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Padre Livio rimuove Roberto de Mattei da Radio Maria

Dopo il trattamento riservato ad Alessandro Gnocchi e Mario Palmaro, ecco il turno del Prof. Roberto de Mattei: anche lui rimosso da Radio Maria con comunicazione inviata dal direttore padre Livio Fanzaga. La motivazione è la stessa: quando parla il Papa (anche in tutto ciò che esula dall'infallibilità dei suoi pronunciamenti) non è lecito far funzionare il cervello ma si deve accettare tutto (e il contrario di tutto), punto.

In attesa che qualcuno ci spieghi il significato del testo contenuto nel Codice di Diritto Canonico (canone 212 – §3. “In modo proporzionato alla scienza, alla competenza e al prestigio di cui godono, essi (i laici - ndr) hanno il diritto, e anzi talvolta anche il dovere, di manifestare ai sacri Pastori il loro pensiero su ciò che riguarda il bene della Chiesa; e di renderlo noto agli altri fedeli, salva restando l’integrità della fede e dei costumi e il rispetto verso i Pastori, tenendo inoltre presente l’utilità comune e la dignità della persona.“), temiamo, da maliziosi quali ci rimproverano di essere, che la vera motivazione si possa al solito sintetizzare nel non sentire cum ecclesia: non si è in linea con la chiesa ...la loro (e ne sanno qualcosa anche i Francescani dell'Immacolata...). 

Al Prof. de Mattei inviamo tutta la nostra solidarietà e stima nell'opera coraggiosa di difesa della Chiesa e del papato, supplendo a quanti (sacerdoti, laici... e direttori di radio cattoliche) si sono sottratti al loro compito cristiano di dire e servire la Verità, per pura convenienza o mancanza di coraggio.  

La Redazione


 

Il 13 febbraio Padre Livio Fanzaga, direttore di Radio Maria, ha chiuso la rubrica “Radici Cristiane” che il prof. Roberto de Mattei conduceva dal 17 febbraio 2010, ogni terzo mercoledì del mese a Radio Maria. La ragione del provvedimento è l’articolo dello stesso de Mattei 2013-2014. >Motus in fine velociorapparso su “Corrispondenza Romana” del 12 febbraio.

Riportiamo di seguito lo scambio di corrispondenza tra padre Livio e Roberto de Mattei.

(Fonte: CORRISPONDENZAROMANA.it) 

 

 

13 febbraio 2014 – Padre Livio Fanzaga al prof. Roberto de Mattei

Caro Prof. Roberto De Mattei,

ho letto il suo recente articolo “ Motus in fine velocior” e ho notato come si stia sempre più accentuando la sua posizione critica nei confronti del Pontificato di Papa Francesco.  Ne sono molto dispiaciuto e avrei desiderato che Lei mettesse la sua grande preparazione culturale al servizio del Successore di Pietro.

Lei comprende, caro Professore, che la sua posizione è incompatibile con la presenza a Radio Maria la quale prevede, nei suoi  Principi guida,  l’adesione non solo al Magistero della Chiesa, ma anche il sostegno all’azione pastorale del   Sommo Pontefice.

Con rincrescimento e per dovere di coscienza, devo sospendere la sua trasmissione mensile, mentre la ringrazio, anche a nome degli ascoltatori, per  l’impegno profuso, a titolo di volontariato,  alla ricerca delle radici cristiane dell’Europa.

Caro Professore, se il suo atteggiamento verso l’attuale Pontificato dovesse cambiare e divenire più positivo,  non ci sarebbe nessuna difficoltà che Lei possa riprendere la sua trasmissione.

Cordialmente

Padre Livio Fanzaga  (Direttore)

 

13 febbraio 2014 – Roberto de Mattei a padre Livio Fanzaga

Caro padre Livio,

Con una e-mail del 13 febbraio Lei mi comunica di aver deciso di sospendere la trasmissione “Radici Cristiane” a Radio Maria perché si starebbe “sempre più accentuando” la mia “posizione critica nei confronti del Pontificato di Papa Francesco” . “La sua posizione – mi scrive – è incompatibile con la presenza a Radio Maria la quale prevede, nei suoi  Principi guida,  l’adesione non solo al Magistero della Chiesa, ma anche il sostegno all’azione pastorale del   Sommo Pontefice“.

Innanzitutto la ringrazio per l’invito che Lei mi fece, quattro anni fa, a condurre la trasmissione “Radici Cristiane” a Radio Maria. Da allora allo scorso 15 gennaio, ogni terzo mercoledì del mese, ho cercato di svolgere al meglio il compito che mi aveva affidato, sviluppando temi di carattere storico, apologetico, spirituale e morale in difesa della Chiesa e della Civiltà cristiana. La ringrazio anche per avermi pubblicamente difeso quando a causa di alcune trasmissioni fui violentemente attaccato dalla stampa laicista. Tutta la mia attività e il mio apostolato  è stato e rimane al servizio della Chiesa e del Romano Pontefice, al quale ho dedicato il mio ultimo volume Vicario di Cristo. Il Papato tra normalità e eccezione. La devozione al Papato costituisce una parte essenziale della mia vita spirituale.

            La dottrina cattolica ci insegna però che il Papa è infallibile solo a determinate condizioni e che può commettere errori, nel campo ad esempio, della politica ecclesiastica, delle scelte strategiche, dell’azione pastorale e perfino del magistero ordinario. In questo caso non è un peccato, ma un dovere di coscienza per un cattolico rimarcarlo, purché lo faccia con tutto il rispetto e l’amore che si deve al  Sommo Pontefice. Così fecero i santi, che devono essere il nostro modello di vita.

            La Chiesa lascia questa libertà di critica ai suoi figli e non pecca chi, con la dovuta riverenza, sottolinea le mancanze delle gerarchie ecclesiastiche. Pecca invece chi tace, per viltà o conformismo. Il dramma della Chiesa di oggi sta proprio nella paura dei sacerdoti e dei vescovi, che costituiscono la pars electa della Chiesa, di denunciare la terribile crisi in atto, di risalire alle cause, di proporre rimedi.

            Ho riletto l’articolo che costituisce la ragione del mio allontanamento e non mi sembra che ci sia nulla di irriguardoso nei confronti del regnante Pontefice, ma solo alcune considerazioni di carattere storico più che teologico, mosse da puro amore della Verità. Non ho inoltre esposto le mie preoccupazioni sulla attuale situazione della Chiesa nella mia trasmissione mensile di  Radio Maria, ma su un’agenzia di informazioni da me diretta.

            Caro padre Livio, rientra nella sua piena libertà il congedarmi dalla sua emittente, ma sarebbe stato meglio che Lo avesse fatto senza motivazioni, piuttosto che addurre ragioni così deboli e, se mi permette, infondate. Lei non esce bene da questa vicenda e sinceramente me ne dispiace. Il moto degli eventi si fa sempre più veloce e prima o poi il vortice coinvolgerà anche Lei e Radio Maria, costringendola ad assumere, in un senso o nell’altro, posizioni che Lei si illude possano essere schivate. Vengono momenti  però in cui bisogna schierarsi. Per quanto mi riguarda continuerò ad esercitare la mia libertà di cristiano per difendere la fede che ho ricevuto con il mio battesimo e che costituisce il mio bene più caro. Che lo Spirito Santo mi aiuti a non cedere mai ad alcuna pressione o lusinga, a non cessare mai di dire la verità e a dirla tanto più forte quanto più grande è il silenzio di chi dovrebbe esserne voce.

Con devoto ossequio

Roberto de Mattei

 

14 febbraio 2014 – padre Livio Fanzaga a Roberto de Mattei

Caro Professore,

la ringrazio per la sua pacata risposta. Il suo articolo mi è stato segnalato con preoccupazione da qualche ascoltatore che la segue. Certe decisioni si prendono con sofferenza. E’ mia ferma convinzione che la Chiesa ,  possa uscire dal travaglio odierno seguendo la Madonna e il Papa. Come ci insegna Benedetto XVI, è più che mai l’ora della preghiera.

Con stima Padre Livio


 

Le epurazioni a Radio Maria. L'articolo di Roberto de Mattei è integralmente cattolico? - Pare proprio che sia venuto il momento di mettere da parte il pietoso eufemismo “mondo cattolico” dietro il quale molti, troppi volonterosi hanno sempre cercato di nascondere il concetto di “Chiesa”. Naturalmente, per “Chiesa”, si intende la sua componente umana e allora bisogna avere il coraggio di mostrarne il disastro, intellettuale e umano. Quanto alla fede, penserà Nostro Signore a giudicare una per una le anime.

Quale categoria, se non quella del disastro umano e intellettuale, si può applicare alla componente umana della Chiesa per commentare la cacciata di Roberto de Mattei da Radio Maria? Un’altra bella prova di padre Livio Fanzaga, inflessibile dispensatore di francescana misericordia: francescana nel senso di Francesco il Papa, non Francesco il Santo.

I fatti sono noti. Dopo l’articolo “2013-2014 Motus in fine velocior” pubblicato su “Corrispondenza Romana”, il direttore di Radio Maria ha preso carta e penna per dire a de Mattei che in quella radio non ci può più stare e la sua trasmissione è stata cancellata dal palinsesto. 

Bisogna ammettere che, in una Chiesa dove sembra che la misericordia l’abbia inventata Papa Francesco, una materia così nuova riesca difficile da maneggiare. Dopo duemila anni di un cristianesimo improntato all’algida inflessibilità degli specialisti del logos, ora che la misericordia è stata appena scoperta non si sa ancora bene dove posarla, cade di mano e va dove capita.  E si finisce per trovarsi davanti a un panorama in cui gli omosessuali diventano ingiudicabili mentre per i cattolici a tutto tondo come de Mattei pietà l’è morta. Insomma, c’è bisogno di una bella messa a punto per tutti quei fedeli di buona volontà che si sono gettati con entusiasmo ma senza perizia nei misericordiosi esercizi di nuovo conio.

Così, dopo aver già fatto fuori i sottoscritti, il  misericordioso padre Fanzaga ha fatto fuori anche de Mattei con la stessa motivazione: non si può criticare il Papa, un cattolico non lo può fare. Dunque, le posizioni di Roberto de Mattei, di Gnocchi e Palmaro e quella di tanti, tantissimi fedeli che ci hanno testimoniato la loro vicinanza e il totale consenso sarebbero, quanto meno, da scismatici neanche troppo latenti, dunque non cattolici.

Roberto de Mattei ha provato a spiegare nella sua lettera a padre Livio che non è così. Ma, evidentemente, la dottrina cattolica è troppo difficile per i tempi correnti. E poi bisogna riconoscere che dentro la Chiesa, nella sua componente umana, vale quella tragica osservazione che Giovannino Guareschi faceva cinquant’anni fa per gli italiani: i nostri compatrioti, si lamentava lo scrittore, preferiscono alzarsi la mattina e trovare già tutto pensato. Ecco, questo è quello che fanno tanti, troppi cattolici. La mattina si alzano, leggono i giornali, se del caso fanno la rassegna stampa oppure accendono il megafono per diffondere la “voce del magistero” e sono felici tutto il giorno perché la testa la possono lasciare nell’armadio in sacrestia.

Invece, ad averla, questo sarebbe proprio il momento di farla funzionare. Dentro e fuori la Chiesa stanno accadendo troppi fatti su cui non si può evitare di pensare, di ragionare e quindi di parlare. Se questo parlare non è cattolico, viene da chiedersi quanto lo sia il silenzio di coloro che autoassolvono le loro convenienze e le loro viltà dietro l’idea che siccome la Chiesa è di Cristo ci penserà Lui.

Per Roberto de Mattei non usiamo la parola solidarietà, che puzza troppo di manifesto della sinistra anni Settanta. Preferiamo usare amicizia e stima per tutto quello che ha fatto, che sta facendo e che farà. Vogliamo considerare quel suo articolo che tanto ha inquietato padre Livio Fanzaga come se l’avessimo scritto anche noi, dalla prima all’ultima riga, titolo compreso e sotto ci mettiamo anche la nostra firma.

Anzi, a questo proposito, vogliamo lanciare una piccola iniziativa: lo firmino tutti coloro che lo ritengono integralmente cattolico. Non ci vuole molto: basta aggiungere il proprio nome e il proprio cognome in coda a un pezzo veramente splendido. E poi vediamo quanti sono quei cattolici che preferiscono usare la testa invece che lasciarla in sacrestia. Questo sì che farà del bene alla Chiesa. Altro che le purghe in stile sovietico.

Alessandro Gnocchi e Mario Palmaro


>SONO 867 LE FIRME IN CALCE ALL'APPELLO LANCIATO SU RISCOSSA CRISTIANA 

Come qualsiasi cattolico dovrebbe sapere, ma ormai pochi sanno, la verità, con “v” minuscola e con la “V” maiuscola, non può essere sottoposta ai voti. D’altra parte, non era questo il senso dell’operazione: anche se fossero rimaste solo le nostre due firme assieme a quella di Mattei, non avremmo mutato parere. La nostra intenzione era quella di scoprire se e quanti compagni di strada stanno camminando nella nostra stessa direzione. E, più ancora, se e quanti compagni di strada sono pronti a mostrarsi in pubblico.

Da questo punto di vista non possiamo che trarre un gran sospiro di sollievo. Questo piccolo campione di cattolicesimo residuale che galleggia sulle acque di una Chiesa in dolce balia del mondo è tutt’altro che piccolo. Ed è cattolico finanche nella sua composizione, dall’operaio all’intellettuale, fino al sacerdote e al sacerdote intellettuale.

In queste operazioni, non è mai bello fare la cernita dei nomi. Di solito la fa chi vuole punire e soffocare la libertà dell’intelligenza: e, coi tempi che corrono, se non sta già provvedendo, provvederà. Per conto nostro vogliamo soltanto dire che certi nomi, attesi ma non scontati, ci hanno fatto davvero piacere. Anzi, ci hanno fatto davvero bene, sono stati balsamo su ferite tanto più dolorose perché inflitte da chi professa, o dovrebbe professare, la nostra stessa fede. E altrettanto balsamo è quello versato dalle tante persone che non conosciamo e hanno voluto comunque testimoniare il nostro stesso dolore per lo stato disastroso in cui si trova la nostra povera Chiesa.

Scoprire di non essere in pochi fa bene. Grazie di vero cuore.

Sia lodato Gesù Cristo

Alessandro Gnocchi e Mario Palmaro

 

 

 

 

 

 

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