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Sono lefebvriani!...(Quando si ricorre ad un termine al solo fine di squalificare e silenziare)

Di questi tempi sembra di assistere, nei confronti di coloro che difendono e promuovono la Tradizione e quindi, in particolare, la Messa in rito antico (la Messa “di sempre”), una sorta di caccia all'untore di manzoniana memoria. Una caccia fomentata ad arte da chi odia la Tradizione e, ancor più, la Messa tradizionale.

Durante i periodi di pestilenza, l'untore (ne I promessi sposi Renzo viene accusato di essere uno di loro) era un individuo sospettato di cospargere di una sostanza giallastra ogni dove per contagiare con il morbo gli sventurati che ne venivano a contatto. Tale convinzione si era così radicata nella credenza popolare che veniva attribuita agli untori la causa del diffondersi della peste, provocando nei loro riguardi una persecuzione del tutto simile ad una vera e propria caccia alle streghe. Di untori si parla anche nella Storia della colonna infame, sempre scritta dal Manzoni, dove viene raccontata la storia di Gian Giacomo Mora, barbiere accusato di diffondere la peste. La caccia all' untore culmina in un processo-farsa e in una condanna a morte. In memoria della sua «infamia» viene eretta una colonna, che diventa però simbolo dell' ingiustizia commessa.

Gli untori, oggi, pare siano individuati nei cosiddetti tradizionalisti che altro non fanno che infettare cioè, parafrasando ai tempi nostri, impedire, destabilizzare, scompaginare i piani della nuova chiesa postconciliare tutta intenta a rinnovarsi ed aprirsi al mondo modificando geneticamente la dottrina “di sempre”: sicché questi cattolici piantagrane devono essere squalificati, meglio ancora, tolti di mezzo (al momento non ancora fisicamente, un domani chissà). In che modo? Con la furbizia e la meschinità innanzitutto, magari facendo leva anche sulla semplicità d'animo dei fedeli: da una parte infatti, nelle omelie o nei cosiddetti incontri di catechesi, inculcando nella loro testa il dogma del Concilio vaticano II e la sua rottura con un chiesa del passato bigotta e retrograda; dall'altra, identificando gli indisciplinati tradizionalisti, veri e propri “sabotatori” da additare e colpire con tutta la potenza della misericordia bergogliana (quella, per intenderci, che ha disintegrato i Francescani dell'Immacolata, un ordine trai più fiorenti quanto a vocazioni e desiderio di vivere la regola in modo autenticamente cattolico), coniando un termine che renda bene l'idea nell'immaginario collettivo al solo scopo di porli in cattiva luce: lefebvriani!

Al di là della curiosa costatazione che il termine in questione viene utilizzato spesso da chi neppure conosce le vicende che hanno interessato mons. Lefebvre e i sacerdoti che fanno parte della Fraternità San Pio X, da lui fondata, resta il fatto che ci sono anche coloro che invece ben rammentano la questione lefebvriana e proprio per questo nutrono un'avversione viscerale contro chi si è opposto con caparbio eroismo alla deriva modernista indicando le ambiguità contenute in molti documenti conciliari e lanciando l'allarme dei pericoli che ne sarebbero derivati per la salvezza delle anime dei fedeli: una difesa della Verità che sa di accusa a quanti intendono edulcorare la dottrina cattolica per piegarla alle esigenze dell'uomo, del suo io e delle sue voglie...

Con ciò non si intende qui lanciare un'arringa difensiva nei confronti della FSSPX (la cui posizione canonica presenta indubbie problematicità) ma sottolineare che ben altra è la realtà rispetto a quella presentata anche da tanti sacerdoti, vescovi e cardinali (alle prese evidentemente con tanta ignoranza o altrettanta malafede?) i quali hanno sempre puntato il dito contro chi è definito lefebvriano al solo scopo di motivare rappresaglie di stampo staliniano, quando invece sarebbe opportuno e più logico chiedersi come è possibile considerare sovversivi e pericolosi coloro che, in ambito dottrinale, non intendono modificare di una virgola ciò che si è sempre detto, fatto, insegnato.

Già scriveva mons Lefebvre: “Mi vedo obbligato a dissipare un malinteso così da non dover più tornarci sopra: io non sono il capo di un movimento ed ancora meno il capo di una Chiesa particolare. Non sono, come invece non si smette di scrivere, il capo dei tradizionalisti. Si è persino giunti a qualificare alcune persone col nome di lefebvriani, come se si trattasse di un partito o di una scuola. È un abuso di linguaggio. Io non ho una dottrina personale in materia di religione. Mi sono attenuto per tutta la vita a ciò che mi è stato insegnato sui banchi del seminario francese di Roma, cioè alla dottrina cattolica secondo la trasmissione fattane, di secolo in secolo, dal magistero fin dalla morte dell'ultimo apostolo, che segna la fine della Rivelazione” (“Lettera aperta ai cattolici perplessi”).

Sulla questione del termine “lefebvriano” e del trabocchetto psicologico ad esso legato, giova, per altro, rammentare le parole del prof. Roberto de Mattei (in occasione della presentazione del suo libro Il Concilio Vaticano II, una storia mai scritta tenuta nel 2011 a Bologna): “Nel 1994 io scrissi un libricino dal titolo “il Centro che ci portò a sinistra” per mostrare come la Democrazia cristiana fosse un partito politico di centro che si muoveva verso sinistra cioè che trasbordava verso sinistra il suo elettorato che era un elettorato moderato conservatore. In quegli anni, anni 70 e 80, in Italia il peggior peccato politico era l'anticomunismo; gli anticomunisti erano spregiativamente liquidati come fascisti. Il termine fascismo, indicante non il fascismo storico ma l'anticomunismo, era stato coniato dai comunisti; però i centristi facevano loro questo termine perché preferivano il compromesso storico con i comunisti a qualsiasi tipo di alleanza con i cosiddetti fascisti (cioè con gli anticomunisti), perché erano convinti, i centristi, che il mondo andasse a sinistra... (e qui a Bologna padre Tomas Tyn che non era un centrista ma era un anticomunista, un anticomunista che arrivò ad offrire la sua vita per la liberazione della propria patria dal comunismo, padre Tyn era emarginato, anche nel suo convento, per il suo anticomunismo, per il suo tradizionalismo).

Questo clima durò almeno fino al crollo del muro di Berlino nel 1989: si trattava di un'operazione di guerra psicologica basata sulla elevazione a mito di un fatto storico, la Resistenza, e ricordo che fin dal 1968, affrontando il problema politico dei cattolici, Augusto Del Noce denunciava la strategia progressista, una strategia secondo cui la Resistenza cessa di essere un elemento da situare nella storia per diventare la misura della valutazione della storia. Ecco io ho l'impressione che ciò che ieri era in campo politico la Resistenza, sia oggi divenuto il Concilio Vaticano II, cioè un evento che cessa di essere un elemento da situare nella tradizione cattolica per diventare la misura della valutazione della tradizione.

E ho l'impressione che i progressisti abbiano sostituito il termine politico di fascismo con quello di lefebvrismo per indicare con questo termine non gli appartenenti alla Fraternità San Pio X (io non sono uno di questi) ma i tradizionalisti o i non progressisti in generale.

Anche padre Cavalcoli, qui presente, che certamente non è un progressista, per timore di essere definito tradizionalista agita un po' questo fantasma del lefebvrismo e però così facendo perde la battaglia del linguaggio, cede al progressismo, e ci ripropone la vecchia strada del centro che ci portò a sinistra. Però qui ciò che è in gioco sono cose più gravi perché non è in gioco la politica ma la Fede.

Tantè che padre Cavalcoli è consapevole della drammatica crisi che oggi attraversa la Chiesa perché in un suo recente bel libro dal titolo “La questine dell'eresia oggi” scrive giustamente e cito – forse mai come oggi nella storia della chiesa è esistita tanta confusione dottrinale e tanto pullulare di eresie a tutti i livelli e a tutti gli ambienti; […] è talmente grave la confusione odierna in fatto dottrinale che chiunque di noi, anche teologo o vescovo, può accogliere e insegnare qualche eresia senza rendersene conto e senza volerlo, tanta è l'astuzia e la potenza degli eretici. Essi stessi forse a volte inconsapevolmente tali, influenti a volte anche negli stessi vertici della chiesa cattolica e nelle sue istituzioni educative a tutti i livelli -.

Ecco, queste parole descrivono una situazione drammatica ma se questa è la situazione, come porre sullo stesso piano, come assumere una posizione di equidistanza tra modernismo e lefebvrismo o tradizionalismo che dir si voglia? (perché la Fraternità san Pio X si trova in una situazione di grave irregolarità canonica ma non diffonde eresie all'interno della Chiesa mentre invece la macroscopica minaccia oggi alla Chiesa è rappresentata dal modernismo, che come dice san Pio X è la sintesi di tutte le eresie, quel modernismo o neomodernismo che è presente nei seminari, nelle università pontificie, nelle librerie, nelle case editrici cattoliche, nelle cattedre episcopali e, come dice padre Cavalcoli, negli stessi vertici della Chiesa cattolica...”

Risulta perciò evidente che oggi, con una crisi dottrinale e liturgica ormai impossibile da disconoscere, è francamente privo di senso il tentativo di affibbiare ai cosiddetti tradizionalisti l'etichetta di cattolici estremisti poiché di questi tempi la realtà nuda e cruda si riduce alla ricerca di chi è rimasto autenticamente cattolico, di chi insegna l'autentica dottrina cattolica, di chi vive in maniera autenticamente cattolica.

Infatti “in passato la via era nettamente tracciata; o la si seguiva, oppure no. C'era chi aveva la fede, chi l'aveva perduta e chi non l'aveva mai avuta. Ma chi l'aveva sapeva cosa doveva credere e cosa doveva fare. Oggi, molti non lo sanno più. Nelle chiese si sentono dei discorsi che lasciano attoniti; si leggono dichiarazioni contrarie a ciò che da sempre era stato insegnato ed il dubbio si è insinuato nella mente dell'uomo. Il 30 giugno 1968, S.S Paolo VI chiuse l'Anno della Fede con una professione di fede cattolica; nell'introduzione metteva in guardia tutti contro gli attentati mossi alla dottrina, perché, diceva, “ciò finirebbe per suscitare – come vediamo purtroppo oggi – il turbamento e la perplessità in molte anime fedeli”.

Lo stesso concetto si ritrova in un'allocuzione di S.S. Giovanni Paolo II del 6 febbraio 1981: “i cristiani d'oggi si sentono in gran parte sperduti, confusi, perplessi e persino delusi”. Il Santo Padre ne sintetizza la cause con queste parole: “vengono diffuse dappertutto delle idee contrarie alla verità rivelata e da sempre insegnata. Vere e proprie eresie sono state divulgate nel campo del dogma e della morale, suscitando dubbi, confusione, ribellione. Anche la liturgia è stata profanata. Immersi in un relativismo intellettuale e morale, i cristiani sono tentati da un illuminismo vagamente moralista e da un cristianesimo sociologico, senza dogma definito e senza moralità oggettiva”.

Questa perplessità si manifesta ad ogni istante nelle conversazioni, negli scritti, nei giornali e nei programmi radiofonici o televisivi, nel comportamento dei cattolici che si traduce, come appare dalle statistiche, in una considerevole diminuzione della pratica cristiana, in una sorta di insensibilità nei riguardi della Messa e dei sacramenti, in una rilassatezza generale dei costumi. Di conseguenza, si è portati a chiedersi cosa abbia provocato una tale situazione. Ad ogni effetto corrisponde una causa. Si è forse affievolita la fede degli uomini per una diminuzione della generosità dell'anima, per un vivo desiderio di godimento, per un'attrazione dei piaceri della vita e delle molteplici distrazioni che offre il mondo moderno? Queste non sono le vere ragioni, in quanto sono motivi che in un modo o nell'altro sono sempre esistiti. Ciò che ha provocato la rapida caduta della pratica religiosa è piuttosto il nuovo spirito che si è introdotto nella Chiesa ed ha gettato il dubbio su tutto un passato di vita ecclesiastica, d'insegnamento e di principi di vita. Tutto reggeva perché fondato sulla fede immutabile della Chiesa; la fede si fondava su delle certezze: scardinandole si è seminata la perplessità”.

Sono, queste ultime, parole condivisibili? Rispecchiano la realtà che è presente dinanzi ai nostri occhi? Ebbene, a chi è ancora alla ricerca di un briciolo di cattolicità che affiori da qualche parte, sarà forse motivo di sorpresa il fatto che tali parole sono state pronunciate da mons. Lefebvre, proprio quel mons. Lefebvre che viene additato come il vero male per eccellenza da combattere e silenziare nella nuova chiesa progressista e modernista. Eppure, limitandoci al contenuto del suo discorso, entrando nel merito della questione sollevata dal fondatore della FSSX, mettendo da parte simpatie o meno per la sua persona, tralasciando la questione canonica legata alla Fraternità, come è possibile non riconoscere in quelle parole una vera esortazione d'amore e di difesa per la Chiesa autentica e per Cristo stesso che così l'ha voluta?

Oggi, invece, vogliono darci da intendere che per 2000 anni la Chiesa ha sbagliato tutto o quasi tutto. Pare essere ritornati alla tentazione originaria di Adamo ed Eva: mangiate i frutti di questo albero e sarete come Dio. La stessa cosa. Una chiesa che dice all'uomo: fai come ti pare, basta seguire il concetto di bene che c'è in te, basta seguire la tua coscienza, e ti salverai comunque, e sarai felice. Tutto viene così ridotto ad un soggettivismo sfrenato che, impaziente, diventa persino violento pur di realizzare i propri progetti.

Al tempo stesso il significato delle parole è venuto stravolto: ci si è appropriati abusivamente del termine “cattolico” indipendentemente se ciò che si pensa è conforme o meno all'insegnamento di Cristo. Tutto è divenuto maschera, menzogna, avidità, ambiguità, malvagità. Il sovvertimento della realtà è palese: ciò che era bene è divenuto male, ciò che è sempre stato male è sdoganato come bene. E in tutto questo ribaltamento non poteva che essere coinvolta anche la Messa “di sempre”, il vero obiettivo di quanto sta accadendo: essendo Sommo bene, si è riusciti a dipingerla come sommo male. Logico, è lo scontro drammatico che si ripete in ogni istante della storia tra Cristo e satana, è la scelta ineludibile che impegna l'uomo, ciascun uomo: essere di Cristo o non essere di Cristo ("Chi non è con me, è contro di me; e chi non raccoglie con me, disperde". Mt 12, 30)

Perciò vediamo di essere non equivoci: oggi, in questo momento storico, se essere fedeli alla dottrina cattolica che la Chiesa ha sempre insegnato, se essere fedeli alla Tradizione conservandone l'incomparabile preziosità, se essere fedeli alla Messa di sempre che ci riempie di Grazie, se essere tutto questo significa venire bollati come fanatici, integralisti o lefebvriani, ebbene siamo ben felici di essere considerati come coloro che non si rendono partecipi del disfacimento in atto della vera Chiesa cattolica ad opera dei suoi nemici interni che pare abbiano preso il sopravvento...

Ci toccherà ricostruire dove continuamente si distrugge: ne siamo ormai abituati.

 

Stefano Arnoldi 

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