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Pawel Tarnowski e quel colloquio con padre Andrei

Il prete si fece silenzioso. Si volse verso un sentiero e cominciò a camminare, accennando a Pawel di accompagnarlo. Pawel notò che zoppicava e che aveva una brutta cicatrice sulla guancia non rivoltagli nel confessionale.

“Potresti dirmi” disse il prete, “perchè mai una persona come te si sia potuta trattare così come fosse spazzatura?”

Dopo un'esitazione Pawel rispose a voce bassa: “Non si poteva discutere la logica dell'autodistruzione. La mia vita era inutile”.

“Inutile? Perché pensavi che la tua vita fosse inutile?”.

Pawel rivolse lo sguardo a terra e rimase silenzioso. Tre bambini correvano su per la collina coperta di foglie innanzi a loro, trascinando un aquilone riluttante, che volteggiava e ricadeva a terra. Le loro grida melodiose si smorzarono fino a svanire. D'un tratto egli sollevò lo sguardo, sebbene non verso il prete, e raccontò al cielo la propria storia.

 

[…] “Se un uomo è chiamato ad un'opera non comune nel Regno di Dio, è necessario che le radici dell'orgoglio vengano bruciate il prima possibile, altrimenti l'orgoglio lo distruggerebbe. L'orgoglio è il portatore di morte; distrugge tutto, persino le più grandi opere cominciate con gli ideali più elevati”.

“Non sono chiamato ad un lavoro fuori del comune, e certamente non uno per Dio”.

“Forse che un uomo si conosce così bene da poter fare una simile affermazione con certezza?”.

“Dovrei essere in grado di conoscermi finora”.

“Credo che nessuno sia senza valore. Persino i più disgraziati...”.

“Anche un disgraziato come me? Grazie tante, padre, ma la mia esperienza smentisce le sue parole: l'uomo è un predatore. L'uomo è un lupo per l'uomo”.

“Certi diventano lupi perché non conoscono il valore di un'anima, e perché non conoscono neppure le loro stesse anime”.

 

[…] Continuarono a camminare, percorrendo per la terza volta il giro dei terreni.

“Pawel, non vedi la radice del cerchio? Eccola”.

“Che cosa intende con cerchio?”

“L'assenza di perdono porta all'assenza di fede, e l'assenza di fede acuisce l'assenza di perdono. Va avanti all'infinito finché non ci fermiamo: finché non perdoniamo”.

“Perdono?” mormorò freddamente Pawel. “Che cos'è il perdono?”.

“Il perdono” disse il prete, “è una chiave”.

“Una chiave?” ribattè Pawel con voce atona. “Una chiave implica che ci sia un ingresso”.

“O una porta stretta”.

Padre Andrei fece una pausa. Messosi a sedere su una panchina del parco, indicò a Pawel di sedersi accanto a lui. Pawel sedette rigido e guardò i bambini il cui aquilone si levava sempre più alto nell'aria, inclinato verso la cupola del santuario.

“Desideriamo essere degni di essere salvati” prosegui padre Andrei, “il che è un altro modo per dire che noi, ciascuno di noi, lo sappia o no, desidera essere il proprio dio, ossia salvare se stesso. Vogliamo il Paradiso senza la Croce, dimenticando che la Croce è l'unica via per ritornare all'armonia originale che perdemmo con la Caduta dell'Uomo: questa è la porta stretta”.

“Io non vedo porte; vedo solo le mura di una prigione”.

“Non ci piace essere poveri, Pawel, eppure è proprio questa povertà che ci apre alla vita di Dio; è proprio questo a spezzare le mura della prigione”.

“Ma perché è tutto così complicato? Perchè Dio non rimette tutto a posto?”.

“Non è complicato: Dio ci ha salvati, ma non ci imporrà la salvezza; l'amore non obbliga mai, l'amore si nutre solo di libertà. Dobbiamo decidere se accettare quel che ci offre”.

“Io non ho ricevuto offerte”.

“Davvero? Io credo che Dio ti abbia inviato dei messaggeri: Roualt a Parigi, l'anziano pittore a Vienna”.

“Messaggeri? Non li ho riconosciuti come tali”.

“E perché no?”.

“Non so” rispose Pawel a disagio. “Non mi fido di nessuno. Odio avere bisogno”.

“Ma tutti gli uomini hanno bisogno”.

 

(IL LIBRAIO cap. 5 – Michael D.O'Brien)

Padre Elia Schafer

 

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