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La storia va indietro, la Chiesa va avanti

«La Chiesa è rimasta indietro di 200 anni». Quante volte abbiamo sentito esprimere, magari con altre parole, questo pensiero di fondo! La Chiesa è in ritardo sui tempi e il cammino della storia non si può arrestare. Se la Chiesa rifiuta di ammettere alla comunione i divorziati risposati, se condanna la contraccezione e l’uso del profilattico, se nega riconoscimento alle unioni di fatto, se insiste sul rispetto delle tradizionali norme liturgiche e se ribadisce la struttura monarchica della sua costituzione, essa non è al passo con i tempi che cambiano. Occorre che adegui il suo linguaggio, i suoi insegnamenti, le sue pratiche religiose al mondo, rispetto a cui è in ritardo di almeno due secoli. 

Perché due secoli? Perché questa è la distanza che ci separa dall’epoca della Rivoluzione Francese, considerata dalla mentalità corrente come una fase decisiva nell’evoluzione sociale dell’umanità. La Chiesa è in ritardo rispetto a quanto è accaduto negli ultimi due secoli, perché la società umana ha compiuto da allora un percorso di segno positivo, un progresso che la Chiesa non ha saputo comprendere e fare proprio.  

Ma che cosa è accaduto dopo la Rivoluzione del 1789? Fino ad allora la Chiesa svolgeva un ruolo primario nella società, la sua autorità era pubblicamente riconosciuta e la sua fede e la sua morale permeavano i costumi. Dopo la frattura rivoluzionaria la società politica si è emancipata dalla Chiesa e ha percorso un itinerario di allontanamento da Dio talmente radicale da rendere necessario un appello divino alla conversione, giunto nel 1917, con le parole della Beata Vergine ai tre pastorelli di Fatima.  

Ricorreranno tra poco i cent’anni di quell’evento straordinario e l’umanità, lungi dal convertirsi, ha imboccato una vertiginosa discesa verso l’abisso della degradazione morale. Quale cattolico potrebbe negare che oggi il mondo pratica e teorizza le più aberranti negazioni dell’ordine naturale e cristiano? Come evitare il pensiero di un castigo che incombe sull’umanità a causa dei suoi peccati? È questo il traguardo rispetto a cui la Chiesa si attarda? 

Chiediamoci inoltre: qual è la missione della Chiesa? Evangelizzare e cristianizzare la società o dialogare con essa per coglierne le istanze positive e lasciarsene  plasmare? Il metro di giudizio di un cristiano è la Chiesa, Corpo Mistico di Cristo, unica Via, Verità e Vita (Gv. 14,6), o è invece la Storia, con la S maiuscola, che da nulla è giudicata e trascesa, e che, sola, nel suo movimento ascensionale, redime l’umanità? La Chiesa è la custode infallibile della legge divina e naturale, o deve divenire il centro di “ascolto” e la camera di registrazione delle esigenze del “mondo” e della coscienza umana in fatto di fede e di costumi ? Il mondo ama, od odia, Gesù Cristo e i suoi discepoli (Gv. 15,18-19)? E i discepoli di Cristo devono cedere al mondo o combatterlo e vincerlo, riponendo tutta la loro fiducia in Colui che ha vinto il mondo (Gv. 16,33)? 

 Si tratta di due visioni del mondo incompatibili: la prima è autenticamente cattolica, la seconda, profana ed evoluzionista. Tra di esse è necessaria la scelta, che ha il suo esito in un’unica conversione possibile: quella del mondo alla Chiesa o quella della Chiesa al mondo. Ma la conversione della Chiesa al mondo non è una conversio, è una aversio a Deo, una perdita di Dio, del senso del sacro e del trascendente, un cedimento teologico e morale dalle conseguenze devastanti.  

Sembrerebbe inutile sottolineare l'antitesi di queste due visioni, la cattolica e l’evoluzionista.  Ma che accade se a proclamare che la Chiesa è rimasta indietro di 200 anni è un cardinale di Santa Romana Chiesa? E se, in coerenza con questa affermazione, lo stesso cardinale propone una via di compromesso tra alcuni princìpi immutabili della morale e della fede cattolica e le negazioni di questi princìpi che propone oggi il mondo?  

È incredibile a dirsi, ma è proprio ciò che ha sentenziato prima di morire Sua Em.za il cardinale Carlo Maria Martini, rilasciando al confratello gesuita Georg Sporschill un’intervista che voleva fosse inserita nel suo testamento: «La Chiesa è rimasta indietro di 200 anni. (...) Padre Karl Rahner usava volentieri l'immagine della brace che si nasconde sotto la cenere. Io vede nella Chiesa di oggi così tanta cenere sopra la brace che spesso mi assale un senso di impotenza» (Corriere della Sera, 1 settembre 2012). 

Cosa dire, di fronte a questo sconcertante epitaffio, se non che esso denota la mancanza non solo di una teologia cattolica della storia, ma anche di un vero spirito di fede? E come non opporre all’intervista del cardinale Martini le parole ben altrimenti profetiche di Juan Donoso Cortés, il grande maestro della Contro-Rivoluzione cattolica, che, nel suo discorso alle Cortes spagnole del 4 gennaio 1849, rivolgendosi ai banchi della sinistra esclamava: «Il fondamento, signori, di tutti vostri errori consiste nel non sapere qual è la direzione della civiltà e del mondo. Voi credete che la civiltà e il mondo vadano avanti, mentre al contrario tornano indietro. Il mondo cammina alla costituzione di un dispotismo il più gigantesco e assoluto che sia mai esistito a memoria d’uomo». 

È vero, un dispotismo mai conosciuto dalla storia sembra essere l’esito delle convulsioni anarchiche in cui siamo immersi. È questo il risultato di duecento anni di regressione religiosa e morale della società. Non è il mondo che avanza, è la Chiesa che progredisce nelle tempeste, sempre combattuta dall’esterno e tradita all’interno, ma mai sconfitta, sempre vittoriosa.   

E se i Pastori non lo ricordano al loro gregge, saranno i semplici battezzati a gridarlo con tutte le loro forze, confidando nell’aiuto di Dio, che non abbandona mai la sua Chiesa. 

Roberto de Mattei

 

(Fonte: dalla rivista RADICI CRISTIANE) 

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