donne, matrimonio per tutti, comunione ai divorziati risposati, ecc.) o perfino su quelle dei religiosi assatanati, come la presidente della LCWR (Leader Conference Women Religious), favorevole all’omosessualità, alla teoria del gender, all’aborto e all’eutanasia.

Flagellazioni

Per diffondere i cambiamenti in modo capillare, la minoranza settaria ha deciso di santificarli. Così fin da subito i teologi e prelati febbricitanti hanno agitato gli stendardi della rivoluzione dei sedicenti buoni (aria fresca, nuova Pentecoste, soffi vari ed eterogenei dello Spirito Santo). Slogan , impregnati di millenarismo, privi di consistenza,che rivelano un abissale distacco dei sedicenti profeti dalla Chiesa reale [15].

I neo-teologi, che avevano iniziato sviando il concilio dai binari prestabiliti, proseguito attirando molti porporati nelle loro vie e finito inquinandone i testi, sono stati abili nel far passare le tesi da loro incuneate nei documenti in modo velato come le posizioni ufficiali e immodificabili della Chiesa Cattolica. Né i pontefici, legatisi in conclave da un giuramento di fedeltà al Vaticano II, hanno ritenuto di smentire i teologi riportando la barca di Pietro nella rotta della Tradizione. E così le tesi spurie, inserite astutamente in modo coperto, sono state dogmatizzate, fino a rendere non solo i testi, ma anche lo spirito (?) del Vaticano II come ultima Rivelazione divina, che tutte riassume (tesi simile sosteneva Maometto). Solo chi ad esso si richiama ha diritto di ascolto tra i porporati della chiesa conciliare. E dato che il nuovo sentire è ineffabile e non circoscrivibile in angusti steccati concettuali, sta all’autorità vaticanosecondista spezzare il pane della religione illuminatica e porgerlo al popolo. Un comandamento nuovo, “sentire con la Chiesa”, supera i dieci del Sinai, imponendo di vivere la fede in sintonia completa col Vaticano II. Si sta formando un autorità slegata dalla dottrina, a suo dire profetica (o sciamanica?), in definitiva arbitraria.

Come sempre la rivolta antiromana ed antiautoritaria lascia spazio ad un tirannico ed autoreferenziale autoritarismo: gli ordini dei superiori sostituiscono la dottrina, mentre l'obbedienza è richiesta anche a scapito della verità. È l’esito sempiterno della gnosi, immanentista nella dottrina e giuspositivista nel diritto.

Siccome però principio primo e inesorabile delle rivoluzioni è che “il maggior nemico sia il proprio passato e che la sua distruzione sia la condizione fondamentale per edificare il futuro” [16], le verità e le norme di Nostro Signor Gesù Cristo che continuano ancora ad essere professate da alcune minoranze vengono gradatamente disprezzate prima, negate poi.

L’odio anti-cattolico verso l'ordine vecchio si manifestò fin dall’inizio. Sempre Antonelli annotava con amarezza in quel fatidico 1968: “molti di coloro che hanno influsso sulla riforma […] ed altri, non hanno alcun amore, alcuna venerazione per ciò che ci è stato tramandato. Hanno in partenza disistima contro tutto ciò che c’è attualmente. Una mentalità negativa ingiusta e dannosa” [17].

È un odio contro la dottrina millenaria in nome o di un luterano sola scriptura oppure di una non conformità allo spirito del tempo, improvvidamente eretto al di sopra della Rivelazione.

È un odio contro l’etica, mosso dall’idea che la colpa dell’incontenibile tracimazione del male debba essere imputata non alla trasgressione dei precetti bensì al loro fissismo antistorico.
Il vescovo di Roma ha “l'umiltà e l'ambizione” di portare la linea vaticanosecondista alle sue estreme conseguenze [18]: nella Evangelii Gaudium egli esorta a liberarsi dalle norme che limitano la libertà, dai lacci della dottrina e dai precetti ecclesiali superati. “L’idea portante ossessivamente ripetuta è quella della necessità di liberarsi dalla legge” [19].

È un odio contro il passato storico e la memoria della Chiesa pre-conciliare (ingessata ed autoreferenziale), esplicitato con i ripetuti e immotivati mea culpa che sconfessano l’operato dei nostri santi e le battaglie a difesa della vita e della fede dei cattolici.

È un odio contro quella parte di chiesa che nel presente continua a resistere, formulato tramite un linguaggio orwelliano, in cui il bene è cambiato di segno, diventando male.
Così la pietà popolare diventa devozionismo, o superstizione, le processioni si possono fare ma non sono essenziali, i sacramenti fanno ripiombare in una religiosità magico-sacrale, l’autorità è per definizione vessatoria e trionfalistica, la meditazione sulla Passione e Croce è indice di una mentalità doloristica che oscura la gioia e la festa della Resurrezione, il culto alla Madre Santa è Marianolatria, insegnare il Catechismo di San Pio X è un peccato grave contro il nuovo spirito conciliare ed una ricaduta nel nozionismo, la fede di sempre è diventata fondamentalismo, la missione deve evitare il “proselitismo”.

Ma tutte queste non verità i rivoluzionari le dicono col sorriso, certi che il volgo non avrà alcunché a ridire. Per suscitare il livore e le più scalmanate reazioni di teologi e illuminati di vario rito è invece sufficiente – sin dal primo manifestarsi della Nouvelle Théologie - richiamarsi ai cardini della filosofia perenne, ad esempio al principio di non contraddizione. E pour cause dato che costituisce il baluardo che sbarra la via ai neo-sofisti. Nell’ambito del pensiero aristotelico-tomista non è possibile né il trivialismo né la via sentimental-soggettiva alla deitas.

Una seconda arma linguistica utilizzata dagli anti-cattolici è costituita dalla tecnica volta a screditare un’intera categoria (per poi emarginarla ed eventualmente espellerla o annientarla), rendendola indegna di considerazione [20].

La categoria presa di mira è quella dei cattolici legati alla Tradizione che l’attuale vescovo di Roma si diletta a ritrarre in modo caricaturale ed offensivo. Tra le qualità dileggiate nel corso delle omelie santamartane e nelle interviste gesuitico-repubblicane c’è 

- l’amore per la dottrina (tipico dei cattolici ideologici in cerca di certezze) 

- quello per la Tradizione Cattolica (indice di una visione statica ed involutiva, propria di persone anziane che rimpiangono strutture e usanze che non hanno più vita nel mondo di oggi, di coloro che hanno una concezione elitistica e trionfalistica del Cristianesimo di passatisti affetti da nostalgie restaurazioniste - i.e. contro-rivoluzionarie, nda) 

- il rispetto delle norme (proprio dei formalisti - cristiani superficiali, inamidati e incartapecoriti, malati di legalismo, schiavi della rigidità, dalla mentalità ristretta, pelagiani)

- quello per l’etica (buono per i cattolici da pasticceria rigoristi senza cuore, tormentati da ossessioni) 

- la devozione (buona per i contatori di rosari e per le suore zitelle)

In sostanza, secondo Bergoglio esistono due categorie di cristiani: quelli che vivono di parole e quelli impegnati nell’azione (primato modernista della prassi, per cui un nuovo modo di agire incarna ed impone una teoria nuova, senza bisogno di ulteriori giustificazioni che non siano l’effettualità stessa).
I primi sono i cristiani da funerale, che vivono in una continua veglia funebre, cristiani pipistrelli che preferiscono le ombre alla luce, musoni, pessimisti, queruli e disillusi, senza entusiasmo, perfino esacerbati. Persone orgogliose, superbe, staccate dal popolo, aristocratici dell’intelletto, che hanno chiuso le porte e resistono allo Spirito Santo, stolti e lenti di cuore, testardi, che vogliono addomesticare lo Spirito Santo.
I secondi sono gente dolce, umile, aperta allo Spirito Santo (come sempre invocato a protezione delle novazioni neo-teologiche).

Naturalmente l’odio non si ferma all’inversione del linguaggio e alla propaganda, ma si esplica nella fattiva demolizione di quanto non in linea con la direzione impressa dal vaticanosecondo.

È sufficiente l’accusa di “non sentire con la chiesa” (equivalente a quella di deviazionismo in URSS) per colpire singoli e gruppi che cercano di mantenere qualche vestigia dell'identità cattolica preconciliare.

Ed ecco che mentre i più alti vertici di una Chiesa dissanguata venivano gradatamente occupati dagli esponenti progressisti filo protestanti e giudaizzanti, si iniziò ad emarginare i fedeli alla Tradizione, al Vangelo e alla Chiesa Apostolica Romana.

Si cominciò con l’impedire a mons. Lefebvre di continuare la sua opera, si finisce col distruggere i FFI con sanzioni che calpestano senza ritegno le disposizioni canoniche in essere.

E per far intendere quale musica intoni il nuovo spartito, la neo-chiesa accoglie con fanfare Gustavo Gutiérrez, il domenicano fondatore della teologia della liberazione, revoca la sospensione a divinis al politico marxista non pentito Miguel d'Escoto, consente alle suore pro aborto e ai preti omosessualisti di propalare il loro antivangelo, ecc.

Ci si può chiedere come tutto questo sia potuto succedere. Innanzitutto sono i teologi ad aver avviato la rivoluzione e sia nella prima che nella seconda ondata sono rintracciabili influenze di ambienti teosofici (Fogazzaro) e giudaizzanti (Valensin). I raffinati gesuiti di Lione, più che gli scatenati domenicani di Le Saulchoir, hanno saputo abilmente convincere delle loro ragioni alcune alte autorità (Roncalli). A questo punto si sono aperte le porte delle università e dei seminari cattolici e i nuovi ordinati arrivano nei loro ospedali da campo presentandosi come preti coraggiosi venuti a purificare le vecchie pratiche, norme e devozioni e dicendosi portatori del cristianesimo autentico, quello dissepolto dal Vaticano II.

L’opera teosofico-giudaizzante si è avvalsa di un linguaggio impreciso e affabulatorio e di una classica tecnica della disinformazione, la mescolanza di vero e di falso. Così nei testi conciliari e successivi, vi si trovano frammiste verità divinamente rivelate e invenzioni neoteriche, riferimenti ai concili precedenti chiamati impropriamente a confermare gli errori liberali esposti.
Se seguiamo la sentenza di S. Tommaso d'Aquino (bonum ex integra causa, malum ex quocumque defectu), dobbiamo dedurre che è vana fatica cercare di separare le gocce velenose dalle acque inquinate.

Conclusioni

A chi di dovere spetta capire se si tratti di innovazione nella continuità oppure di una rottura e quindi di una metamorfosi.
Certamente vi sono alcuni che non fanno mistero della loro adesione all’eresia condannata da San Pio X. Il cardinale Maradiaga, ad esempio, vede nel Vaticano II “la fine alle ostilità” della Chiesa nei confronti del movimento modernista, il quale sarebbe stato “una reazione contro l’ingiustizia e gli abusi che mortificavano la dignità ed i diritti delle persone” [21].
I ciechi che ci guidano sembrano ancora non accorgersi del fallimento totale delle idee moderniste.
In 50 anni di “popolo in cammino” - trascinato in una lunga marcia lontano dalle catene del dogma, verso un cristianesimo supposto più vero, quello immaginario scaturito dalle fervide menti dei neo-teologi - i fedeli si sono trovati in una terra di mezzo, “a Dio spiacenti e a' nemici sui”. Mentre infatti la “il Cattolicesimo muovendosi cambia, le altre chiese aspettandolo restano quelle che sono” [22].
Identico il risultato dei tentativi di avvicinamento verso i nemici storici: mentre le guide cattoliche si mostrano pronte a cedere su tutta la linea, gli altri non solo non si spostano di un millimetro, ma gettano in campo le loro prefiche e i loro coribanti per chiedere liberalizzazione, protezione e benedizione per nuove e più avanzate perversioni.
Disastrosa oltre che sacrilega si è poi rivelata l’idea di percuotere il petto dei santi, colpevoli solo di aver difeso la fede cattolica. Perché mai i demoni avrebbero dovuti dirsi appagati di quei pochi atti di meretricio e quietarsi?

La devastazione maggiore è però all’interno.
La vecchia Chiesa Cattolica Apostolica Romana viene a poco a poco demolita senza che nulla di precisamente definito – almeno sinora - ne prenda il posto. Piuttosto, come detto, si è passati dalla dottrina chiara alla sua messa in discussione, dall’autorità all’autoritarismo autoreferenziale, dall’adesione motivata alle verità rivelate al contatto spirituale diretto con la divinità. Cacciati dalla solidità della roccia petrina e spinti verso la palude di un Cristianesimo liquido, i fedeli vengono volutamente lasciati privi di orientamento ed invitati a costruirsi da sé la loro particolare visione cristiana della vita.

Il pericolo ora è che molti cattolici a poco a poco diventino indistinguibili da coloro che sono del mondo, banderuole pronte a mobilitarsi, inorridire ed esaltarsi a comando. E se l’unico sale di tutto il mondo diventa progressivamente insipido [23] “a null'altro serve che ad essere gettato via e calpestato dagli uomini”[24].

Per coloro che resistono è solo dato di dar testimonianza, tra l’incudine di una legislazione sempre più disumana ed il martello di un sistema giudiziario legibus soluto.

Paolo VI, che intravedeva in alcune tesi l'avvento di una nuova religione, il cristianesimo ateo[25], lanciò un allarme inaudito: “Io debbo accusare la sensazione che da qualche fessura sia entrato il fumo di satana nel tempio di Dio”[26].

Un anno prima di morire, l'8 settembre 1977, Papa Montini confidò con amarezza al suo amico Jean Guitton: "Ciò che mi sgomenta quando considero il mondo cattolico è che all'interno del cattolicesimo sembra talvolta prevalere un pensiero non cattolico, e può accadere che questo pensiero non cattolico all'interno del cattolicesimo diventi domani il più forte. Ma esso non rappresenterà mai il pensiero della Chiesa. Bisogna che sussista un piccolo gregge, per quanto piccolo esso sia"[27].

Prima di lui, Pio XII, meditando sulla Rivelazione di Fatima, vedeva l'entità del dramma che si sarebbe consumato. All’amico conte Enrico Pietro Galezzi confidava: “Supponete che il comunismo non sia che il più visibile degli organi di sovversione contro la Chiesa e contro la Rivelazione; assisteremo allora all’invasione di tutto ciò che è spirituale, la filosofia, la scienza, il diritto, l’insegnamento, le arti, la stampa, la letteratura, il teatro, la religione. Questa ostinazione della Buona Signora davanti al pericolo che sovrasta la Chiesa è un avvertimento divino contro il suicidio che rappresenterebbe l’alterazione della Fede, nella sua liturgia, nella sua anima... Sento attorno a me dei novatori che vogliono smantellare la Sacra Cappella, distruggere la fiamma universale della Chiesa, rigettare i suoi ornamenti, procurarle il rimorso per il suo passato storico. Ebbene, ho la convinzione che la Chiesa di Pietro debba riappropriarsi del proprio passato, altrimenti si scaverà lei stessa la tomba” [28].

Già nel 1988 il cardinale Ratzinger si chiedeva “di fronte a tutto questo se la Chiesa di oggi sia ancora la Chiesa di ieri, oppure se sotto di essa non sia stata fatta scivolare un’altra Chiesa, senza nemmeno chiederglielo”[29].

Oggi, con l’accelerazione impressa dal governatore gesuita, mentre fervono i preparativi di una super-religione universale, vediamo molti membri del Sacro Collegio comportarsi quasi fossero sotto il dominio di ordini inderogabili emanati da entità superiori ed occulte.

Questo non può turbarci.

Anche usando le sole categorie umane è palese che,il modernismo, come tutti i fenomeni di parassitismo specifico, può vivere solo finché la vita del corpo contro cui si accanisce continua a pulsare. Una volta reso (quasi) inanimato il corpo ospitante, il parassita perde il suo unico nutrimento ed è destinato a perire.

Se poi guardiamo le cose con la fede in Gesù Cristo e la fiducia in Maria SS.ma., sappiamo e crediamo che la “omnium haereseon conlectum” (la sintesi/cloaca di tutte le eresie) [30]sarà infine debellata col semplice soffio della bocca del Figlio, mentre il capo del serpente antico finirà schiacciato dalla Madre.

Oreste Sartore

 


NOTE

[1] Romano Prodi: “non si può dire di no a quelli col taglietto”, secondo testimonianza resa in tribunale da Renato Altissimo

[2] v. don Stefano Gobbi, Ai Sacerdoti figli prediletti della Madonna, Milano 1999: “oggi mio Figlio

[3] v. Marie-Dominique Chenu, La fin de l'ère constantinienne, in: Un concile pour notre temps, Parigi 1961

[4] Pio IX, Sillabo - proposizione XVI, 8 dicembre 1854

[5] La costruzione dei ponti verso le altre realtà, se sta spazzando via ciò che divideva, contribuisce nel contempo all’aumento di entropia del sistema: l’eliminazione delle differenze indebolisce la sua capacità di sopravvivenza e lo spinge a dissolversi nell’indifferenziato.

[6] dai Rosacroce a Marx, a parere degli illuminati, c’è sempre uno spettro che si aggira

[7] costituzione dogmatica sulla Chiesa: Lumen Gentium VII, 21 novembre 1964

[8] Patrizia Fermani, Perché un Sinodo sulla famiglia?, sito riscossacristiana, 25 luglio 2014

[9] Commissione Teologica Internazionale, Le sfide pastorali sulla famiglia nel contesto dell’evangelizzazione - Instrumentum Laboris v. n. 20 e 21

[10] v. n. 35 di: Alla ricerca di un’etica universale: nuovo sguardo sulla legge naturale, 2009

[11] Parole del card. Ratzinger, cfr. Sr. Maria Francesca Perillo F.I., Le origini apostolico-patristiche della Messa Tridentina, nel sito (⇒ qui)

[12] mons. Nicola Giampietro, Il Card. Ferdinando Antonelli e gli sviluppi della riforma liturgica dal 1948 al 1970, Roma 1998

[13] Cardinali Ottaviani e Bacci, Breve esame critico del Novus Ordo Missae, presentato al Pontefice Paolo VI il giorno del Corpus Domini 1969

[14] sant'Agostino, definizione di peccato in Ad Simplicianum, II, 2, 18

[15] Gli anti-cattolici giudaizzanti sostenevano che i mutamenti da loro apportati alla Santa Religione deriverebbero da un ulteriore “sviluppo” e da una “migliore comprensione” della dottrina di ieri, verificatisi sotto l’ispirazione dello “Spirito Santo”, v. don Andrea Mancinella, 1962 - Rivoluzione nella Chiesa, Brescia 2010

[16] P. Fermani, Il suicidio della “Chiesa del dialogo”, sito riscossacristiana 19 agosto 2014

[17] mons. Nicola Giampietro, Il Card. Ferdinando, op. cit.

[18] intervista di Eugenio Scalfari a papa Francesco, Repubblica, 1 ottobre 2013

[19] P. Fermani, Perché un Sinodo sulla famiglia?, sito riscossacristiana 25 luglio 2014, con delle note su alcuni punti dell’ Esortazione Apostolica Evangelii Gaudium di Papa Francesco (2014)

[20] tecnica detta “avvelenemento del pozzo”

[21] card. Maradiaga, discorso tenuto a Dallas e a Miami a fine ottobre 2013, cfr., sito Chiesa e post concilio, 1 novembre 2013

[22] Ferdinando Camon, La Nazione, 8 maggio 2001

[23] v. mons. Carlo Caffarra, Quando il sale diventa insipido, 16 febbraio 2002

[24] Matteo 5,13-16

[25] Jean Guitton intervistato da R. Farina, Il Sabato 19 marzo 1988

[26] Paolo VI omelia S. Messa, Roma 29 giugno del 1972, festa degli apostoli Pietro e Paolo

[27] J. Guitton, Paolo VI segreto, Cinisello Balsamo (MI) 2002

[28] v. Chiesa viva, settembre 2002

[29] card. Joseph Ratzinger, Unità nella Tradizione della fede, Allocuzione ai Vescovi del Cile, 13 luglio 1988, in Cuaderno Humanitas, Santiago 2008

[30] San Pio X, enciclica Pascendi, Roma 1907

 

 

Share |