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Pace e guerra. Riflessioni inattuali

«Dio ci darà la sua pace quando noi ci rassegneremo dolcemente a vivere in guerra», ha scritto san Francesco di Sales (L’amicizia spirituale). Infatti, «Vita militia est super terram» (Giobbe, 7,1).

Come nel pieno dell’estate, della luce e del caldo, le giornate in realtà iniziano ad accorciarsi per preparare il freddo e il buio dell’inverno, e come nel pieno dell’inverno iniziano ad allungarsi per preparare la luce e il caldo dell’estate; come la vita, ogni giorno che passa, ci avvicina alla morte, mentre la morte, quando arriverà, ci proietterà in una nuova vita; così, una guerra viene fatta per giungere a una pace, mentre una pace, specie se lunga, specie se molto lunga, in realtà, sta solo preparando una nuova guerra.

Come amiamo il bello perché conosciamo il brutto; come sentiamo il caldo perché percepiamo il freddo; così desideriamo la pace perché conosciamo la guerra.

Dall’inizio dei tempi a oggi, e così sarà fino alla fine del mondo, la guerra porta alla pace, mentre la pace prepara la guerra.

In questa vita, infatti, tutto ciò che viene dall’uomo, è relativo e non assoluto, compresi la pace e la guerra.

Nella guerra v’è morte, odio, distruzione, dolore immenso. Ma v’è anche eroismo, sacrificio, fortezza, onore. La guerra distrugge, ma nella sua distruzione, sovente malgrado le intenzioni di coloro che la fanno, essa anche costruisce nuove amicizie, riscopre antichi valori perduti, rinforza i cuori e prepara un mondo che vuole veramente la pace, e quindi è pronto a riceverla di lì a poco e a viverla degnamente.

La pace invece, specie se molto lunga, col tempo porta lassismo, pigrizia, decadenza dei valori, specie nella gioventù, come la follia del mondo attuale ben dimostra.

Il mare, se rimane troppo in bonaccia, diventa paludoso e melmoso. Dopo una tempesta, esso è pulito e trasparente, pronto a essere gustato dall’uomo.

Così Dio ha voluto che fosse tutto ciò che è soggetto al tempo e allo spazio.

Dobbiamo allora desiderare la guerra? Essere guerrafondai? No, naturalmente, perché la guerra è morte, odio, dolore, distruzione. Specialmente oggi, con le armi di distruzione di massa. E il cristiano ha il dovere invece di ricercare la pace. Ma dobbiamo essere consapevoli della relatività di tutto ciò che l’uomo produce, e come le stagioni si preparano l’un l’altra, così accade nella storia degli eventi umani.

Dobbiamo cercare la pace. Ma non è scontato che troveremo il nostro bene in questa pace, come gli ultimi 70 anni ben dimostrano. Dobbiamo evitare la guerra, ma non in assoluto e a qualsiasi costo: solo finché è possibile e giusto, perché non è detto che una guerra, oltre al dolore, alla morte e alla distruzione, non porti con sé anche una ricostruzione di una società migliore.

San Francesco di Sales ha ragione, sia per quanto concerne la guerra interiore che ognuno di noi deve condurre contro il peccato, sia a livello più generale e sociale. Infatti, sovente la pace degli uomini, specie se “pacifismo” debosciato, sovversivo e contro natura, non è vera pace, ma frutto dell’odio a Dio e agli uomini, e l’odio porta alla guerra senza speranza di bene.

Il pacifismo è la più ingannevole e distruttiva delle guerre. Perché distrugge l’anima, che è infinitamente più importante del corpo. E poi distrugge anche il corpo, proiettandolo nella corruzione morale. Non per niente, i colori della bandiera pacifista hanno assunto un simbolismo che va ben oltre una presunta pace cristiana, e significano oggi sovversione dell’ordine naturale del creato così come Dio lo ha stabilito. Infatti, di recente la stessa Santa Sede ha stigmatizzato l’uso della bandiera pacifista nelle manifestazioni religiose.

Chi potrebbe infatti affermare che oggi, sebbene non vi sia in Occidente una guerra dichiarata fra Stati, si viva nella pace sociale e nell’ordine? Eccetto che per l’uso di armi di strage, in Occidente non v’è pace alcuna, né religiosa, né politica, né sociale. E non v’è ordine morale né tranquillità personale.

La verità è che non v’è pace senza ordine e giustizia, ma solo corruzione e decadenza, odio sociale e morte spirituale. Lo ha spiegato per sempre sant’Agostino, come monito universale all’umanità: «Pax omnium rerum tranquillitas ordinis» (De Civit. Dei, 19,13).

Invece, il profondo senso di giustizia, l’amore senza limiti per l’ordine del creato, la volontà incrollabile per il trionfo della Verità, del Bene e della Bellezza, sono le reali e imprescindibili condizioni per la vera pace. Non quella degli uomini, ma quella di Dio. «Vi lascio la pace, vi do la mi pace. Non come ve la dà il mondo, io la do a voi» (Gv., 14,27), ha detto Cristo.

Tutto questo ci insegna che i valori supremi di riferimento non sono la pace e la guerra, ma il Bene e il Male. Pace e guerra sono strumenti per l’ottenimento di tali fini. Per questo, a una pace che porta al male è da preferire una guerra che porta al Bene, il cui premio è la vera Pace, che garantisce il Bene.

Oggi tutti noi viviamo in una pace che serve il Male, e che pace quindi non è, ma guerra sotto altre vesti. Lo dimostrano, solo per fare alcuni esempi, decine di milioni di bambini squartati nel grembo delle madri, milioni di giovani suicidatisi o rovinatisi con la droga, la distruzione della famiglia tradizionale, cardine di ogni società umana, a vantaggio dell’immoralità senza più limiti, le vittime del terrorismo, la miseria incombente, l’odio dominante, l’incertezza trionfante, la dittatura del relativismo, come ci ha insegnato Benedetto XVI. Lo dimostra un mondo impazzito, in ogni suo settore.

La vera pace l’avevamo nei “tempi bui” della Res Publica Christiana, quando l’unica guerra era quella usuale fra eserciti ed era combattuta con armi usuali, con pochi morti, mentre tutto il resto (Stato, famiglia, gioventù, ceti sociali, moralità pubblica, ecc.) viveva in pace e rispondeva ai criteri dell’ordine del creato (pur negli inevitabili mali quotidiani dovuti alla natura umana per sempre ferita). La vera pace l’abbiamo perduta, gradatamente, nel corso degli ultimi secoli, in una progressiva distruzione collettiva della nostra civiltà. E oggi, che da decenni non abbiamo guerra ufficiale esterna, viviamo in una società perennemente in guerra interna e che corre verso il suo suicidio spirituale, morale, politico e anche economico.

Ma come nel buio e freddo di gennaio iniziano ad allungarsi le giornate, così in questi giorni tenebrosi, oscuri e fetidi, le giornate stanno iniziando ad allungarsi. Perché alla notte segue sempre il giorno, e più è notte fonda più l’alba si avvicina.

«Custos, quid noctis?» (Is., 21,11): “Sentinella, a che punto è la notte?”.

Tanti sono i segni che l’inverno in cui viviamo sta dando il peggio di sé, e che pertanto, per una inesorabile legge naturale e metafisica, si sta preparando l’arrivo della primavera e l’allungamento della luce del giorno. Chi ha occhi per vedere, lo può vedere.

Dobbiamo vegliare e combattere, perché la notte non durerà a lungo, e, perché, come ci insegnano Francesco di Sales e le Sacre Scritture, bisogna “dolcemente vivere in guerra” perché la “vita è combattimento”, combattimento interiore contro il peccato ed esteriore contro il Male, al servizio di Cristo e del Bene. E solo così si ottiene la Pace, interiore, sociale e politica. E la Pace, al servizio della Verità, produce Giustizia, Bontà, Bellezza. E la Bellezza, che è la Santità, salverà il mondo.

Massimo Viglione 

 

(Fonte: ILGIUDIZIOCATTOLICO.com)

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